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martedì 28 dicembre 2010

Sicurezza lavoro

“Per quasi cinquecento famiglie nel nostro Paese questo non sarà un Natale da festeggiare, ma solo una triste occasione per ricordare e piangere un proprio caro scomparso tragicamente al lavoro. Sono 484, infatti, le persone che nei primi undici mesi del 2010 hanno perso la vita. Da Nord a Sud della Penisola l’emergenza non conosce confini e miete vittime quotidianamente: almeno una al giorno; più di 9 alla settimana”. Sul finire dell’anno, il Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, Mauro Rossato, propone una delle più sconfortanti immagini delle morti bianche in Italia. Ed è sempre la Lombardia ad indossare la maglia nera con 68 decessi, seguita dal Veneto (51) e dalla Campania (43). Ma vicine al podio della morte sono anche la Puglia (41), e la Sicilia con il Lazio (35).

E’ però il Trentino Alto Adige la regione in cui viene registrato l’indice di incidenza più elevato delle morti sul totale della popolazione lavorativa (62,2 contro una media nazionale di 25,2. Seguono: Calabria (37,5) e Abruzzo (36,4).

La provincia più colpita è Bolzano con 20 decessi, mentre Roma è seconda con 17 morti bianche. Al terzo posto Brescia e Napoli (16). Oltre dieci vittime vengono registrate anche a Milano (14), a Foggia (13), a Padova e Bari (11). Questo per ciò che riguarda i valori assoluti. Sul fronte, invece, dell’incidenza sulla popolazione lavorativa è Vibo Valentia a condurre le fila provinciali con un indice pari a 84, 5. Completa il podio il Nordest con Bolzano (84,3) e Belluno (78,9). Quarta è Matera (76,7) e quinta Chieti (71,3). Indicatori decisamente più virtuosi in tal senso vengono rilevati nelle grandi province: Roma (10), Napoli (20), Milano (7,9), Palermo(25,2), Genova (16, 5), Firenze (11, 6), Bologna (11,3), e a Torino si rileva addirittura un indice di incidenza pari a 2,1.

L’agricoltura continua a detenere il primato delle morti sul lavoro con il 36,4 per cento delle vittime. Ma non è da meno l’edilizia dove si rileva il 27,9 per cento dei decessi. A distanza si trovano i valori di trasporti, magazzinaggi e comunicazioni (6,2 per cento), così come i settori del commercio e delle attività artigianali insieme a produzione, distribuzione e manutenzione energia elettrica, acqua e gas (5,2 per cento).

“Sono sempre i più esperti, poi, - sottolinea l’ingegner Rossato - coloro che perdono la vita durante l’orario di lavoro. E ciò significa che l’esperienza contribuisce ad abbassare pericolosamente i livelli di guardia”. Tant’è che la fascia d’età maggiormente coinvolta nel dramma è quella compresa tra i 40 e i 59 anni, in cui si concentra quasi la metà di tutte le morti bianche del Paese: il 44,5 per cento per la precisione. Anche gli ultrasessantenni, comunque, sono molto a rischio e sono il 31,1 per cento delle vittime del lavoro.

La caduta dall’alto e il ribaltamento di un veicolo o di un mezzo in movimento sono invece le cause principali di morte (rispettivamente nel 27,5 per cento e nel 19,8 per cento dei casi). Altrettanto drammatica la percentuale di coloro che muoiono schiacciati per la caduta di oggetti pesanti (10,7 per cento. Si continua a morire inoltre per: investimento di un mezzo (7,2 per cento dei casi), contatto con organi lavoratori in movimento (5,6 per cento) e contatto elettrico diretto (4,3 per cento).

Gli stranieri rappresentano il 10 per cento dei decessi. Le vittime rumene (34 per cento) e quelle albanesi (25,5 per cento) sono le più numerose tra quelle che non hanno nazionalità italiana. Mentre le donne che nel nostro Paese hanno perso la vita al lavoro sono 14.

La speranza. “Da esperti di sicurezza sul lavoro – conclude il Presidente dell’Osservatorio – ci auguriamo che il prossimo anno il bilancio delle morti bianche possa essere meno tragico. Anche in virtù dei contributi Inail a favore delle imprese e delle industrie che investiranno in formazione , adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale finalizzati a migliorare proprio la sicurezza nei luoghi di lavoro”.

cooperazione tra Regione Umbria e Inail

 Proseguire, accrescendone anche l'incisivita' delle azioni, la cooperazione tra Regione Umbria e Inail per una sempre maggiore diffusione della cultura della prevenzione e della sicurezza nei luoghi di lavoro. E' quanto si propone il protocollo d'intesa sottoscritto tra Regione Umbria e Direzione regionale Inail Umbria. L'atto e' stato firmato dalla presidente della Regione, Catiuscia Marini, e dal direttore regionale dell'Istituto, Tullio Gualtieri. Le due istituzioni in passato, in virtu' di precedenti intese, hanno realizzato significative iniziative tese alla prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro. Particolarmente significativa l'attivita' del Coordinamento Interistituzionale per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, che in Umbria opera di diversi anni. Inoltre, e' ormai consolidato l'utilizzo della banca dati Flussi informativi da parte dei Servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, attraverso l'Osservatorio regionale sugli infortuni e le malattie professionali. Regione Umbria e Inail Umbria sono quindi impegnate da numerosi anni a realizzare attivita' finalizzate alla diffusione in tutte le realta' produttive della cultura della sicurezza con l'obiettivo di rendere sempre piu' concreta la lotta contro gli infortuni e le patologie da lavoro, con particolare attenzione alle fasce emarginate della popolazione.

pg/gc/rob

(Asca)

mercoledì 22 dicembre 2010

VERSIONE 4.2 DI RISCHIO STRESS

RILASCIATA VERSIONE 4.2 DI RISCHIO STRESS

La versione 4.2 di Rischio Stress ha inserito la valutazione degli eventi sentinella di 1° t ipo come suggerisce il metodo seguito circa le indicazioni della Circolare del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 18/11/2010.


Novità della versione 4.2 :

1) Inserita VALUTAZIONE EVENTI SENTINELLA DI 1° TIPO: “Lista delle caratteristiche aziendali e delle lavorazioni identificabili come rischi potenziali”,  per effettuare la valutazione preliminare di 1° livello della tipologia di rischio aziendale. La “Lista” utilizzata per effettuare la valutazione è quella predisposta dalla Regione Toscana e inserita nella Guida operativa del Coordinamento Interregioni per la prevenzione. La lista rileva la presenza o meno di caratteristiche aziendali (tipo di attività, mansioni, lavorazioni) che in base agli studi scientifici in materia presentano caratteristiche correlate al rischio stress.
2) INFOWORD 2010, nuova interfaccia utente in stile OFFICE 2010, introdotta formattazione del secondo livello nella stesura dei documenti
3) Corso light sullo stress, inserita versione light del corso nella pagina iniziale del software


Di seguito si riporta in maniera semplificativa l'iter di valutazione del Rischio Stress da lavoro Correlato:

SCHEMA PERCORSO DA SEGUIRE PER EFFETTUARE VdR STRESS LC SECONDO ACCORDI COMMISSIONE PARITETICA del 17 novembre 2010.

Punti dell’accordo:
1) La valutazione deve essere effettuata dal datore di lavoro con il supporto del RSPP e la collaborazione del Medico competente, previa consultazione del RLS (Dettato art. 29 D.Lgs. 81/08)
2) La scadenza del 31/12/2010 va intesa come termine dare avvio alle attività per svolgere la valutazione del rischio stress.

Ciò premesso, il percorso di valutazione comprende i seguenti passaggi:

1) Il datore di lavoro deve indicare nel Documento di VdR aziendale il percorso metodologico di effettuazione della valutazione ed il programma temporale nel quale intende svilupparlo;
2) Le attività devono prendere in esame tutti i lavoratori, compresi i dirigenti ed i preposti, per cui devono essere effettuate con riferimento ai singoli gruppi omogenei di lavoratori.
3) Il procedimento deve essere sviluppato in due Fasi:

FASE 1 – VALUTAZIONE PRELIMINARE

A) Esame dei dati oggettivi relativi a:

1.Eventi sentinella (desumibili dalle due schede LCA + TDSA
2.Fattori di contenuto del lavoro (desumibili dalla scheda CDO)
3.Fattori di contesto del lavoro (desumibili dalla scheda CDO)

B) Se non emergono rischi il Ddl deve indicarlo nel documento di VdR aziendale e avviare il monitoraggio.

C) Se  emergono rischi il Ddl deve      

- Pianificare e adottare degli opportuni interventi correttivi;
- Attuare un piano di monitoraggio
- Verificare effetto interventi correttivi nel tempo (entro un anno)

FASE 2 - VALUTAZIONE APPROFONDITA (eventuale).(Questionario QVP SLC10)

Da attivare nel caso la valutazione preliminare con rischio stress abbia rilevato indici di rischio non trascurabili e le misure adottate siano risultate inefficaci

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CORSO RSPP ASPP MODULO A

Corso multimediale su CD

PROGRAMMA DEL CORSO RSPP ASPP MODULO A (28 ORE)

*      L'approccio alla prevenzione attraverso il D.Lgs. 81/08 per un percorso di miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori
*      Il sistema legislativo: esame delle normative di riferimento
*      I soggetti del Sistema di Prevenzione aziendale secondo il D.Lgs. 81/08: i compiti, gli obblighi, le responsabilità civili e penali
*      Criteri e strumenti per la individuazione dei rischi ü Documento di valutazione dei rischi ü Il Sistema Pubblico della prevenzione
*      Rischio incendio ed esplosione ü La classificazione dei rischi in relazione alla normativa
*      La valutazione di alcuni rischi specifici in relazione alla relativa normativa di salute e sicurezza
*      Le ricadute applicative e organizzative della valutazione del rischio
*      La valutazione di alcuni rischi specifici in relazione alla relativa normativa di igiene del lavoro la di alla rischi valutazione normativa relazione in relativa specifici alcuni del lavoro igiene

IL CORSO E' DIRETTO A:
Responsabili e Addetti del Servizio di Prevenzione e di Protezione

IL CORSO TI PREPARA A:
Il decreto ha definito il percorso formativo per i RSPP e ASPP in tre moduli: A, B e C. Il modulo A, propedeutico agli altri due, offre una corretta chiave interpretativa delle norme di prevenzione previste dal D. Lgs. 81/08 . La frequenza al modulo A vale per qualsiasi macrosettore e costituisce credito formativo permanente.

LA METODOLOGIA DIDATTICA:
Interattiva

Il modulo A è il corso base ed è obbligatorio per RSPP e ASPP ai fini di svolgere le funzioni proprie dei ruoli. E' previsto l' esonero dalla frequenza a questo modulo A per RSPP e ASPP nella condizioni previste dalle tabelle A4 e A5 dell'accordo definitivo Conferenza Stato Regioni del 26/01/2006 (cosiddetto "Decreto RSPP" pubblicato sulla G.U. n.37 del 14/02/2006) e dall'art. 32 comma 5 del D Lgs n.81 del 9 aprile 2008 (attuazione dell'art. 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro) I contenuti delle attività formative devono essere conformi a quanto indicato nel DM 16/01/97 e integrate come da schema pubblicato nell'Accordo

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mercoledì 8 dicembre 2010

Scendono gli infortuni in Campania

Scendono gli infortuni in Campania.  Nel 2009 sono stati denunciati  26.280 incidenti sul lavoro, l'8,6% in meno rispetto al 2008 quando, invece, ne sono stati registrati 27.254. A diminuire sono anche i casi mortali che passano da 75 a 61, con una flessione del 18,7%. I dati emergono dal rapporto regionale INAIL Campania presentato oggi a Napoli.
 
Per quanto riguarda i settori di attività 21.872 incidenti riguardano l'industria  e servizi (-10% rispetto al 2008); 1.958 l'agricoltura (-6,5 rispetto al 2008) mentre  2.450 i dipendenti dello Stato (+ 3,9 rispetto al 2008). Anche nel caso delle morti sul lavoro il comparto più rischioso è l'industria e servizi che nel 2009 ha fatto registrare 53 casi, mentre i restanti 8 sono avvenuti in agricoltura. Tra i settori più pericolosi: le costruzioni (16 casi), l'industria manifatturiera (8), i trasporti (5).

A livello territoriale la provincia con il tasso più alto di incidenti è Napoli, in cui si registrano 11.981 casi (-7,4% rispetto al 2008), seguono Salerno con 6.554 (-6,7% rispetto al 2008), Caserta con 3.664 (-12;0% rispetto al 2008), Avellino con 2.357(-14,6% rispetto al 2008) e Benevento 1.724 (-7,6% rispetto al 2008). La stessa ripartizione vale anche per i casi mortali: la maglia nera spetta a Napoli con 29 casi (-14,0%), seguono Salerno con 15 (-21,0%), Caserta con 10(+11,1%) e Benevento 3 casi (-25%).

Diminuiscono anche gli infortuni occorsi ai lavoratori stranieri che, nel 2009, sono stati 1.017: l' 8,5% in meno rispetto all'anno precedente. In controtendenza, invece, gli incidenti in itinere (quelli verificati nel percorso casa/lavoro/casa) che sono stati 1.527 (+ 1,7% rispetto al 2008) e gli infortuni stradali (2.763 denunce, + 1,5% rispetto al 2008). Per quanto riguarda le malattie professionali nel 2009 sono state 1.074 le denunce pervenute all'INAIL (+ 16,2 rispetto al 2008): 1.004 provengono dai settori dell'industria e servizi e 671 sono non tabellate (+13,96 rispetto  al 2008) mentre 61 sono state le denunce in agricoltura, di cui 54 malattie non tabellate (+134,61% rispetto al 2008).

Sicurezza. L'azienda sostenibile

"Non c'è alcun dubbio che sia questa la vera lezione da apprendere e diffondere: fare business in modo responsabile e attento alla prevenzione e alla salute degli individui per ricavare il massimo valore aggiunto dalle attività dell'impresa". Chi parla è Umberto Tossini, direttore Risorse umane e organizzazione della Lamborghini. Azienda di successo che produce macchine di lusso, certo. Ma un'azienda che persegue la ricerca d'eccellenza non solo nella realizzazione dei suoi motori celebri in tutto il mondo, ma anche nella creazione di un ambiente di lavoro "salubre e piacevole" (sempre parole di Tossini). E che, per riuscirci, solo nella programmazione di medio periodo, ha investito cinque milioni di euro.
 
L'intervista al manager della Lamborghini rappresenta l'introduzione dei dieci casi di imprese europee "modello" di prevenzione che Aldo Canonici - oggi management consultant nell'area della comunicazione e della formazione manageriale, dopo un lungo trascorso in aziende di grandi dimensioni nel settore delle risorse umane - ha studiato e analizzato nel volume "L'azienda sostenibile", recentemente edito da Franco Angeli.La lista selezionata dall'autore comprende, così, Air Liquide Welding, Ducati, Enel, Eni, Finmeccanica, Glaxo Smith Kline, Kone, Philips, Sca e Telecom Italia: dieci grande realtà industriali del Vecchio Continente che hanno fatto della sicurezza sul lavoro, attraverso strategie e modalità d'intervento diverse, un punto di valore della propria organizzazione produttiva. A loro Canonici si è rivolto per dimostrare come l'equilibrio tra profitto e responsabilità sociale non solo sia doveroso, ma anche conveniente. Un equilibrio perfettamente espresso dal motto adottato dalla Ducati - "Nessun lavoro è così importante da far trascurare la sicurezza" -, talmente "essenziale" da affermarsi come paradigma di un prototipo nuovo di "fare industria".

In una società, infatti, sempre più orientata ad annullare e superare ruoli e luoghi tradizionali - dove l'operaio "classico" è una figura ormai vetusta, le responsabilità del management si differenziano e qualificano sempre di più e gli spazi dove perseguire la sicurezza sul lavoro "escono" più che mai dai confini ristretti della fabbrica per coinvolgere ambiti nuovi, a cominciare dalla scuola - ecco che l'analisi di Canonici, proprio perché solidamente strutturata nel "fare", nell'agito, nella pratica dell'intervento realizzato, evidenzia con lampante certezza come l'assioma della Ducati sia una strada tranquillamente perseguibile. E, al contempo, rivela come la possibilità per un'azienda di diventare "sostenibile" rappresenti anche un forte elemento di vantaggio competitivo sul mercato, e dunque sia motore di profitto. Da questo punto di vista non stupisce la convergenza tra il pensiero dell'autore e quello dell'INAIL, là dove viene affermato con forza che ogni centesimo investito in sicurezza non rappresenta un costo per l'impresa, bensì un investimento.

Articolato in uno stile chiaro e diretto, e correlato di numerose tabelle esplicative, il saggio di Canonici, infine, ha il pregio ulteriore di sfatare l'ormai fastidioso pregiudizio dell'Italia "maglia nera" sugli incidenti sul lavoro (come lo stesso presidente dell'INAIL, Marco Fabio Sartori, ha sostenuto già a partire dal 2008, in occasione della presentazione del Rapporto sull'andamento infortunistico), rivelando che - nello specifico della grande industria - in materia di prevenzione il nostro paese può vantare un solido livello d'eccellenza.

fonte inail

Il Bilancio Sociale Inps 2009

"Il Bilancio Sociale 2009 dell'INPS consegna, per la prima volta, dati disaggregati per genere.  La necessità dell’analisi di genere nelle Amministrazioni Pubbliche nasce dal fatto che le politiche socio-economiche hanno conseguenze diverse su donne e uomini, essendo diverso il ruolo che essi rivestono nella famiglia, nell’economia e nella società.

  Il Bilancio Sociale Inps 2009 è stato redatto in un ottica di “gender mainstreaming”, considerando la variabile genere nella presentazione dei dati e del valore aggiunto, sia riguardo al personale Inps (stakeholder interno), sia per quanto riguarda gli assicurati e i beneficiari delle prestazioni pensionistiche e a sostegno del reddito (stakeholder esterni).

  Riguardo alla consistenza del personale, l’Inps, come la maggior parte delle Pubbliche Amministrazioni, presenta nel complesso una maggiore percentuale femminile (56%). La situazione cambia se si considerano i ruoli dirigenziali e professionali in cui prevale la presenza maschile, rispettivamente con il 69,4% e il 60,6%. Per quanto riguarda l’azione formativa, nel 2009 i partecipanti ai corsi presentano una quota percentuale femminile pari al 57%.

Lavoratori dipendenti  iscritti Inps:  presentano nel complesso una percentuale maschile pari al 60,2%. La distribuzione per macro-aree evidenzia che al Nord e al Centro su 100 occupati circa 42 sono donne, mentre tale valore
scende a 33 nel Sud e nelle Isole. Riguardo alla distribuzione per qualifiche, le donne risultano in maggioranza tra gli impiegati (57,6%), mentre scendono al 31,1% tra gli operai, al 25,4% tra i quadri e all’11,9% tra i dirigenti.

  Tra i lavoratori autonomi le donne rappresentano complessivamente il 30%. Nel settore dell’artigianato le donne sono il 19,1% del totale, mentre nel commercio salgono al 37,3% e fra gli agricoli autonomi al 37,6%. Iscritti alla Gestione separata - Le donne rappresentano il 42,6%. Lavoratori domestici - Al contrario dei settori precedenti, il lavoro domestico è un lavoro prettamente femminile (89% del totale).

  Per quanto concerne i trattamenti pensionistici:  il 58,5% è erogato a favore di titolari donne e il restante 41,5% è destinato agli uomini. In termini di spesa previdenziale, le donne ricevono prestazioni per il 44% della spesa complessiva, mentre gli uomini per il 56%, per via del maggior importo medio dei trattamenti.
L’importo medio mensile delle pensioni complessivamente erogate alle donne è pari a 537 euro, poco più della metà dell’importo medio di una pensione maschile (975 euro).

  Con riferimento alla tipologia di gestione pensionistica, i differenziali di genere più marcati si registrano nell’area del lavoro dipendente (-629,24 euro rispetto ai colleghi maschi). Nel comparto del lavoro autonomo le pensioni destinate alle donne presentano importi inferiori di 421 euro mensili nell’artigianato, di 388,77 euro mensili nel commercio e di 246,62 euro mensili nell’agricoltura.

Infine, relativamente ai trattamenti di integrazione salariale, si evidenzia una netta prevalenza di destinatari uomini rispetto alle donne, sia per la Cassa integrazione ordinaria (80%) che per quella straordinaria (65%). Riguardo all’area geografica, la percentuale femminile aumenta passando dal Sud e Isole (ordinaria 11%, straordinaria 30%) al Centro (ordinaria 19%, straordinaria 34%) e al Nord-Est (ordinaria 23%, straordinaria 34%) e al Nord-Ovest (ordinaria 23%, straordinaria 39%).

  In ultimo, nel 2009 il contingente di donne beneficiarie di indennità di mobilità raggiunge un valore medio nazionale del 39,5%, con percentuali del 45% nelle regioni del Nord-Est d’Italia e del 43% in quelle del Nord-Ovest.

Disoccupazione ordinaria non agricola e speciale edile - Il 46,7% fa capo a lavoratrici, con una prevalenza rispetto agli uomini in tutte le regioni del Nord Italia ed in quelle del Centro. Trattamenti economici di maternità - Con riferimento all’astensione per congedi parentali, la percentuale femminile risulta pari al 92,3%