Infotel

martedì 28 dicembre 2010

Sicurezza lavoro

“Per quasi cinquecento famiglie nel nostro Paese questo non sarà un Natale da festeggiare, ma solo una triste occasione per ricordare e piangere un proprio caro scomparso tragicamente al lavoro. Sono 484, infatti, le persone che nei primi undici mesi del 2010 hanno perso la vita. Da Nord a Sud della Penisola l’emergenza non conosce confini e miete vittime quotidianamente: almeno una al giorno; più di 9 alla settimana”. Sul finire dell’anno, il Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, Mauro Rossato, propone una delle più sconfortanti immagini delle morti bianche in Italia. Ed è sempre la Lombardia ad indossare la maglia nera con 68 decessi, seguita dal Veneto (51) e dalla Campania (43). Ma vicine al podio della morte sono anche la Puglia (41), e la Sicilia con il Lazio (35).

E’ però il Trentino Alto Adige la regione in cui viene registrato l’indice di incidenza più elevato delle morti sul totale della popolazione lavorativa (62,2 contro una media nazionale di 25,2. Seguono: Calabria (37,5) e Abruzzo (36,4).

La provincia più colpita è Bolzano con 20 decessi, mentre Roma è seconda con 17 morti bianche. Al terzo posto Brescia e Napoli (16). Oltre dieci vittime vengono registrate anche a Milano (14), a Foggia (13), a Padova e Bari (11). Questo per ciò che riguarda i valori assoluti. Sul fronte, invece, dell’incidenza sulla popolazione lavorativa è Vibo Valentia a condurre le fila provinciali con un indice pari a 84, 5. Completa il podio il Nordest con Bolzano (84,3) e Belluno (78,9). Quarta è Matera (76,7) e quinta Chieti (71,3). Indicatori decisamente più virtuosi in tal senso vengono rilevati nelle grandi province: Roma (10), Napoli (20), Milano (7,9), Palermo(25,2), Genova (16, 5), Firenze (11, 6), Bologna (11,3), e a Torino si rileva addirittura un indice di incidenza pari a 2,1.

L’agricoltura continua a detenere il primato delle morti sul lavoro con il 36,4 per cento delle vittime. Ma non è da meno l’edilizia dove si rileva il 27,9 per cento dei decessi. A distanza si trovano i valori di trasporti, magazzinaggi e comunicazioni (6,2 per cento), così come i settori del commercio e delle attività artigianali insieme a produzione, distribuzione e manutenzione energia elettrica, acqua e gas (5,2 per cento).

“Sono sempre i più esperti, poi, - sottolinea l’ingegner Rossato - coloro che perdono la vita durante l’orario di lavoro. E ciò significa che l’esperienza contribuisce ad abbassare pericolosamente i livelli di guardia”. Tant’è che la fascia d’età maggiormente coinvolta nel dramma è quella compresa tra i 40 e i 59 anni, in cui si concentra quasi la metà di tutte le morti bianche del Paese: il 44,5 per cento per la precisione. Anche gli ultrasessantenni, comunque, sono molto a rischio e sono il 31,1 per cento delle vittime del lavoro.

La caduta dall’alto e il ribaltamento di un veicolo o di un mezzo in movimento sono invece le cause principali di morte (rispettivamente nel 27,5 per cento e nel 19,8 per cento dei casi). Altrettanto drammatica la percentuale di coloro che muoiono schiacciati per la caduta di oggetti pesanti (10,7 per cento. Si continua a morire inoltre per: investimento di un mezzo (7,2 per cento dei casi), contatto con organi lavoratori in movimento (5,6 per cento) e contatto elettrico diretto (4,3 per cento).

Gli stranieri rappresentano il 10 per cento dei decessi. Le vittime rumene (34 per cento) e quelle albanesi (25,5 per cento) sono le più numerose tra quelle che non hanno nazionalità italiana. Mentre le donne che nel nostro Paese hanno perso la vita al lavoro sono 14.

La speranza. “Da esperti di sicurezza sul lavoro – conclude il Presidente dell’Osservatorio – ci auguriamo che il prossimo anno il bilancio delle morti bianche possa essere meno tragico. Anche in virtù dei contributi Inail a favore delle imprese e delle industrie che investiranno in formazione , adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale finalizzati a migliorare proprio la sicurezza nei luoghi di lavoro”.

cooperazione tra Regione Umbria e Inail

 Proseguire, accrescendone anche l'incisivita' delle azioni, la cooperazione tra Regione Umbria e Inail per una sempre maggiore diffusione della cultura della prevenzione e della sicurezza nei luoghi di lavoro. E' quanto si propone il protocollo d'intesa sottoscritto tra Regione Umbria e Direzione regionale Inail Umbria. L'atto e' stato firmato dalla presidente della Regione, Catiuscia Marini, e dal direttore regionale dell'Istituto, Tullio Gualtieri. Le due istituzioni in passato, in virtu' di precedenti intese, hanno realizzato significative iniziative tese alla prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro. Particolarmente significativa l'attivita' del Coordinamento Interistituzionale per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, che in Umbria opera di diversi anni. Inoltre, e' ormai consolidato l'utilizzo della banca dati Flussi informativi da parte dei Servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, attraverso l'Osservatorio regionale sugli infortuni e le malattie professionali. Regione Umbria e Inail Umbria sono quindi impegnate da numerosi anni a realizzare attivita' finalizzate alla diffusione in tutte le realta' produttive della cultura della sicurezza con l'obiettivo di rendere sempre piu' concreta la lotta contro gli infortuni e le patologie da lavoro, con particolare attenzione alle fasce emarginate della popolazione.

pg/gc/rob

(Asca)

mercoledì 22 dicembre 2010

VERSIONE 4.2 DI RISCHIO STRESS

RILASCIATA VERSIONE 4.2 DI RISCHIO STRESS

La versione 4.2 di Rischio Stress ha inserito la valutazione degli eventi sentinella di 1° t ipo come suggerisce il metodo seguito circa le indicazioni della Circolare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 18/11/2010.


Novità della versione 4.2 :

1) Inserita VALUTAZIONE EVENTI SENTINELLA DI 1° TIPO: “Lista delle caratteristiche aziendali e delle lavorazioni identificabili come rischi potenziali”,  per effettuare la valutazione preliminare di 1° livello della tipologia di rischio aziendale. La “Lista” utilizzata per effettuare la valutazione è quella predisposta dalla Regione Toscana e inserita nella Guida operativa del Coordinamento Interregioni per la prevenzione. La lista rileva la presenza o meno di caratteristiche aziendali (tipo di attività, mansioni, lavorazioni) che in base agli studi scientifici in materia presentano caratteristiche correlate al rischio stress.
2) INFOWORD 2010, nuova interfaccia utente in stile OFFICE 2010, introdotta formattazione del secondo livello nella stesura dei documenti
3) Corso light sullo stress, inserita versione light del corso nella pagina iniziale del software


Di seguito si riporta in maniera semplificativa l'iter di valutazione del Rischio Stress da lavoro Correlato:

SCHEMA PERCORSO DA SEGUIRE PER EFFETTUARE VdR STRESS LC SECONDO ACCORDI COMMISSIONE PARITETICA del 17 novembre 2010.

Punti dell’accordo:
1) La valutazione deve essere effettuata dal datore di lavoro con il supporto del RSPP e la collaborazione del Medico competente, previa consultazione del RLS (Dettato art. 29 D.Lgs. 81/08)
2) La scadenza del 31/12/2010 va intesa come termine dare avvio alle attività per svolgere la valutazione del rischio stress.

Ciò premesso, il percorso di valutazione comprende i seguenti passaggi:

1) Il datore di lavoro deve indicare nel Documento di VdR aziendale il percorso metodologico di effettuazione della valutazione ed il programma temporale nel quale intende svilupparlo;
2) Le attività devono prendere in esame tutti i lavoratori, compresi i dirigenti ed i preposti, per cui devono essere effettuate con riferimento ai singoli gruppi omogenei di lavoratori.
3) Il procedimento deve essere sviluppato in due Fasi:

FASE 1 – VALUTAZIONE PRELIMINARE

A) Esame dei dati oggettivi relativi a:

1.Eventi sentinella (desumibili dalle due schede LCA + TDSA
2.Fattori di contenuto del lavoro (desumibili dalla scheda CDO)
3.Fattori di contesto del lavoro (desumibili dalla scheda CDO)

B) Se non emergono rischi il Ddl deve indicarlo nel documento di VdR aziendale e avviare il monitoraggio.

C) Se  emergono rischi il Ddl deve      

- Pianificare e adottare degli opportuni interventi correttivi;
- Attuare un piano di monitoraggio
- Verificare effetto interventi correttivi nel tempo (entro un anno)

FASE 2 - VALUTAZIONE APPROFONDITA (eventuale).(Questionario QVP SLC10)

Da attivare nel caso la valutazione preliminare con rischio stress abbia rilevato indici di rischio non trascurabili e le misure adottate siano risultate inefficaci

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CORSO RSPP ASPP MODULO A

Corso multimediale su CD

PROGRAMMA DEL CORSO RSPP ASPP MODULO A (28 ORE)

*      L'approccio alla prevenzione attraverso il D.Lgs. 81/08 per un percorso di miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori
*      Il sistema legislativo: esame delle normative di riferimento
*      I soggetti del Sistema di Prevenzione aziendale secondo il D.Lgs. 81/08: i compiti, gli obblighi, le responsabilità civili e penali
*      Criteri e strumenti per la individuazione dei rischi ü Documento di valutazione dei rischi ü Il Sistema Pubblico della prevenzione
*      Rischio incendio ed esplosione ü La classificazione dei rischi in relazione alla normativa
*      La valutazione di alcuni rischi specifici in relazione alla relativa normativa di salute e sicurezza
*      Le ricadute applicative e organizzative della valutazione del rischio
*      La valutazione di alcuni rischi specifici in relazione alla relativa normativa di igiene del lavoro la di alla rischi valutazione normativa relazione in relativa specifici alcuni del lavoro igiene

IL CORSO E' DIRETTO A:
Responsabili e Addetti del Servizio di Prevenzione e di Protezione

IL CORSO TI PREPARA A:
Il decreto ha definito il percorso formativo per i RSPP e ASPP in tre moduli: A, B e C. Il modulo A, propedeutico agli altri due, offre una corretta chiave interpretativa delle norme di prevenzione previste dal D. Lgs. 81/08 . La frequenza al modulo A vale per qualsiasi macrosettore e costituisce credito formativo permanente.

LA METODOLOGIA DIDATTICA:
Interattiva

Il modulo A è il corso base ed è obbligatorio per RSPP e ASPP ai fini di svolgere le funzioni proprie dei ruoli. E' previsto l' esonero dalla frequenza a questo modulo A per RSPP e ASPP nella condizioni previste dalle tabelle A4 e A5 dell'accordo definitivo Conferenza Stato Regioni del 26/01/2006 (cosiddetto "Decreto RSPP" pubblicato sulla G.U. n.37 del 14/02/2006) e dall'art. 32 comma 5 del D Lgs n.81 del 9 aprile 2008 (attuazione dell'art. 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro) I contenuti delle attività formative devono essere conformi a quanto indicato nel DM 16/01/97 e integrate come da schema pubblicato nell'Accordo

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mercoledì 8 dicembre 2010

Scendono gli infortuni in Campania

Scendono gli infortuni in Campania.  Nel 2009 sono stati denunciati  26.280 incidenti sul lavoro, l'8,6% in meno rispetto al 2008 quando, invece, ne sono stati registrati 27.254. A diminuire sono anche i casi mortali che passano da 75 a 61, con una flessione del 18,7%. I dati emergono dal rapporto regionale INAIL Campania presentato oggi a Napoli.
 
Per quanto riguarda i settori di attività 21.872 incidenti riguardano l'industria  e servizi (-10% rispetto al 2008); 1.958 l'agricoltura (-6,5 rispetto al 2008) mentre  2.450 i dipendenti dello Stato (+ 3,9 rispetto al 2008). Anche nel caso delle morti sul lavoro il comparto più rischioso è l'industria e servizi che nel 2009 ha fatto registrare 53 casi, mentre i restanti 8 sono avvenuti in agricoltura. Tra i settori più pericolosi: le costruzioni (16 casi), l'industria manifatturiera (8), i trasporti (5).

A livello territoriale la provincia con il tasso più alto di incidenti è Napoli, in cui si registrano 11.981 casi (-7,4% rispetto al 2008), seguono Salerno con 6.554 (-6,7% rispetto al 2008), Caserta con 3.664 (-12;0% rispetto al 2008), Avellino con 2.357(-14,6% rispetto al 2008) e Benevento 1.724 (-7,6% rispetto al 2008). La stessa ripartizione vale anche per i casi mortali: la maglia nera spetta a Napoli con 29 casi (-14,0%), seguono Salerno con 15 (-21,0%), Caserta con 10(+11,1%) e Benevento 3 casi (-25%).

Diminuiscono anche gli infortuni occorsi ai lavoratori stranieri che, nel 2009, sono stati 1.017: l' 8,5% in meno rispetto all'anno precedente. In controtendenza, invece, gli incidenti in itinere (quelli verificati nel percorso casa/lavoro/casa) che sono stati 1.527 (+ 1,7% rispetto al 2008) e gli infortuni stradali (2.763 denunce, + 1,5% rispetto al 2008). Per quanto riguarda le malattie professionali nel 2009 sono state 1.074 le denunce pervenute all'INAIL (+ 16,2 rispetto al 2008): 1.004 provengono dai settori dell'industria e servizi e 671 sono non tabellate (+13,96 rispetto  al 2008) mentre 61 sono state le denunce in agricoltura, di cui 54 malattie non tabellate (+134,61% rispetto al 2008).

Sicurezza. L'azienda sostenibile

"Non c'è alcun dubbio che sia questa la vera lezione da apprendere e diffondere: fare business in modo responsabile e attento alla prevenzione e alla salute degli individui per ricavare il massimo valore aggiunto dalle attività dell'impresa". Chi parla è Umberto Tossini, direttore Risorse umane e organizzazione della Lamborghini. Azienda di successo che produce macchine di lusso, certo. Ma un'azienda che persegue la ricerca d'eccellenza non solo nella realizzazione dei suoi motori celebri in tutto il mondo, ma anche nella creazione di un ambiente di lavoro "salubre e piacevole" (sempre parole di Tossini). E che, per riuscirci, solo nella programmazione di medio periodo, ha investito cinque milioni di euro.
 
L'intervista al manager della Lamborghini rappresenta l'introduzione dei dieci casi di imprese europee "modello" di prevenzione che Aldo Canonici - oggi management consultant nell'area della comunicazione e della formazione manageriale, dopo un lungo trascorso in aziende di grandi dimensioni nel settore delle risorse umane - ha studiato e analizzato nel volume "L'azienda sostenibile", recentemente edito da Franco Angeli.La lista selezionata dall'autore comprende, così, Air Liquide Welding, Ducati, Enel, Eni, Finmeccanica, Glaxo Smith Kline, Kone, Philips, Sca e Telecom Italia: dieci grande realtà industriali del Vecchio Continente che hanno fatto della sicurezza sul lavoro, attraverso strategie e modalità d'intervento diverse, un punto di valore della propria organizzazione produttiva. A loro Canonici si è rivolto per dimostrare come l'equilibrio tra profitto e responsabilità sociale non solo sia doveroso, ma anche conveniente. Un equilibrio perfettamente espresso dal motto adottato dalla Ducati - "Nessun lavoro è così importante da far trascurare la sicurezza" -, talmente "essenziale" da affermarsi come paradigma di un prototipo nuovo di "fare industria".

In una società, infatti, sempre più orientata ad annullare e superare ruoli e luoghi tradizionali - dove l'operaio "classico" è una figura ormai vetusta, le responsabilità del management si differenziano e qualificano sempre di più e gli spazi dove perseguire la sicurezza sul lavoro "escono" più che mai dai confini ristretti della fabbrica per coinvolgere ambiti nuovi, a cominciare dalla scuola - ecco che l'analisi di Canonici, proprio perché solidamente strutturata nel "fare", nell'agito, nella pratica dell'intervento realizzato, evidenzia con lampante certezza come l'assioma della Ducati sia una strada tranquillamente perseguibile. E, al contempo, rivela come la possibilità per un'azienda di diventare "sostenibile" rappresenti anche un forte elemento di vantaggio competitivo sul mercato, e dunque sia motore di profitto. Da questo punto di vista non stupisce la convergenza tra il pensiero dell'autore e quello dell'INAIL, là dove viene affermato con forza che ogni centesimo investito in sicurezza non rappresenta un costo per l'impresa, bensì un investimento.

Articolato in uno stile chiaro e diretto, e correlato di numerose tabelle esplicative, il saggio di Canonici, infine, ha il pregio ulteriore di sfatare l'ormai fastidioso pregiudizio dell'Italia "maglia nera" sugli incidenti sul lavoro (come lo stesso presidente dell'INAIL, Marco Fabio Sartori, ha sostenuto già a partire dal 2008, in occasione della presentazione del Rapporto sull'andamento infortunistico), rivelando che - nello specifico della grande industria - in materia di prevenzione il nostro paese può vantare un solido livello d'eccellenza.

fonte inail

Il Bilancio Sociale Inps 2009

"Il Bilancio Sociale 2009 dell'INPS consegna, per la prima volta, dati disaggregati per genere.  La necessità dell’analisi di genere nelle Amministrazioni Pubbliche nasce dal fatto che le politiche socio-economiche hanno conseguenze diverse su donne e uomini, essendo diverso il ruolo che essi rivestono nella famiglia, nell’economia e nella società.

  Il Bilancio Sociale Inps 2009 è stato redatto in un ottica di “gender mainstreaming”, considerando la variabile genere nella presentazione dei dati e del valore aggiunto, sia riguardo al personale Inps (stakeholder interno), sia per quanto riguarda gli assicurati e i beneficiari delle prestazioni pensionistiche e a sostegno del reddito (stakeholder esterni).

  Riguardo alla consistenza del personale, l’Inps, come la maggior parte delle Pubbliche Amministrazioni, presenta nel complesso una maggiore percentuale femminile (56%). La situazione cambia se si considerano i ruoli dirigenziali e professionali in cui prevale la presenza maschile, rispettivamente con il 69,4% e il 60,6%. Per quanto riguarda l’azione formativa, nel 2009 i partecipanti ai corsi presentano una quota percentuale femminile pari al 57%.

Lavoratori dipendenti  iscritti Inps:  presentano nel complesso una percentuale maschile pari al 60,2%. La distribuzione per macro-aree evidenzia che al Nord e al Centro su 100 occupati circa 42 sono donne, mentre tale valore
scende a 33 nel Sud e nelle Isole. Riguardo alla distribuzione per qualifiche, le donne risultano in maggioranza tra gli impiegati (57,6%), mentre scendono al 31,1% tra gli operai, al 25,4% tra i quadri e all’11,9% tra i dirigenti.

  Tra i lavoratori autonomi le donne rappresentano complessivamente il 30%. Nel settore dell’artigianato le donne sono il 19,1% del totale, mentre nel commercio salgono al 37,3% e fra gli agricoli autonomi al 37,6%. Iscritti alla Gestione separata - Le donne rappresentano il 42,6%. Lavoratori domestici - Al contrario dei settori precedenti, il lavoro domestico è un lavoro prettamente femminile (89% del totale).

  Per quanto concerne i trattamenti pensionistici:  il 58,5% è erogato a favore di titolari donne e il restante 41,5% è destinato agli uomini. In termini di spesa previdenziale, le donne ricevono prestazioni per il 44% della spesa complessiva, mentre gli uomini per il 56%, per via del maggior importo medio dei trattamenti.
L’importo medio mensile delle pensioni complessivamente erogate alle donne è pari a 537 euro, poco più della metà dell’importo medio di una pensione maschile (975 euro).

  Con riferimento alla tipologia di gestione pensionistica, i differenziali di genere più marcati si registrano nell’area del lavoro dipendente (-629,24 euro rispetto ai colleghi maschi). Nel comparto del lavoro autonomo le pensioni destinate alle donne presentano importi inferiori di 421 euro mensili nell’artigianato, di 388,77 euro mensili nel commercio e di 246,62 euro mensili nell’agricoltura.

Infine, relativamente ai trattamenti di integrazione salariale, si evidenzia una netta prevalenza di destinatari uomini rispetto alle donne, sia per la Cassa integrazione ordinaria (80%) che per quella straordinaria (65%). Riguardo all’area geografica, la percentuale femminile aumenta passando dal Sud e Isole (ordinaria 11%, straordinaria 30%) al Centro (ordinaria 19%, straordinaria 34%) e al Nord-Est (ordinaria 23%, straordinaria 34%) e al Nord-Ovest (ordinaria 23%, straordinaria 39%).

  In ultimo, nel 2009 il contingente di donne beneficiarie di indennità di mobilità raggiunge un valore medio nazionale del 39,5%, con percentuali del 45% nelle regioni del Nord-Est d’Italia e del 43% in quelle del Nord-Ovest.

Disoccupazione ordinaria non agricola e speciale edile - Il 46,7% fa capo a lavoratrici, con una prevalenza rispetto agli uomini in tutte le regioni del Nord Italia ed in quelle del Centro. Trattamenti economici di maternità - Con riferimento all’astensione per congedi parentali, la percentuale femminile risulta pari al 92,3%

domenica 28 novembre 2010

Infotel propone Rischio Stress L.C. come valido strumento software per Datori di lavoro , RSPP

Il D. Lgs. 81/08 con le modifiche apportate dal D. Lgs. 106/09 ribadisce con ancor più forza l'obbligo della valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, con la conseguente elaborazione del documento previsto dall'articolo 28 comma 1. La valutazione riguarderà tutti i rischi ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato. 

Nella riunione del 17 novembre 2010 la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ha approvato le indicazioni necessarie per la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato, ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 6, comma 8, lettera m-quater, e 28, comma 1-bis, del D.lgs. n. 81/2008, e s.m.i.

Consorzio Infotel propone Rischio Stress L.C. come valido strumento software per Datori di lavoro e/o RSPP, al fine di effettuare una corretta valutazione del livello di rischio aziendale. Il metodo utilizzato per la valutazione del rischio rispetta le indicazioni contenute nell'Accordo europeo 8 ottobre 2004 e quelle previste nel Documento sullo Stress da L.C. redatto dall'Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul lavoro.

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Il tema della sicurezza sul lavoro

Il tema della sicurezza sul lavoro è senz’altro uno di quelli cruciali per le aziende, lo è a maggior ragione per gli installatori e i manutentori elettrici che devono confrontarsi con pericoli e criticità maggiori rispetto a altri settori.

Sulla scorta dunque anche delle richieste che ci sono pervenute da parte di diverse aziende associate l’Unione Installazione e Impianti della CNA di Parma ha deciso di organizzare una serata sulla sicurezza riservata agli elettricisti per fornire una panoramica delle più importanti misure di prevenzione e dei principali adempimenti obbligatori a carico delle imprese secondo quanto prevedono il D.Lgs 81/2008 (cosiddetto Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro) e l’altra normativa di settore.

Sicurezza sul lavoro e installatori elettrici rischi principali, misure di prevenzione e adempimenti per le imprese installatrici e manutentrici di impianti elettrici

L’argomento è veramente ampio (tra l’altro non intendiamo occuparci solo di cantieri edili ma anche dell’attività in stabilimento) e dunque, come detto, in una sola serata non potremo che fornire una panoramica dei diversi aspetti; tuttavia, in base anche alle esigenze che emergeranno nel corso dell’incontro, è senz’altro possibile ipotizzare successivi incontri di approfondimento su argomenti specifici..

Il seminario si terrà il giorno
Giovedì 2 dicembre 2010, alle ore 20,30 presso la
SALA POLIVALENTE c/o CARIPARMA Ag. 18 Q.re SPIP – Via Mercalli 16 – Parma


Il relatore sarà Fausto Barezzi tecnico dello SPSAL Servizio Prevenzione Sicurezza Ambienti di Lavoro USL Parma che dopo l’esposizione sarà a disposizione dei partecipanti per domande e chiarimenti.

Per motivi organizzativi è necessario confermare la partecipazione compilando e inviando via fax o email la scheda che trovate di seguito


La partecipazione al seminario è gratuita per i soli associati CNA; per le imprese non socie è previsto il pagamento di una quota di partecipazione. 

giovedì 18 novembre 2010

Padova ohsas 18001

Vi  invitano al Convegno
OHSAS 18001:Aspetti Tecnici e Normativi
Venerdì, 3 Dicembre 2010 - Ore 9:30
presso Hotel Grand'Italia - Corso del Popolo,81 - Padova


PARTECIPAZIONE GRATUITA - ISCRIZIONE OBBLIGATORIA - NUMERO CHIUSO


- 09.30 – Registrazione partecipanti
- 09.45 – Saluti Autorità
- 10.00 – SGSL - OHSAS 18001: l'interazione tra Qualità e Sicurezza Ing. Secondo Martino – Presidente Infotel
- 10.45 – Rischio Stress Lavoro Correlato: valutazione e gestione Dott. Piergiorgio Frasca - Psicologo del lavoro
Coordinatore Comitato Tecnico AIAS Formazione
- 11.20 – Presentazione di una applicazione pratica OHSAS 18001 Dott. Marco Greggio - RSPP SONEPAR ITALIA S.p.A.
- 11.45 – Coffee - Break
- 12.00 – Presentazione Sistema Software OHSAS 18001 Dott. Pellegrino Albanese - Direttote Tecnico Infotel
- 12.45 – Contributi economici per le aziende (Formazione Sicurezza) Dott. Salvatore Piroscia - Direttore Confsalform
- 13.00 – Dibattito

INFOTEL SISTEMI
Referente: Dott.ssa Giusy  Filieri
Fax: 049.651600 - Mail: info@81sicurezza.org

giovedì 16 settembre 2010

A Modena la sicurezza sul lavoro, in pratica

E' stato sottoscritto, in data 15 settembre 2010, una convenzione per la definizione di impegni e intenti tra enti, associazioni e aziende partecipanti al progetto “A Modena la sicurezza sul lavoro, in pratica” per la costituzione e l’attività di un comitato scientifico composto da imprese, associazioni, enti e Università per diffondere la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro e condividere buone prassi.
Il progetto, sottoscritto dall'INAIL, dal CIPRAL, dal Dipartimento Sanità Pubblica Azienda USL di Modena, dalla Direzione Provinciale del Lavoro di Modena, dalla Provincia di Modena, dal Comune di Modena, dal Collegio dei Geometri e Geometri Laureati di Modena, dall'Associazione Geometri Liberi Professionisti di Modena, dall'Ordine degli Ingegneri di Modena, dalla CNA, LAPAM Federimpresa, ConfapiPMI, Confindustria, Confindustria Ceramica, Legacoop, Confcooperative, Confesercenti, prevede un’accurata mappatura del territorio basata sui dati, un’attenzione costante alle esigenze delle imprese attraverso le associazioni di categoria e all’analisi delle possibili sinergie attivabili sul territorio (enti e parti sociali), tenendo conto di quanto già realizzato o in corso di realizzazione, nell’ottica di una condivisione tra tutte le parti coinvolte e interessate.
Gli obiettivi del progetto sono così riassumibili

1. Assistere le imprese nell’ambito della prevenzione e sicurezza sul lavoro
2. Individuare soluzioni e risposte specifiche per aiutare anche le micro imprese
3. Favorire una uniforme applicazione della normativa vigente sul territorio provinciale

Strumenti per la realizzazione degli obiettivi
Il progetto prevede la creazione di un organismo tecnico di riferimento sul territorio, definito Comitato Scientifico, che comprenda le figure tecniche e istituzionali competenti (Contarp INAIL, Università, ASL, DPL, Provincia e Comune di Modena, Collegio dei Geometri e Ordine degli Ingegneri della provincia di Modena), assieme ad esperti provenienti dalle associazioni di categoria e/o da aziende. Tale organismo ha lo scopo di programmare l’attività di tutto il progetto, oltre che di valutarne l’intero percorso. Il lavoro, quindi, nasce dal Comitato Scientifico e ad esso deve ritornare. Esso ha infatti tutti i compiti di direzione, progettazione, coordinamento, controllo, comunicazione e promozione degli elaborati finali.
Il Comitato Scientifico gestisce inoltre la formazione di altri strumenti tecnici, tutti direzionati alla realizzazione degli obiettivi. Tra i quali:

1) Comunità di pratica tra aziende che condividono volontariamente le proprie esperienze nella logica della diffusione di buone pratiche. La comunità di pratica si attiva intorno a singole tematiche e si struttura in un gruppo di aziende a struttura paritetica con lo scopo di scambiare ed accrescere reciprocamente le conoscenze.
2) Laboratori tecnici che su specifiche tematiche portano avanti progetti e/o sperimentazioni a favore di un gruppo di aziende che ne fanno richiesta. Il laboratorio tecnico si potrà attivare per singoli progetti, per i quali di volta in volta dovranno essere individuate le necessarie risorse umane ed economiche, e si sviluppa in attività di supporto alle aziende.
3) Gruppi di lavoro di studenti. Saranno coinvolti principalmente gli studenti del terzo anno dei Corsi di Laurea in Ingegneria Ambientale e Ingegneria Meccanica che hanno frequentato il corso di Sicurezza degli Impianti Industriali. La frequenza sarà comunque consentita a tutti gli studenti che lo desiderano, anche di altre facoltà, e anche di atenei non modenesi.

Il Comitato Scientifico decide le tematiche da trattare per l’anno in corso in base alle proposte principalmente provenienti dalle aziende, mettendo sempre in primo piano l’obiettivo di supportare le imprese e divenire “facilitatori di sicurezza”.
Nella individuazione dei progetti operativi il Comitato Scientifico tiene conto anche degli eventuali indirizzi provenienti dal Comitato Regionale di Coordinamento ai sensi del DPCM 21/12/07 e del Coordinamento Provinciale sulla Sicurezza sul Lavoro di Modena
Si prevedono le seguenti attività:

• individuazione delle tematiche e degli obiettivi da trattare con programmazione annuale;
• individuazione delle imprese che andranno a costituirsi in comunità di pratica;
• definizione dei componenti e dell’attività di laboratori tecnici;
• identificazione del gruppo di studenti partecipanti;
• identificazione di risorse umane dedicate le cui funzioni saranno puntualizzate nel contratto di incarico;
• organizzazione per ogni tematica di un workshop;
• programmazione specifica delle attività prevedendo l’individuazione puntuale delle risorse e dei tempi di realizzazione, sulla base di una calendarizzazione precisa;
• Sono stabilite sedute del Comitato Scientifico di norma con cadenza mensile e comunque almeno una volta per ogni workshop attivato e verifiche bimestrali, verbalizzate, circa lo stato di avanzamento dei lavori;
• Rendicontazione a conclusione delle attività annuali:
a) il Comitato Scientifico cura ed espone una relazione conclusiva generale, in cui è descritto l’operato dell’organismo stesso;
b) per ogni progetto e per ogni tematica affrontata, viene presentata una relazione conclusiva specifica sull’ attività svolta;
c) vengono presentati gli elaborati finali prodotti durante lo svolgimento delle attività

mercoledì 28 luglio 2010

apparecchiature elettroniche raee

Chi acquista apparecchiature elettroniche deve sapere che lo scorso giugno è entrata in vigore una nuova norma europea (n. 65/2010), molto importante ai fini della riduzione dell'inquinamento ambientale e del riciclaggio dei metalli e dei componenti, che prevede che il negoziante smaltisca gratuitamente il vecchio apparecchio, purchè sia dello stesso tipo di quello nuovo (computer con computer, Tv con TV, ecc).

Per consentire la tracciabilità degli apparecchi smaltiti, il negoziante deve chiedere all'acquirente i suoi dati personali.

Ci sono però due punti a cui prestare attenzione: il negoziante è tenuto a smaltire gratuitamente l'apparecchio vecchio, ma non a ritirare gratuitamente quello vecchio o a consegnare gratuitamente quello nuovo.

Queste due attività possono essere a titolo oneroso per il consumatore, che quindi deve informarsi e contrattare in anticipo.

stress lavoro correlato rinvio al 31 dicembre 2010

C'è tempo fino al 31 dicembre per rilevare e valutare il nuovo rischio da stress lavoro-correlato, sia per i datori di lavoro pubblico che per quelli del settore privato. 

Con l'emendamento introdotto al comma 12 dell'articolo 8 del Dl 78/2010, il Senato ha approvato il rinvio di una scadenza che preoccupava non poco gli operatori del settore, sia per la complessità della materia, sia per la mancanza di indicazioni da parte dell'apposita commissione. Il comma 1-bis), articolo 28 del Dlgs 81 del 2008 stabilisce espressamente che la valutazione dello stress lavoro-correlato deve essere effettuata nel rispetto delle indicazioni fornite dalla commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ex articolo 6, comma 8, D lgs 81/08, e che il relativo obbligo decorre dall'elaborazione delle predette indicazioni e comunque, anche in difetto delle stesse, a far data dal 1° agosto 2010. È questa la data che ora viene rinviata al 31 dicembre 2010.

Lo stress lavoro-correlato non deve essere confuso con il mobbing, ovvero con comportamenti volutamente persecutori o sgradevoli. Il rischio da stress può potenzialmente colpire in qualunque luogo di lavoro e qualsiasi lavoratore, e la sua valutazione è volta ad individuare le fonti che possono comportare infortuni o danni diretti alla salute nonché a cogliere i segnali che possono indicare la presenza di stress. Prevenire, ridurre o eliminare il problema può voler dire più efficienza e, soprattutto, consente di apportare miglioramenti nelle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro. Si tratta, quindi, di riconoscere nell'organizzazione del lavoro alcuni indicatori di rischio che possono causare stress, fra cui i più comuni possono ricondursi a:
- orari di lavoro troppo lunghi o imprevedibili, turni particolarmente faticosi;
- carichi di lavoro eccessivi oppure troppo ridotti, monotonia o frammentarietà del lavoro;
- incertezza degli incarichi e dei compiti, mancanza di informazioni e/o di formazione;
- posture scomode o stancanti, posti di lavoro inadeguati, temperature elevate o basse, eccessivo rumore eccetera.

In attesa delle indicazioni della commissione, i datori di lavoro avrebbero dovuto organizzarsi in proprio, sia avvalendosi di professionalità adeguate, sia utilizzando le guide e i documenti elaborati da diversi enti, pubblici e privati, fra cui l'Ispesl, la Regione Lombardia, Confindustria, l'Ordine degli psicologi dell'Emilia-Romagna e altri. 

Peraltro, il comitato, appositamente istituito all'interno della commissione per l'approfondimento del tema ha temporaneamente sospeso l'attività. 

Il ministero del Lavoro ha, infatti, espresso la necessità di approfondimenti nella materia, a causa soprattutto delle discordanze fra la bozza del documento, predisposta su richiesta del comitato e le richieste di modifica avanzate dalle regioni e dall'Ispesl.
C'è tempo fino al 31 dicembre per rilevare e valutare il nuovo rischio da stress lavoro-correlato, sia per i datori di lavoro pubblico che per quelli del settore privato.
Con l'emendamento introdotto al comma 12 dell'articolo 8 del Dl 78/2010, il Senato ha approvato il rinvio di una scadenza che preoccupava non poco gli operatori del settore, sia per la complessità della materia, sia per la mancanza di indicazioni da parte dell'apposita commissione. Il comma 1-bis), articolo 28 del Dlgs 81 del 2008 stabilisce espressamente che la valutazione dello stress lavoro-correlato deve essere effettuata nel rispetto delle indicazioni fornite dalla commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ex articolo 6, comma 8, Dlgs 81/08, e che il relativo obbligo decorre dall'elaborazione delle predette indicazioni e comunque, anche in difetto delle stesse, a far data dal 1° agosto 2010. È questa la data che ora viene rinviata al 31 dicembre 2010.
Lo stress lavoro-correlato non deve essere confuso con il mobbing, ovvero con comportamenti volutamente persecutori o sgradevoli. Il rischio da stress può potenzialmente colpire in qualunque luogo di lavoro e qualsiasi lavoratore, e la sua valutazione è volta ad individuare le fonti che possono comportare infortuni o danni diretti alla salute nonché a cogliere i segnali che possono indicare la presenza di stress. Prevenire, ridurre o eliminare il problema può voler dire più efficienza e, soprattutto, consente di apportare miglioramenti nelle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro. Si tratta, quindi, di riconoscere nell'organizzazione del lavoro alcuni indicatori di rischio che possono causare stress, fra cui i più comuni possono ricondursi a:
- orari di lavoro troppo lunghi o imprevedibili, turni particolarmente faticosi;
- carichi di lavoro eccessivi oppure troppo ridotti, monotonia o frammentarietà del lavoro;
- incertezza degli incarichi e dei compiti, mancanza di informazioni e/o di formazione;
- posture scomode o stancanti, posti di lavoro inadeguati, temperature elevate o basse, eccessivo rumore eccetera.
In attesa delle indicazioni della commissione, i datori di lavoro avrebbero dovuto organizzarsi in proprio, sia avvalendosi di professionalità adeguate, sia utilizzando le guide e i documenti elaborati da diversi enti, pubblici e privati, fra cui l'Ispesl, la Regione Lombardia, Confindustria, l'Ordine degli psicologi dell'Emilia-Romagna e altri. Peraltro, il comitato, appositamente istituito all'interno della commissione per l'approfondimento del tema ha temporaneamente sospeso l'attività. Il ministero del Lavoro ha, infatti, espresso la necessità di approfondimenti nella materia, a causa soprattutto delle discordanze fra la bozza del documento, predisposta su richiesta del comitato e le richieste di modifica avanzate dalle regioni e dall'Ispesl.

Premio Letterario ed Artistico dedicato alle Morti bianche

Il Premio Letterario ed Artistico dedicato alle Morti bianche è promosso dall’Associazione di Promozione Sociale “Elmo” in collaborazione con la Direzione Provinciale dell’INAIL di Trento e con il Dipartimento Istruzione della Provincia Autonoma di Trento. L’iniziativa si propone l’intento di coinvolgere e sensibilizzare la comunità,in particolare di giovane età sul tema delle morti, degli infortuni e della sicurezza sul posto di lavoro. La prima edizione del Premio, ideato e promosso dal Centro Studi “Vox Populi”, ha ricevuto l’adesione e una medaglia da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per l’iniziativa meritoria. 

L’iniziativa, avviata il 15 marzo 2010 si e' conclusa il 15 luglio : 

quella rivolta al mondo della scuola, attraverso una copiosa opera di informazione e sensibilizzazione di tutto il settore scolastico, del personale docente e degli studenti e quella destinata ai cittadini residenti sul territorio della Provincia Autonoma di Trento.

Sono ammessi al concorso i testi e le opere aventi come soggetto la tragedia delle morti bianche e la sicurezza sul posto di lavoro, siano essi racconti, resoconti, articoli giornalistici e, per le arti figurative, disegni, pitture o sculture. I premi verranno assegnati da una apposita Commissione giudicatrice, composta da personalità competenti nel settore, da rappresentanti dell’Associazione proponente e della Direzione Provinciale Inail di Trento, in occasione del Festival della Sicurezza sul Lavoro nei giorni 17-18-19 settembre 2010, a Pergine Valsugana (TN).

Festival Nazionale della Sicurezza sul Lavoro 2010

Il Festival Nazionale della Sicurezza sul Lavoro 2010 si sviluppa nell’arco di tre giornate dedicate ad incontri, scambio di esperienze e riflessioni sulle problematiche inerenti la sicurezza e la tutela del lavoratore nell’espletamento della propria professione e sull’annosa questione delle Morti Bianche e degli infortuni sul posto di lavoro, per avviare un percorso che miri alla formazione e alla prevenzione. Il nucleo centrale del progetto sarà armonicamente articolato in tre momenti che si concretizzeranno il 17, 18 e 19 settembre:

Una serie di eventi convegnistici e workshop, di matrice istituzionale ma destinato ad un vasto pubblico, con il coinvolgimento di studiosi di chiara fama nel settore della sicurezza, di rappresentanti delle categorie produttive, delle confederazioni sindacali nonché dei lavoratori, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero della Salute, della Direzione Provinciale dell’Inail, degli Assessorati all’Istruzione, alla Cultura e alla Sanità della Provincia Autonoma di Trento e dell’Università degli Studi di Trento e Verona, della Protezione Civile e dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari.

martedì 27 luglio 2010

mercato delle macchine movimento terra

“La cruda realtà è che il mercato delle macchine movimento terra si è dimezzato e non si vedono quei segnali di ripresa che cominciano ad essere più consistenti in altri settori dell'industria trainati dall'export”.
Non nasconde la sua preoccupazione il presidente di Cantiermacchine, Amedeo Esposito, di fronte ai dati sull'andamento del mercato italiano delle macchine da cantiere e per il movimento terra, che parlano di un calo della domanda del 48% nel 2008 e del 17% nel primo trimestre 2009. In controtendenza risulta invece il primo semestre 2010, con un +13,2% rispetto al 2009, un segnale positivo che però sembra dovuto soprattutto alla prevista scadenza della legge Tremonti a fine giugno, che ha spinto gli operatori del settore ad anticipare gli investimenti in macchinari.

Timori per la seconda metà del 2010

In totale in Italia a giugno 2010 sono state vendute (non tenendo conto delle macchine stradali quali rulli e vibrofinitrici) 7.682 macchine movimento terra e da cantiere, rispetto alle 6.786 del 2009 e alle 12.922 del 2008. “Nonostante il segno positivo dei primi mesi – ha dichiarato Esposito - siamo molto preoccupati per quello che potrà succedere nella seconda parte dell'anno. Il settore delle costruzioni, vero driver del nostro mercato, è fermo e non si vedono segnali di ripresa. Gli investimenti in costruzioni sono stimati in calo del 7,1% anche nel 2010 dopo un calo di oltre il 10% registrato negli ultimi 2 anni”.
Per il presidente di Cantiermacchine “la situazione è difficilissima e lo diverrà ancora di più nella seconda parte dell'anno, mettendo a rischio l'esistenza stessa di aziende e migliaia di posti di lavoro, se non saranno prese decisioni rapide ma strutturali per far ripartire il settore delle costruzioni, che rappresenta un motore importante per l'economia del nostro Paese”.

Le richieste di Cantiermacchine

Secondo Cantiermacchine la vera medicina per far ripartire il mercato sono gli investimenti necessari per far ripartire i cantieri, e non gli incentivi che aiutano solo se sono strumentali ad agganciare la ripresa. “Servono lavori ed opere più che incentivi, serve una accelerazione delle procedure per rendere utilizzabili le risorse disponibili per nuove infrastrutture ed aprire nuovi cantieri, serve dare ossigeno alle aziende sbloccando i loro crediti verso la pubblica amministrazione”, sottolinea Esposito.
Le richieste avanzate da Cantiermacchine sono pertanto lo sblocco delle risorse per i programmi infrastrutturali del Paese, il rilancio del Piano Casa, la garanzia dei pagamenti dovuti alle imprese dalla Pubblica Amministrazione per i lavori eseguiti (anche attraverso un intervento della Cassa Depositi e Prestiti), un accesso più facile delle PMI al credito, l'incentivo al rinnovo del parco macchine al fine di migliorare l'ambiente, la salute e la sicurezza in cantiere.

Italia delle case fantasma

L`Italia delle case fantasma. Due milioni non denunciate
Scoperte con le foto aeree. In vetta Salerno, Roma e Cosenza

Nell`ordine: Salerno, Roma, Cosenza, Napoli, Avellino, Lecce, Palermo, Catania, Bari, Vicenza, Reggio Calabria, Agrigento, Caserta, Potenza, Cuneo. Bisogna arrivare al decimo posto e poi al 15esimo per trovare due nomi del Nord nella classifica delle Province con piu` «immobili fantasma», le case cioe` che per il catasto non esistono, ma sono state scoperte grazie alle foto aeree. Un lavoro che ha fatto l`Agenzia del Territorio (ministero dell`Economia) su quasi tutti i Comuni italiani. Nella classifica elaborata dalla stessa Agenzia, su 101 Province le prime 13 del Mezzogiorno (quindi senza Vicenza) collezionano da sole ben 703.150 fabbricati fantasma su un totale di 2.077.048 finora scoperti, cioe` uno su tre (il 33,8%). 

Che la casa sia al primo posto nei pensieri degli italiani e` risaputo. Non per niente il 75% delle famiglie possiede l`abitazione in cui vive. Poi ci sono le seconde case, per vacanza e investimento. Insomma, un popolo di proprietari. Ma anche di evasori, come noto. Soprattutto nel Sud, in questo caso. 

Roma batte Milano 16 a 1
Vediamo qualche esempio. Nella Provincia di Salerno sono stati «verificati» 139 Comuni e sono saltate fuori ben 93.389 case fantasma. Nella provincia di Bergamo la caccia ha fruttato meno: in 165 Comuni, trovati 17.874 immobili sconosciuti al catasto. Nell`area di Roma l`indagine ha riguardato 114 Comuni per una scoperta di 68.779 edifici. In quella di Milano 129 municipi, ma le case fantasma riportate alla luce non piu` di 4.241, 16 volte meno. Nella provincia di Cosenza sono stati stanati 61.672 fabbricati in 154 Comuni. In quella di Udine 7.944 in 122 municipi. Le differenze sono enormi anche restringendo il campo di osservazione ai singoli Comuni. A Torino solo 56 immobili fantasma, a Napoli 6.891. A Milano 22, a Roma 6.372. In parte dipende, spiegano i tecnici, dal fatto che nelle citta` e` molto piu` difficile individuare case costruite dal nulla, mentre sono piu` diffuse sopraelevazioni e aumenti di cubature non rilevabili con le foto aeree. Ma e` chiaro che molto pesa la diversa propensione a evadere. Nella citta` di Genova sono stati scovati 717 immobili fantasma, a Reggio Calabria 6.237. A Treviso 1.300, a Taranto 2.103. 

Scoperti con le foto aeree
L`operazione e` stata condotta dall`Agenzia del Territorio guidata da due anni da Gabriella Alemanno, in seguito al decreto legge 262 del 3 ottobre 2006 (Governo Prodi). Come sono riusciti a individuare uno ad uno gli immobili fantasma? Il meccanismo e` apparentemente semplice, anche se richiede tecnologie sofisticate. Il territorio italiano e` stato completamente fotografato dall`alto e le immagini aeree digitali, con un altissimo grado di risoluzione (in grado di riconoscere un oggetto sul terreno con un margine di errore di appena 50 centimetri), sono state sovrapposte alle mappe catastali attraverso un software ad hoc che ha immediatamente individuato gli «oggetti emergenti dal terreno» non presenti sulle carte. Sono stati quindi scartati quelli diversi dagli immobili (alberi, pali, cumuli di terra e altro) e identificati i nuovi «corpi di fabbrica».
A quel punto, bisognava risalire al proprietario. Si sono quindi prese le particelle del catasto terreni sul quale l`immobile sorge e si e` individuato il titolare. Le liste delle particelle di terreno sulle quali stanno gli immobili fantasma, Comune per Comune, sono state quindi pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale e consegnate agli stessi municipi (oltre che pubblicate sul sito dell`Agenzia). 

Fino a un miliardo di rendita
Una volta scoperto, il proprietario poteva accatastare spontaneamente l`immobile oppure, passati 7 mesi, subiva l`accertamento dell`Agenzia e infine l`accatastamento d`ufficio, contro il quale eventualmente ricorrere. Al 30 aprile scorso erano gia` stati messi in regola 531mila edifici, 209mila dei quali volontariamente, per una rendita catastale emersa di 257 milioni di euro. Al 30 giugno il dato complessivo e` salito a 864.065 immobili accatastati per un rendita totale di 452 milioni di euro, dicono all`Agenzia del Territorio. Insomma, quasi la meta degli immobili fantasma e` stata regolarizzata, con le buone o le cattive.
Di questo passo non e` irragionevole prevedere che il risultato finale potrebbe avvicinarsi a un`emersione della rendita vicina al miliardo di euro. La cautela e` d`obbligo, dicono i tecnici, perche` una parte dei presunti immobili fantasma potrebbe rivelarsi composta di baracche o altre strutture non accatastabili, ma alla fine questi casi dovrebbero comunque essere una minoranza. E un forte aumento del gettito e` sicuro. Sulle nuove rendite catastali si pagano infatti le relative imposte, nazionali e comunali, dall`Irpef all`Ici alla Tarsu, la tassa sullo smaltimento dei rifiuti. Il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, si e` spinto a dire che si potrebbero ottenere fino a 5 miliardi di euro in piu` all`anno. Stime piu` prudenti, di fonte tecnica, parlano di 3 miliardi. 

L`ultima opportunita` 

Con questo obiettivo in testa, il Governo ha utilizzato la manovra economica (in dirittura d`arrivo alla Camera) per dare una spinta alla regolarizzazione della restante parte di immobili fantasma, concedendo fino al 31 dicembre di quest`anno per l`accatastamento spontaneo, pagando il costo della pratica di regolarizzazione, oltre agli oneri di costruzione (concessione edilizia) e alle imposte dovute (Ici, Tarsu) per i cinque anni precedenti, che dovrebbero essere richieste dai Comuni. Per chi non si mettera` in regola, dal primo gennaio 2011, l`Agenzia del Territorio procedera` all`attribuzione di una rendita catastale presunta, con maggiori spese per il proprietario. Senza contare che in questo caso le sanzioni aumentano. 

Una sfida per i Comuni
Per ora il nuovo gettito viene diviso tra Stato ed enti locali, ma e` chiaro che con il federalismo fiscale, tutta questa partita diventera` di competenza dei Comuni. Il decreto legislativo sull`autonomia impositiva degli enti locali, che il Governo dovrebbe varare la prossima settimana, prevedera` infatti, al termine di un percorso graduale di almeno tre anni, il passaggio della titolarita` delle imposte immobiliari ai Comuni, magari con l`accorpamento degli stessi (l`ipotesi dell`Imu, l`imposta immobiliare unica). E` interesse dei municipi, quindi, che tutte le case fantasma vengano alla luce e sara` compito degli stessi rifarsi di tutte le imposte e tasse dovute. Ci vorra` insomma competenza, efficienza degli uffici, volonta` di combattere l`evasione. Per non parlare dell`aspetto urbanistico, che e` tutto un altro capitolo. 

L`operazione immobili fantasma, infatti, riguarda la regolarizzazione col catasto, per il pagamento delle relative imposte. Ma poi bisogna vedere se la casa emersa e` a posto dal punto di vista dei vincoli urbanistici. Il Governo sottolinea questo aspetto per dimostrare che non c`e` alcun nuovo condono edilizio. Se per esempio una casa fantasma e` stata costruita su una spiaggia o in un parco naturale, spetta al Comune demolirla e da questo punto di vista nulla e` cambiato. Il decreto della manovra dice infatti che l`Agenzia del Territorio gira ai Comuni i dati sui nuovi accatastamenti «per i controlli di conformita` urbanistico-edilizia», perche`, aggiunge lo stesso articolo 19, «restano fermi i poteri dei Comuni in materia urbanistico-edilizia e l`applicabilita` delle relative sanzioni». Li eserciteranno? Al Sud come al Nord? 

Rapporto congiunturale sull`industria delle costruzioni in Piemonte

Il 2 luglio 2010 e` stato presentato a Torino il terzo Rapporto congiunturale sull`industria delle costruzioni in Piemonte, nell`ambito del convegno ``Uniti per la ripresa del settore edile e dell`economica regionale``. Il convegno, promosso da Ance Piemonte e` stato introdotto dal Presidente di Ance Piemonte Giuseppe Provvisiero.
Il Rapporto e` stato presentato da Antonio Gennari, Vice Direttore Generale dell`Ance. A seguire, gli interventi di Giorgio Gallesio, Vicepresidente Ance, del Commissario Straordinario per la Torino-Lione Mario Virano e del Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota.
Ai  sopra citati interventi ha fatto seguito un dibattito coordinato dal giornalista TGR Luca Ponzi al quale hanno partecipato: Giuseppe Tardivo Ordinario di Economia e Direzione delle Imprese dell`Universita` di Torino, Ugo Cavallera Assessore Regionale all`Urbanistica, Edilizia Residenziale e Opere Pubbliche, Adriano Maestri Presidente della Commissione Regionale ABI Piemonte, Roberto Rosso Vice Presidente Regione Piemonte e Assessore al Lavoro e alla Formazione Professionale, Barbara Bonino Assessore Regionale ai Trasporti, Infrastrutture, Mobilita` e Logistica, Maura Leddi Senatrice PD e Filippo Monge Presidente Ance Cuneo e Presidente Centro Studi Ance Piemonte.
Lo studio curato dal Centro Studi dell`Ance in collaborazione con Ance Piemonte, illustra l`andamento regionale del settore delle costruzioni nel 2009 e le previsioni per il 2010.
Nel 2009 in Piemonte, si e` accentuato l`andamento negativo dei livelli produttivi iniziato nel 2008: secondo le stime Ance-Ance Piemonte, gli investimenti in costruzioni hanno registrato un calo del 7,6% in termini reali su base annua che si aggiunge al -2,1% del 2008 rispetto al 2007.
Per il 2010 le previsioni Ance-Ance Piemonte sono ancora piuttosto negative, sebbene di intensita` leggermente piu` contenuta rispetto al 2009. Per l`anno in corso, si prevede un calo degli investimenti in costruzioni del 7,0% su base annua.
La caduta dei livelli produttivi coinvolge tutti i comparti di attivita`, ad eccezione degli investimenti nella manutenzione straordinaria che risultano stazionari rispetto ai livelli raggiunti nel 2009. Particolarmente negativo l`andamento della nuova edilizia abitativa che registra una flessione tendenziale del 14,0% nel 2010, dopo il calo del 19,0% gia` rilevato lo scorso anno. Anche  nel comparto delle costruzioni non residenziali private si registra una riduzione rilevante dei livelli produttivi, pari al 12,0% in termini reali.
Continua il trend negativo degli investimenti in costruzioni non residenziali pubbliche, conseguenza di un profilo tendenzialmente recessivo della domanda pubblica, che, privilegiando il finanziamento delle grandi opere, troppo spesso sottrae risorse agli interventi di dimensioni minori. Per il 2010 il calo previsto e` stimabile nel 6,0% in termini reali rispetto al 2009.
Complessivamente, nel triennio 2008-2010, il settore delle costruzioni in Piemonte avra` perso circa  il 16% (-16,5% il dato medio nazionale) del mercato. Un risultato particolarmente negativo segnera` il comparto della produzione di nuove abitazioni che vedra` ridotto di circa il 32% il volume degli investimenti (-31% per l`Italia).
Nel rapporto sono presenti inoltre, analisi approfondite sulle dinamiche occupazionali, sul  mercato immobiliare, sul settore del credito, sulle tendenze demografiche e le politiche urbane presenti nel contesto locale e sull`andamento dei bandi di gara per opere pubbliche nella regione. Un`attenzione particolare e` stata rivolta al problema dei ritardati pagamenti alle imprese di costruzioni da parte della Pubblica Amministrazione.
L`analisi della manovra di finanza pubblica per il 2010 e le ultime decisioni del Governo in materia di infrastrutture, con uno specifico approfondimento regionale, completano, infine, il quadro sulle opere pubbliche.

Cassa Integrazione Ordinaria edilizia ed affini

Si fornisce qui di seguito la sintesi dell`atteso parere del Ministero del Lavoro, che con l`allegata risposta ad istanza di interpello n. 26 del 5 luglio scorso, ha accolto interamente le richieste avanzate dall`Ance unitamente alle tre sigle sindacali di categoria, in materia di cassa integrazione guadagni ordinaria e, piu` in particolare, sui temi relativi ai periodi di proroga della concessione dell`ammortizzatore ordinario ed ai criteri adottati per il calcolo dei limiti temporali.
 
Con riferimento al primo quesito il Dicastero, ritenendo fondate e legittime le pretese dell`Ance, ha finalmente confermato che le disposizioni contenute nell`art. 6 della L. n. 164/75, in materia di garanzia del salario nel settore delle imprese industriali, contenente la previsione secondo la quale l`integrazione de qua sia corrisposta fino ad un periodo massimo di tre mesi continuativi, prorogabili trimestralmente, in casi eccezionali, fino ad un massimo complessivo di 52 settimane, siano applicabili a tutte le imprese industriali, comprese quelle del settore edile ed affini.

Tale soluzione, dettata dalla medesima ratio delle norme di riferimento,  consente alle imprese dell`edilizia di usufruire, a patto di aver prima esperito la fase di consultazione sindacale di cui all`art. 5 della L. n. 164/75 , dei periodi di proroga successivi alle prime tredici settimane e fino ad un periodo massimo complessivo di 52 settimane, senza necessariamente dover effettuare una ripresa, pur parziale, dell`attivita` lavorativa, prevista dall`art. 1, co. 1 della L. n. 427/75 , recante norme in materia di garanzia del salario e di disoccupazione speciale in favore dei lavoratori dell`edilizia e affini.

Sul secondo quesito il Ministero del lavoro ha, altresi`, confermato, recependo anche in questo caso l`orientamento espresso dall`Ance, che nel criterio adottato per il calcolo dei limiti temporali, che tiene conto delle singole giornate di sospensione del lavoro e che una settimana si puo` considerare fruita solo se la sospensione abbia riguardato sei giorni di lavoro, o cinque in caso di settimana corta, rientrino tutte le causali previste  per la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, compresa, pertanto, quella tipica dell`edilizia dovuta agli eventi meteorologici.

Norma UNI 11367

E’ stata pubblicata oggi (22 luglio ndr) l’attesa norma UNI 11367 “Acustica in edilizia -Classificazione acustica delle unità immobiliari - Procedura di valutazione e verifica in opera”.
Dopo le norme sulle prestazioni energetiche degli edifici (UNI TS 11300) ecco quindi un altro importante tassello che UNI mette a disposizione degli operatori per affrontare le sfide del costruire a regola d’arte, nell’interesse del cittadino consumatore quando si rapporta al bene principale della propria esistenza come, in genere, è la casa: nel caso specifico la norma definisce la classificazione acustica degli edifici.
La norma, nella sua interezza, è liberamente consultabile presso i “punti UNI” distribuiti in tutto il territorio nazionale.

La classificazione acustica di una unità immobiliare, basata su misure effettuate al termine dell’opera, consente di informare i futuri proprietari/abitanti sulle caratteristiche acustiche della stessa e di tutelare i vari soggetti che intervengono nel processo edilizio (progettisti, produttori di materiali da costruzione, costruttori, venditori, ecc.) da possibili successive contestazioni.

Alla elaborazione di questa norma hanno partecipato oltre 60 esperti in rappresentanza di tutti gli interessi “in gioco”. Infatti tutte le fasi che convergono nel processo di realizzazione dell’opera sono determinanti ai fini del risultato acustico: la progettazione, l’esecuzione dei lavori, la posa in opera dei materiali, la direzione dei lavori, le eventuali verifiche in corso d’opera, ecc.

La norma si applica a tutti i tipi di edifici, tranne a quelli ad uso agricolo, artigianale e industriale. Nell’ambito di applicazione della norma, i requisiti acustici di ospedali, cliniche, case di cura e scuole sono definiti da una specifica appendice.

La norma UNI prevede quattro differenti classi di efficienza acustica: si va dalla classe 1, che identifica il livello più alto (più silenzioso), alla classe 4 che è la più bassa (più rumoroso): va considerato che, seppure il livello prestazionale “di base” sia rappresentato dalla terza classe, la stragrande maggioranza degli edifici italiani attualmente esistenti non raggiunge neppure la quarta classe….
Questa griglia di classificazione viene attuata sulla base di misurazioni dei livelli sonori e non solo di dati progettuali, inoltre è prevista per singole unità immobiliari e non per l'intero edificio (ad esempio, nel caso di un condominio, la classe deve essere assegnata ad ognuno degli appartamenti che lo compongono, e non genericamente all’intero condominio).
Se, da un lato, questo rende più complicata la determinazione di efficienza acustica, dall'altro è una maggiore garanzia sul risultato finale che si potrà ottenere.

La valutazione complessiva di efficienza sarà obbligatoriamente accompagnata da valutazioni per ogni singolo requisito considerato; sono infatti oggetto di classificazione l’isolamento di facciata, l’isolamento rispetto ai vicini (sia per i rumori aerei, sia per i rumori di calpestio) e il livello sonoro degli impianti. Nel caso degli alberghi sono considerati altresì gli isolamenti acustici fra ambienti della stessa unità immobiliare (es. fra le camere).
Nel processo di approvazione finale, il progetto di norma UNI ha ricevuto circa 280 commenti, a testimonianza del grande interesse destato.
Oltre ai commenti di tipo “editoriale” per facilitare la comprensione del testo, la maggior parte delle segnalazioni ricevute riguardava problemi di tipo “tecnico” che sono stati analizzati nel dettaglio dalla Commissione “Acustica e vibrazioni”, per raggiungere una soluzione condivisa.

Tra gli argomenti più dibattuti la scelta di utilizzare la media energetica (invece di quella matematica) come indice unico rappresentativo di efficienza. Tale scelta è stata ritenuta la migliore dopo un lungo dibattito e un ampio confronto tra gli esperti, che hanno riconosciuto come entrambe le possibilità presentino sia aspetti positivi sia negativi. Comunque, per fornire all’utilizzatore informazioni complete ed esaurienti, la norma prevede che l’indice unico rappresentativo delle caratteristiche acustiche dell’ unità immobiliare (classi I, II, III e IV) sia integrato da altri cinque valori numerici che rappresentano le singole prestazioni acustiche.
Per quanto riguarda le difficoltà applicative, la futura norma UNI è certamente corposa e densa di contenuti tecnici che necessitano un’adeguata professionalità, ma la Commissione UNI li ha affiancati con una parte di testo contenente esempi di calcolo pensati proprio per facilitarne l’applicazione.
Circa la quantificazione dei requisiti acustici passivi, i valori proposti dalla norma UNI rappresentano una reale fattibilità assicurando, al contempo, un buon grado di comfort acustico: gli interessi degli acquirenti infatti sono sempre stati una priorità dell’UNI, così come delle pubbliche amministrazioni locali (Regioni e Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente) e del Ministero dell’Ambiente, che hanno partecipato ai lavori di normazione.
Quest’ultimo, inoltre, in perfetta sintonia con quanto fatto dall’UNI, sta elaborando il testo del nuovo decreto sui limiti passivi che inquadrerà opportunamente ed organicamente la materia trattata.

Secondo Piero Torretta, presidente UNI "La nuova norma tecnica sulla classificazione acustica degli edifici costituisce un esempio di efficacia della normazione tecnica volontaria in quanto ha saputo conciliare e sintetizzare le esigenze e le aspettative dell'utente sulle caratteristiche prestazionali del prodotto (e le conseguenti garanzie d'uso), con la capacità/possibilità del produttore (progettista, fornitore di componenti, assemblatore, impresa di costruzioni) di realizzarle, garantendo le prestazioni dichiarate ed attese”.
“Per sua natura la norma tecnica volontaria definisce infatti lo stato dell'arte di un prodotto/servizio, ma non è una norma imposta dall'alto o dall’esterno, bensì è un accordo condiviso, trasparente, consensuale, alla cui definizione possono partecipare tutti gli stakeholders interessati”.

Prosegue Torretta “La norma sulla classificazione acustica degli edifici si aggiunge a quella sulla certificazione energetica (e potrà essere integrata nel futuro da quella sulla sostenibilità) migliorando il quadro delle informazioni a disposizione dell'utente del bene edilizio. Quadro che, con il meccanismo della classificazione graduata, conferisce al bene edilizio un nuovo valore economico legato alla capacità dello stesso di soddisfare esigenze spesso immateriali dell'utilizzatore (comfort, privacy, emissioni co2, consumo materiali...). Come tutte le norme tecniche di prodotto/servizio, la norma UNI 11367 ha posto al centro della sua attenzione il consumatore, le sue esigenze, la sua tutela nel rapporto con il mondo della produzione, che - a sua volta - è impegnato a dare informazioni sul tipo di prodotto che realizza e immette sul mercato: in particolare su quali sono le caratteristiche e le prestazioni rispetto allo standard definito dalla norma tecnica di riferimento.Un modo per qualificare i rapporti contrattuali in modo chiaro, evitando equivoci tra le aspettative della domanda ed il contenuto dell'offerta".

lunedì 19 luglio 2010

RAEE D.M. 8 marzo 2010, n. 65

RAEE D.M. 8 marzo 2010, n. 65

Terrorismo: per i Garanti europei l'accordo Swift fra Ue ed Usa non è in linea con la normativa sulla privacy

Le preoccupazioni espresse in una lettera al Parlamento europeo

Con una lettera congiunta inviata al Parlamento europeo, le Autorità di protezione dati europee ed il Gruppo di lavoro polizia e giustizia, presieduto da Francesco Pizzetti, hanno manifestato forti preoccupazioni per gli standard di protezione previsti nel nuovo accordo anti terrorismo, noto come "accordo Swift".
Nella lettera, le autorità invitano il Parlamento europeo a tenere conto di tali preoccupazioni in occasione del dibattito sull'accordo previsto durante la sessione plenaria di domani.

L'Accordo Swift è stato stipulato all'inizio di giugno dalla Commissione europea e dal Ministero del tesoro Usa e prevede il trasferimento di informazioni relative alle operazioni finanziarie dall'Ue agli Stati Uniti per la prevenzione e la lotta al terrorismo.

Le Autorità  europee ritengono che l'accordo, per quanto migliorato rispetto al precedente, non rispetti la normativa Ue. Due, in particolare, i punti critici sui quali i Garanti della privacy hanno espresso le maggiori riserve.

Il primo riguarda il trasferimento massivo e indiscriminato di informazioni finanziarie verso gli Usa, informazioni che peraltro possono essere trasmesse a agenzie di polizia e autorità giudiziarie. Le condizioni fissate nell'accordo, sia riguardo al trasferimento massivo dei dati sia riguardo alla loro ulteriore trasmissione, non soddisfano le garanzie necessarie in base al diritto Ue, fra cui il rispetto del principio di finalità e l'obbligo di una conservazione limitata nel tempo (fino a cinque anni).

Su questo punto le Autorità hanno inoltre chiesto che, comunque, ove l'accordo fosse approvato, ci si impegni fin d'ora a modificarlo nell'ambito della già prevista attività di revisione congiunta dell'accordo.
Il secondo punto critico riguarda i dati relativi alle transazioni finanziarie effettuate esclusivamente all'interno dell'Ue. Le Autorità privacy vogliono avere certezza che queste informazioni - i cosiddetti dati SEPA, relativi all'Area unica dei pagamenti in Euro - non siano oggetto di trasferimento. E' questo infatti un aspetto sul quale l'Accordo non si pronuncia con chiarezza.

Roma, 5 luglio 2010