Infotel

lunedì 24 novembre 2008

Rivoli, crolla il soffitto di una scuola

Crolla il tetto della scuola e muore uno studente di 17 anni. Questa di Rivoli è l'ennesima tragedia che si consuma tra le mura scolastiche e ripropone questione della sicurezza degli edifici. Proprio lo scorso 5 novembre il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, era tornata sull'argomento citando una apposita indagine condotta da viale Trastevere.

Sul sito del governo Berlusconi si legge : "Da un'indagine del ministero dell'Istruzione risulta che in Italia quasi 10 mila edifici scolastici non sono sicuri". Per questo motivo "il ministro Gelmini riconvocherà l'Osservatorio sull'edilizia scolastica ma farà anche presto partire un censimento di tutti gli edifici scolastici sollecitando il Cipe (Centro Interministeriale per la Programmazione Economica) e le Regioni per l'ammodernamento e la messa a norma degli edifici". Se la tragedia di Rivoli è legata alla scarsa sicurezza dell'edificio scolastico il provvedimento del ministro è tardivo. Da quanto emerge dal comunicato il governo intenderebbe investire nell'ammodernamento delle scuole italiane una consistente fetta di risparmi previsti attraverso la Finanziaria: circa 8 miliardi di euro.

Ma qual è lo stato di sicurezza delle scuole piemontesi? A darcene un panorama abbastanza chiaro è l'ultimo rapporto di Legambiente sulla scuola: Ecosistema scuola 2008. Secondo l'indagine condotta su 412 edifici scolastici della regione quasi metà (il 47,7 per cento) risulta costruito prima del 1974. E uno su 4 risale addirittura a prima del 1940. A fronte di una media nazionale di poco superiore al 12 per cento, in Piemonte buona parte (il 41,4 per cento) delle scuole è ospitata in "edifici storici". Come quello che dal 1970 ospita il Darwin di Rivoli, situato all'interno del parco naturale regionale "Colina morenica di Rivoli".

Anche sul fronte della sicurezza, secondo il rapporto di Legambiente, gli enti locali piemontesi hanno tanto lavoro. Circa 2 edifici su 3 (62 per cento) che ospitano scuole sono sprovviste di regolare certificato di agibilità statica. La situazione a livello nazionale va leggermente meglio perché risultano sprovviste del certificato in questione 46 scuole su 100.
La situazione peggiora sensibilmente se si passa in rassegna la certificazione Prevenzione incendi: presente soltanto nel 18,45 per cento dei casi. Vanno decisamente meglio le cose sul fronte del rispetto delle norme igienico-sanitarie e sulla sicurezza degli impianti elettrici. Quasi 9 scuole su 10 dispongono del certificato di Agibilità igienico-sanitaria e tutte le scuole possono dichiarare impianti elettrici sicuri.

Fonte repubblica

domenica 23 novembre 2008

LA “DATA CERTA” PREVISTA DAL D.LGS 81/08

LA “DATA CERTA” PREVISTA DAL D.LGS 81/08

ALCUNE INDICAZIONI PER GARANTIRE LA “DATA CERTA” IN RIFERIMENTO ALLA DELEGA DI FUNZIONI (Art. 16, lett. a) E AL DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI, (Art. 28, comma 2) COSÌ COME RICHIESTA DAL D.LGS 81/08.

In riferimento all’art. 16 e all’art. 28 del Dlgs. 81/2008 come garantire la “data certa”, nel caso di delega di funzioni in materia di sicurezza da parte del datore di lavoro e del DVR, è certamente un aspetto di non poco conto che richiederebbe un preciso chiarimento interpretativo da parte del Ministero competente. Per ora possiamo solo passare in rassegna ciò che la giurisprudenza ci ha sin qui evidenziato optando per le diverse ipotesi.

“Art. 16 " – Delega di funzioni
1. La delega di funzioni da parte del datore di lavoro, ove non espressamente esclusa, è ammessa con i seguenti limiti e condizioni:

a) che essa risulti da atto scritto recante data certa; (…..) Art. 28 - Oggetto della valutazione dei rischi
1. La valutazione di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori (...).
2. Il documento di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a), redatto a conclusione della valutazione, deve avere DATA CERTA [...]”

Nell’anno 2000 il Garante per la protezione dei dati personali con il Provvedimento del 5/12/2000 - Misure minime di sicurezza fornì alcuni chiarimenti sulla data certa dell'atto previsto dall'art. 1 della L. 325/2000
In proposito, per quanto di competenza, il Garante osservava che tale requisito si collega con la comune disciplina civilistica in materia di prove documentali e, in particolare, con quanto previsto dagli artt. 2702 - 2704 del codice civile, i quali recano un'elencazione non esaustiva degli strumenti per attribuire data certa ai documenti, consentendo di provare tale data anche in riferimento a ogni "fatto che stabilisca in modo egualmente certo l'anteriorità della formazione del documento" (vedi art. 2704, terzo comma, cod. civ.) (Data della scrittura privata nei confronti dei terzi)
La data della scrittura privata della quale non è autenticata la sottoscrizione non è certa e computabile riguardo ai terzi, se non dal giorno in cui la scrittura è stata registrata o dal giorno della morte o della sopravvenuta impossibilità fisica di colui o di uno di coloro che l'hanno sottoscritta o dal giorno in cui il contenuto della scrittura è riprodotto in atti pubblici o, infine, dal giorno in cui si verifica un altro fatto che stabilisca in modo egualmente certo l'anteriorità della formazione del documento.
La data della scrittura privata che contiene dichiarazioni unilaterali non destinate a persona determinata può essere accertata con qualsiasi mezzo di prova.
Per l'accertamento della data nelle quietanze il giudice, tenuto conto delle circostanze, può ammettere qualsiasi mezzo di prova.

La legge n. 325/2000 presuppone quindi che il documento in questione sia collegabile ad un fatto oggettivo attribuibile al soggetto che lo invoca, ma sottratto alla sua esclusiva sfera di disponibilità.
In questa prospettiva, senza pretesa di indicare in modo esauriente tutti i possibili strumenti idonei ad assegnare al documento una data certa, il Garante richiama l'attenzione dei titolari del trattamento sulle seguenti possibilità che appaiono utilmente utilizzabili:

a) ricorso alla c.d. "autoprestazione" presso uffici postali prevista dall'art. 8 del d.lg. 22 luglio 1999, n. 261, con apposizione del timbro direttamente sul documento avente corpo unico, anziché sull'involucro che lo contiene;
b) in particolare per le amministrazioni pubbliche, adozione di un atto deliberativo di cui sia certa la data in base alla disciplina della formazione, numerazione e pubblicazione dell'atto;
c) apposizione della c.d. marca temporale sui documenti informatici (art. 15, comma 2, legge 15 marzo 1997, n. 59; d.P.R. 10 novembre 1997, n. 513; artt. 52 ss. d.P.C.M. 8 febbraio 1999);
d) apposizione di autentica, deposito del documento o vidimazione di un verbale, in conformità alla legge notarile; formazione di un atto pubblico;
e) registrazione o produzione del documento a norma di legge presso un ufficio pubblico.

Il Decreto Legislativo 22 luglio 1999, n. 261 - "Attuazione della direttiva 97/67/CE concernente regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e per il miglioramento della qualità del servizio" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 182 del 5 agosto 1999 all’art. 8 (Autoprestazione) prevede:

1. E' consentita, senza autorizzazione, la prestazione di servizi postali da parte della persona fisica o giuridica che e' all'origine della corrispondenza (autoprestazione) oppure da parte di un terzo che agisce esclusivamente in nome e nell'interesse dell'autoproduttore.
Il sistema della MARCA TEMPORALE basa la propria modalità di certificazione della marca temporale su un procedimento informatico regolamentato dalla legge italiana, che permette di datare in modo certo ed opponibile a terzi un oggetto digitale (file). La Data Certa è un servizio di certificazione temporale apposto, per es. tramite il servizio INFOCAMERE della Camera di Commercio che permette di datare in modo certo ed opponibile a terzi qualunque tipo di documento.
Tra i profili probatori del documento informatico assume un'importanza fondamentale l'attribuzione della cosiddetta 'data certa' e cioè la prova della formazione del documento in un certo arco temporale o, comunque, della sua esistenza anteriormente ad un dato evento (art. 2704 codice civile).

Nel tradizionale sistema di documentazione cartacea, l'attribuzione della data certa (efficace nei confronti dei terzi e non solo tra le parti) deriva principalmente dal riscontro di un'attestazione fatta da un soggetto terzo ed imparziale depositario di pubbliche funzioni. (autentica comunale)
La marca temporale (digital time stamp) attesta infatti l'esistenza di un documento informatico (o meglio di un file informatico) ad una determinata data ed ora ('validazione temporale').
L'apposizione di una marca temporale produce l'effetto giuridico di attribuire 'ad uno o più documenti informatici una data ed un orario opponibili ai terzi' (art. 8 comma 1, e art 22, comma
1, lettera g, d.p.r. n. 445/2000) e, dunque, non solo efficaci tra le parti. La veridicità ed esattezza di una marca temporale, come per i certificati delle chiavi pubbliche si presume fino a prova contraria.

Riferimenti Normativi
D.P.C.M. 13 gennaio 2004 - Regole tecniche per la formazione, la trasmissione, la conservazione, la duplicazione, la riproduzione e la validazione, anche temporale, dei documenti informatici.
Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 n. 445 - Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa (S. O. alla G. U. n. 42 del 20 febbraio 2001) integrato con le modifiche apportate dal D.Lgs. 23 gennaio 2002, n. 10 e dal DPR 7 aprile 2003, n.137- (G.U. n. 138 del 17.6.2003).

La Posta Elettronica Certificata infine è il servizio di posta elettronica che fornisce al mittente la prova legale dell'invio e della consegna di documenti informatici.
La posta elettronica certificata (PEC) è la trasmissione telematica di comunicazioni con ricevuta di invio e di una ricevuta di consegna e avviene ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68. La trasmissione del documento informatico per via telematica, effettuata mediante la posta elettronica certificata, equivale, nei casi consentiti dalla legge, alla notificazione per mezzo della posta e ha valore legale. La data e l'ora di trasmissione e di ricezione di undocumento informatico trasmesso mediante posta elettronica certificata sono opponibili ai terzi se conformi alle disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, e alle relative regole tecniche.
Nei casi di invio o ricezione di messaggi verso caselle di posta elettronica tradizionale, il sistema non può eseguire tutti i passi previsti dal circuito della posta certificata e non esplica tutti i requisiti previsti dalla normativa vigente. Per tale ragione la trasmissione dei messaggi non ha gli stessi effetti legali di validità e opponibilità.

Riferimenti normativi:
1. Codice dell'Amministrazione Digitale [DLgs 82/2005] in vigore dal 1° gennaio 2006, nuove forme di dialogo tra cittadini, imprese e PPAA.
2. Pubblicazione del DPR n. 68, Regolamento con disposizioni per l'utilizzo della Posta Elettronica Certificata verso regole tecniche
3. Regole Tecniche con decreto del Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie del 2 novembre 2005.

Chip sicurezza


Un chip per la sicurezza dei lavoratori: un'iniziativa dell'INAIL Piemonte
Chip sicurezza

Il dispositivo contiene la storia clinica dei dipendenti e in caso di avvelenamento è in grado di rilevare a quali sostanze il soggetto è stato esposto. Lo strumento è previsto dal protocollo d’intesa firmato dall’INAIL regionale con i sindacati e l’Unione industriali

Un chip pilot con i dati personali e sanitari dei lavoratori per agevolare il lavoro di medici e operatori di Pronto Soccorso in caso di infortunio, e in grado anche di individuare tutte le sostanze tossiche che espongono al rischio i dipendenti. E' questa una delle novità previste dal protocollo d'intesa siglato nei giorni scorsi da INAIL Regione Piemonte, Unione Industriali, Cgil, Cisl e Uil di Torino, finalizzato a incrementare sul territorio provinciale la cultura della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il nuovo chip è un dispositivo con diverse utilità."Può indicare, per esempio, se un lavoratore è sprovvisto dei mezzi di dotazione individuale (casco, occhiali), che sono a loro volta provvisti di un chip", spiega il direttore regionale dell'INAIL Pietro Spadafora. In questo caso un allarme segnalerà che il lavoratore non è equipaggiato. Un'altra importante funzione è costituita dalla cartella sanitaria di rischio, che indicherà a quali pericoli il dipendente è stato esposto in altre aziende, e può essere quindi utile a fini epidemiologici e assicurativi. "Inoltre", conclude il direttore regionale, "è utile quando è necessario un intervento in ospedale. In caso di avvelenamento o di intossicazione chimica il medico o l'operatore del Pronto Soccorso potranno individuare subito le sostanze a cui il lavoratore è stato esposto e intervenire tempestivamente con la terapia più adatta".

"Questo dispositivo è sicuramente uno strumento all' avanguardia", conclude Spadafora, "anche se si tratta soltanto di mettere in pratica quello che già la legge prevede" , essendo la cartella sanitaria del rischio già presente nel Testo Unico 81/2008. Il nuovo chip per la sicurezza verrà sperimentato in due aziende chimiche: la Avigliana della Azimut in cui lavorano oltre 1.200 addetti alla fabbricazione di barche e il nuovo stabilimento di Pinerolo della Colcos che produce accessori per il settore auto.

Tra le iniziative di formazione e informazione previste dal protocollo d'intesa rientra anche la promozione di campagne comuni di comunicazione, la realizzazione di iniziative di studio e ricerca e la valorizzazione delle "buone pratiche". E ancora: azioni comuni in materia formativa, la realizzazione di un'anagrafe provinciale dei lavoratori per la sicurezza, e la sperimentazione di soluzioni tecnologiche per il contenimento del fenomeno infortunistico.

(Red.soc/ Piemonte)

giovedì 20 novembre 2008

d lgs 81 condominio

Nell’ambito del condominio nel caso in cui si dovessero effettuare manutenzioni straordinarie e messa a norma degli impianti elettrici esistenti, il committente è l’amministratore ovvero colui che deve pianificare l’esecuzione dei lavori in condizione di sicurezza e deve individuare le varie fasi degli interventi da eseguirsi, stimarne la durata,verificandone quantità e qualità. L’amministratore in numerosi casi ha l’obbligo di comunicare agli enti preposti al controllo e alla vigilanza tutta una serie di informazioni riguardanti il cantiere e la sua globale attività.

In particolare, l’art.3 comma nono ( "Nei confronti dei lavoratori a domicilio di cui alla legge 18 dicembre 1973, n. 877, e dei lavoratori che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati trovano applicazione gli obblighi di informazione e formazione di cui agli articoli 36 e 37. Ad essi devono inoltre essere forniti i necessari dispositivi di protezione individuali in relazione alle effettive mansioni assegnate. Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro fornisca attrezzature proprie, o per il tramite di terzi, tali attrezzature devono essere conformi alle disposizioni di cui al Titolo III.") afferma che nei confronti di quei lavoratori (compresi i portieri) che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo dei proprietari di fabbricati, sono necessarie le seguenti cautele:

· ai portieri devono essere forniti i necessari dispositivi individuali in relazione alle effettive mansioni assegnate;

· qualora ai portieri del condominio siano forniti dal datore di lavoro o per tramite di terzi attrezzature proprie, le stesse devono essere conformi all’uso delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale.

L’art.55 comma quarto punisce con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 800 a 3.000 euro il datore di lavoro, anche amministratore del condominio,che ometta di fornire informazioni:

· sui rischi per la salute e sicurezza connessi alle attività dell’impresa generale;

· sulle procedure che riguardano il primo soccorso, l’evacuazione dai luoghi di lavoro;

· sui nominativi del responsabile e degli addetti al servizio di prevenzione e protezione e del medico competente.

Obblighi del condominio per la manutenzione degli ascensori, e' previsto dall'art. 26 del "Testo Unico della Sicurezza".

"in relazione al D Lgs 81/08, tali attività di manutenzione e riparazione degli ascensori, infatti, si svolgono sempre sul luogo di lavoro del committente sia esso pubblico (ospedali, scuole, etc.) che privato (uffici, condomini, alberghi, etc.). L'articolo 26 del D Lgs n.81/08 interviene su questo aspetto prevedendo che il datore di lavoro verifichi l'idoneità tecnico-professionale delle imprese alle quali sono affidati i lavori di manutenzione e fornisca alle imprese appaltatrici ed ai lavoratori autonomi informazioni sui rischi esistenti e sulle misure di prevenzione adottate.

Tale adempimento, in caso di luoghi privati, riguarda gli amministratori di condominio nella loro qualità di soggetti committenti in quanto vi è la possibilità che in un condominio possa esservi la contemporaneità di presenza di più imprese (manutenzione ascensori, portierato, imprese di pulizia, altre aziende addette alla manutenzione, etc.).

L'amministratore di condominio è pertanto tenuto ad elaborare e consegnare alle imprese interessate il Documento Unico di Valutazione dei Rischi (DUVRI) che non va però redatto in caso di contratti di appalto nei cantieri edili (anche se vi si installano ascensori nuovi).

In pratica, l'impresa di manutenzione ascensori dovrà ricevere dal committente, in questo caso l'amministratore di condominio, il DUVRI relativo al luogo ove deve svolgere l'intervento nel quale devono essere segnalate le attività di altre imprese presenti nel sito.

martedì 18 novembre 2008

Campagna Europea "Alleggerisci il carico"

Campagna Europea "Alleggerisci il carico"
Dal mese di novembre la seconda edizione


È partita nel mese di novembre la seconda edizione del progetto europeo “Alleggerisci il carico”, la campagna di comunicazione e di ispezione sulla movimentazione manuale dei carichi promossa dal Comitato degli Alti Responsabili dell’Ispettorato del Lavoro (CARIL), un organismo che associa gli Ispettorati del lavoro dei vari Stati membri dell’Unione Europea e i Paesi dell’EFTA.

L'obiettivo della campagna è raggiungere la consapevolezza sui rischi legati alla movimentazione manuale dei carichi e promuovere soluzioni che consentano di ridurla o addirittura di eliminarla.

Quest’anno la campagna riguarderà un settore ad alto rischio, le costruzioni, dove la percentuale di operazioni di movimentazione manuale dei carichi è molto alta e quindi molto elevato il rischio di patologie muscolo-scheletriche.

In Europa infatti il 24% dei lavoratori dichiara di soffrire di mal di schiena mentre il 22% accusa disturbi muscolari. Nei nuovi Stati membri la percentuale è ancora più alta - rispettivamente 39% e 36%. La metà dei pre-pensionamenti, in Europa, è causata da patologie legate alla colonna vertebrale. Il 15% dei casi di inidoneità al lavoro è legato ai disturbi alla schiena. Questi disturbi sono una delle principali cause di assenza dal lavoro in tutti gli Stati membri della UE. Sono, inoltre, non solo causa di sofferenza, inidoneità al lavoro e perdita di reddito da parte dei lavoratori, ma anche di alti costi per i datori di lavoro e per l’economia nazionale.

Tra gli strumenti della campagna informativa un opuscolo e un poster, elaborati in sede europea, che contengono informazioni utili sulla movimentazione manuale dei carichi ed illustrano alcune buone pratiche. La campagna ispettiva prevede in ambito europeo, per tutti gli ispettori del lavoro degli Stati membri, l’adozione di criteri comuni di rilevazione. Ciò permetterà la valutazione ed il confronto dei risultati ottenuti dai diversi Paesi così come la registrazione delle migliori pratiche riguardo la movimentazione manuale dei carichi

vai alla Campagna di Comunicazione

Servizi ispettivi e attività di vigilanza

E’ stata firmata il 18 settembre 2008 la Direttiva del Ministero del Lavoro in materia di servizi ispettivi e attività di vigilanza (ex art. 2, comma 2, decreto legislativo n. 124 del 2004)

Il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 265 del 12 novembre 2008, la Direttiva del 18/9/2008 relativa alle misure di razionalizzazione delle funzioni ispettive e di vigilanza in materia di previdenza sociale e di lavoro.

Le finalità della direttiva : “La presente direttiva, prendendo spunto dal radicale mutamento delle attività ispettive e di vigilanza a seguito della eliminazione dei libri paga e matricola e di altri libri obbligatori e della loro sostituzione, a far data dal 18 agosto 2008, con il libro unico del lavoro (articoli 39 e 40 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133), intende rilanciare la filosofia preventiva e promozionale di cui al decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124 contenente misure di razionalizzazione delle funzioni ispettive e di vigilanza in materia di previdenza sociale e di lavoro a norma dell’articolo 8 della legge 14 febbraio 2003, n. 30.”

Scarica
Direttiva

Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici:Determinazione n.5/2008

L'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, il 6 novembre ha depositato presso la segreteria del Consiglio la

Determinazione n. 5

dell'8 Ottobre 2008

Utilizzo del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa negli appalti di lavori pubblici.

Della stessa viene qui riportata la parte finale:

IL CONSIGLIO

ritiene che:

la scelta del criterio di aggiudicazione rientra nella discrezionalità tecnica delle stazioni appaltanti che devono valutarne l'adeguatezza rispetto alle caratteristiche oggettive e specifiche del singolo contratto, applicando criteri obiettivi che garantiscano il rispetto dei principi di trasparenza, di non discriminazione e di parità di trattamento e che assicurino una valutazione delle offerte in condizioni di effettiva concorrenza;

il criterio del prezzo più basso può reputarsi adeguato al perseguimento delle esigenze dell'amministrazione quando l'oggetto del contratto non sia caratterizzato da un particolare valore tecnologico o si svolga secondo procedure largamente standardizzate;

il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa può essere adottato quando le caratteristiche oggettive dell'appalto inducano a ritenere rilevanti, ai fini dell'aggiudicazione, uno o più aspetti qualitativi, quali, ad esempio, l'organizzazione del lavoro, le caratteristiche tecniche dei materiali, l'impatto ambientale, la metodologia utilizzata."

DVR documento valutazione rischi

il DVR, per il TUS 81/2008, deve essere redatto o meno per una società con tre lavoratori ?

Trattandosi di una società con meno di 10 lavoratori, non c’è obbligo del DVR ( documento di valutazione dei rischi) ma, la società deve comunque fare una autocertificazione della valutazione dei rischi.L’art. 29 del Testo Unico, infatti, consente, per i datori di lavoro che non occupano più di 10 lavoratori di predisporre l’autocertificazione della valutazione dei rischi. Di seguito il testo dell’articolo 29 comma 5 del D.Lgs.81/08: “5. I datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori effettuano la valutazione dei rischi di cui al presente articolo sulla base delle procedure standardizzate di cui all’articolo 6, comma 8, lettera f). Fino alla scadenza del diciottesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale di cui all’articolo 6, comma 8, lettera f), e, comunque, non oltre il 30 giugno 2012, gli stessi datori di lavoro possono autocertificare l’effettuazione della valutazione dei rischi. Quanto previsto nel precedente periodo non si applica alle attività di cui all’articolo 31, comma 6, lettere a), b), c), d) nonchè g).” Dovendo, quindi, autocertificare la valutazione dei rischi, può risultare comunque utile la redazione di un Documento che riporta la valutazione dei rischi (anche se la redazione del DVR non è obbligatoria) che mostra appunto che la valutazione dei rischi è stata fatta.

lunedì 17 novembre 2008

Rinviati a giudizio i 6 manager della Thyssen


A giudizio i 6 manager della Thyssen


Sono stati tutti rinviati a giudizio i sei imputati per il rogo alla ThyssenKrupp che causò lo scorso 6 dicembre la morte di 7 operai. L'amministratore delegato Harald Espenhanh risponderà di omicidio volontario. Assieme all'ad della Tthyssenkrupp sono stati rinviati a giudizio anche altri cinque manager del gruppo con l'imputazione di omicidio volontario con dolo eventuale. Lo ha deciso il gup Francesco Gianfrotta accogliendo in tutto le richieste del procuratore Raffaele Guariniello al termine di una camera di consiglio durata circa 2 ore. Il dibattimento comincerà presso la corte d'Assise di Torino il 15 gennaio. E' la prima volta in italia che l'accusa di omicidio volontario entra in un processo per una tragedia su lavoro. l processo riguarderà, oltre ai sei imputati, anche l'azienda nella veste di persona giuridica. L'ordinanza del gup è stata accolta con soddisfazione dai parenti delle vittime e dai rappresentanti delle parti lese che sono usciti dall'aula affermando: 'Questa e' la prima vittorià.

CARICHI DI LAVORO: UN PROBLEMA EUROPEO

Informare, cercando di diffondere consapevolezza sui rischi connessi al sollevamento/spostamento dei carichi, promuovendo soluzioni che permettano di ridurli o eliminarli. È questo l'intento dell'iniziativa europea "Alleggerisci il carico", campagna di comunicazione e di ispezione sulla movimentazione manuale dei carichi, promossa dal Comitato degli Alti Responsabili dell'Ispettorato del Lavoro (CARIL). Lanciata nel mese di novembre 2008, la campagna focalizza l'attenzione su un settore ad alto rischio, quello delle costruzioni, dove la frequenza di operazioni di movimentazione manuale dei carichi è molto elevata. A livello sanitario, il perseverare di certe abitudini sbagliate nel corso delle attività lavorative, può sviluppare patologie nell'apparato muscolo-scheletrico, mentre i disturbi alla zona lombare riguardano una discreta percentuale dei lavoratori europei. Un dato ancor più significante è quello relativo ai pre-pensionamenti, in quanto almeno la metà di questi è causata dall'insorgere e dall'aggravarsi delle patologie muscolo-scheletriche.
Tali malesseri, inoltre, sono una delle principali cause di assenza dal lavoro in Europa e di alti costi per i datori di lavoro e per l'economia nazionale in genere.

(fonte governo.it)

giovedì 13 novembre 2008

Prevenzione degli infortuni


Prevenzione degli infortuni



Gli infortuni possono causare menomazioni o determinare la morte dei lavoratori. Tutti i settori dell'economia ne sono colpiti, ma il problema è particolarmente grave nelle piccole e medie imprese (PMI).



Gli infortuni, oltre al costo in termini di perdita di vite umane e di sofferenza per i lavoratori e le loro famiglie, producono conseguenze anche per le aziende e per la società nel suo complesso. Ridurre il numero degli infortuni significa diminuire le assenze per malattia e, quindi, ridurre i costi e garantire maggiore continuità al processo produttivo. I datori di lavoro inoltre risparmiano anche i costi di assunzione e formazione di nuovo personale, possono abbattere i costi del pensionamento anticipato e i costi delle assicurazioni.
Il maggior numero di infortuni in tutti i settori, dall'industria pesante al lavoro d'ufficio, è dovuto a scivolamenti, inciampate e cadute. Tra gli altri pericoli si annoverano la caduta di oggetti, le ustioni termiche e chimiche, gli incendi e le esplosioni, le sostanze pericolose e lo stress. Per prevenire gli infortuni che si verificano sul lavoro, i datori di lavoro devono creare un sistema di gestione della sicurezza che comprenda la valutazione dei rischi e le procedure di monitoraggio.

Cosa devo fare? Consigli per i datori di lavoro
· Effettuare una valutazione dei rischi
· Pericoli e rischi gravi
· Scivolate, inciampate e cadute
· Edilizia — la macchia nera degli infortuni
· Lista di controllo per la prevenzione degli infortuni
· Consultazione, informazione e formazione
· Assumere lavoratori che possono essere maggiormente a rischio
· Legislazione europea

Come posso evitare i rischi? Consigli per i dipendenti
· Pericoli e rischi incontrati dai dipendenti
· Legislazione europea
· Informazione e formazione

Ridurre gli infortuni sul lavoro: consigli per i datori di lavoro

1. Effettuare una valutazione dei rischi

I datori di lavoro devono intraprendere tutti i passi necessari per garantire la protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori. Per prevenire gli infortuni, il datore di lavoro deve introdurre un sistema di gestione della salute e della sicurezza che comprenda la valutazione dei rischi, la gestione dei rischi e le procedure di monitoraggio.

I principi che dovrebbero essere considerati durante l'intero processo di valutazione dei rischi possono essere suddivisi in una serie di fasi:

· Fase 1. Individuare i pericoli e i rischi

Verificare cosa può arrecare danno e individuare i lavoratori che potrebbero essere esposti ai pericoli.

· Fase 2. Valutare e attribuire un ordine di priorità ai rischi

Valutare i rischi esistenti (la loro gravità, la probabilità che si verifichino, …) e attribuire loro un ordine di priorità in base all'importanza. È essenziale stabilire un ordine di priorità per ogni attività volta a eliminare o prevenire i rischi.
· Fase 3. Decidere l’azione preventiva

Individuare le misure appropriate per eliminare o controllare i rischi.

· Fase 4. Intervenire con azioni concrete

Mettere in atto le misure di prevenzione e di protezione sulla base di un piano di priorità (probabilmente non sarà possibile risolvere subito tutti i problemi) e specificare le persone responsabili di attuare determinate misure e il relativo calendario d'intervento, le scadenze entro cui portare a termine le azioni previste e i mezzi messi a disposizione per realizzare le misure individuate.

· Fase 5. Controllo e riesame

La valutazione deve essere rivista regolarmente, per garantire che sia sempre aggiornata. In particolare, dev'essere rivista ogniqualvolta vengano apportate variazioni significative all'organizzazione o alla luce dei risultati di indagini riguardanti un infortunio o "quasi incidente".

Ridurre gli infortuni sul lavoro: consigli per i datori di lavoro
2. Pericoli e rischi gravi

Si devono prendere in considerazione tutti i pericoli individuati dalla valutazione dei rischi. Il tipo di pericolo, il grado di rischio posto e la gravità del danno che potrebbe derivare sono diversi a seconda del luogo di lavoro e del settore d'attività. Di seguito sono riportati solo alcuni degli aspetti da non sottovalutare.
· Apparecchiature e impianti di lavoro:
protezioni meccaniche inadeguate per evitare il contatto con oggetti pericolosi, assenza di interventi di manutenzione alle attrezzature e ai veicoli di lavoro, tagli e ferite procurati con lame, spigoli, lamiere metalliche, strumenti o estremità taglienti, pericoli elettrici.
· Luogo di lavoro:
igiene e pulizia scarse, disordine, controlli insufficienti, scarsa visibilità nelle aree in cui operano veicoli e macchinari per il sollevamento quali gru mobili, andirivieni di persone e veicoli, in particolare in prossimità di entrate e uscite di garage, magazzini e depositi.
· Trasporto sul lavoro:
movimenti incontrollati di oggetti come, per esempio, barili e altri carichi e contenitori fissati in maniera inadeguata durante il deposito, il trasporto, la distribuzione o la movimentazione. La possibilità che le persone siano colpite o investite da veicoli in movimento, cadano dai veicoli, siano colpite da oggetti che cadono dai veicoli o travolte da veicoli che si capovolgono.
· Lavoratori:
mancanza di informazioni, istruzioni, formazione, supervisione e insegnamento.
· Lavoro in quota:
su impalcature, scale a pioli, scale, rampe mobili; esiste inoltre il rischio che gli oggetti cadano dall'alto sulle persone che lavorano a terra.
· Ustioni:
ustioni termiche provocate da attività condotte con superfici calde, liquidi, vapori o gas bollenti, o sistemi di riscaldamento; ustioni chimiche causate da sostanze corrosive, in particolare da acidi e basi forti utilizzati, per esempio, per la pulizia.
· Incendi ed esplosioni:
causati dalla concomitanza di tre fattori: combustibile, ossigeno e una sorgente d'accensione.
· Sostanze pericolose:
possono essere letali se inalate; per esempio, il monossido di carbonio, il cosiddetto "assassino silenzioso", generato da una combustione incompleta, come nel caso dei fumi di scarico.
· Asfissia:
alcune attività comportano l'esposizione al rischio di asfissia, ossia a una mancanza di ossigeno vitale. Può essere il caso, per esempio, di spazi limitati come vasche, cisterne, reattori o tubature.
· Fattori psicosociali:
lo stress può accrescere il rischio di infortuni sul lavoro.

Ridurre gli infortuni sul lavoro: consigli per i datori di lavoro

3. Scivolamenti, inciampate e cadute

Il maggior numero di infortuni in tutti i settori, dall'industria pesante al lavoro d'ufficio, è dovuto agli scivolamenti, alle inciampate e alle cadute. Per ridurre il rischio di infortunio sarebbe tuttavia sufficiente adottare semplici accorgimenti. Ove possibile, l'obiettivo deve essere quello di eliminare il rischio all'origine: ad esempio, livellare i pavimenti irregolari. La seconda opzione in ordine di importanza è la sostituzione (ad esempio, ricorrere a un metodo alternativo di pulizia dei pavimenti), seguita dalla separazione (usare delle barriere per impedire ai lavoratori di calpestare i pavimenti bagnati). L'ultima misura da adottare è la protezione; in questo esempio, l'uso di calzature con suole antiscivolo. Si dovrebbe cioè ricorrere ai dispositivi di protezione individuali solo dopo aver introdotto tutte le misure di sicurezza a livello organizzativo e tecnico.

Una prevenzione efficace
· Ordine — L'ambiente di lavoro dev'essere pulito e ordinato; i pavimenti e i percorsi di accesso devono essere sgombri da ostacoli. I rifiuti devono essere rimossi regolarmente, evitando che si accumulino.
· Pulizia e manutenzione — I rifiuti devono essere allontanati regolarmente e le aree di lavoro devono rimanere sgombre. I metodi e gli attrezzi per le pulizie devono essere adeguati alla superficie da trattare.
· Illuminazione — Assicurarsi che l'illuminazione sia buona e che la posizione delle luci sia tale da illuminare in maniera uniforme tutti i pavimenti; assicurarsi inoltre che i pericoli, gli ostacoli e le fuoriuscite accidentali di liquidi siano eventualmente ben visibili.
· Periodicamente si dovrebbe controllare che i pavimenti non siano danneggiati e si dovrebbero effettuare gli interventi di manutenzione necessari. Tra i potenziali rischi si annoverano: buchi, crepe, tappeti e tappetini non fissi. Le superfici dei pavimenti devono essere adeguate al tipo di attività prevista; per esempio, devono essere resistenti ai grassi e alle sostanze chimiche impiegati nei processi produttivi. Il fatto di rivestire o di trattare chimicamente i pavimenti esistenti può migliorarne le caratteristiche antiscivolo.
· Scale — I corrimano, i rivestimenti antiscivolo dei gradini, una buona visibilità, la segnaletica antiscivolo sui gradini e un'illuminazione adeguata sono tutti elementi che aiutano a prevenire situazioni in cui i lavoratori potrebbero scivolare e inciampare sulle scale.
· Fuoriuscite accidentali di liquidi — Asciugare immediatamente le fuoriuscite utilizzando un metodo di pulizia adeguato. Usare segnali di avvertimento nel punto in cui il pavimento è bagnato e allestire percorsi alternativi.
· Ostacoli — Ove possibile, rimuoverli. In caso contrario, usare opportune barriere e segnali di avvertimento.
· Cavi penzolanti — Collocare le apparecchiature e i macchinari in modo che i cavi non attraversino i percorsi pedonali. Usare i copricavi per assicurare saldamente i cavi alle superfici.
· Calzature — I lavoratori devono indossare calzature adatte all'ambiente di lavoro. A tal fine valutare il tipo di attività, la superficie del pavimento, le normali condizioni del pavimento e le proprietà antisdrucciolevoli delle suole.
· I luoghi di lavoro all'aperto devono essere allestiti in modo da ridurre al minimo i rischi; per esempio, adottando misure antiscivolo in presenza di ghiaccio e facendo indossare ai lavoratori delle calzature adatte.
Ridurre gli infortuni sul lavoro: consigli per i datori di lavoro
4. Edilizia — la macchia nera degli infortuni

L'edilizia è uno dei settori lavorativi più pericolosi nell'UE. I principali pericoli comprendono il lavoro in quota, le attività di scavo e la movimentazione dei carichi. Dev'essere data priorità alle misure volte a eliminare o ridurre i pericoli alla fonte e ai provvedimenti che garantiscono una forma di protezione collettiva.
· Lavorare in quota — le cadute dall'alto sono la causa più frequente di lesioni anche mortali. Tra le cause di questi incidenti si annoverano: il lavoro su impalcature o piattaforme senza parapetti (barriere di protezione) o senza il corretto utilizzo di imbracature di sicurezza; tetti fragili; scale a pioli non manutenute, posizionate o fissate adeguatamente. L'intero processo di costruzione dovrebbe essere programmato, fin dalla fase di progettazione, per ridurre al minimo il rischio di cadute.
· Lavori di scavo — prima di avviare qualsiasi attività di scavo è necessario considerare tutti i potenziali rischi, compresi il crollo degli argini, la caduta di persone e veicoli nelle zone di scavo, l'indebolimento delle strutture circostanti. Successivamente, si devono mettere in atto precauzioni appropriate. Individuare e segnalare tutti i servizi sotterranei e adottare le precauzioni necessarie per mantenersi a debita distanza; assicurarsi che in cantiere siano disponibili materiali adeguati per favorire gli scavi; assicurarsi che venga utilizzato un metodo sicuro per trasportare e rimuovere i materiali ausiliari.
· Movimentazione di carichi — programmare le attività in modo tale da ridurre al minimo la movimentazione dei materiali e da maneggiare i materiali in sicurezza. Assicurarsi che vengano installate le apparecchiature necessarie, che vengano manovrate da operai qualificati ed esperti, e che vengano ispezionate regolarmente da una persona competente.
· Pulizia generale del cantiere e accesso sicuro — garantire la presenza di un accesso sicuro (strade, passaggi pedonali, scale o impalcature) da e verso tutte le aree di lavoro; i materiali devono essere conservati in luoghi sicuri; le buche devono essere recintate o coperto e segnalate in maniera chiara; devono essere impartite le dovute istruzioni per la raccolta e lo smaltimento dei materiali di rifiuto; le aree di lavoro devono essere ben illuminate.
Ridurre gli infortuni sul lavoro: consigli per i datori di lavoro
5. Lista di controllo per la prevenzione degli infortuni

· Sono state stabilite in maniera chiara le procedure e le responsabilità concernenti la salute e la sicurezza e sono tutti a conoscenza delle proprie responsabilità e di quelle altrui?

· Si sa come adempiere la normativa in materia di salute e sicurezza? In caso contrario, si è nominata una persona competente in grado di fornire una consulenza?

· Si sono individuati i principali rischi per la salute e la sicurezza e adottato azioni volte alla loro eliminazione o riduzione?

· Le disposizioni impartite per la manutenzione delle apparecchiature di lavoro sono adeguate?

· I lavoratori hanno ricevuto i dispositivi di protezione individuale necessari per tutelarsi dai rischi che non possono essere evitati? Hanno ricevuto una formazione per utilizzarli correttamente?

· I lavoratori sono stati informati dei rischi e hanno ricevuto una formazione sulle procedure necessarie per lavorare in sicurezza e per le emergenze?

· I lavoratori vengono consultati su questioni concernenti la salute e la sicurezza, compresa l'introduzione di variazioni alle politiche aziendali, alle procedure di lavoro, alle attrezzature?

· I lavoratori sanno come riferire l'esistenza di condizioni pericolose e incidenti?

· Vengono adottate azioni tempestive per indagare gli infortuni, i quasi incidenti e i problemi segnalati?

· Il luogo di lavoro è sottoposto a regolari ispezioni e vengono fatti i dovuti controlli per verificare se i lavoratori si attengono alle procedure di lavoro sicure?

· È presente un sistema di revisione della strategia in materia di salute e sicurezza sul lavoro e delle procedure di lavoro?
Ridurre gli infortuni sul lavoro: consigli per i datori di lavoro
6. Consultazione, informazione e formazione

I datori di lavoro hanno il dovere di consultare i lavoratori sia per decidere le misure di salute e sicurezza da attuare sia prima di introdurre nuove tecnologie o prodotti. Attingere alle conoscenze dei lavoratori è infatti fondamentale per individuare i pericoli e per mettere a punto soluzioni fattibili. In questo modo si ha inoltre la garanzia che i lavoratori si impegnino ad adottare le procedure di protezione della sicurezza e della salute e a introdurre miglioramenti.

I lavoratori hanno il diritto di essere informati sui rischi presenti per la salute e la sicurezza, sulle misure di prevenzione, sulle procedure di primo soccorso e sulle procedure di emergenza. Tutti i lavoratori devono sapere come lavorare in sicurezza.

La formazione deve essere pertinente e comprensibile, anche per i lavoratori che parlano una lingua diversa. La formazione deve essere impartita ai neoassunti ma anche ai lavoratori già in servizio, se cambiano le pratiche o le attrezzature di lavoro, oppure quando cambiano le mansioni o, ancora, se vengono introdotte nuove tecnologie.


La formazione deve concentrarsi su:
· i principi del sistema di gestione della sicurezza e le responsabilità dei lavoratori;
· i pericoli e i rischi specifici presenti sul lavoro;
· le competenze necessarie per svolgere le attività lavorative;
· le procedure da seguire per evitare qualsiasi rischio;
· le misure di prevenzione da adottare prima, durante e dopo l'attività di lavoro;
· istruzioni specifiche concernenti la sicurezza e la salute per i lavoratori alle prese con apparecchiature tecniche e sostanze pericolose;
· informazioni sui dispositivi di protezione collettivi e individuali;
· fonti di informazione sulla sicurezza e la salute che sono a disposizione dei lavoratori;
· informazioni sulle persone da contattare per segnalare i rischi emergenti e le emergenze.
Ridurre gli infortuni sul lavoro: consigli per i datori di lavoro
7. Assumere lavoratori che possono essere maggiormente a rischio


Lavoratori con disabilità

I lavoratori disabili dovrebbero godere di un trattamento equo sul lavoro. La salute e la sicurezza non devono diventare una scusa per non assumere o per cessare di assumere le persone disabili, per esempio dichiarando che un lavoratore su una sedia a rotelle non è in grado di abbandonare un edificio in caso di emergenza o che un lavoratore con disturbi dell'udito non sente un allarme in caso di incendio.

I datori di lavoro dovranno dimostrare (ad esempio, sulla scorta di un'adeguata valutazione dei rischi e del parere qualificato di un'organizzazione specializzata in disabilità) che esiste un problema di sicurezza reale, a cui non si può ovviare. In tal caso il disabile dovrà essere trasferito ad altre mansioni.

Le misure di valutazione dei rischi e di prevenzione degli infortuni dovrebbero anche tener conto delle differenze esistenti tra i singoli lavoratori. Per i lavoratori disabili potrebbe essere necessario effettuare una valutazione dei rischi distinta ed erogare una formazione specifica.

Le misure antinfortunio messe in atto per le persone con disabilità possono contribuire a ridurre gli infortuni di tutti i lavoratori; ecco alcuni esempi:
· un'adeguata illuminazione sul luogo di lavoro;
· accessi e uscite sicuri dagli ambienti di lavoro;
· percorsi pedonali e vie di passaggio sottoposti a regolare manutenzione sul lavoro;
· una comunicazione chiara e una segnalazione adeguata dei pericoli e dei rischi presenti sul luogo di lavoro.


Giovani lavoratori

Dati nazionali ed europei suggeriscono che i giovani lavoratori sono maggiormente a rischio di incorrere in un infortunio sul lavoro. Tuttavia, l’incidenza degli infortuni e le loro cause variano molto da settore a settore e da attività ad attività.

Se è vero che tra i giovani il tasso di incidenti mortali è meno alto in generale, altrettanto certo è che la percentuale di infortuni mortali può essere elevata in alcuni settori. L’incidenza maggiore si registra nell’agricoltura, seguita dalle costruzioni, dai trasporti e comunicazioni, e dall’industria manifatturiera.
Le costruzioni sono il comparto che fa registrare il più elevato numero di infortuni fatali tra i giovani lavoratori. Il numero degli infortuni mortali sta aumentando anche nel settore del commercio in alcuni paesi e le donne costituiscono un'elevata percentuale delle vittime.


Lavoratori anziani

Alcuni studi dimostrano che, sebbene i lavoratori anziani subiscano meno infortuni, nel loro caso spesso le lesioni sono più gravi e necessitano di più tempo per guarire. Il maggior numero di infortuni sul lavoro in tutti i settori, dall'industria pesante al lavoro d'ufficio, è dovuto agli scivolamenti e alle cadute. Tra i giovani sono più frequenti le lesioni a carico di occhi o mani, mentre i lavoratori anziani riferiscono con maggiore frequenza lesioni alla schiena.
Inoltre, i lavoratori anziani hanno più difficoltà a vedere o a mettere a fuoco a determinate distanze, hanno una visione periferica ridotta, vedono gli oggetti in maniera meno nitida, faticano di più a percepire la profondità o possono essere più sensibili ai bagliori di luce. Infine, è più probabile che soffrano di patologie che possono compromettere la vista, come cataratte e disturbi a carico della retina. Queste alterazioni delle capacità visiva possono contribuire ad accrescere il rischio di infortuni. Le cadute, invece, possono essere dovute a scarso equilibrio, tempi più lenti di reazione, problemi della vista e mancanza di concentrazione.


Donne

In generale, la frequenza degli infortuni è maggiore tra gli uomini, anche dopo i necessari aggiustamenti introdotti per tener conto del minor numero di ore lavorate dalle donne. Le donne, tuttavia, tendono a essere impiegate in determinate occupazioni e, pertanto, devono affrontare i pericoli specifici di tali lavori.

Per migliorare le condizioni di lavoro delle donne e degli uomini è necessario un impegno costante. Ma adottare un approccio alla valutazione dei rischi e alla relativa prevenzione che non faccia distinzioni "dal punto di vista del genere" può comportare il rischio che le lavoratrici siano sottovalutate o persino del tutto ignorate.

Quando si parla di pericoli sul lavoro, si tende a pensare agli uomini che sono impiegati in determinati settori a elevato rischio di infortuni come i cantieri edili, e non si pensa, per esempio, alle donne che operano nel campo dell'assistenza sanitaria e sociale. Se tuttavia si esaminano attentamente le situazioni di lavoro reali, si comprende che le donne sono esposte a importanti rischi sul lavoro tanto quanto gli uomini. È quindi fondamentale tener conto degli aspetti di genere nella valutazione dei rischi sul lavoro; integrare questa tematica nelle attività di prevenzione dei rischi è uno degli obiettivi attuali della Comunità europea.


Lavoratori migranti

Con il crescere della consapevolezza del ruolo determinante che i lavoratori migranti ricoprono per la crescita economica dei nostri paesi è opportuno prestare maggiore attenzione anche alle loro condizioni di impiego e di lavoro.

Il termine "lavoratori migranti" comprende un'ampia gamma di persone che hanno lasciato la terra d'origine per ragioni diverse e sono in possesso di vari livelli di competenze. Non tutti i lavoratori migranti sono "a rischio"; si possono tuttavia individuare tre aspetti pressanti concernenti la sicurezza e la salute sul lavoro:
· elevata occupazione in settori ad alto rischio;
· barriere linguistiche e culturali che ostacolano la comunicazione e la formazione in materia di sicurezza e salute;
· i lavoratori migranti spesso fanno molti straordinari e/o non sono in buone condizioni di salute e, pertanto, sono più esposti a infortuni e malattie occupazionali.


Lavoratori precari

I lavoratori precari, ossia i lavoratori che non hanno un'occupazione sicura, possono esser esposti a maggiori rischi per la salute. Questo tipo di occupazione, che si sta diffondendo nei paesi industrializzati ed è comune anche nelle economie in via di sviluppo, può essere definita anche da una serie di caratteristiche tipiche quali il lavoro temporaneo, scarsi livelli di controllo sull'attività svolta, assenza di contributi e retribuzione bassa.

È emerso da alcuni studi che il lavoro precario è associato a un deterioramento dei livelli di salute e sicurezza sul lavoro, con un aumento del tasso di infortuni, del rischio di malattia e dell'esposizione ai pericoli.


Manutentori

Molti infortuni, tra cui scivolate e cadute, avvengono a causa di una scarsa manutenzione o in conseguenza di interventi di manutenzione di pessima qualità:
· i subappalti a cascata delle attività di manutenzione ostacolano la gestione della SSL e la condivisione delle conoscenze in materia di gestione dei rischi;
· effettuare gli interventi di manutenzione a ritmi incalzanti può accrescere il rischio di infortuni.
Ridurre gli infortuni sul lavoro: consigli per i datori di lavoro
8. Legislazione europea

Ai sensi delle direttive dell'Unione europea, i datori di lavoro sono responsabili della sicurezza e della salute dei loro lavoratori. La direttiva 89/391/CEE fornisce il quadro generale per la gestione della salute e della sicurezza e per l'individuazione e la prevenzione dei rischi.

I datori di lavoro devono valutare i rischi e adottare misure pratiche volte a proteggere la sicurezza e la salute dei lavoratori, conservare registri degli infortuni, fornire informazioni e formazione, consultare i lavoratori, e collaborare con gli appaltatori, coordinando con loro le misure di protezione.

Esistono inoltre altre singole direttive in materia di prevenzione degli infortuni.




Come posso evitare i rischi? Consigli per i dipendenti

Ridurre gli infortuni sul lavoro: consigli per i lavoratori
1. Pericoli e rischi incontrati dai lavoratori


Il tipo di pericolo, il grado di rischio e la gravità del danno derivante variano a seconda del luogo di lavoro e del settore.

Il maggior numero di infortuni in tutti i settori, dall'industria pesante al lavoro d'ufficio, è dovuto ad inciampamenti, scivolate e cadute. Altri rischi per i lavoratori comprendono:
· mancanza di informazioni, istruzioni, formazione, supervisione e insegnamento;
· caduta di oggetti;
· ustioni termiche e chimiche;
· incendi ed esplosioni;
· sostanze pericolose;
· asfissia;
· stress.

I lavoratori sono invitati a rivolgersi al proprio datore di lavoro o ad un loro rappresentante nel caso in cui riscontrino la sussistenza di parte dei problemi riportati qui di seguito nel proprio luogo di lavoro:


Attrezzature e luogo di lavoro:
· protezioni meccaniche inadeguate a impedire il contatto con oggetti pericolosi;
· scarsa manutenzione delle attrezzature e dei veicoli di lavoro;
· rischio di taglio con lame, spigoli, lamiere metalliche, strumenti o altre estremità taglienti;
· pericoli elettrici.


Luogo di lavoro:
· scarsa igiene e pulizia, disordine, controlli insufficienti;
· scarsa visibilità nelle aree in cui operano veicoli e macchinari per il sollevamento (ad esempio gru mobili);
· andirivieni di persone e veicoli, in particolare in prossimità di entrate e uscite di garage, magazzini e depositi.


Trasporto sul lavoro:
· movimenti incontrollati di oggetti come, ad esempio, barili e altri carichi e contenitori legati in maniera inadeguata durante il deposito, il trasporto, la distribuzione o la movimentazione.
Ridurre gli infortuni sul lavoro: consigli per i lavoratori
2. Legislazione europea

I lavoratori hanno determinati obblighi in forza dell'articolo 13 della direttiva 89/391/CEE, che fornisce il quadro generale per la gestione della salute e della sicurezza e per l'individuazione e la prevenzione dei rischi.

La direttiva stabilisce che è obbligo di ciascun lavoratore prendersi ragionevolmente cura della propria sicurezza e della propria salute nonché della sicurezza e salute dei propri colleghi, conformemente alla sua formazione e alle istruzioni fornite dal datore di lavoro.


In particolare, i lavoratori devono:
· utilizzare in modo corretto i macchinari, le apparecchiature, gli utensili, le sostanze pericolose e i mezzi di trasporto;
· utilizzare in modo corretto l'attrezzatura di protezione individuale messa a loro disposizione;
· non disattivare, cambiare o spostare arbitrariamente i dispositivi di sicurezza installati propri, in particolare, ai macchinari, alle apparecchiature, agli utensili, agli impianti ed agli edifici, e utilizzare tali dispositivi di sicurezza in modo corretto;
· segnalare immediatamente al datore di lavoro e/o ai lavoratori che hanno una funzione specifica in materia di protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori qualsiasi situazione di lavoro che essi ritengano possa ragionevolmente costituire un pericolo grave e immediato per la sicurezza e la salute, così come qualsiasi difetto rilevato nei sistemi di protezione.

Esistono inoltre altre singole direttive sulla prevenzione degli infortuni.

Ridurre gli infortuni sul lavoro: consigli per i lavoratori
3. Informazione e formazione

I lavoratori hanno il diritto di ricevere informazioni sui rischi esistenti per la salute e sicurezza, sulle misure di prevenzione, sulle procedure di primo soccorso e di emergenza. La formazione deve essere pertinente e comprensibile, anche per i lavoratori che parlano una lingua diversa. Essa deve essere impartita ai neoassunti ma anche ai lavoratori già in servizio se ci sono variazioni nelle pratiche di lavoro o nelle attrezzature di lavoro oppure quando cambiano le mansioni o ancora se vengono introdotte nuove tecnologie.

I lavoratori hanno inoltre l'obbligo di collaborare nell'attuazione delle misure di prevenzione previste dai datori di lavoro, seguendo le istruzioni ricevute nel corso della formazione e facendo attenzione alla propria sicurezza e salute e a quella dei propri colleghi. È necessario far capire ai lavoratori come lavorare in sicurezza.

La formazione deve concentrarsi su:
· i principi del sistema di gestione della sicurezza e le responsabilità dei lavoratori;
· i pericoli e i rischi specifici presenti sul lavoro;
· le competenze necessarie per svolgere le attività;
· le procedure da seguire per evitare qualsiasi rischio;
· le misure di prevenzione da adottare prima, durante e dopo l'attività di lavoro;
· istruzioni specifiche concernenti la sicurezza e la salute per i lavoratori alle prese con apparecchiature tecniche e sostanze pericolose;
· informazioni sui dispositivi di protezione collettivi e individuali;
· fonti di informazione sulla sicurezza e la salute che sono a disposizione dei lavoratori;
· informazioni sulle persone da contattare per segnalare i rischi emergenti e le emergenze.

Fonte osha europa

domenica 9 novembre 2008

SGSL Cantieri

Linee Guida per un sistema di gestione dellasalute e sicurezza sul lavoro (SGSL) Indicazioni specifiche per l’applicazione nelle aziende di costruzioni esercenti cantieri temporanei e mobili

Ottobre 2003

In considerazione della particolarità e specificità del settore delle costruzioni si è ritenuto utile fornire, per alcuni dei paragrafi delle “Linee guida per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL)” edite dall’UNI nel settembre 2001, alcune indicazioni aggiuntive, di carattere interpretativo e di indirizzo applicativo che si pensa possano risultare utili alle aziende al fine di una più agevole implementazione di un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro. Si precisa a tal fine che le indicazioni contenute nel presente documento, singolarmente e complessivamente, non costituiscono modifica delle “Linee guida per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL)” (nel seguito denominate più brevemente “Linee Guida SGSL”), che rimangono valide nella loro interezza anche per il comparto delle costruzioni. Gli elementi specifici qui riportati sono determinati dalla peculiarità che gran parte dell’attività dell’azienda di costruzioni viene svolta nei cantieri temporanei o mobili per i quali appare necessario fornire indicazioni e suggerire metodiche che tengano conto di tale tipicità e delle norme di legge specifiche ed in particolare quelle che coinvolgono nell’azione di sicurezza soggetti esterni all’azienda (committenti e coordinatori per la sicurezza) non direttamente controllabili dall’azienda che rivestono però, totalmente o parzialmente, importanti ruoli e funzioni (per esempio pianificazione di sicurezza) di cui bisogna tenere conto nell’implementazione e nella conduzione di un SGSL. Inoltre, la presenza quasi ordinaria di diverse imprese che sono incaricate di svolgere parti diverse dell’opera e che ricoprono ruoli diversi nell’ambito del cantiere (ad esempio l’appaltatore principale, i subappaltatori, i lavoratori autonomi, ecc.) impone all’azienda che vuole gestire gli aspetti di salute e sicurezza connessi con la propria attività di operare tenendo in considerazione tali presenze e attuando opportune procedure o prassi utili a tenere sotto controllo proprio tali aspetti.

Nel seguito del presente documento si cercherà di fornire una serie di indicazioni utili a mantenere sotto controllo gestionale la salute e la sicurezza sul lavoro in un quadro operativo che in moltissime circostanze è caratterizzato dagli aspetti sopra citati.

Al fine di rendere più semplice e diretta la lettura, ogni paragrafo del presente documento avrà il titolo del corrispondente paragrafo delle “Linee Guida SGSL” rispetto al quale si è ritenuto utile proporre chiarimenti ed interpretazioni. Ovviamente non verranno citati i paragrafi delle “Linee Guida SGSL” rispetto ai quali si è ritenuto non utile proporre commenti, interpretazioni, suggerimenti applicativi.

Linee Guida SGSL: B. Sequenza ciclica di un SGSL

L’attività di identificazione dei pericoli e di valutazione dei rischi riportata nelle “Linee Guida SGSL” al terzo punto della sequenza esemplificativa delle fasi di attività di un sistema di gestione della sicurezza a regime deve, per ciò che riguarda ogni singolo cantiere, anche tener conto di quanto contenuto in materia nel piano di sicurezza e coordinamento (PSC) redatto, ove previsto, dal coordinatore della sicurezza.

Le “Linee Guida SGSL” chiedono anche che, nel valutare i rischi, si comprendano, tra le altre cose, le interazioni tra addetti e siano identificati gli altri soggetti esposti, come, ad esempio, lavoratori autonomi, dipendenti di soggetti terzi, ecc. In questo contesto rientrano, tra gli altri, i casi in cui vi è presenza contemporanea o successiva di più imprese. In tal senso uno strumento utile è rappresentato dalle riunioni di coordinamento alle quali l’impresa che sta operando in logica SGSL dovrebbe partecipare attivamente anche rendendosi parte diligente, ove fosse necessario, per sollecitarne l’attivazione.

Linee Guida SGSL: C. La politica per la sicurezza e salute sul lavoro

In coerenza con i principi di cui alle “Linee Guida SGSL”, la politica della sicurezza, che si ricorda è emanata dal vertice aziendale, dovrebbe essere “documentata”, cioè dovrebbe essere elaborato un documento scritto denominato “Politica della salute e sicurezza” dell’azienda.

Tale documento dovrebbe essere diffuso a tutte le persone che operano nella sfera di influenza dell’azienda, e, quindi, in primo luogo a tutti i dipendenti e, di volta in volta, ai propri subappaltatori.

Tra le modalità di diffusione l’azienda può anche prevedere che la “Politica della SSL” sia esposta, con il dovuto rilievo, nella sede dell’azienda e anche nei cantieri, soprattutto in quelli di un certo rilievo.

Sarebbe opportuno che, in occasione della prima diffusione del documento, esso venisse illustrato e commentato in una o più riunioni che coinvolgano la direzione e i dipendenti dell’impresa.

In tale documento gli obiettivi e gli impegni indicati nelle “Linee Guida SGSL” dovrebbero essere specificati e riferiti alla realtà aziendale.

A titolo di esempio di applicazione alla politica aziendale in materia di SGSL dell’azienda:

1) per concretizzare “l’impegno al rispetto della legislazione” potrebbe essere esplicitato anche l’impegno ad osservare quanto previsto nei PSC e a redigere correttamente ed osservare i POS;

2) per concretizzare “l’impegno a considerare la SSL ed i relativi risultati come parte integrante della gestione aziendale” e per favorire “l’impegno al miglioramento continuo ed alla prevenzione” potrebbero essere previsti incentivi (economici e/o di carriera) in occasione di abbassamenti del tasso INAIL discendenti da diminuzione del tasso infortunistico aziendale e/o in caso di riduzione del “tasso di non conformità” globale o di cantiere (vedere capitolo F) misurato dall’azienda attraverso gli indicatori stabiliti nella fase di pianificazione di ogni obiettivo;

3) per concretizzare “l’impegno a far sì che i lavoratori siano sensibilizzati e formati per svolgere i loro compiti in sicurezza e per assumere le loro responsabilità in materia di SSL”, oltre a quanto indicato nei punti precedenti, potrebbe essere preannunciata l’intenzione di tenere corsi, riunioni, campagne di propaganda, concorsi e iniziative (vedere capitolo E.3);

4) per concretizzare “l’impegno al coinvolgimento e alla consultazione dei lavoratori, anche attraverso i loro rappresentanti per la sicurezza” potrebbero essere preannunciate iniziative tipo “premi per i migliori suggerimenti per la sicurezza”, impegni a consultare gli RLS in sede di monitoraggio interno di 2° livello (vedere capitolo F.1), previsioni di riunioni a cadenza fissa e stabilita per discutere sull’attuazione del sistema e dei risultati raggiunti.

Nel definire o aggiornare la “Politica di SSL”:

1. si dovrebbe includere l’impegno a tenere in attenta considerazione le interdipendenze tra le attività produttive facenti capo all’azienda e quelle facenti capo alle altre componenti produttive presenti in cantiere anche attivando e partecipando alle riunioni di coordinamento; 2. si dovrebbe tenere conto: a) della dimensione dei cantieri; b) della natura e del livello dei rischi presenti, con riferimento a quelli individuati e valutati sia direttamente che dalle altre componenti produttive presenti nei cantieri; c) della pianificazione ed organizzazione delle componenti produttive, non appartenenti all’azienda, presenti nei cantieri.

Linee Guida SGSL: D. Pianificazione

Fermo restando quanto concerne le procedure operative per il controllo e l’utilizzo di attrezzature, macchine ed impianti di proprietà dell’impresa, nel settore delle costruzioni la pianificazione si potrebbe realizzare mediante un piano aziendale articolato in piani specifici per ogni cantiere. La pianificazione, per ottemperare ai principi stabiliti dalle “Linee Guida SGSL”, dovrebbe, in considerazione delle particolarità del settore delle costruzioni, definire le modalità operative per tenere conto anche: a) delle attività di altri lavoratori, diversi da quelli dipendenti dall’azienda, presenti in cantiere; b) delle strutture, macchine e attrezzature utilizzate da terzi; c) del tempo limitato di vita dei cantieri e della precarietà e della temporaneità di molte situazioni presenti. La pianificazione del SGSL in un’azienda di costruzioni esercente cantieri temporanei o mobili dovrebbe tener conto del fatto che gran parte delle attività più pericolose si svolge nei cantieri. Ciascuno di tali cantieri costituisce sempre un “prototipo” almeno a livello di ambiente e di organizzazione con le sue specifiche problematiche. Tenendo conto di quanto sopra, il SGSL nel settore delle costruzioni dovrebbe essere pianificato al fine di poter migliorare le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori operanti, oltre che nella sede dell’azienda, anche in realtà sempre diverse, quali sono i singoli cantieri, e, ciò non di meno, rispettare modelli uniformi da cantiere a cantiere che comprendano anche il monitoraggio degli infortuni e delle tecnopatie. Una possibile procedura operativa utile a tal fine potrebbe basarsi sulla redazione di “piani di SSL di cantiere” personalizzati con riferimento alla specifica realtà aziendale in cantiere (uno per ciascuna delle tipologie lavorative praticate correntemente dall’impresa), ciascuno dei quali comprenda, in coerenza con quanto indicato nel capitolo E.2 delle “Linee Guida SGSL”, l’indicazione dei compiti e delle responsabilità da affidare ai vari soggetti coinvolti (capicantiere, capisquadra, addetti alla manutenzione delle macchine, addetti all’ufficio acquisti, ecc.) per la realizzazione degli obiettivi di SSL che l’azienda ha definito. Nel piano così redatto dovrebbero risultare chiaramente definite le risorse di sicurezza in termini di persone, mezzi di protezione e misure di sicurezza in essere nel cantiere in esame. Si segnala inoltre che se il piano di sicurezza dell’impresa per il singolo cantiere fosse strutturato come sopra, potrebbe essere agevolata la funzione di monitoraggio (vedere capitolo F.1 e successivi delle “Linee Guida SGSL”). Infine si segnala che potrebbe risultare utile l’utilizzazione di pubblicazioni specializzate per definire, previa selezione, le procedure operative per il controllo e l’utilizzo di attrezzature, macchine e impianti in possesso dell’impresa nonché per ciò che concerne i DPI (uso, distribuzione, consegna, registrazione, ecc.). Le singole pianificazioni specifiche di cantiere dovrebbero essere integrate ed adattate, nei limiti della salvaguardia della sicurezza previsti negli obiettivi strategici dell’azienda per la gestione di competenza e con quelli imposti dalle norme cogenti, con i singoli PSC forniti dai committenti. Da tale confronto e integrazione potranno evidenziarsi le modifiche del PSC (anche in termini di costi) da richiedere in corso d’opera nonché elementi da inserire nel POS. Qualora l’azienda che adotta il SGSL fosse l’impresa aggiudicataria, una corretta pianificazione dovrebbe tener conto della frequente presenza in cantiere di imprese subappaltatrici o, più in generale, di lavoratori non dipendenti. Una corretta pianificazione dovrebbe definire le modalità e le responsabilità, nell’ambito dell’impresa aggiudicataria, oltre che per la trasmissione del PSC alle altre imprese esecutrici, anche per la verifica della redazione dei POS da parte delle stesse e dei relativi contenuti (fornendo, eventualmente, consulenza a tal proposito), nonché per collaborare fattivamente per favorire l’attuazione del coordinamento da parte del coordinatore per l’esecuzione. A tal fine, anche in linea con i principi espressi nel capitolo E.7 delle “Linee Guida SGSL”, i rapporti contrattuali tra l’impresa aggiudicataria e le altre dovrebbero prevedere modalità e responsabilità perché si realizzi una efficace collaborazione almeno nei termini appena descritti.

Nel processo di pianificazione del SGSL a livello di singoli cantieri si dovrebbe tener conto anche del caso in cui siano presenti in cantiere lavorazioni eseguite da imprese diverse da quelle di costruzioni e non soggette all’applicazione del D.Lgs. 494/96 ma interferenti con quelli eseguiti dall’impresa di costruzioni stessa: in tale ipotesi, come pure in quella di cui all’alinea precedente, l’impresa aggiudicataria dei lavori dovrebbe definire le modalità e chi ha la responsabilità di richiedere al committente di provvedere all’attuazione di quanto previsto dall’art. 7 del D.Lgs. 626/94.

Linee Guida SGSL: E.2 Definizione dei compiti e delle responsabilità

La definizione dei compiti e delle responsabilità in materia di SGSL nelle imprese di costruzioni dovrebbe essere definita in via generale con riferimento all’intera impresa e, successivamente,

ribadita e confermata a livello di singolo cantiere nel “Piano di SSL di cantiere” a cui si è fatto cenno nel capitolo precedente.

La definizione dei compiti e delle responsabilità dovrebbe trovare riscontro in documenti scritti di data certa relativi, per esempio, a:

-eventuale identificazione, tramite delega, di datori di lavoro diversi dall’imprenditore ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera b) del D.Lgs. 626/94, nel caso di cantieri configurabili come unità produttive autonome;

-eventuale identificazione, tramite delega, del (o dei, ove si faccia riferimento ad unità produttive autonome) dirigente a cui il datore di lavoro trasferisce le funzioni relative alla sicurezza;

-individuazione dei dirigenti e definizione dei loro compiti;

-individuazione dei preposti-capicantiere e definizione dei loro compiti;

-individuazione degli addetti a pronto soccorso, emergenza e antincendio e definizione dei loro compiti;

-eventuale individuazione degli addetti alla verifica della regolarità delle attrezzature e definizione dei loro compiti;

-individuazione del medico competente e definizione dei suoi compiti.

Linee Guida SGSL: F.1 Monitoraggio interno della sicurezza

Nelle aziende di costruzioni esercenti cantieri temporanei o mobili il monitoraggio di primo livello potrebbe essere attuato, con riferimento alle attività fisse e con riferimento alle attività di cantiere, utilizzando specifiche check-list composte da una lista, il più possibile esaustiva, di domande. Ciascuna delle domande contenute nelle check-list è formulata con riferimento alle norme, a consigli di buona tecnica, all’attuazione del SGSL e degli obiettivi di salute e sicurezza formulati dall’azienda. Tenuto conto della precarietà delle situazioni in cantiere, il monitoraggio di primo livello relativo all’attività che si svolge nei cantieri stessi dovrebbe essere attuato con continuità con riferimento alle singole fasi di lavoro. Il monitoraggio di secondo livello dovrebbe essere attuato a cadenze prefissate per ciò che concerne le attività fisse dell’azienda e, cantiere per cantiere, in funzione della situazione specifica connessa con durata, dimensioni, rischi specifici, criticità operative, modalità di attuazione delle procedure del SGSL, ecc. L’incaricato o gli incaricati del monitoraggio di secondo livello potrebbero utilizzare, quale strumento di lavoro, check-list analoghe a quelle di cui si è fatto cenno in precedenza, determinando, a seguito delle verifiche ispettive le non conformità a livello di attività fisse e a livello di singoli cantieri.

Linee Guida SGSL: F.2 Caratteristiche e responsabilità dei verificatori

Vista la dimensione, mediamente assai modesta, delle imprese di costruzioni e l’esigenza di integrare al massimo la sicurezza nella gestione aziendale, potrebbe risultare funzionale assegnare la responsabilità del monitoraggio di primo livello ai singoli capicantiere, in tal modo si otterrebbe il massimo di coinvolgimento nella sicurezza di tale importante figura professionale. Ovviamente, nel caso di cantieri di grandi dimensioni potrebbero essere identificate soluzioni diverse ma tali comunque da coinvolgere direttamente anche i responsabili della produzione (direttore tecnico del cantiere e capicantiere). Per quanto concerne il monitoraggio di secondo livello, tale importante funzione potrebbe essere assolta dal RSPP dell’azienda. È evidente che tali figure devono essere adeguatamente formate per lo svolgimento efficiente ed efficace di tali attività di monitoraggio.

SCHEMA OPERATIVO PER L’ISTITUZIONE E LA GESTIONE DI UN SGSL IN IMPRESE DI COSTRUZIONI ESERCENTI CANTIERI TEMPORANEI O MOBILI

Fasi preliminari

-Decisione della direzione aziendale di istituire un SGSL -Definizione del documento programmatico e sua diffusione -Definizione dei compiti e delle responsabilità e conferimento degli incarichi (sia in relazione

al SGSL che in relazione al sistema di deleghe aziendali in materia di sicurezza) -Definizione e verifica del sistema di coinvolgimento del personale -Definizione delle procedure tecniche di uso e manutenzione di macchine, impianti e

attrezzature -Definizione delle procedure relative ai DPI -Redazione dei “piani di cantiere” tipo

Esercizio del SGSL (a livello di azienda)

-Auditing di secondo livello -Determinazione dei tassi di non conformità -Analisi dei risultati -Programma di miglioramento e interventi

Esercizio del SGSL (a livello di cantiere)

-Esame del PSC e sua integrazione con il “piano di cantiere” -Redazione del POS -Auditing a livello di cantiere

Linee Guida per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro


La gestione della salute e della sicurezza sul lavoro costituisce parte integrante della gestione generale dell’azienda. La realizzazione degli obiettivi di salute e sicurezza nelle aziende non comporta l’obbligo né la necessità di adozione di sistemi di gestione della sicurezza. Le presenti linee guida costituiscono pertanto un valido aiuto per le imprese che intendono volontariamente adottare un sistema di gestione della sicurezza. Un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (in seguito denominato SGSL) integra obiettivi e politiche per la salute e sicurezza nella progettazione e gestione di sistemi di lavoro e di produzione di beni o servizi. Il SGSL definisce le modalità per individuare, all’interno della struttura organizzativa aziendale, le responsabilità, le procedure, i processi e le risorse per la realizzazione della politica aziendale di prevenzione, nel rispetto delle norme di salute e sicurezza vigenti. Il SGSL, che prevede un’adozione volontaria1), potrà avere successo perché, fermo restando il rispetto delle norme di legge: • il monitoraggio è effettuato preferibilmente con personale interno all’impresa/organizzazione; • non è soggetto a certificazione da parte terza imposta da norme di legge; • è economicamente giustificabile, in quanto produce anche economie di gestione; • si adatta alle specifiche caratteristiche dell’impresa/organizzazione; • migliora le capacità di adattamento all’evoluzione di leggi, regolamenti e norme di buona tecnica; • non è sottoposto, in quanto tale, al controllo delle Autorità di vigilanza; • coinvolge i lavoratori e i loro rappresentanti nel sistema di gestione. Il SGSL, descritto nella presente guida, ha validità generale e la sua applicazione va modulata tenendo conto delle caratteristiche complessive dell’impresa/organizzazione (dimensioni, tipologie produttive, cicli tecnologici, struttura dell’organizzazione, ecc.) che intende adottarlo.

Linee Guida per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL)

In taluni settori e/o comparti, regolamentati da leggi specifiche, l’applicazione di questa guida può necessitare di ulteriori documenti esemplificativi e/o integrativi. Questa pubblicazione contiene linee guida e raccomandazioni. Non può essere considerata una norma o una specifica tecnica da utilizzare a scopo di certificazione di parte terza né per attività di vigilanza da parte delle Autorità di controllo in materia di sicurezza ed igiene del lavoro.

A. Finalità

Un SGSL è finalizzato a garantire il raggiungimento degli obiettivi di salute e sicurezza che l’impresa/organizzazione si è data in una efficace prospettiva costi/benefici. Tale sistema, infatti, si propone di: • ridurre progressivamente i costi complessivi della salute e sicurezza sul lavoro compresi quelli derivanti da incidenti, infortuni e malattie correlate al lavoro, minimizzando i rischi cui possono essere esposti i dipendenti o i terzi (clienti, fornitori, visitatori, ecc.); • aumentare l’efficienza e le prestazioni dell’impresa/organizzazione; • contribuire a migliorare i livelli di salute e sicurezza sul lavoro; • migliorare l’immagine interna ed esterna dell’impresa/organizzazione.

B. Sequenza ciclica di un SGSL

Il SGSL opera sulla base della sequenza ciclica delle fasi di pianificazione, attuazione, monitoraggio e riesame del sistema, per mezzo di un processo dinamico. La capacità del sistema di raggiungere gli obiettivi pianificati deriva dall’impegno e dal coinvolgimento di tutte le funzioni aziendali e soprattutto del livello più elevato. I contenuti delle fasi possono essere più o meno complessi in ogni singola azienda o unità produttiva in funzione di: • dimensione, natura, attività e relativa complessità dell’organizzazione; • significatività dei pericoli e rischi presenti, potenziali o residui; • soggetti potenzialmente esposti. Le sequenze esemplificative e generalmente applicabili delle fasi, quando il SGSL è a regime, sono: • stabilire una politica della salute e sicurezza sul lavoro, che definisca gli impegni generali per la prevenzione dei rischi ed il miglioramento progressivo della salute e sicurezza; • identificare le prescrizioni delle leggi e dei regolamenti applicabili; • identificare tutti i pericoli e valutare i relativi rischi per tutti i lavoratori, compresi i casi particolari 2), associati con i processi, le attività operative ed organizzative (comprese le interazioni fra gli addetti), le sostanze e i preparati pericolosi, ecc.; • identificare gli altri soggetti potenzialmente esposti (quali, ad esempio i lavoratori autonomi, dipendenti di soggetti terzi ed i visitatori occasionali);

Linee Guida per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL)

• fissare specifici obiettivi appropriati, raggiungibili e congruenti con gli impegni generali definiti nella politica; • elaborare programmi per il raggiungimento di tali obiettivi, definendo priorità, tempi e responsabilità ed assegnando le necessarie risorse; • stabilire le modalità più appropriate, in termini di procedure e prassi, per gestire i programmi; • sensibilizzare la struttura aziendale al raggiungimento degli obiettivi prefissati; • attuare adeguate attività di monitoraggio, verifica ed ispezione, per assicurarsi che il sistema funzioni; • avviare le opportune azioni correttive e preventive in funzione degli esiti del monitoraggio; • effettuare un periodico riesame per valutare l’efficacia e l’efficienza del sistema nel raggiungere gli obiettivi fissati dalla politica della salute e sicurezza nonché per valutarne l’adeguatezza rispetto sia alla specifica realtà aziendale che ai cambiamenti interni/esterni, modificando, se necessario, politica ed obiettivi della salute e sicurezza, tenendo conto dell’impegno al miglioramento continuo.

C. La politica per la sicurezza e salute sul lavoro

La politica per la salute e la sicurezza sul lavoro (in seguito denominata SSL) dovrebbe essere definita e documentata dal vertice aziendale nell’ambito della politica generale dell’azienda. La politica indica la visione, i valori essenziali e le convinzioni dell’azienda sul tema della SSL e serve a definire la direzione, i principi d’azione e i risultati a cui tendere ed esprime l’impegno del vertice aziendale nel promuovere nel personale la conoscenza degli obiettivi, la consapevolezza dei risultati a cui tendere, l’accettazione delle responsabilità e le motivazioni. La politica aiuta a dimostrare, verso l’interno: • l’impegno dell’azienda alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori; e, verso l’esterno, che: • esiste un impegno concreto dell’azienda in tema di salute e sicurezza sul lavoro; • si privilegiano le azioni preventive; • l’organizzazione aziendale tende all’obiettivo del miglioramento continuo. La politica per la SSL dovrebbe includere tra l’altro: • l’impegno al rispetto della legislazione e degli accordi applicabili alla SSL; • l’affermazione che la responsabilità nella gestione della SSL riguarda l’intera organizzazione aziendale, dal Datore di Lavoro sino ad ogni lavoratore, ciascuno secondo le proprie attribuzioni e competenze; • l’impegno a considerare la SSL ed i relativi risultati come parte integrante della gestione aziendale; • l’impegno al miglioramento continuo ed alla prevenzione; • l’impegno a fornire le risorse umane e strumentali necessarie; • l’impegno a far sì che i lavoratori siano sensibilizzati e formati per svolgere i loro compiti in sicurezza e per assumere le loro responsabilità in materia di SSL; • l’impegno al coinvolgimento ed alla consultazione dei lavoratori, anche attraverso i loro rappresentanti per la sicurezza; • l’impegno a riesaminare periodicamente la politica stessa ed il sistema di gestione attuato; • l’impegno a definire e diffondere all’interno dell’azienda gli obiettivi di SSL e i relativi programmi di attuazione. Nel definire o aggiornare la politica di SSL si dovrebbe tener conto: • dell’attività svolta e della dimensione aziendale; • della natura e del livello dei rischi presenti; • della tipologia dei contratti di lavoro; • dei risultati dell’analisi iniziale o del monitoraggio successivo.

D. Pianificazione

La concretizzazione della politica passa attraverso un processo di pianificazione che porta alla formulazione di uno specifico piano nell’ambito del SGSL. La pianificazione per la SSL dovrebbe essere coerente con il sistema generale di gestione aziendale adottato. I metodi utilizzati per pianificare il raggiungimento degli obiettivi di SSL dovrebbero essere gli stessi utilizzati per pianificare il raggiungimento degli altri obiettivi dell’azienda (per esempio: commerciali, tecnologici, opportunità di mercato, costi aziendali, gestione del personale, ecc.). In questo ambito si dovrebbe tendere a che le procedure organizzative/ operative necessarie alla gestione della attività dell’azienda vengano integrate dalle componenti di salute e sicurezza necessarie senza creare duplicazioni e parallelismi. I requisiti chiave del processo di pianificazione da tener presenti dovrebbero essere i seguenti: • definizione e graduazione degli obiettivi finalizzati al mantenimento e/o al miglioramento del sistema; • determinazione, preferibilmente al momento della definizione degli obiettivi, dei criteri di valutazione idonei a dimostrare l’effettivo raggiungimento degli obiettivi stessi; • predisposizione di un piano per il raggiungimento di ciascun obiettivo contenente anche le mete intermedie, ove necessarie, l’individuazione delle figure/strutture coinvolte nella realizzazione del piano stesso e l’attribuzione dei compiti e delle responsabilità relative; • definizione delle risorse necessarie, comprese quelle economiche; • previsione delle modalità di verifica dell’effettivo ed efficace raggiungimento degli obiettivi. Questa pianificazione dovrebbe tener conto: • delle attività lavorative ordinarie e straordinarie, comprese le situazioni di emergenza; • delle attività di tutto il personale (inclusi lavoratori con contratto atipico, fornitori, visitatori, ecc.), che ha accesso al luogo di lavoro e/o ha interferenza con le attività lavorative svolte; • delle strutture, dei luoghi e dei metodi di lavoro, delle macchine, degli impianti, delle attrezzature, delle sostanze utilizzate, sia che siano quelle proprie dell’azienda sia che vengano fornite da terzi; • delle modalità più adeguate per presidiare i processi aziendali, così da prevenire le inefficienze nonché individuare e pianificare le attività di modifica organizzativa, strutturale, procedurale, produttiva, tecnologica, tenendo conto delle esigenze di tutela della SSL.