Infotel

mercoledì 28 luglio 2010

apparecchiature elettroniche raee

Chi acquista apparecchiature elettroniche deve sapere che lo scorso giugno è entrata in vigore una nuova norma europea (n. 65/2010), molto importante ai fini della riduzione dell'inquinamento ambientale e del riciclaggio dei metalli e dei componenti, che prevede che il negoziante smaltisca gratuitamente il vecchio apparecchio, purchè sia dello stesso tipo di quello nuovo (computer con computer, Tv con TV, ecc).

Per consentire la tracciabilità degli apparecchi smaltiti, il negoziante deve chiedere all'acquirente i suoi dati personali.

Ci sono però due punti a cui prestare attenzione: il negoziante è tenuto a smaltire gratuitamente l'apparecchio vecchio, ma non a ritirare gratuitamente quello vecchio o a consegnare gratuitamente quello nuovo.

Queste due attività possono essere a titolo oneroso per il consumatore, che quindi deve informarsi e contrattare in anticipo.

stress lavoro correlato rinvio al 31 dicembre 2010

C'è tempo fino al 31 dicembre per rilevare e valutare il nuovo rischio da stress lavoro-correlato, sia per i datori di lavoro pubblico che per quelli del settore privato. 

Con l'emendamento introdotto al comma 12 dell'articolo 8 del Dl 78/2010, il Senato ha approvato il rinvio di una scadenza che preoccupava non poco gli operatori del settore, sia per la complessità della materia, sia per la mancanza di indicazioni da parte dell'apposita commissione. Il comma 1-bis), articolo 28 del Dlgs 81 del 2008 stabilisce espressamente che la valutazione dello stress lavoro-correlato deve essere effettuata nel rispetto delle indicazioni fornite dalla commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ex articolo 6, comma 8, D lgs 81/08, e che il relativo obbligo decorre dall'elaborazione delle predette indicazioni e comunque, anche in difetto delle stesse, a far data dal 1° agosto 2010. È questa la data che ora viene rinviata al 31 dicembre 2010.

Lo stress lavoro-correlato non deve essere confuso con il mobbing, ovvero con comportamenti volutamente persecutori o sgradevoli. Il rischio da stress può potenzialmente colpire in qualunque luogo di lavoro e qualsiasi lavoratore, e la sua valutazione è volta ad individuare le fonti che possono comportare infortuni o danni diretti alla salute nonché a cogliere i segnali che possono indicare la presenza di stress. Prevenire, ridurre o eliminare il problema può voler dire più efficienza e, soprattutto, consente di apportare miglioramenti nelle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro. Si tratta, quindi, di riconoscere nell'organizzazione del lavoro alcuni indicatori di rischio che possono causare stress, fra cui i più comuni possono ricondursi a:
- orari di lavoro troppo lunghi o imprevedibili, turni particolarmente faticosi;
- carichi di lavoro eccessivi oppure troppo ridotti, monotonia o frammentarietà del lavoro;
- incertezza degli incarichi e dei compiti, mancanza di informazioni e/o di formazione;
- posture scomode o stancanti, posti di lavoro inadeguati, temperature elevate o basse, eccessivo rumore eccetera.

In attesa delle indicazioni della commissione, i datori di lavoro avrebbero dovuto organizzarsi in proprio, sia avvalendosi di professionalità adeguate, sia utilizzando le guide e i documenti elaborati da diversi enti, pubblici e privati, fra cui l'Ispesl, la Regione Lombardia, Confindustria, l'Ordine degli psicologi dell'Emilia-Romagna e altri. 

Peraltro, il comitato, appositamente istituito all'interno della commissione per l'approfondimento del tema ha temporaneamente sospeso l'attività. 

Il ministero del Lavoro ha, infatti, espresso la necessità di approfondimenti nella materia, a causa soprattutto delle discordanze fra la bozza del documento, predisposta su richiesta del comitato e le richieste di modifica avanzate dalle regioni e dall'Ispesl.
C'è tempo fino al 31 dicembre per rilevare e valutare il nuovo rischio da stress lavoro-correlato, sia per i datori di lavoro pubblico che per quelli del settore privato.
Con l'emendamento introdotto al comma 12 dell'articolo 8 del Dl 78/2010, il Senato ha approvato il rinvio di una scadenza che preoccupava non poco gli operatori del settore, sia per la complessità della materia, sia per la mancanza di indicazioni da parte dell'apposita commissione. Il comma 1-bis), articolo 28 del Dlgs 81 del 2008 stabilisce espressamente che la valutazione dello stress lavoro-correlato deve essere effettuata nel rispetto delle indicazioni fornite dalla commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ex articolo 6, comma 8, Dlgs 81/08, e che il relativo obbligo decorre dall'elaborazione delle predette indicazioni e comunque, anche in difetto delle stesse, a far data dal 1° agosto 2010. È questa la data che ora viene rinviata al 31 dicembre 2010.
Lo stress lavoro-correlato non deve essere confuso con il mobbing, ovvero con comportamenti volutamente persecutori o sgradevoli. Il rischio da stress può potenzialmente colpire in qualunque luogo di lavoro e qualsiasi lavoratore, e la sua valutazione è volta ad individuare le fonti che possono comportare infortuni o danni diretti alla salute nonché a cogliere i segnali che possono indicare la presenza di stress. Prevenire, ridurre o eliminare il problema può voler dire più efficienza e, soprattutto, consente di apportare miglioramenti nelle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro. Si tratta, quindi, di riconoscere nell'organizzazione del lavoro alcuni indicatori di rischio che possono causare stress, fra cui i più comuni possono ricondursi a:
- orari di lavoro troppo lunghi o imprevedibili, turni particolarmente faticosi;
- carichi di lavoro eccessivi oppure troppo ridotti, monotonia o frammentarietà del lavoro;
- incertezza degli incarichi e dei compiti, mancanza di informazioni e/o di formazione;
- posture scomode o stancanti, posti di lavoro inadeguati, temperature elevate o basse, eccessivo rumore eccetera.
In attesa delle indicazioni della commissione, i datori di lavoro avrebbero dovuto organizzarsi in proprio, sia avvalendosi di professionalità adeguate, sia utilizzando le guide e i documenti elaborati da diversi enti, pubblici e privati, fra cui l'Ispesl, la Regione Lombardia, Confindustria, l'Ordine degli psicologi dell'Emilia-Romagna e altri. Peraltro, il comitato, appositamente istituito all'interno della commissione per l'approfondimento del tema ha temporaneamente sospeso l'attività. Il ministero del Lavoro ha, infatti, espresso la necessità di approfondimenti nella materia, a causa soprattutto delle discordanze fra la bozza del documento, predisposta su richiesta del comitato e le richieste di modifica avanzate dalle regioni e dall'Ispesl.

Premio Letterario ed Artistico dedicato alle Morti bianche

Il Premio Letterario ed Artistico dedicato alle Morti bianche è promosso dall’Associazione di Promozione Sociale “Elmo” in collaborazione con la Direzione Provinciale dell’INAIL di Trento e con il Dipartimento Istruzione della Provincia Autonoma di Trento. L’iniziativa si propone l’intento di coinvolgere e sensibilizzare la comunità,in particolare di giovane età sul tema delle morti, degli infortuni e della sicurezza sul posto di lavoro. La prima edizione del Premio, ideato e promosso dal Centro Studi “Vox Populi”, ha ricevuto l’adesione e una medaglia da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per l’iniziativa meritoria. 

L’iniziativa, avviata il 15 marzo 2010 si e' conclusa il 15 luglio : 

quella rivolta al mondo della scuola, attraverso una copiosa opera di informazione e sensibilizzazione di tutto il settore scolastico, del personale docente e degli studenti e quella destinata ai cittadini residenti sul territorio della Provincia Autonoma di Trento.

Sono ammessi al concorso i testi e le opere aventi come soggetto la tragedia delle morti bianche e la sicurezza sul posto di lavoro, siano essi racconti, resoconti, articoli giornalistici e, per le arti figurative, disegni, pitture o sculture. I premi verranno assegnati da una apposita Commissione giudicatrice, composta da personalità competenti nel settore, da rappresentanti dell’Associazione proponente e della Direzione Provinciale Inail di Trento, in occasione del Festival della Sicurezza sul Lavoro nei giorni 17-18-19 settembre 2010, a Pergine Valsugana (TN).

Festival Nazionale della Sicurezza sul Lavoro 2010

Il Festival Nazionale della Sicurezza sul Lavoro 2010 si sviluppa nell’arco di tre giornate dedicate ad incontri, scambio di esperienze e riflessioni sulle problematiche inerenti la sicurezza e la tutela del lavoratore nell’espletamento della propria professione e sull’annosa questione delle Morti Bianche e degli infortuni sul posto di lavoro, per avviare un percorso che miri alla formazione e alla prevenzione. Il nucleo centrale del progetto sarà armonicamente articolato in tre momenti che si concretizzeranno il 17, 18 e 19 settembre:

Una serie di eventi convegnistici e workshop, di matrice istituzionale ma destinato ad un vasto pubblico, con il coinvolgimento di studiosi di chiara fama nel settore della sicurezza, di rappresentanti delle categorie produttive, delle confederazioni sindacali nonché dei lavoratori, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero della Salute, della Direzione Provinciale dell’Inail, degli Assessorati all’Istruzione, alla Cultura e alla Sanità della Provincia Autonoma di Trento e dell’Università degli Studi di Trento e Verona, della Protezione Civile e dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari.

martedì 27 luglio 2010

mercato delle macchine movimento terra

“La cruda realtà è che il mercato delle macchine movimento terra si è dimezzato e non si vedono quei segnali di ripresa che cominciano ad essere più consistenti in altri settori dell'industria trainati dall'export”.
Non nasconde la sua preoccupazione il presidente di Cantiermacchine, Amedeo Esposito, di fronte ai dati sull'andamento del mercato italiano delle macchine da cantiere e per il movimento terra, che parlano di un calo della domanda del 48% nel 2008 e del 17% nel primo trimestre 2009. In controtendenza risulta invece il primo semestre 2010, con un +13,2% rispetto al 2009, un segnale positivo che però sembra dovuto soprattutto alla prevista scadenza della legge Tremonti a fine giugno, che ha spinto gli operatori del settore ad anticipare gli investimenti in macchinari.

Timori per la seconda metà del 2010

In totale in Italia a giugno 2010 sono state vendute (non tenendo conto delle macchine stradali quali rulli e vibrofinitrici) 7.682 macchine movimento terra e da cantiere, rispetto alle 6.786 del 2009 e alle 12.922 del 2008. “Nonostante il segno positivo dei primi mesi – ha dichiarato Esposito - siamo molto preoccupati per quello che potrà succedere nella seconda parte dell'anno. Il settore delle costruzioni, vero driver del nostro mercato, è fermo e non si vedono segnali di ripresa. Gli investimenti in costruzioni sono stimati in calo del 7,1% anche nel 2010 dopo un calo di oltre il 10% registrato negli ultimi 2 anni”.
Per il presidente di Cantiermacchine “la situazione è difficilissima e lo diverrà ancora di più nella seconda parte dell'anno, mettendo a rischio l'esistenza stessa di aziende e migliaia di posti di lavoro, se non saranno prese decisioni rapide ma strutturali per far ripartire il settore delle costruzioni, che rappresenta un motore importante per l'economia del nostro Paese”.

Le richieste di Cantiermacchine

Secondo Cantiermacchine la vera medicina per far ripartire il mercato sono gli investimenti necessari per far ripartire i cantieri, e non gli incentivi che aiutano solo se sono strumentali ad agganciare la ripresa. “Servono lavori ed opere più che incentivi, serve una accelerazione delle procedure per rendere utilizzabili le risorse disponibili per nuove infrastrutture ed aprire nuovi cantieri, serve dare ossigeno alle aziende sbloccando i loro crediti verso la pubblica amministrazione”, sottolinea Esposito.
Le richieste avanzate da Cantiermacchine sono pertanto lo sblocco delle risorse per i programmi infrastrutturali del Paese, il rilancio del Piano Casa, la garanzia dei pagamenti dovuti alle imprese dalla Pubblica Amministrazione per i lavori eseguiti (anche attraverso un intervento della Cassa Depositi e Prestiti), un accesso più facile delle PMI al credito, l'incentivo al rinnovo del parco macchine al fine di migliorare l'ambiente, la salute e la sicurezza in cantiere.

Italia delle case fantasma

L`Italia delle case fantasma. Due milioni non denunciate
Scoperte con le foto aeree. In vetta Salerno, Roma e Cosenza

Nell`ordine: Salerno, Roma, Cosenza, Napoli, Avellino, Lecce, Palermo, Catania, Bari, Vicenza, Reggio Calabria, Agrigento, Caserta, Potenza, Cuneo. Bisogna arrivare al decimo posto e poi al 15esimo per trovare due nomi del Nord nella classifica delle Province con piu` «immobili fantasma», le case cioe` che per il catasto non esistono, ma sono state scoperte grazie alle foto aeree. Un lavoro che ha fatto l`Agenzia del Territorio (ministero dell`Economia) su quasi tutti i Comuni italiani. Nella classifica elaborata dalla stessa Agenzia, su 101 Province le prime 13 del Mezzogiorno (quindi senza Vicenza) collezionano da sole ben 703.150 fabbricati fantasma su un totale di 2.077.048 finora scoperti, cioe` uno su tre (il 33,8%). 

Che la casa sia al primo posto nei pensieri degli italiani e` risaputo. Non per niente il 75% delle famiglie possiede l`abitazione in cui vive. Poi ci sono le seconde case, per vacanza e investimento. Insomma, un popolo di proprietari. Ma anche di evasori, come noto. Soprattutto nel Sud, in questo caso. 

Roma batte Milano 16 a 1
Vediamo qualche esempio. Nella Provincia di Salerno sono stati «verificati» 139 Comuni e sono saltate fuori ben 93.389 case fantasma. Nella provincia di Bergamo la caccia ha fruttato meno: in 165 Comuni, trovati 17.874 immobili sconosciuti al catasto. Nell`area di Roma l`indagine ha riguardato 114 Comuni per una scoperta di 68.779 edifici. In quella di Milano 129 municipi, ma le case fantasma riportate alla luce non piu` di 4.241, 16 volte meno. Nella provincia di Cosenza sono stati stanati 61.672 fabbricati in 154 Comuni. In quella di Udine 7.944 in 122 municipi. Le differenze sono enormi anche restringendo il campo di osservazione ai singoli Comuni. A Torino solo 56 immobili fantasma, a Napoli 6.891. A Milano 22, a Roma 6.372. In parte dipende, spiegano i tecnici, dal fatto che nelle citta` e` molto piu` difficile individuare case costruite dal nulla, mentre sono piu` diffuse sopraelevazioni e aumenti di cubature non rilevabili con le foto aeree. Ma e` chiaro che molto pesa la diversa propensione a evadere. Nella citta` di Genova sono stati scovati 717 immobili fantasma, a Reggio Calabria 6.237. A Treviso 1.300, a Taranto 2.103. 

Scoperti con le foto aeree
L`operazione e` stata condotta dall`Agenzia del Territorio guidata da due anni da Gabriella Alemanno, in seguito al decreto legge 262 del 3 ottobre 2006 (Governo Prodi). Come sono riusciti a individuare uno ad uno gli immobili fantasma? Il meccanismo e` apparentemente semplice, anche se richiede tecnologie sofisticate. Il territorio italiano e` stato completamente fotografato dall`alto e le immagini aeree digitali, con un altissimo grado di risoluzione (in grado di riconoscere un oggetto sul terreno con un margine di errore di appena 50 centimetri), sono state sovrapposte alle mappe catastali attraverso un software ad hoc che ha immediatamente individuato gli «oggetti emergenti dal terreno» non presenti sulle carte. Sono stati quindi scartati quelli diversi dagli immobili (alberi, pali, cumuli di terra e altro) e identificati i nuovi «corpi di fabbrica».
A quel punto, bisognava risalire al proprietario. Si sono quindi prese le particelle del catasto terreni sul quale l`immobile sorge e si e` individuato il titolare. Le liste delle particelle di terreno sulle quali stanno gli immobili fantasma, Comune per Comune, sono state quindi pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale e consegnate agli stessi municipi (oltre che pubblicate sul sito dell`Agenzia). 

Fino a un miliardo di rendita
Una volta scoperto, il proprietario poteva accatastare spontaneamente l`immobile oppure, passati 7 mesi, subiva l`accertamento dell`Agenzia e infine l`accatastamento d`ufficio, contro il quale eventualmente ricorrere. Al 30 aprile scorso erano gia` stati messi in regola 531mila edifici, 209mila dei quali volontariamente, per una rendita catastale emersa di 257 milioni di euro. Al 30 giugno il dato complessivo e` salito a 864.065 immobili accatastati per un rendita totale di 452 milioni di euro, dicono all`Agenzia del Territorio. Insomma, quasi la meta degli immobili fantasma e` stata regolarizzata, con le buone o le cattive.
Di questo passo non e` irragionevole prevedere che il risultato finale potrebbe avvicinarsi a un`emersione della rendita vicina al miliardo di euro. La cautela e` d`obbligo, dicono i tecnici, perche` una parte dei presunti immobili fantasma potrebbe rivelarsi composta di baracche o altre strutture non accatastabili, ma alla fine questi casi dovrebbero comunque essere una minoranza. E un forte aumento del gettito e` sicuro. Sulle nuove rendite catastali si pagano infatti le relative imposte, nazionali e comunali, dall`Irpef all`Ici alla Tarsu, la tassa sullo smaltimento dei rifiuti. Il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, si e` spinto a dire che si potrebbero ottenere fino a 5 miliardi di euro in piu` all`anno. Stime piu` prudenti, di fonte tecnica, parlano di 3 miliardi. 

L`ultima opportunita` 

Con questo obiettivo in testa, il Governo ha utilizzato la manovra economica (in dirittura d`arrivo alla Camera) per dare una spinta alla regolarizzazione della restante parte di immobili fantasma, concedendo fino al 31 dicembre di quest`anno per l`accatastamento spontaneo, pagando il costo della pratica di regolarizzazione, oltre agli oneri di costruzione (concessione edilizia) e alle imposte dovute (Ici, Tarsu) per i cinque anni precedenti, che dovrebbero essere richieste dai Comuni. Per chi non si mettera` in regola, dal primo gennaio 2011, l`Agenzia del Territorio procedera` all`attribuzione di una rendita catastale presunta, con maggiori spese per il proprietario. Senza contare che in questo caso le sanzioni aumentano. 

Una sfida per i Comuni
Per ora il nuovo gettito viene diviso tra Stato ed enti locali, ma e` chiaro che con il federalismo fiscale, tutta questa partita diventera` di competenza dei Comuni. Il decreto legislativo sull`autonomia impositiva degli enti locali, che il Governo dovrebbe varare la prossima settimana, prevedera` infatti, al termine di un percorso graduale di almeno tre anni, il passaggio della titolarita` delle imposte immobiliari ai Comuni, magari con l`accorpamento degli stessi (l`ipotesi dell`Imu, l`imposta immobiliare unica). E` interesse dei municipi, quindi, che tutte le case fantasma vengano alla luce e sara` compito degli stessi rifarsi di tutte le imposte e tasse dovute. Ci vorra` insomma competenza, efficienza degli uffici, volonta` di combattere l`evasione. Per non parlare dell`aspetto urbanistico, che e` tutto un altro capitolo. 

L`operazione immobili fantasma, infatti, riguarda la regolarizzazione col catasto, per il pagamento delle relative imposte. Ma poi bisogna vedere se la casa emersa e` a posto dal punto di vista dei vincoli urbanistici. Il Governo sottolinea questo aspetto per dimostrare che non c`e` alcun nuovo condono edilizio. Se per esempio una casa fantasma e` stata costruita su una spiaggia o in un parco naturale, spetta al Comune demolirla e da questo punto di vista nulla e` cambiato. Il decreto della manovra dice infatti che l`Agenzia del Territorio gira ai Comuni i dati sui nuovi accatastamenti «per i controlli di conformita` urbanistico-edilizia», perche`, aggiunge lo stesso articolo 19, «restano fermi i poteri dei Comuni in materia urbanistico-edilizia e l`applicabilita` delle relative sanzioni». Li eserciteranno? Al Sud come al Nord? 

Rapporto congiunturale sull`industria delle costruzioni in Piemonte

Il 2 luglio 2010 e` stato presentato a Torino il terzo Rapporto congiunturale sull`industria delle costruzioni in Piemonte, nell`ambito del convegno ``Uniti per la ripresa del settore edile e dell`economica regionale``. Il convegno, promosso da Ance Piemonte e` stato introdotto dal Presidente di Ance Piemonte Giuseppe Provvisiero.
Il Rapporto e` stato presentato da Antonio Gennari, Vice Direttore Generale dell`Ance. A seguire, gli interventi di Giorgio Gallesio, Vicepresidente Ance, del Commissario Straordinario per la Torino-Lione Mario Virano e del Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota.
Ai  sopra citati interventi ha fatto seguito un dibattito coordinato dal giornalista TGR Luca Ponzi al quale hanno partecipato: Giuseppe Tardivo Ordinario di Economia e Direzione delle Imprese dell`Universita` di Torino, Ugo Cavallera Assessore Regionale all`Urbanistica, Edilizia Residenziale e Opere Pubbliche, Adriano Maestri Presidente della Commissione Regionale ABI Piemonte, Roberto Rosso Vice Presidente Regione Piemonte e Assessore al Lavoro e alla Formazione Professionale, Barbara Bonino Assessore Regionale ai Trasporti, Infrastrutture, Mobilita` e Logistica, Maura Leddi Senatrice PD e Filippo Monge Presidente Ance Cuneo e Presidente Centro Studi Ance Piemonte.
Lo studio curato dal Centro Studi dell`Ance in collaborazione con Ance Piemonte, illustra l`andamento regionale del settore delle costruzioni nel 2009 e le previsioni per il 2010.
Nel 2009 in Piemonte, si e` accentuato l`andamento negativo dei livelli produttivi iniziato nel 2008: secondo le stime Ance-Ance Piemonte, gli investimenti in costruzioni hanno registrato un calo del 7,6% in termini reali su base annua che si aggiunge al -2,1% del 2008 rispetto al 2007.
Per il 2010 le previsioni Ance-Ance Piemonte sono ancora piuttosto negative, sebbene di intensita` leggermente piu` contenuta rispetto al 2009. Per l`anno in corso, si prevede un calo degli investimenti in costruzioni del 7,0% su base annua.
La caduta dei livelli produttivi coinvolge tutti i comparti di attivita`, ad eccezione degli investimenti nella manutenzione straordinaria che risultano stazionari rispetto ai livelli raggiunti nel 2009. Particolarmente negativo l`andamento della nuova edilizia abitativa che registra una flessione tendenziale del 14,0% nel 2010, dopo il calo del 19,0% gia` rilevato lo scorso anno. Anche  nel comparto delle costruzioni non residenziali private si registra una riduzione rilevante dei livelli produttivi, pari al 12,0% in termini reali.
Continua il trend negativo degli investimenti in costruzioni non residenziali pubbliche, conseguenza di un profilo tendenzialmente recessivo della domanda pubblica, che, privilegiando il finanziamento delle grandi opere, troppo spesso sottrae risorse agli interventi di dimensioni minori. Per il 2010 il calo previsto e` stimabile nel 6,0% in termini reali rispetto al 2009.
Complessivamente, nel triennio 2008-2010, il settore delle costruzioni in Piemonte avra` perso circa  il 16% (-16,5% il dato medio nazionale) del mercato. Un risultato particolarmente negativo segnera` il comparto della produzione di nuove abitazioni che vedra` ridotto di circa il 32% il volume degli investimenti (-31% per l`Italia).
Nel rapporto sono presenti inoltre, analisi approfondite sulle dinamiche occupazionali, sul  mercato immobiliare, sul settore del credito, sulle tendenze demografiche e le politiche urbane presenti nel contesto locale e sull`andamento dei bandi di gara per opere pubbliche nella regione. Un`attenzione particolare e` stata rivolta al problema dei ritardati pagamenti alle imprese di costruzioni da parte della Pubblica Amministrazione.
L`analisi della manovra di finanza pubblica per il 2010 e le ultime decisioni del Governo in materia di infrastrutture, con uno specifico approfondimento regionale, completano, infine, il quadro sulle opere pubbliche.

Cassa Integrazione Ordinaria edilizia ed affini

Si fornisce qui di seguito la sintesi dell`atteso parere del Ministero del Lavoro, che con l`allegata risposta ad istanza di interpello n. 26 del 5 luglio scorso, ha accolto interamente le richieste avanzate dall`Ance unitamente alle tre sigle sindacali di categoria, in materia di cassa integrazione guadagni ordinaria e, piu` in particolare, sui temi relativi ai periodi di proroga della concessione dell`ammortizzatore ordinario ed ai criteri adottati per il calcolo dei limiti temporali.
 
Con riferimento al primo quesito il Dicastero, ritenendo fondate e legittime le pretese dell`Ance, ha finalmente confermato che le disposizioni contenute nell`art. 6 della L. n. 164/75, in materia di garanzia del salario nel settore delle imprese industriali, contenente la previsione secondo la quale l`integrazione de qua sia corrisposta fino ad un periodo massimo di tre mesi continuativi, prorogabili trimestralmente, in casi eccezionali, fino ad un massimo complessivo di 52 settimane, siano applicabili a tutte le imprese industriali, comprese quelle del settore edile ed affini.

Tale soluzione, dettata dalla medesima ratio delle norme di riferimento,  consente alle imprese dell`edilizia di usufruire, a patto di aver prima esperito la fase di consultazione sindacale di cui all`art. 5 della L. n. 164/75 , dei periodi di proroga successivi alle prime tredici settimane e fino ad un periodo massimo complessivo di 52 settimane, senza necessariamente dover effettuare una ripresa, pur parziale, dell`attivita` lavorativa, prevista dall`art. 1, co. 1 della L. n. 427/75 , recante norme in materia di garanzia del salario e di disoccupazione speciale in favore dei lavoratori dell`edilizia e affini.

Sul secondo quesito il Ministero del lavoro ha, altresi`, confermato, recependo anche in questo caso l`orientamento espresso dall`Ance, che nel criterio adottato per il calcolo dei limiti temporali, che tiene conto delle singole giornate di sospensione del lavoro e che una settimana si puo` considerare fruita solo se la sospensione abbia riguardato sei giorni di lavoro, o cinque in caso di settimana corta, rientrino tutte le causali previste  per la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, compresa, pertanto, quella tipica dell`edilizia dovuta agli eventi meteorologici.

Norma UNI 11367

E’ stata pubblicata oggi (22 luglio ndr) l’attesa norma UNI 11367 “Acustica in edilizia -Classificazione acustica delle unità immobiliari - Procedura di valutazione e verifica in opera”.
Dopo le norme sulle prestazioni energetiche degli edifici (UNI TS 11300) ecco quindi un altro importante tassello che UNI mette a disposizione degli operatori per affrontare le sfide del costruire a regola d’arte, nell’interesse del cittadino consumatore quando si rapporta al bene principale della propria esistenza come, in genere, è la casa: nel caso specifico la norma definisce la classificazione acustica degli edifici.
La norma, nella sua interezza, è liberamente consultabile presso i “punti UNI” distribuiti in tutto il territorio nazionale.

La classificazione acustica di una unità immobiliare, basata su misure effettuate al termine dell’opera, consente di informare i futuri proprietari/abitanti sulle caratteristiche acustiche della stessa e di tutelare i vari soggetti che intervengono nel processo edilizio (progettisti, produttori di materiali da costruzione, costruttori, venditori, ecc.) da possibili successive contestazioni.

Alla elaborazione di questa norma hanno partecipato oltre 60 esperti in rappresentanza di tutti gli interessi “in gioco”. Infatti tutte le fasi che convergono nel processo di realizzazione dell’opera sono determinanti ai fini del risultato acustico: la progettazione, l’esecuzione dei lavori, la posa in opera dei materiali, la direzione dei lavori, le eventuali verifiche in corso d’opera, ecc.

La norma si applica a tutti i tipi di edifici, tranne a quelli ad uso agricolo, artigianale e industriale. Nell’ambito di applicazione della norma, i requisiti acustici di ospedali, cliniche, case di cura e scuole sono definiti da una specifica appendice.

La norma UNI prevede quattro differenti classi di efficienza acustica: si va dalla classe 1, che identifica il livello più alto (più silenzioso), alla classe 4 che è la più bassa (più rumoroso): va considerato che, seppure il livello prestazionale “di base” sia rappresentato dalla terza classe, la stragrande maggioranza degli edifici italiani attualmente esistenti non raggiunge neppure la quarta classe….
Questa griglia di classificazione viene attuata sulla base di misurazioni dei livelli sonori e non solo di dati progettuali, inoltre è prevista per singole unità immobiliari e non per l'intero edificio (ad esempio, nel caso di un condominio, la classe deve essere assegnata ad ognuno degli appartamenti che lo compongono, e non genericamente all’intero condominio).
Se, da un lato, questo rende più complicata la determinazione di efficienza acustica, dall'altro è una maggiore garanzia sul risultato finale che si potrà ottenere.

La valutazione complessiva di efficienza sarà obbligatoriamente accompagnata da valutazioni per ogni singolo requisito considerato; sono infatti oggetto di classificazione l’isolamento di facciata, l’isolamento rispetto ai vicini (sia per i rumori aerei, sia per i rumori di calpestio) e il livello sonoro degli impianti. Nel caso degli alberghi sono considerati altresì gli isolamenti acustici fra ambienti della stessa unità immobiliare (es. fra le camere).
Nel processo di approvazione finale, il progetto di norma UNI ha ricevuto circa 280 commenti, a testimonianza del grande interesse destato.
Oltre ai commenti di tipo “editoriale” per facilitare la comprensione del testo, la maggior parte delle segnalazioni ricevute riguardava problemi di tipo “tecnico” che sono stati analizzati nel dettaglio dalla Commissione “Acustica e vibrazioni”, per raggiungere una soluzione condivisa.

Tra gli argomenti più dibattuti la scelta di utilizzare la media energetica (invece di quella matematica) come indice unico rappresentativo di efficienza. Tale scelta è stata ritenuta la migliore dopo un lungo dibattito e un ampio confronto tra gli esperti, che hanno riconosciuto come entrambe le possibilità presentino sia aspetti positivi sia negativi. Comunque, per fornire all’utilizzatore informazioni complete ed esaurienti, la norma prevede che l’indice unico rappresentativo delle caratteristiche acustiche dell’ unità immobiliare (classi I, II, III e IV) sia integrato da altri cinque valori numerici che rappresentano le singole prestazioni acustiche.
Per quanto riguarda le difficoltà applicative, la futura norma UNI è certamente corposa e densa di contenuti tecnici che necessitano un’adeguata professionalità, ma la Commissione UNI li ha affiancati con una parte di testo contenente esempi di calcolo pensati proprio per facilitarne l’applicazione.
Circa la quantificazione dei requisiti acustici passivi, i valori proposti dalla norma UNI rappresentano una reale fattibilità assicurando, al contempo, un buon grado di comfort acustico: gli interessi degli acquirenti infatti sono sempre stati una priorità dell’UNI, così come delle pubbliche amministrazioni locali (Regioni e Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente) e del Ministero dell’Ambiente, che hanno partecipato ai lavori di normazione.
Quest’ultimo, inoltre, in perfetta sintonia con quanto fatto dall’UNI, sta elaborando il testo del nuovo decreto sui limiti passivi che inquadrerà opportunamente ed organicamente la materia trattata.

Secondo Piero Torretta, presidente UNI "La nuova norma tecnica sulla classificazione acustica degli edifici costituisce un esempio di efficacia della normazione tecnica volontaria in quanto ha saputo conciliare e sintetizzare le esigenze e le aspettative dell'utente sulle caratteristiche prestazionali del prodotto (e le conseguenti garanzie d'uso), con la capacità/possibilità del produttore (progettista, fornitore di componenti, assemblatore, impresa di costruzioni) di realizzarle, garantendo le prestazioni dichiarate ed attese”.
“Per sua natura la norma tecnica volontaria definisce infatti lo stato dell'arte di un prodotto/servizio, ma non è una norma imposta dall'alto o dall’esterno, bensì è un accordo condiviso, trasparente, consensuale, alla cui definizione possono partecipare tutti gli stakeholders interessati”.

Prosegue Torretta “La norma sulla classificazione acustica degli edifici si aggiunge a quella sulla certificazione energetica (e potrà essere integrata nel futuro da quella sulla sostenibilità) migliorando il quadro delle informazioni a disposizione dell'utente del bene edilizio. Quadro che, con il meccanismo della classificazione graduata, conferisce al bene edilizio un nuovo valore economico legato alla capacità dello stesso di soddisfare esigenze spesso immateriali dell'utilizzatore (comfort, privacy, emissioni co2, consumo materiali...). Come tutte le norme tecniche di prodotto/servizio, la norma UNI 11367 ha posto al centro della sua attenzione il consumatore, le sue esigenze, la sua tutela nel rapporto con il mondo della produzione, che - a sua volta - è impegnato a dare informazioni sul tipo di prodotto che realizza e immette sul mercato: in particolare su quali sono le caratteristiche e le prestazioni rispetto allo standard definito dalla norma tecnica di riferimento.Un modo per qualificare i rapporti contrattuali in modo chiaro, evitando equivoci tra le aspettative della domanda ed il contenuto dell'offerta".

lunedì 19 luglio 2010

RAEE D.M. 8 marzo 2010, n. 65

RAEE D.M. 8 marzo 2010, n. 65

Terrorismo: per i Garanti europei l'accordo Swift fra Ue ed Usa non è in linea con la normativa sulla privacy

Le preoccupazioni espresse in una lettera al Parlamento europeo

Con una lettera congiunta inviata al Parlamento europeo, le Autorità di protezione dati europee ed il Gruppo di lavoro polizia e giustizia, presieduto da Francesco Pizzetti, hanno manifestato forti preoccupazioni per gli standard di protezione previsti nel nuovo accordo anti terrorismo, noto come "accordo Swift".
Nella lettera, le autorità invitano il Parlamento europeo a tenere conto di tali preoccupazioni in occasione del dibattito sull'accordo previsto durante la sessione plenaria di domani.

L'Accordo Swift è stato stipulato all'inizio di giugno dalla Commissione europea e dal Ministero del tesoro Usa e prevede il trasferimento di informazioni relative alle operazioni finanziarie dall'Ue agli Stati Uniti per la prevenzione e la lotta al terrorismo.

Le Autorità  europee ritengono che l'accordo, per quanto migliorato rispetto al precedente, non rispetti la normativa Ue. Due, in particolare, i punti critici sui quali i Garanti della privacy hanno espresso le maggiori riserve.

Il primo riguarda il trasferimento massivo e indiscriminato di informazioni finanziarie verso gli Usa, informazioni che peraltro possono essere trasmesse a agenzie di polizia e autorità giudiziarie. Le condizioni fissate nell'accordo, sia riguardo al trasferimento massivo dei dati sia riguardo alla loro ulteriore trasmissione, non soddisfano le garanzie necessarie in base al diritto Ue, fra cui il rispetto del principio di finalità e l'obbligo di una conservazione limitata nel tempo (fino a cinque anni).

Su questo punto le Autorità hanno inoltre chiesto che, comunque, ove l'accordo fosse approvato, ci si impegni fin d'ora a modificarlo nell'ambito della già prevista attività di revisione congiunta dell'accordo.
Il secondo punto critico riguarda i dati relativi alle transazioni finanziarie effettuate esclusivamente all'interno dell'Ue. Le Autorità privacy vogliono avere certezza che queste informazioni - i cosiddetti dati SEPA, relativi all'Area unica dei pagamenti in Euro - non siano oggetto di trasferimento. E' questo infatti un aspetto sul quale l'Accordo non si pronuncia con chiarezza.

Roma, 5 luglio 2010

Privacy e agenzie di rating: maggiori controlli sui conflitti di interesse

Il Garante per la protezione dei dati personali ha autorizzato una società di rating a trattare, anche senza consenso, i dati dei propri dipendenti e quelli delle persone a loro strettamente legate, al fine verificare l'eventuale presenza di conflitti di interesse nell'attività svolta nel settore finanziario.
 
La decisione dell'Autorità trae origine dalla richiesta della filiale italiana di un'agenzia di rating di poter consultare le informazioni relative alle operazioni finanziarie dei propri dipendenti e del loro "nucleo familiare ristretto". Senza tali controlli, infatti, la società capogruppo che opera in tutto il mondo non avrebbe potuto ottemperare alla normativa vigente negli Stati Uniti che richiede di certificare che l'attività di rating venga svolta in modo indipendente e senza essere influenzata da alcun conflitto di interessi anche dalle relative società controllate e/o collegate.
 
Nel corso dell'istruttoria, l'Autorità ha rilevato che la recente normativa europea (Regolamento Ce n.1060/2009) promuove i principi di trasparenza, indipendenza, affidabilità e qualità dell'attività svolta dalle agenzie di credito del rating, anche con l'adozione di misure che prevengano conflitti d'interesse.
 
E' risultato quindi necessario bilanciare la tutela della privacy di chi opera nel settore del rating con altre finalità di rilevante interesse pubblico garantendo, in particolare, un elevato grado di protezione degli investitori.
 
A seguito del provvedimento del Garante (relatore Francesco Pizzetti) la società potrà raccogliere e utilizzare i dati relativi agli strumenti finanziari, e alle operazioni ad essi connesse, di cui risultino detentori i dipendenti. Il trattamento potrà essere esteso anche alle persone a loro "strettamente legate", nei limiti individuati dalla normativa europea in materia. L'agenzia di rating dovrà inoltre fornire a tutti gli interessati un'adeguata e puntuale informativa comprensiva in lingua italiana. L'Autorità ha infine sottolineato che qualunque dato trattato in violazione della disciplina sulla privacy non potrà essere utilizzato.

La privacy tra i banchi di scuola

La privacy tra i banchi di scuola

OpuscoloLa privacy tra i banchi di scuola
 "La privacy tra i banchi di scuola"
Si possono usare i videofonini a scuola? Gli scrutini sono pubblici? Si possono filmare le recite scolastiche? Le scuole possono installare telecamere?
A questi e ad altri quesiti risponde il nuovo vademecum del Garante per la protezione dei dati personali dedicato alla scuola. Scritta con un linguaggio volutamente semplice e meno tecnico possibile, la guida intende offrire un primo contributo a presidi, insegnanti, operatori scolastici, ma anche a genitori e studenti, per approfondire i temi legati alla privacy.

La scuola è chiamata ogni giorno a costruire le condizioni per un futuro migliore delle nuove generazioni.

Non solo nello studio, ma anche nelle esperienze di vita che coinvolgono alunni, professori e personale scolastico si definisce il mondo dei valori che permette alla società di crescere nel rispetto reciproco.

Questa sfida positiva – nella scuola – riguarda anche il "corretto trattamento dei dati personali". Un’espressione che può sembrare asettica, ma che in realtà costituisce una condizione essenziale per il rispetto della dignità delle persone, della loro identità, del loro diritto alla riservatezza.

La guida del Garante privacy
Oltre a chiarimenti sulla corretta applicazione della normativa in materia di protezione dei dati personali, la guida fornisce indicazioni generali tratte da provvedimenti, pareri e note del Garante. Per facilitarne la consultazione, la guida è organizzata in cinque brevi capitoli (Regole generali, Voti ed esami, Informazioni sugli studenti, Foto audio e video, Sicurezza e controllo) che riportano regole ed esempi, e in due sezioni "di servizio" (Parole chiave, Per approfondire) utili per comprendere meglio la specifica terminologia utilizzata nella normativa sulla privacy e per avere un sintetico quadro giuridico di riferimento.
L'opuscolo in formato cartaceo può essere richiesto all'Ufficio relazioni con il pubblico, Piazza di Monte Citorio n. 123, lunedì-venerdì ore 10,00-13,00 e-mail: urp@garanteprivacy.it

Graduatorie scolastiche: adempimenti semplificati per servizi on line

Adempimenti privacy semplificati per una società che intende offrire ai docenti precari un servizio on line per orientarsi tra le graduatorie e comprendere meglio le reali opportunità di impiego.
 
L'impresa che acquisisce e rielabora le informazioni degli iscritti nelle graduatorie dei docenti, pubblicate in Internet dal Ministero della pubblica istruzione, è stata esonerata dal Garante privacy (relatore Giuseppe Fortunato) dall'obbligo di informare individualmente sull'uso dei dati (nome, cognome, data e luogo di nascita, provincia di iscrizione, posizione in graduatoria, punteggi, specializzazioni, disponibilità per le supplenze). In alternativa dovrà comunque pubblicare sul proprio sito una dettagliata informativa a vantaggio di tutti i docenti.
 
Registrandosi al servizio on line offerto dalla società, l'utente potrà consultare tutte le graduatorie nelle quali è iscritto, comparando le posizioni degli altri concorrenti ed avere così un quadro più chiaro delle proprie possibilità di ottenere un incarico.
 
Nell'istanza al Garante la società aveva motivato la richiesta di esonero con l'impossibilità di rilasciare un'informativa singola ai circa 300.000 nominativi presenti nelle graduatorie del Ministero e con la sproporzione di mezzi, di tempo ed economici, che avrebbe dovuto impiegare rispetto all'interesse dei singoli di conoscere le modalità di trattamento di dati non sensibili e già disponibili in rete. Giustificazioni accolte dall'Autorità che, nel disporre l'esonero, ha inoltre sottolineato l'utilità sociale del progetto, volto ad incrementare le opportunità di impiego di un'intera categoria di aspiranti lavoratori, ed ha riconosciuto come sia la stessa specifica normativa in materia a consentire ai privati di riutilizzare le informazioni del settore pubblico per finalità commerciali

No alla webcam in negozio senza tutele per i lavoratori

Installa una webcam all'interno di due negozi a scopo di sicurezza, ma non rispetta le norme dello Statuto dei lavoratori che vietano il controllo a distanza dei dipendenti. E il Garante blocca le videoriprese.
 
Intervenuta a seguito della segnalazione di un ex addetta ai punti vendita, l'Autorità ha accertato che il dispositivo era stato installato senza che vi fossero cartelli che ne segnalassero la presenza e soprattutto senza rispettare le procedure previste a tutela dei lavoratori. Norme che obbligano il datore di lavoro - nei casi in cui per specifiche esigenze organizzative e di sicurezza abbia necessità di istallare nello spazio lavorativo impianti audiovisivi o altre apparecchiature analoghe - ad un previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna, o a ricorrere infine all'Ispettorato del lavoro. La titolare della ditta si era invece limitata ad informare sommariamente i lavoratori della presenza delle telecamere.
 
L'Autorità ha osservato, inoltre, che anche laddove vi fosse un uso sporadico delle telecamere, come nel caso di uno dei due negozi, la giurisprudenza della Cassazione afferma che il divieto di controllo a distanza dell'attività lavorativa non è escluso dal fatto che esso "sia destinato ad essere discontinuo perché esercitato in locali dove i lavoratori possono trovarsi solo saltuariamente".
 
Il Garante (con un provvedimento di cui è stato relatore Giuseppe Chiaravalloti) ha dunque disposto il blocco del trattamento illecito in attesa dell'eventuale attuazione delle procedure previste dallo Statuto ed ha trasmesso all'autorità giudiziaria copia degli atti per l'accertamento di eventuali profili penali.