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sabato 29 marzo 2008

Regolamento DM 37 del 22 gennaio 2008

Con il DM n. 37 del 22 gennaio 2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 61 del 12 marzo 2008, il Ministero dello Sviluppo Economico ha emanato il Regolamento che riordina le disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici.
A decorrere dalla data di entrata in vigore del Regolamento, saranno abrogati il regolamento di cui al Dpr 447/1991, gli articoli da 107 a 121 del Testo Unico dell’Edilizia, e la legge 46/1990, ad eccezione degli articoli 8, 14 e 16, le cui sanzioni si raddoppiano per le violazioni degli obblighi previsti dallo stesso regolamento.

I contenuti

Il provvedimento si applica agli impianti posti al servizio degli edifici, indipendentemente dalla loro destinazione d’uso (art. 1).
Gli impianti sono classificati come segue:
a) impianti di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, utilizzazione dell’energia elettrica, impianti di protezione contro le scariche atmosferiche, impianti per l'automazione di porte, cancelli e barriere;
b) impianti radiotelevisivi, antenne e impianti elettronici;
c) impianti di riscaldamento, climatizzazione, condizionamento e refrigerazione;
d) impianti idrici e sanitari;
e) impianti per la distribuzione e l'utilizzazione di gas;
f) impianti di sollevamento di persone o di cose per mezzo di ascensori, montacarichi, scale mobili;
g) impianti di protezione antincendio.

L’art. 3 illustra i requisiti richiesti alle imprese per essere abilitate all’installazione degli impianti.
L’art. 4 elenca i requisiti tecnico-professionali dei soggetti che svolgono l’attività impiantistica.
L’art. 5, concernente la progettazione degli impianti, individua le tipologie di impianti per la cui installazione, trasformazione ed ampliamento è obbligatoria la redazione del progetto da parte di professionisti iscritti negli albi professionali, e i limiti dimensionali degli impianti per i quali è obbligatoria la progettazione.
L’art. 6 illustra i principi generali a cui devono attenersi le imprese installatrici nella realizzazione degli impianti, tra cui il principio secondo cui le imprese installatrici sono tenute ad eseguire gli impianti a regola d’arte.
L’art. 7 disciplina la “dichiarazione di conformità” che deve essere rilasciata dall’impresa installatrice al committente al termine dei lavori.
L’art. 8 detta le disposizioni relative agli obblighi del committente o del proprietario degli impianti. In particolare, il committente è tenuto ad affidare i lavori di installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione straordinaria degli impianti ad imprese abilitate.
L’art. 9 prevede l’obbligo di subordinare il rilascio del certificato di agibilità all’acquisizione della dichiarazione di conformità e del certificato di collaudo degli impianti installati, ove previsto.
L’art. 10 disciplina gli obblighi in materia di manutenzione ordinaria degli impianti rimandando, per ascensori e montacarichi in servizio privato, al Dpr 30 aprile 1999, n. 162.
L’art. 11 disciplina le procedure di deposito presso lo sportello unico per l’edilizia del progetto, della dichiarazione di conformità o del certificato di collaudo.
L’art. 12 disciplina il contenuto del cartello informativo che l’impresa è tenuta ad affiggere all’inizio dei lavori per la costruzione o ristrutturazione dell'edificio contenente gli impianti soggetti al Regolamento.
L’art. 13 precisa i termini per la conservazione della documentazione amministrativa e tecnica da parte dei soggetti destinatari delle prescrizioni relative agli impianti.
L’art. 14 disciplina il finanziamento dell’attività di normazione tecnica svolta dall’UNI e dal CEI.
L’art. 15 è dedicato alle sanzioni connesse alle violazioni degli obblighi previsti dal Regolamento.

L'iter
Il provvedimento attua l’articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a) della legge n. 248 del 2 dicembre 2005, che prevede che il Ministro delle attività produttive di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, emani uno o più decreti volti a disciplinare il riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all'interno degli edifici.

Sul provvedimento il Consiglio di Stato aveva espresso parere favorevole con osservazioni, manifestando la propria perplessità in primo luogo sulla scelta del Ministero di attuare soltanto la lettera a) dell’art. 11-quaterdecis, comma 13 della legge 248/2005 e rimandando ad un successivo momento l’attuazione delle successive lettere b), c) e d), che attengono alle verifiche degli impianti, alla determinazione delle competenze dello Stato, regioni ed enti locali, e alle sanzioni (leggi tutto).

La scelta del Ministero di attuare soltanto la lettera a) è legata alla necessità di interrompere la serie delle proroghe, evitando per il momento di abrogare la normativa primaria (legge n. 46/1990 e DPR 380/2001) e non introducendo alcuna innovazione sostanziale, ma effettuando una ricognizione della normativa esistente, e chiarendo alcuni aspetti applicativi della normativa primaria che avevano dato luogo a contenzioso.

Con l’entrata in vigore fissata al 27 marzo 2008, il Regolamento sorpasserà la Parte II, Capo V del Dpr 380/2001 (Testo unico in materia di edilizia), relativo alla sicurezza degli impianti, la cui entrata in vigore è stata prorogata al 31 marzo 2008 dall’articolo 29-bis della legge di conversione del decreto Milleproroghe (Legge n. 31 del 28 febbraio 2008) (leggi tutto).

In realtà il Capo V del TU Edilizia è entrato in vigore il 1° gennaio di quest’anno, dopo che il 31 dicembre 2007 è scaduta l’ultima proroga disposta dal DL 300/2006 (poi convertito nella legge 17/2007) che aveva “congelato” le norme fino alla data di entrata in vigore del Regolamento appena emanato, ma comunque non oltre il 31 dicembre 2007.

Ma la legge 17/2007 ha anche disposto che, a decorrere dalla data di entrata in vigore del Regolamento, sarebbero stati abrogati il regolamento di cui al Dpr 447/1991, gli articoli da 107 a 121 del Testo Unico dell’Edilizia, e la legge 46/1990, ad eccezione degli articoli 8, 14 e 16, le cui sanzioni si raddoppiano per le violazioni degli obblighi previsti dallo stesso regolamento.

Il Decreto Legge Milleproroghe (DL n. 248 del 31 dicembre 2007) non ha prorogato quella scadenza e - poiché il 1° gennaio il Regolamento non era ancora stato emanato - la Parte II, Capo V del Dpr 380/2001 è entrata in vigore il 1° gennaio 2008 per poi essere nuovamente sospeso, dal 1° marzo 2008, dalla legge di conversione del Milleproroghe.

Gazzetta Ufficiale n. 61 del 12.3.2008

Norme sulla sicurezza degli impianti


È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 61 del 12.3.2008, il D. Min. Sviluppo Economico n. 37/2008, concernente il riordino delle disposizioni in materia di progettazione, realizzazione, installazione e manutenzione degli impianti all'interno degli edifici, ai sensi dell'art. 11-quaterdecies, comma 13, lett. a), della L. 248/2005.
A decorrere dal 27.3.2008, data di entrata in vigore del nuovo Regolamento, come disposto dall'art. 3 della L. 17/2007 (Cfr. Bollettino n. 3/2007) saranno abrogati il DPR n. 447/1991, gli articoli da 107 a 121 del DPR n. 380/2001 (la cui entrata in vigore era stata differita al 31.3.2008 dalla L. 31/2008), e la L. n. 46/1990, ad eccezione degli articoli 8, 14 e 16.

Campo di applicazione
Il provvedimento si applica ai seguenti impianti:

* impianti elettrici, impianti di protezione contro le scariche atmosferiche, impianti per l'automazione di porte, cancelli e barriere;
* impianti radiotelevisivi, antenne e impianti elettronici;
* impianti di riscaldamento, climatizzazione, condizionamento e refrigerazione;
* impianti idrici e sanitari;
* impianti per la distribuzione e l'utilizzazione di gas;
* impianti di sollevamento di persone o di cose per mezzo di ascensori, montacarichi, scale mobili;
* impianti di protezione antincendio

posti al servizio degli edifici, indipendentemente dalla destinazione d'uso, collocati all'interno degli stessi o delle relative pertinenze, a partire dal punto di consegna della fornitura. Non sono invece disciplinati dal presente decreto gli impianti o parti di essi che sono soggetti a requisiti di sicurezza prescritti in attuazione di normativa specifica o comunitaria.

Attività previste dal decreto
Sono abilitate a svolgere le attività oggetto del Decreto le imprese, iscritte nel registro delle imprese o nell'Albo provinciale delle imprese artigiane, se l'imprenditore individuale o il legale rappresentante ovvero il responsabile tecnico da essi preposto con atto formale, è in possesso dei requisiti professionali di cui all'articolo 4. Di grande rilevanza in proposito è l'obbligo imposto al responsabile tecnico di svolgere tale funzione per una sola impresa, e l'incompatibilità di tale qualifica con ogni altra attività continuativa.

Per l'installazione, la trasformazione e l'ampliamento degli impianti è redatto un progetto che deve essere predisposto da un professionista iscritto negli albi professionali per gli impianti di particolare rilevanza, elencati all'art. 5, comma 2, tra cui gli impianti elettrici di potenza superiore ai 6 kW, quelli di riscaldamento con canne fumarie collettive ramificate, quelli di climatizzazione con potenzialità frigorifera superiore a 40000 frigorie/ora. Negli altri casi il progetto è redatto, in alternativa, dal responsabile tecnico dell'impresa installatrice.

Si segnala che il progetto non occorre per le forniture di energia elettrica temporanee a servizio di impianti di cantiere e similari (ferma restando peraltro la dichiarazione di conformità), nonché per le attività di manutenzione ordinaria, come definite dall'art. 2, comma 1, lettera d).

Al termine dei lavori, previa effettuazione delle verifiche previste dalla normativa vigente, comprese quelle di funzionalità dell'impianto, l'impresa installatrice rilascia al committente la dichiarazione di conformità. Di tale dichiarazione, resa sulla base del modello di cui all'allegato I, fanno parte integrante la relazione contenente la tipologia dei materiali impiegati, nonché il progetto.

Si segnala altresì che gli impianti elettrici residenziali realizzati prima del 13.3.1990 si considerano adeguati se dotati di sezionamento e protezione contro le sovracorrenti posti all'origine dell'impianto, di protezione contro i contatti diretti, di protezione contro i contatti indiretti o protezione con interruttore differenziale avente corrente differenziale nominale non superiore a 30 mA.

Adempimenti burocratici
Poiché il decreto rende la dichiarazione di conformità obbligatoria ai fini delle compravendite immobiliari, qualora detta dichiarazione non sia stata prodotta o non sia più reperibile, tale atto è sostituito - per gli impianti eseguiti prima dell'entrata in vigore del decreto - da una dichiarazione di rispondenza, resa da un professionista iscritto all'albo professionale che abbia esercitato per almeno cinque anni nel settore di competenza.

Sia il progetto che la dichiarazione di conformità (o il certificato di collaudo ove previsto dalla normativa) devono essere depositati presso lo sportello unico per l'edilizia il quale, solo dopo aver acquisito tutti i suddetti documenti può rilasciare il certificato di agibilità, secondo quanto previsto dall'art. 9 del decreto in esame.

mercoledì 19 marzo 2008

La sicurezza negli appalti pubblici dopo la l.123/2007

Il legislatore ha mostrato di recente di rinnovare una particolare sensibilità per la tematica della sicurezza lavoro. In particolare, ne è effetto la legge 3 agosto 2007, n.123"Misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delga al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia". Tale legge solleva il problema del divieto del ribasso degli oneri per la sicurezza. infatti la l.123 stabilisce che "Il costo relativo alla sicurezza non può essere comunque soggetto a ribasso d'asta".

Di costi della sicurezza –se ne è ampiamente discusso con il d.p.r. 222/03 in tema di redazione dei Piani di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili (D.Lgs 494/96), i quali, in particolare, devono contenere la stima dei costi della sicurezza da operarsi nel rispetto di quanto specificamente disposto – come contenuto minimo – nell’art. 7 (Stima dei costi della sicurezza).
Infatti, ove sia necessaria la redazione del PSC ai sensi del d. lgs. n. 494/96, si specifica che nei costi della sicurezza vanno stimati, per tutta la durata delle lavorazioni previste nel cantiere, i costi:

a) degli apprestamenti previsti nel PSC;
b) delle misure preventive e protettive e dei dispositivi di protezione individuale eventualmente previsti nel PSC per lavorazioni interferenti;
c) degli impianti di terra e di protezione contro le scariche atmosferiche, degli impianti antincendio, degli impianti di evacuazione fumi;
d) dei mezzi e servizi di protezione collettiva;
e) delle procedure contenute nel PSC e previste per specifici motivi di sicurezza;
f) degli eventuali interventi finalizzati alla sicurezza e richiesti per lo sfasamento spaziale o temporale delle lavorazioni interferenti;
g) delle misure di coordinamento relative all'uso comune di apprestamenti, attrezzature, infrastrutture, mezzi e servizi di protezione collettiva.
Quando, invece, si tratta di opere che rientrano nel campo di applicazione della l. 109/94 (oggi Codice dei Contratti) per le quali non e' prevista la redazione del PSC ai sensi del d. lgs. n. 494/96, saranno i soggetti appaltanti che nei costi della sicurezza dovranno stimare, per tutta la durata delle lavorazioni nell’ambito cantiere, i costi delle misure preventive e protettive finalizzate alla sicurezza e salute dei lavoratori.
Dovrà trattarsi di una stima congrua, analitica per voci singole, a corpo o a misura, riferita ad elenchi prezzi standard o specializzati, oppure basata su prezziari o listini ufficiali vigenti nell'area interessata, o sull'elenco prezzi delle misure di sicurezza del committente. Se un elenco prezzi non sia applicabile o non sia disponibile, si dovrà fare riferimento ad analisi costi complete e desunte da indagini di mercato. Inoltre, le singole voci dei costi della sicurezza vanno calcolate considerando il loro costo di utilizzo per il cantiere interessato che comprende, quando applicabile, la posa in opera ed il successivo smontaggio, l'eventuale manutenzione e l'ammortamento.
Ai sensi del 222/03, i costi della sicurezza così individuati saranno compresi nell'importo totale dei lavori: essi individueranno la parte del costo dell'opera da non assoggettare a ribasso nelle offerte delle imprese esecutrici.
Nonostante l’articolazione ed il dettaglio delle sue disposizioni, la disciplina dettata dal d.p.r. n. 222/03 non è comunque stata in grado di comporre la lunga diatriba interpretativa ed applicativa che ne aveva consigliato l’emanazione. Ne è la riprova il fatto che proprio per aiutare i soggetti, pubblici e privati al rispetto delle norme descritte, il Coordinamento tecnico delle Regioni e delle Province autonome della Prevenzione nei luoghi di lavoro della Commissione Salute e il Gruppo di lavoro “Sicurezza Appalti Pubblici” di ITACA, entrambi organi di coordinamento della Conferenza delle Regioni, hanno stilato fondamentali Linee guida applicative (Roma, 1° marzo 2006).
Le Linee guida, relativamente al tema delle “voci” rientranti nei costi della sicurezza ribadiscono che :
- devono essere soggetti a stima nel PSC soltanto i costi relativi all’elenco delle voci presenti nel citato art. 7 del Regolamento (costi specifici) e che tali costi non dovranno essere soggetti a ribasso d’asta;
- dunque, non rientrano nei costi per la sicurezza da inserire nel PSC, i costi derivanti dall’applicazione delle norme del d. lgs. n. 626/94 (costi generali) da parte delle singole imprese esecutrici (DPI, formazione, informazione, sorveglianza sanitaria, spese amministrative), fatta eccezione per tutti quei costi che siano determinati dalle misure ulteriori (dunque, con aggravio) che siano previste nel PSC (costi interferenziali) o comunque stimate e riconoscite dall’amministrazione appaltante;
- mentre il Piano di sicurezza e coordinamento (PSC, ma anche PSS, laddove previsto) è a carico della committenza (che si deve occupare della sicurezza generale del cantiere, tenuto conto delle caratteristiche di contesto e delle peculiarità di coordinamento ed interferenza), il Piano operativo di sicurezza (POS) è di competenza delle imprese esecutrici; esso è complementare ed esecutivo rispetto al PSC. Tuttavia il POS, formalmente assimilato per contenuti al documento di valutazione di rischi della singola impresa previsto dall’art. 4 del d. lgs. n. 626/94 (art. 2, d. lgs. n. 494/96), non può non contenere tutti i riferimenti di costo ai comuni adempimenti in materia di salute e sicurezza dei lavoratori dell’azienda (DPI, formazione, informazione, sorveglianza sanitaria), dunque anche di quelli che non dipendono dall’esecuzione del contratto. Ovviamente, in quanto obbligatori per legge, quindi non connessi all’esecuzione del contratto stipulato con la committenza, per questo tipo di adempimenti non dovrà essere riconosciuto alcun costo da parte della stazione appaltante, perché tale costo è relativo ad obblighi indipendenti dal contratto. Ciò ribadito, le Linee guida danno atto che l’art. 31, co. 2, della legge 109/94 (ora art. 131, codice appalti) pone l’obbligo alle stazioni appaltanti di evidenziare tutti gli oneri della sicurezza e di escluderli dal ribasso. Ne consegue che mentre per i costi derivanti dal PSC vi è piena coerenza tra la legge appalti pubblici ed il regolamento n. 222/03, non altrettanto coerente è il riferimento specifico anche ai costi indicati nel POS (piano operativo di sicurezza), che la Stazione appaltante è tenuta ad evidenziare, pur se non a stimare, essendo tale stima di competenza delle singole imprese, nell’ambito della propria offerta. In sede di valutazione dell’offerta, l’Amministrazione potrà esprimere parere sulla congruità delle spese generali che assolvono a questa funzione in relazione al prezzo offerto. Per quanto riguarda l’esatto significato attribuibile alla locuzione utilizzata dal legislatore “metterli in evidenza”, ma non anche a stimarli, riferita ai costi non compresi tra gli adempimenti imposti dal PSC, essa sembra indicare la volontà di sottrarre anch’essi dal ribasso, per evitare comportamenti scorretti nella formulazione delle offerte. Ne deriva che nessun onere per la sicurezza come individuato può essere oggetto di ribasso ex art. 131 cod. appalti; dunque, neppure gli oneri assimilabili alle spese generali, in coerenza con la necessità per l’impresa appaltante di obbligare le imprese ad evidenziare gli oneri della sicurezza nell’offerta finale. L’obiettivo perseguito sembra essere proprio quello di poter meglio controllare la congruità e la correttezza dell’offerta ed evitare comportamenti anomali o speculativi utilizzando proprio i costi per la sicurezza, anche quando questi sarebbero astrattamente assimilabili alla categoria delle spese generali, dunque non relativi all’esecuzione del contratto. E’ del tutto evidente che per l’efficacia e la trasparenza di tale controllo i prezzari realizzati nell’ambito di molte Regioni, in cui vengono specificati i valori percentuali di incidenza delle spese generali per la sicurezza all’interno delle singole voci sono essenziali affinché le amministrazioni pubbliche in fase di valutazione delle offerte possano valutare in modo organico e non arbitrario la congruità delle offerte delle imprese e l’assenza di ribassi sulle voci evidenziate.
Successivamente, l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori servizi e forniture si è pronunciata con la Determinazione n. 4 del 26 luglio 2006. In particolare, l’Autorità non ritiene condivisibile la tesi secondo cui, oltre ai c.d. costi contrattuali indicati nel PSC sulla base dell’elencazione contenute nell’art. 7 del d.p.r. n. 222/03, anche gli altri costi sostenuti per la tutela dei lavoratori nell’esecuzione delle singole lavorazioni unitamente a quelli relativi all’organizzazione di sicurezza dell’impresa appaltatrice (pur non dovuti in quanto già compresi nel prezzo di appalto) siano anch’essi sostanzialmente esclusi dal ribasso. L’Autorità sostiene che la verifica che l’appaltatore non pregiudichi il livello di sicurezza ex lege assicurato ai propri lavoratori per l’esecuzione del contratto (v. art. 1, co. 2, lett. s), punto 2), l. n. 123/07), deve essere effettuata dalla Stazione appaltante nei confronti dell’offerta dell’aggiudicatario; nel caso in cui l’offerente primo classificato non dovesse riuscire a dimostrare la congruità del suo ribasso rispetto al valore economico complessivo dei lavori da effettuare, verrebbe giudicato inidoneo, e si passerebbe a valutare la successiva offerta. La tesi dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici sembrerebbe preoccuparsi di mantenere ben distinti i compiti e le responsabilità nell’ambito delle procedure di aggiudicazione: l’individuazione e la stima dei costi per la sicurezza è adempimento che attiene alla competenza esclusiva della Stazione appaltante, nel quadro della predeterminazione del corrispettivo proprio del contratto; l’appaltatore, come tale, non può né provvedere né partecipare alla definizione del prezzo da escludere dal ribasso d’asta, ma soltanto influenzare la determinazione del costo della sicurezza risultante dal PSC (o PSS), attraverso le modifiche che può comunque proporre al Piano di Sicurezza e coordinamento.
La posizione assunta dall’Autorità è stata oggetto di non poche critiche, prevalentemente fondate sulla lettera dell’art. 131 codice appalti, secondo la quale tutti i costi della sicurezza, in quanto contenuti nei Piani di sicurezza (PSC o PSS, ma anche POS), dunque sia i costi specifici della sicurezza - ovvero i costi specifici imposti all’impresa per l’esecuzione del contratto (si pensi ai ponteggi, ai tra battelli, agli impianti elettrici ed all’utilizzo di macchinari per il singolo contratto stipulando) individuati ex art. 7 d.p.r. n. 222/03, sia i costi generali della sicurezza - quelli necessari per l’attuazione degli adempimenti imposti dalla normativa vigente in materia di sicurezza, già compresi nelle spese relative al costo dei lavori computato con i prezziari – devono essere integralmente considerati.
A meglio chiarire, secondo questo orientamento, quando si parla di costi della sicurezza, si fa riferimento alla somma di tutti i costi sostenuti sia per far fronte tanto all’attuazione degli adempimenti imposti dalla normativa di sicurezza applicabili (e, quindi, per fare qualche esempio, in materia di documento di valutazione dei rischi, servizio di prevenzione e protezione, sorveglianza anitaria, fornitura di DPI, formazione ed informazione) sia per dare esecuzione agli adempimenti specifici relativi al contratto da eseguire (rischi interferenziali, formazione specifica, documenti integrativi, controlli mirati). Soltanto attraverso un tale approccio si ritiene potranno essere individuati compiutamente i costi della sicurezza, che dovranno poi essere specificamente indicati – rispettivamente secondo le proprie competenze - dalla stazione appaltante per il PSC e dall’impresa per il POS, riportati negli elaborati contrattuali e nei documenti aziendali della sicurezza, risultare congrui rispetto alla natura dell’opera, ed essere riconosciuti per intero agli appaltatori. A tale orientamento se ne contrappone tuttavia un’altro, non meno consolidato, secondo il quale soltanto i costi specifici individuati nel PSC (vale a dire i “costi contrattuali”) costituiscono i “costi della sicurezza” cui si riferisce il legislatore della legge 123/07, visto il valore di disciplina organica ed esaustiva che va riconosciuto alle norme del d.p.r. n. 222/03. Ne consegue che sarebbero da ritenere non compresi nella nozione di costi relativi alla sicurezza i c.d. “costi generali” che il datore di lavoro è comunque obbligato a sostenere per dare corretta attuazione agli obblighi imposti dal d. lgs. n. 626/94 (già compresi nei prezzi unitari). La descritta diatriba, dopo l’emanazione della legge 123/07, si è rinnovata ed ulteriormente rafforzata, non certo risolta. Si è quindi in attesa di un definitivo chiarimento che potrebbe arrivare dalla stesura del Testo unico.

Scrica Demo 626

domenica 16 marzo 2008

Legge delega per il testo unico della sicurezza sul lavoro

Il legislatore ha recentemente emanato una nuova legge riguardante le misure di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, delegando al Governo il riassetto e la riforma della normativa in materia. Tali novità legislative sono entrate in vigore in data 25 agosto u.s. con la legge n.123 del 3 agosto 2007.

L'adozione di uno o più decreti per il riassetto
Il legislatore ha previsto che entro 9 mesi dall'entrata in vigore della legge 123/07, dovrà avvenire l'adozione di uno o più decreti per il riassetto e la riforma delle disposizioni vigenti in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro.
I futuri decreti dovranno realizzare una semplificazione degli adempimenti formali in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, nel pieno rispetto dei livelli di tutela, con riferimento anche alle piccole e medie imprese.

Le novità apportate dalle norme immediatamente precettive sono quelle relative alla riformulazione e razionalizzazione dell'apparato sanzionatorio, amministrativo e penale, con riferimento alla violazione delle norme vigenti e per le infrazioni relative alle disposizione contenute nei decreti legislativi emanati tenendo conto della responsabilità e delle funzioni svolte da ciascun soggetto obbligato. Inoltre sono state inserite nuove norme per contrastare il lavoro irregolare.

Infine è stata fissata la data del 1° settembre 2007 per l'inizio dell'obbligo per il personale di ditte appaltatrici e subappaltatrici di tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l'indicazione del datore di lavoro.
Per quanto concerne le norme immediatamente precettive, di seguito si valuteranno gli articoli principali evidenziando le novità introdotte dal legislatore.

Legge n.123/07
Le nuove disposizioni che sono entrate in vigore dalla data del 25 agosto 2007 sono:

1.

modifica al D.Lgs. n.626/94;

2.

modifica al «Codice Appalti» e al sistema «vigilanza e controlli»;

3.

obbligo della tessera di riconoscimento per i lavoratori in appalto;

4.

programmi nelle scuole;

5.

crediti d'imposta e incentivi alla Formazione;

6.

disposizioni per il contrasto al lavoro irregolare;

7.

ulteriori norme sulla sicurezza sul lavoro;

8.

applicazione del D.Lgs. n.231/2001:

Costituzione di parte civile e azione di regresso da parte dell'INAIL in caso di procedimento penale
L'art. 2 della Legge Delega prevede esplicitamente che: «In caso di esercizio dell'azione penale per i delitti di omicidio colposo o di lesioni personali colpose, se il fatto e' commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all'igiene del lavoro o che abbia determinato una malattia professionale, il pubblico ministero ne da' immediata notizia all'INAIL ai fini dell'eventuale costituzione di parte civile e dell'azione di regresso».
Questo primo articolo rappresenta un'importante novità in quanto permette all'INAIL di intervenire nei confronti dei datori di lavoro che abbiano violato le norme sulla salute e sulla sicurezza del lavoro.

Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
L'art. 3 della Legge Delega va a modificare gli articoli 18 e 19 del D.lgs n.626/94 relativi rispettivamente al Rappresentante per la sicurezza e alle Attribuzioni del rappresentante per la sicurezza. Il legislatore ha previsto che il rappresentate deve di norma essere eletto da parte dei lavoratori.
Inoltre è stato introdotto un nuovo comma, il 4 bis, con cui si precisa che la loro elezione avviene di norma in un'unica giornata su tutto il territorio nazionale.

Per quanto concerne invece l'art.19 relativo alle attribuzioni del rappresentante per la sicurezza il legislatore ha inserito un nuovo comma 5 con cui precisa che: «Il datore di lavoro è tenuto a consegnare al rappresentante per la sicurezza, su richiesta di questi e per l'espletamento della sua funzione, copia del documento di cui all'art. 4, comma 5, lettera o)».
Un'altra novità è stata introdotta con l'art. 5 bis con cui si precisa che: «I rappresentanti territoriali o di comparto dei lavoratori, di cui all'art. 18, comma 2, secondo periodo, esercitano le attribuzioni di cui al presente articolo con riferimento a tutte le unità produttive del territorio o del comparto di rispettiva competenza».

Contratto di appalto o contratto d'opera
Il legislatore ha previsto che: «Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione ed il coordinamento elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare le interferenze. Tale documento è allegato al contratto di appalto o d'opera. Le disposizioni del presente comma non si applicano ai rischi specifici propri dell'attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi».
E' inoltre stabilito che nei contratti di somministrazione, di appalto e di subappalto, di cui agli articoli 1559, 1655 e 1656 del codice civile, devono essere specificamente indicati i costi relativi alla sicurezza del lavoro. A tali dati può accedere, su richiesta, il rappresentante dei lavoratori e le organizzazione sindacali dei lavoratori.

Attraverso tali novità il legislatore mira ad estendere gli istituti giuridici ideati per la sicurezza dei cantieri anche agli istituti giuridici dell'appalto e del contratto d'opera, originando un'estensione della tutela stessa. Infine il legislatore si prefigge di responsabilizzare la figura del committente in relazione agli adempienti in fase di prevenzione infortuni.

Tessera di riconoscimento per il personale delle imprese appaltatrici e subappaltatrici
L'art. 6 della Legge Delega ha introdotto l'obbligo per il personale delle imprese appaltatrici e subappaltatrici di munirsi della tessera di riconoscimento. L'obbligo è stato previsto anche per i lavoratori autonomi che rientrano nella stipula di un contratto di appalto o d'opera.
Per la violazione di tale norma, il legislatore ha previsto delle sanzioni amministrative e non si applica più il D.Lgs n.758/94.

Nella nuova normativa si precisa inoltre che nel caso in cui il lavoratore sia sprovvisto di tesserino le sanzioni vengono comminate nei confronti del datore di lavoro e con la previsione del principio del cumulo per ciascuna violazione del singolo lavoratore. Nel caso in cui invece ci sia stata la negligenza da parte del lavoratore che non abbia esposto il cartellino di cui è stato fornito dal datore di lavoro, la sanzione è comminata nei confronti del lavoratore stesso.

Rapporti con il D.Lgs n.231/01 in tema di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche
Con la nuova normativa indicata nell'art. 9 della Legge Delega, per i reati di omicidio colposo e di lesioni colpose, commessi in violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e salute su lavoro, si applicano le norme relative alla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche indicate dal D. Lgs. n.231/01.
Quest'ultimo decreto ha previsto «la responsabilità dell'ente per il fatto commesso dalla persona fisica, quando la realizzazione di quel fatto sia in qualche modo rimproverabile alla persona giuridica».

Si precisa che ai sensi del D.Lgs. n.231/01 le sanzioni per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato sono:

la sanzione pecuniaria;

le sanzioni interdittive;

la confisca;

la pubblicazione della sentenza.

Per quanto concerne invece le sanzioni interdittive trattasi di:

interdizione dall'esercizio dell'attività;

sospensione delle autorizzazioni, licenze relative alla commissione dell'illecito;

il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione ed esclusione di agevolazioni pubbliche;

divieto di svolgere attività di marketing per beni e servizi.

Sintesi delle principali novità previste dalla legge delega

Prevenzione: la delega al governo riguarda anche l'attuazione di decreti per la promozione della «cultura della prevenzione», con l'obbligo di definire i costi relativi alla sicurezza nei bandi di gara.

Valutazione dei rischi: la legge obbliga il datore di lavoro a fornire un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per prevenirli, specificando i costi relativi alla sicurezza.

Cantieri edili: è prevista un'estensione della legge Bersani, che comporta la sospensione dell'attività per i cantieri edili non in regola con il personale con un 20% di lavoro in nero, a tutte le altre realtà lavorative.

Tessera per dipendenti: il legislatore ha previsto l'obbligo per i lavoratori occupati nelle imprese appaltatrici o subappaltatrici ad esibire una tessera di riconoscimento.
E' stata prevista una deroga solo per i datori di lavoro con meno di dieci dipendenti, ma questi dovranno tenere un registro di cantiere con i nomi dei lavoratori impiegati giornalmente.

Gare di appalto: nelle gare di appalto il costo relativo alla sicurezza non potrà essere soggetto a ribasso d'asta. Il legislatore ha precisato che «nei contratti di somministrazione, di appalto e di subappalto, devono essere specificamente indicati i costi relativi alla sicurezza del lavoro. A tali dati potranno accedere, su richiesta, il rappresentante dei lavoratori e le organizzazioni sindacali». Inoltre, si prevede di modificare il sistema di assegnazione al massimo ribasso.

Credito d'imposta: ai datori di lavoro è concesso, entro un limite di spesa pari a 25 milioni di euro annui, un credito di imposta nella misura massima del 50% delle spese sostenute per la partecipazione dei lavoratori a programmi sulla sicurezza e la salute sul lavoro.

Sanzioni: la pene passano da una ammenda fino a 20.000 euro per le infrazioni formali all'arresto fino a tre anni per quelle di particolare gravità. È anche previsto il pagamento di una somma di denaro fino a 100.000 euro per le infrazioni non punite con sanzione penale. Viene inoltre consentito a sindacati e associazioni dei familiari delle vittime di far valere i loro diritti in sede giudiziaria.

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Legge delega per il testo unico della sicurezza sul lavoro

Il legislatore ha recentemente emanato una nuova legge riguardante le misure di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, delegando al Governo il riassetto e la riforma della normativa in materia. Tali novità legislative sono entrate in vigore in data 25 agosto u.s. con la legge n.123 del 3 agosto 2007.

L'adozione di uno o più decreti per il riassetto
Il legislatore ha previsto che entro 9 mesi dall'entrata in vigore della legge 123/07, dovrà avvenire l'adozione di uno o più decreti per il riassetto e la riforma delle disposizioni vigenti in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro.
I futuri decreti dovranno realizzare una semplificazione degli adempimenti formali in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, nel pieno rispetto dei livelli di tutela, con riferimento anche alle piccole e medie imprese.

Le novità apportate dalle norme immediatamente precettive sono quelle relative alla riformulazione e razionalizzazione dell'apparato sanzionatorio, amministrativo e penale, con riferimento alla violazione delle norme vigenti e per le infrazioni relative alle disposizione contenute nei decreti legislativi emanati tenendo conto della responsabilità e delle funzioni svolte da ciascun soggetto obbligato. Inoltre sono state inserite nuove norme per contrastare il lavoro irregolare.

Infine è stata fissata la data del 1° settembre 2007 per l'inizio dell'obbligo per il personale di ditte appaltatrici e subappaltatrici di tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l'indicazione del datore di lavoro.
Per quanto concerne le norme immediatamente precettive, di seguito si valuteranno gli articoli principali evidenziando le novità introdotte dal legislatore.

Legge n.123/07
Le nuove disposizioni che sono entrate in vigore dalla data del 25 agosto 2007 sono:

1.

modifica al D.Lgs. n.626/94;

2.

modifica al «Codice Appalti» e al sistema «vigilanza e controlli»;

3.

obbligo della tessera di riconoscimento per i lavoratori in appalto;

4.

programmi nelle scuole;

5.

crediti d'imposta e incentivi alla Formazione;

6.

disposizioni per il contrasto al lavoro irregolare;

7.

ulteriori norme sulla sicurezza sul lavoro;

8.

applicazione del D.Lgs. n.231/2001:

Costituzione di parte civile e azione di regresso da parte dell'INAIL in caso di procedimento penale
L'art. 2 della Legge Delega prevede esplicitamente che: «In caso di esercizio dell'azione penale per i delitti di omicidio colposo o di lesioni personali colpose, se il fatto e' commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all'igiene del lavoro o che abbia determinato una malattia professionale, il pubblico ministero ne da' immediata notizia all'INAIL ai fini dell'eventuale costituzione di parte civile e dell'azione di regresso».
Questo primo articolo rappresenta un'importante novità in quanto permette all'INAIL di intervenire nei confronti dei datori di lavoro che abbiano violato le norme sulla salute e sulla sicurezza del lavoro.

Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
L'art. 3 della Legge Delega va a modificare gli articoli 18 e 19 del D.lgs n.626/94 relativi rispettivamente al Rappresentante per la sicurezza e alle Attribuzioni del rappresentante per la sicurezza. Il legislatore ha previsto che il rappresentate deve di norma essere eletto da parte dei lavoratori.
Inoltre è stato introdotto un nuovo comma, il 4 bis, con cui si precisa che la loro elezione avviene di norma in un'unica giornata su tutto il territorio nazionale.

Per quanto concerne invece l'art.19 relativo alle attribuzioni del rappresentante per la sicurezza il legislatore ha inserito un nuovo comma 5 con cui precisa che: «Il datore di lavoro è tenuto a consegnare al rappresentante per la sicurezza, su richiesta di questi e per l'espletamento della sua funzione, copia del documento di cui all'art. 4, comma 5, lettera o)».
Un'altra novità è stata introdotta con l'art. 5 bis con cui si precisa che: «I rappresentanti territoriali o di comparto dei lavoratori, di cui all'art. 18, comma 2, secondo periodo, esercitano le attribuzioni di cui al presente articolo con riferimento a tutte le unità produttive del territorio o del comparto di rispettiva competenza».

Contratto di appalto o contratto d'opera
Il legislatore ha previsto che: «Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione ed il coordinamento elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare le interferenze. Tale documento è allegato al contratto di appalto o d'opera. Le disposizioni del presente comma non si applicano ai rischi specifici propri dell'attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi».
E' inoltre stabilito che nei contratti di somministrazione, di appalto e di subappalto, di cui agli articoli 1559, 1655 e 1656 del codice civile, devono essere specificamente indicati i costi relativi alla sicurezza del lavoro. A tali dati può accedere, su richiesta, il rappresentante dei lavoratori e le organizzazione sindacali dei lavoratori.

Attraverso tali novità il legislatore mira ad estendere gli istituti giuridici ideati per la sicurezza dei cantieri anche agli istituti giuridici dell'appalto e del contratto d'opera, originando un'estensione della tutela stessa. Infine il legislatore si prefigge di responsabilizzare la figura del committente in relazione agli adempienti in fase di prevenzione infortuni.

Tessera di riconoscimento per il personale delle imprese appaltatrici e subappaltatrici
L'art. 6 della Legge Delega ha introdotto l'obbligo per il personale delle imprese appaltatrici e subappaltatrici di munirsi della tessera di riconoscimento. L'obbligo è stato previsto anche per i lavoratori autonomi che rientrano nella stipula di un contratto di appalto o d'opera.
Per la violazione di tale norma, il legislatore ha previsto delle sanzioni amministrative e non si applica più il D.Lgs n.758/94.

Nella nuova normativa si precisa inoltre che nel caso in cui il lavoratore sia sprovvisto di tesserino le sanzioni vengono comminate nei confronti del datore di lavoro e con la previsione del principio del cumulo per ciascuna violazione del singolo lavoratore. Nel caso in cui invece ci sia stata la negligenza da parte del lavoratore che non abbia esposto il cartellino di cui è stato fornito dal datore di lavoro, la sanzione è comminata nei confronti del lavoratore stesso.

Rapporti con il D.Lgs n.231/01 in tema di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche
Con la nuova normativa indicata nell'art. 9 della Legge Delega, per i reati di omicidio colposo e di lesioni colpose, commessi in violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e salute su lavoro, si applicano le norme relative alla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche indicate dal D. Lgs. n.231/01.
Quest'ultimo decreto ha previsto «la responsabilità dell'ente per il fatto commesso dalla persona fisica, quando la realizzazione di quel fatto sia in qualche modo rimproverabile alla persona giuridica».

Si precisa che ai sensi del D.Lgs. n.231/01 le sanzioni per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato sono:

la sanzione pecuniaria;

le sanzioni interdittive;

la confisca;

la pubblicazione della sentenza.

Per quanto concerne invece le sanzioni interdittive trattasi di:

interdizione dall'esercizio dell'attività;

sospensione delle autorizzazioni, licenze relative alla commissione dell'illecito;

il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione ed esclusione di agevolazioni pubbliche;

divieto di svolgere attività di marketing per beni e servizi.

Sintesi delle principali novità previste dalla legge delega

Prevenzione: la delega al governo riguarda anche l'attuazione di decreti per la promozione della «cultura della prevenzione», con l'obbligo di definire i costi relativi alla sicurezza nei bandi di gara.

Valutazione dei rischi: la legge obbliga il datore di lavoro a fornire un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per prevenirli, specificando i costi relativi alla sicurezza.

Cantieri edili: è prevista un'estensione della legge Bersani, che comporta la sospensione dell'attività per i cantieri edili non in regola con il personale con un 20% di lavoro in nero, a tutte le altre realtà lavorative.

Tessera per dipendenti: il legislatore ha previsto l'obbligo per i lavoratori occupati nelle imprese appaltatrici o subappaltatrici ad esibire una tessera di riconoscimento.
E' stata prevista una deroga solo per i datori di lavoro con meno di dieci dipendenti, ma questi dovranno tenere un registro di cantiere con i nomi dei lavoratori impiegati giornalmente.

Gare di appalto: nelle gare di appalto il costo relativo alla sicurezza non potrà essere soggetto a ribasso d'asta. Il legislatore ha precisato che «nei contratti di somministrazione, di appalto e di subappalto, devono essere specificamente indicati i costi relativi alla sicurezza del lavoro. A tali dati potranno accedere, su richiesta, il rappresentante dei lavoratori e le organizzazioni sindacali». Inoltre, si prevede di modificare il sistema di assegnazione al massimo ribasso.

Credito d'imposta: ai datori di lavoro è concesso, entro un limite di spesa pari a 25 milioni di euro annui, un credito di imposta nella misura massima del 50% delle spese sostenute per la partecipazione dei lavoratori a programmi sulla sicurezza e la salute sul lavoro.

Sanzioni: la pene passano da una ammenda fino a 20.000 euro per le infrazioni formali all'arresto fino a tre anni per quelle di particolare gravità. È anche previsto il pagamento di una somma di denaro fino a 100.000 euro per le infrazioni non punite con sanzione penale. Viene inoltre consentito a sindacati e associazioni dei familiari delle vittime di far valere i loro diritti in sede giudiziaria.

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giovedì 13 marzo 2008

626 Lavoro System ver. 2.3

626 Lavoro system è il software per la gestione completa della sicurezza nei luoghi di lavoro (D. Lgs. 626/94). Consente di classificare ed identificare i livelli di rischio e migliorare nel tempo le prestazioni in materia di sicurezza. Implementato attraverso le più recenti tecnologie informatiche (.Net) risulta semplice ed immediato nell’utilizzo, personalizzabile ed affidabile.

Attraverso 626 Lavoro System si potrà effettuare una valutazione completa dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori.

Tra le principali funzionalità del software, si evidenziano:

  • aggiornato alla legge 123/07
  • redazione e stampa del DUVRI Documento Unico Valutazione Rischi da Interferenze per la gestione dei lavori di appalto/subappalto, forniture e servizi (art. 7, comma 3 del D. Lgs. 626/94 come aggiornato e modificato dalla Legge 123/07)
  • stima costi della sicurezza (artt. 3 e 8, Legge 123/2007 che modifica rispettivamente l' art. 7 del D. Lgs. 626/94 e l' art. 86 del codice dei contratti pubblici)
  • agevole trasportabilità dei lavori, perché si opera con file di dimensioni ridotte
  • semplicità nell’effettuare il Back-up dei dati
  • facilità di pubblicazione sul web dei propri lavori per la condivisione del know-how
  • completa e chiara visione del lavoro tramite un menù laterale (Status Navigator)
  • possibilità di gestire per ogni azienda più unità produttive/stabilimenti e per ogni stabilimento i reparti e le postazioni di lavoro
  • possibilità di utilizzare archivi di base già completi (attività prototipo, gruppi di verifica, macchine, attrezzature, sostanze, impianti, DPI, segnaletica) ulteriormente ampliabili dall’utente
  • gli elementi degli archivi sono corredati di scheda tecnica, riferimenti normativi, immagini, misure di prevenzione e protezione
  • gestione del Programma di Miglioramento aziendale tramite una check list dei gruppi di verifica inseriti
  • completa interoperabilità con MS-Office
  • tutor multimediali, manuale d’uso.
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lunedì 10 marzo 2008

Decreto sicurezza testo unico

Le disposizioni contenute nel presente decreto legislativo costituiscono attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, per il riassetto e la riforma delle norme vigenti in materia di salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro, mediante il riordino e il coordinamento delle medesime in un unico testo normativo.

Scarica il testo del decreto sicurezza

domenica 9 marzo 2008

Approvato il decreto legislativo sulla sicurezza

Venerdi' 7 Marzo 2008 il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo sulla sicurezza sul lavoro. Ora il provvedimento passerà alle commissioni parlamentari e alla Conferenza Stato-regioni per il parere.

Il contenuto del decreto: arresto da 6 mesi a 1 anno e mezzo, multe da 8 a 24 mila euro.

Il decreto prevede la possibilità di tramutare l'arresto (stabilito nei casi di gravi inadempienze in aziende considerate fortemente a rischio) con il pagamento di una ammenda non inferiore a 8mila euro e non superiore a 24mila.

L'arresto previsto va da 6 mesi ad un anno e mezzo e può essere tramutato in ammenda pecuniaria. Il giudice può decidere in questo senso, su richiesta dell'imputato, solo a precise condizioni: che il datore di lavoro abbia provveduto a mettersi in regola con gli adempimenti, che la violazione non sia stata causa di infortuni, che il soggetto non abbia già riportato condanna definitiva per la violazione di norme sulla prevenzione degli infortuni.
La contravvenzione si estingue decorso un periodo di tre anni dal passaggio in giudicato della sentenza che ha operato la sostituzione dell'arresto, senza che l'imputato abbia commesso ulteriori reati in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro.

I punti:


  • Le Sanzioni
I responsabili delle aziende che non redigono il documento di valutazione del rischio, vengono puniti con sanzioni che vanno dall' ammenda fino all' arresto fino a 18 mesi. L' arresto puo' essere evitato se l' impresa si mette in regola.
  • L'interdizione
Tute quelle aziende che non rispettano le norme di sicurezza o vengono scoperte a usare piu' del venti per cento di manodopera in nero, vengono interdette alla partecipazione agli appalti pubblici e anche alle gare d'aste.
  • Gli Appalti
Il committente di appalti e subappalti risponde di tutti gli incidenti che avvengono nei diversi cantieri o siti che coinvolgono i lavoratori delle ditte appaltatrici. Viene vietata la pratica del massimo ribasso.

giovedì 6 marzo 2008

Il ruolo del preposto con il Dlgs. 81/08

Viene definita la figura di preposto all’art 2 lettera e)

Articolo 2 - Definizioni

e) «preposto»: persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa;

Potrebbe rientrare nella funzione di preposto il capo cantiere, il capo reparto: si presuppone cioè, un ordine gerarchico; è giusto che sia preposto chi è anche inquadrato ad un certo livello in azienda, che abbia il potere di intervenire direttamente per evitare la possibilità di infortuni.

I compiti del preposto sono definiti all’art 19:

Articolo 19 - Obblighi del preposto

a) sovrintendere e vigilare sulla osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di persistenza della inosservanza, informare i loro superiori diretti;b) verificare affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;c) richiedere l’osservanza delle misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato e inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;d) informare il più presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;e) astenersi, salvo eccezioni debitamente motivate, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave ed immediato;f) segnalare tempestivamente al datore di lavoro o al dirigente sia le deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, sia ogni altra condizione di pericolo che si verifichi durante il lavoro, delle quali venga a conoscenza sulla base della formazione ricevuta;g) frequentare appositi corsi di formazione secondo quanto previsto dall’articolo 37.

Le sanzioni per il preposto sono specificate all’

Articolo 56 - Sanzioni per il preposto

1. I preposti sono puniti nei limiti dell’attività alla quale sono tenuti in osservanza degli obblighi generali di cui all’articolo 19:a) con l’arresto da uno a tre mesi o con l’ammenda da 500 a 2.000 euro per la violazione dell’articolo 19, comma 1, lett. a), e), f);b) con l’arresto sino a un mese o con l’ammenda da 300 a 900 euro per la violazione dell’articolo 19, comma 1, lett. b), c), d);c) con l’ammenda da 300 a 900 euro per la violazione dell’articolo 19, comma 1, lett. g).

martedì 4 marzo 2008

Legge 3 Agosto 2007 n.123

Misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia.

(GU n.185 del 10-8-2007 in vigore dal 25-8-2007)

Art. 3 (Modifiche all'art.7 della 626/94)

Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione ed il coordinamento di cui al comma 2, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare le interferenze.

Tale documento è allegato al contratto d'appalto o d'opera.

Nei contratti di somministrazione di appalto e di subappalto, di cui agli art 1559 (somministrazione), 1655 (appalto - d'opera o di servizio) e 1656 (subappalto) del codice civile, devono essere specificamente indicati i costi relativi alla sicurezza del lavoro.


Art. 8 (Modifiche all'articolo 86 del Codice di cui al decreto Legislativo 12 Aprile 2006, n.163)


Nella predisposizione delle gare d'appalto e nella valutazione dell'anomalia delle offerte nelle procedure di affidamento degli appalti di lavori pubblici, di servizi e di forniture, gli enti aggiudicatori sono tenuti a valutare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro e al costo relativo alla sicurezza, il quale deve essere specificamente indicato e risultare congruo rispetto all'entità e alle caretteristiche dei lavori, dei servizi o delle forniture.

Ai fini del presente comma il costo del lavoro è determinato periodicamente, in apposite tabelle, dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale.

Il costo della sicurezza non può essere comunque soggetto a ribasso d'asta.


Art. 6 (Tessera di riconoscimento per il personale delle imprese appaltatrici e subappaltatrici)

Nell'ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto o subappalto, a decorrere dal 1 settembre 2007, il personale occupato dall'impresa appaltatrice o subappaltatrice deve essere munito di apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografica, contenente le Generalità del lavoratore e l'indicazione del datore di lavoro.
I lavoratori sono tenuti ad esporre detta tessera di riconoscimento.
Tale obbligo grava anche in capo ai lavoratori autonomi che esercitano direttamente la propria attività nel medesimo luogo di lavori, i quali sono tenuti a provvedervi per proprio conto.

Art.9 (Modifica del decreto Legislativo 6 Giugno 2001, N.231)

Estende anche ai delitti di omicidio colposo e di lesioni gravi o gravissime, "commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro" la disciplina che regola la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, con una applicazione di "una sanzione pecuniaria in misura non inferiore a mille quote" (1 quota= 258,00 - 1549,00 €)

Modifiche al Codice con la Legge 3 Agosto 2007 n.123

Art. 8 (Modifiche all'articolo 86 del Codice di cui al decreto Legislativo 12 Aprile 2006, n.163)


Nella predisposizione delle gare d'appalto e nella valutazione dell'anomalia delle offerte nelle procedure di affidamento degli appalti di lavori pubblici, di servizi e di forniture, gli enti aggiudicatori sono tenuti a valutare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro e al costo relativo alla sicurezza, il quale deve essere specificamente indicato e risultare congruo rispetto all'entità e alle caretteristiche dei lavori, dei servizi o delle forniture.

Ai fini del presente comma il costo del lavoro è determinato periodicamente, in apposite tabelle, dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale.

Il costo della sicurezza non può essere comunque soggetto a ribasso d'asta.