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martedì 31 luglio 2012

PIANIFICAZIONE DELLE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE IN COORDINAMENTO TRA ENTI E PARTI SOCIALI IN AMBITO DEI COMITATI REGIONALI DI COORDINAMENTO, ART. 7

In tutte le Regioni risultano attivati i Comitati Regionali di Coordinamento ex art. 7, D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, finalizzati alla programmazione coordinata degli interventi. La realizzazione di tale complesso sistema di promozione della salute e della sicurezza, come definito all’art. 2, comma 1, lett. p del DLgs 81/2008, ha superato la fase di start up, si tratta ora di rendere pienamente operative le funzioni di pianificazione e programmazione coordinata tra enti istituzionali ed attori sociali. Le attività di vigilanza, in coordinamento tra Enti, sono state indirizzate verso i comparti a maggior rischio infortunistico: edilizia agricoltura e gli ambienti confinati.
L’omogeneizzazione delle pratiche di lavoro dei servizi, al fine di garantire il massimo della uniformità dei prodotti erogati negli ambiti regionali di riferimento, è stata perseguita attraverso corsi di formazione per gli operatori addetti alle attività di vigilanza in edilizia ed agricoltura e allo svolgimento delle indagini per malattia professionale e per infortunio, sperimentando anche corsi in FAD. I corsi di formazione,in alcune realtà regionali si sono svolti con la partecipazione congiunta di personale ispettivo delle ASL, e delle DPL e/o INAIL.
L’attività delle regioni è ispirata dal Piano Nazionale della Prevenzione 2010-2012 (intesa sancita il 29 aprile 2010 in sede di Conferenza Permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano) ed è finalizzata all’incremento dei livelli di efficacia e di efficienza dei sistemi regionali di prevenzione, perseguendo gli obiettivi generali di ridurre gli infortuni gravi e mortali e le malattie professionali. 
In allegato si riporta il dettaglio delle principali azioni previste dai piani regionali di prevenzione.
La necessità di garantire l’uniformità delle prestazioni sul territorio nazionale, sia dal punto di vista qualitativo sia dal punto di vista quantitativo, data la frammentazione territoriale delle ASL ha portato allo sviluppo di piani condivisi a livello nazionale con la definizione di standard e indicatori, oltre che di attività di formazione per gli operatori addetti alle attività di vigilanza in edilizia ed agricoltura e per gli addetti allo svolgimento delle indagini per malattia professionale e per infortunio; 
significativa è stata la sperimentazione della formazione a distanza degli operatori (vedi relazioni sui sistemi di sorveglianza sugli infortuni e le malattie professionali). L’omogeneità sul territorio nazionale è stata ricercata attraverso iniziative di formazione omogenee e con la condivisione degli obiettivi qualitativi e quantitativi (Piano Nazionale Agricoltura e Piano Nazionale Edilizia) approvati dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni, dal Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, art. 5, D.Lgs. n. 81/2008, e dalla Commissione art. 6, D.Lgs. n.81/2008.
La verifica dei volumi di attività delle Regioni nel 2010 ha evidenziato come il sistema regionale di prevenzione negli ambienti di lavoro nel suo complesso sia in grado di garantire la copertura dei Livelli Essenziali di Assistenza (controllo del 5 % delle unità locali con un dipendenti o equiparati).
La strategia sviluppata nei Piani Regionali di Prevenzione, è articolata nei seguenti punti:
a. Pianificazione delle attività di prevenzione in coordinamento tra Enti e parti sociali in ambito di Comitato Regionale di Coordinamento, art. 7 del DLgs. 81/08, al fine di sviluppare interventi orientati all’incremento dei livelli di sicurezza e protezione della salute attraverso la vigilanza mirata alle priorità di salute.
b. Piena copertura dei Livelli Essenziali di Assistenza (controllo del 5 % delle unità locali con dipendenti),orientando le attività dei servizi delle A.S.L. verso le priorità di salute ed il contrasto dei rischi più gravi, abbandonando pratiche di non documentata efficacia.
c. Sviluppo dei flussi informativi regionali di prevenzione, condivisi tra Enti, partendo dal programma ex Ispesl di registrazione delle attività dei servizi e dai flussi informativi INAIL su infortuni e malattie professionali.
d. Sviluppo di sistemi di sorveglianza sugli infortuni invalidanti e mortali e sulle malattie professionali e delle indagini svolte, partendo dai sistemi in uso (Informo e Mal Prof.) e dei lavoratori esposto o ex esposti a cancerogeni.

ATTIVITA’ ISTITUZIONALE IN MATERIA DI LEGISLAZIONE CONCORRENTE

Nell’arco dell’anno 2011 le attività del Gruppo di Coordinamento Tecnico Interregionale PISLL, si sono articolate, a livello collegiale in 11 incontri, dei quali 4 con modalità di videoconferenza e 7 presso la delegazione di Roma della Regione del Veneto.
In termini generali il Gruppo di Coordinamento Tecnico Interregionale PISLL ha rivolto le proprie attività ai fini del raggiungimento di due macro obiettivi, di cui uno a valenza interna al sistema regionale della prevenzione, ovvero il coordinamento delle attività regionali di prevenzione, vigilanza e promozione della salute, mentre l’altro rivolto ai rapporti con le Amministrazioni centrali dello Stato e diretto alla definizione dei provvedimenti attuativi del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, attraverso la Conferenza Stato-Regioni, il Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive (art. 5), la Commissione consultiva permanente (art. 6) e la Commissione per gli interpelli (art. 12).
In relazione alla partecipazione dei provvedimenti attuativi del D.Lgs. n. 81/2008 in collaborazione con lo Stato si sono definiti i seguenti documenti:
· individuazione delle particolari esigenze connesse all’espletamento delle attività del Dipartimento di Protezione civile (art. 3, comma 2, D.Lgs. n. 81/2008 – DPCM 28 novembre 2011, n. 231);
· disposizioni per l’applicazione del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 alle scuole ed alle università (art. 3,comma 2, D.Lgs. n. 81/2008);
· disposizioni per l’applicazione del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 alle cooperative sociali ed alle organizzazioni di volontariato della protezione civile (art. 3, comma 3-bis, D.Lgs. n. 81/2008 – DM 13 aprile 2011);
· parere sullo schema di decreto ministeriale sulle regole tecniche per la realizzazione del SINP(art. 8 D.Lgs. n. 81/2008 – Accordo Stato-Regioni 21 dicembre 2011);
· indicazioni per la valutazione dello stress lavoro-correlato (circolare della Commissione consultiva permanente);
· chiarimenti sul sistema di controllo ed indicazioni per l’adozione del sistema disciplinare per le aziende che hanno adottato un modello di organizzazione e gestione ex art. 30 del D.Lgs. n.81/2008 (circolare della Commissione consultiva permanente);
· formazione del datore di lavoro-RSPP (art. 34 D.Lgs. n. 81/2008 – Accordo Stato-Regioni 21 dicembre 2011);
· formazione dei lavoratori, preposti e dirigenti (art. 37 D.Lgs. n. 81/2008 – Accordo Stato-Regioni 21 dicembre 2011);
· disciplina delle modalità di effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’All. VII del D.Lgs. n.81/2008, nonché dei criteri per l’abilitazione dei soggetti di cui all’art. 71, comma 13 del D.Lgs. n.81/2008 (DM 11 aprile 2011);
· definizione dei criteri di rilascio delle autorizzazioni alle aziende per i lavori sotto tensione (art.82, comma 2, D.Lgs. n. 81/2008 – DM 14 febbraio 2011);
· designazione del comitato consultivo per la determinazione dei valori limite nell’esposizione professionale agli agenti chimici (art. 232 D.Lgs. n. 81/2008);
· orientamenti pratici per la determinazione delle esposizioni sporadiche e di debole intensità all’amianto di cui all’art. 249 del D.Lgs. n. 81/2008 (Circolare della Commissione consultiva);
· parere sul concetto di eccezionalità del sollevamento di persone con mezzi non destinati a tale scopo di cui al punto 3.1.4. dell’All. VI al D.Lgs. 81/2008 (Circolare della Commissione consultiva);
· regolamento sulle modalità di applicazione in ambito ferroviario del DM n. 388/2003 (art. 45,comma 3, D.Lgs. n. 81/2008 – DM 24 gennaio 2011);
· Procedure per la fornitura di calcestruzzo in cantiere (Circolare della Commissione consultiva).
L’articolazione in diversi sottogruppi di lavoro ha permesso di trattare le tematiche oggetto di specifici provvedimenti normativi, come sopra indicato, o di natura tecnica di interesse generale.

RISORSE PER LA PREVENZIONE

Fra i dati rilevati dalle regioni vi è la dotazione di operatori dei servizi di Prevenzione, molti dei quali sono provvisti di qualifica di Ufficiale di Polizia Giudiziaria (UPG) che consente l'effettuazione di attività ispettiva in azienda. 
La ripartizione del personale per profilo professionale e funzione evidenzia lo spettro delle azioni di prevenzione svolte dai servizi delle ASL, che prevedono la vigilanza, svolta attraverso personale con qualifica di UPG, ma anche azioni di promozione della salute ed attività sanitarie. 
Nel 2010 non era prevista questa rilevazione; 
ciò nonostante, alcune regioni hanno trasmesso ugualmente alcune informazioni aggiornate. Per le figure seguenti, quando non erano disponibili i dati del 2010, è stato utilizzato il dato della rilevazione 2009.
Assistenza:attività svolta a supporto di imprese,datori di lavoro, lavoratori e associazioni di datori di lavoro in tema salute e sicurezza sul lavoro. 
Il suo carattere generale e non specifico di una particolare situazione la differenzia dalla consulenza che è vietata agli organi che svolgono funzioni di vigilanza.
ATECO:metodo di classificazione delle attività economiche; 
è la traduzione italiana della Nomenclatura delle Attività Economiche (NACE) creata dall'Eurostat, adattata dall'ISTAT alle caratteristiche specifiche del sistema economico italiano. 
Attualmente è in uso la versione ATECO 2007, entrata in vigore dal 1º gennaio 2008, che sostituisce la precedente ATECO 2002, adottata nel 2002. 
La classificazione utilizza caratteri alfanumerici con diversi gradi di dettaglio a seconda
del numero di cifre considerate.
Cantiere:definito all'art. 89 del Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro DLgs 81/2008 come qualunque luogo in cui si effettuano lavori edili o di ingegneria civile. 
Sono inclusi gli interventi sulle parti strutturali degli impianti elettrici.
CCM (Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie):
organismo di coordinamento tra il ministero della Salute e le Regioni per le attività di sorveglianza,prevenzione e risposta tempestiva alle emergenze.
Comitato per l'indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro(art. 5 del DLgs 9 aprile 2008 , n. 81): istituito presso il Ministero della salute, ha il compito di:
a) stabilire linee comuni delle politiche nazionali in materia di salute e sicurezza sul lavoro;
b) individuare obiettivi e programmi dell'azione pubblica di miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori;
c) definire la programmazione annuale in ordine ai settori prioritari di intervento dell'azione di vigilanza, i piani di attività e i progetti operativi a livello nazionale, tenendo conto delle indicazioni provenienti dai comitati regionali di coordinamento e dai programmi di azione individuati in sede comunitaria;
d)
programmare il coordinamento della vigilanza a livello nazionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro;
e) garantire lo scambio di informazioni tra i soggetti istituzionali al fine di promuovere l'uniformità dell'applicazione della normativa vigente;
f) individuare le priorità della ricerca in tema di prevenzione dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori.
Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro(art. 6 del DLgs 9 aprile 2008 , n. 81): è istituita presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale. Ha il compito di:
a) esaminare i problemi applicativi della normativa di salute e sicurezza sul lavoro e formulare proposte per lo sviluppo e il perfezionamento della legislazione vigente;
b) esprimere pareri sui piani annuali elaborati dal Comitato per l'indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro;
c) definire le attività di promozione e le azioni di prevenzione;
d) validare le buone prassi in materia di salute e sicurezza sul lavoro;
e) redigere annualmente una relazione sullo stato di applicazione della normativa di salute e sicurezza e sul suo possibile sviluppo, da trasmettere alle commissioni parlamentari competenti e ai presidenti delle regioni;
f) elaborare, entro e non oltre il 31 dicembre 2010, le procedure standardizzate di effettuazione della valutazione dei rischi tenendo conto dei profili di rischio e degli indici infortunistici di settore;
g) definire criteri finalizzati alla definizione del sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi;
h) valorizzare sia gli accordi sindacali sia i codici di condotta ed etici, adottati su base volontaria, che orientino i comportamenti dei datori di lavoro,anche secondo i principi della responsabilità sociale, dei lavoratori e di tutti i soggetti interessati, ai fini del miglioramento dei livelli di tutela definiti legislativamente;
i) valutare le problematiche connesse all'attuazione delle direttive comunitarie e delle convenzioni internazionali stipulate in materia di salute e sicurezza del lavoro;
l) promuovere la considerazione della differenza di genere in relazione alla valutazione dei rischi e alla predisposizione delle misure di prevenzione;
m) indicare modelli di organizzazione e gestione aziendale.
Comitati regionali di coordinamento(art. 7 del DLgs 9 aprile 2008 , n. 81): 
operano presso ogni regione e provincia autonoma al fine di realizzare una programmazione coordinata di interventi, nonché l'uniformità degli stessi ed il necessario raccordo con il Comitato per l'indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro e con la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro.
Dipendente o equiparato (art.2 del DLgs 626/1994): persona che svolge un'attività lavorativa alle dipendenze di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione,anche al solo fine di apprendere un mestiere,un'arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. 
Sono considerati lavoratori equiparati, i soci di società ed enti cooperativi in genere, anche di fatto, che svolgono la loro attività per conto delle società e degli Enti stessi, gli allievi delle scuole in cui si faccia uso di macchine, attrezzature, utensili e apparecchi in genere.
Ai fini della definizione degli obiettivi di cui al Patto per la Salute (LEA 5%), nella seduta del 15 aprile 2010 il coordinamento interregionale ha stabilito che la fonte dati al momento più facilmente utilizzabile è costituita dai flussi informativi INAIL Regioni, effettuando la selezione delle aziende attive al 31 dicembre dell'ultimo anno disponibile con i seguenti criteri relativi agli addetti: dipendenti + addetti di PAT con polizze speciali (ad esempio soci di cooperative assicurate da INAIL con questa forma) >= 1, soci artigiani >= 2.
Formazione: secondo l'art. 2 del Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, indica il processo educativo attraverso il quale trasferire ai lavoratori ed agli altri soggetti del sistema di prevenzione e protezione aziendale conoscenze e procedure utili alla acquisizione di competenze per lo svolgimento in sicurezza dei rispettivi compiti in azienda e alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi.
 
Indagine per infortunio e malattia professionale:nei casi previsti dal Codice Penale come Omicidio Colposo o Lesione Personale Colposa (artt. 589 e 590) il personale con qualifica di UPG svolge di propria iniziativa o su delega della Magistratura le indagini per accertare l'eventuale responsabilità di datori di lavoro, dirigenti, preposti e altri lavoratori ai fini del relativo procedimento penale. 
Contestualmente,se ricorrono gli estremi, vengono emesse prescrizioni per la regolarizzazione delle situazioni non a norma e l'eliminazione dei pericoli evidenziati.
 
Informazione: secondo l'art. 2 del Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, indica il
complesso delle attività dirette a fornire conoscenze utili alla identificazione, alla riduzione e alla gestione dei rischi in ambiente di lavoro.

 
Infortunio invalidante: infortunio definito con postumi permanenti superiodi al 5% in base al DPR1124/65 e successive modificazioni.
 
Infortunio sul lavoro riconosciuto dall'INAIL:secondo il T.U. DPR 1124/65 è un evento avvenuto per causa violenta in occasione di lavoro, da cui sia derivata la morte o un'inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, ovvero un'inabilità temporanea assoluta che comporti l'astensione assoluta dal lavoro per più di 3 giorni.

LEA: livello essenziale di assistenza che deve essere assicurato su tutto il territorio nazionale.
 
Malattia professionale riconosciuta dall'INAIL: per il riconoscimento delle tecnopatie l'INAIL si attiene oggi alle tabelle del DM 09/04/2008. 
Una malattia rientrante tra quelle previste dalla tabella (per cui si applica la presunzione legale di origine) è detta appunto “malattia tabellata”. 
Le malattie non rientranti tra quelle previste, e perciò dette “non tabellate”,possono essere riconosciute ma con onere della prova della sussistenza del nesso etiologico tra
lavorazione e malattia a carico dell'assicurato(sentenza C.C. 179/1988).

Notifica preliminare cantiere : definito all'art. 99 del Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro come la comunicazione che il committente o il responsabile dei lavori, prima dell'inizio dei lavori,trasmette all'Azienda Unità Sanitaria Locale e alla Direzione Provinciale del Lavoro territorialmente competenti. 
La notifica preliminare del cantiere è obbligatoria nel caso in cui è prevista la presenza, anche non contemporanea, di più imprese esecutrici o in cui opera un'unica impresa la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a duecento uomini giorno.

Posizione assicurativa territoriale INAIL (PAT): utilizzata da INAIL per gestire il rapporto assicurativo con le aziende e distinguere i lavoratori delle varie sedi e/o con diversa esposizione al rischio. 
Quindi non vi è una relazione univoca tra azienda e/o unità locale e PAT, anche se nella maggior parte dei casi una PAT rappresenta una unità locale. 
Infatti vi sono casi di unità locali a cui vengono attribuite più PAT in relazione a gruppi di lavoratori esposti a rischi diversi ma che operano nella stessa sede. 
Esiste tuttavia il caso in cui, per agevolare il rapporto assicurativo di aziende plurilocalizzate, le masse salariali di più unità locali vengono concentrate in un'unica PAT (accentrante o sede madre); 
in questo caso, nell'archivio distribuito, non sono disponibili informazioni sulle “PAT figlie”. A ogni PAT vengono assegnate una o più voci di tariffa in base alle lavorazioni svolte anche se la maggioranza della PATha una sola voce.

Sorveglianza sanitaria ex esposti a cancerogeni
: visita medica e accertamenti strumentali erogati a lavoratori precedentemente esposti a cancerogeni e che non sono più sottoposti a sorveglianza sanitaria da parte dell'azienda in quanto è cessato il rapporto di lavoro. 
Tende alla diagnosi precoce delle patologie neoplastiche che possono avere un lungo periodo di latenza fra esposizione e insorgenza della malattia.

Tasso grezzo di incidenza: è dato dal rapporto tra il numero di infortuni di lavoratori di un territorio e il numero di addetti delle aziende del territorio;
usualmente viene moltiplicato per 1000.


Tasso standardizzato di incidenza Ufficiale di polizia giudiziaria (UPG) : nel confrontare le regioni si deve considerare che la distribuzione delle attività lavorative non è omogenea, cioè ci sono regioni in cui sono maggiormente diffuse attività a rischio elevato. 
Il tasso standardizzato di incidenza calcola l'incidenza degli infortuni al netto della diversa
distribuzione delle attività lavorative. 
In pratica, si confronta il reale verificarsi di infortuni con quelli che si sarebbero dovuti verificare se nella regione la distribuzione delle lavorazioni fosse la stessa dell'Italia.

Ufficiale di polizia giudiziaria (UPG): secondo l'art.55 del Codice di Procedura Penale gli Ufficiali e agenti di polizia giudiziaria devono,anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori,compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant`altro possa servire per l`applicazione della legge penale. 
I tecnici della prevenzione sono ufficiali di polizia giudiziaria, nei limiti del servizio cui sono destinati e secondo le rispettive attribuzioni,generalmente a seguito di nomina da parte del prefetto. 
Tale qualifica consente il potere di accesso ai luoghi di lavoro e consente lo svolgimento delle azioni previste dal DLgs 758/94 (prescrizioni).

MALATTIE PROFESSIONALI

L'andamento delle malattie professionali denunciate al'INAIL presenta, al contrario degli infortuni, un trend in aumento.
Questo fenomeno è complesso: in parte è connesso alla pubblicazione delle nuove tabelle delle malattie professionali che hanno ampliato il campo delle  malattie tabellate con particolare riferimento ad alcune patologie muscolo-scheletriche; 
in parte vi è un recupero delle cosiddette malattie professionali perdute in quanto non denunciate o non refertate dai medici. 
Infatti, con la scomparsa delle tradizionali malattie da lavoro, sono sempre più frequenti le patologie in cui il lavoro svolge un ruolo concausale e in cui è più difficile riconoscere l'eziologia professionale (in particolare nei tumori, che hanno lunga latenza tra esposizione e malattia). 
L'attuale aumento delle denunce probabilmente non riflette un reale peggioramento della situazione sanitaria ma piuttosto un miglioramento della rilevazione grazie a più accurati e diffusi controlli nell'ambito della sorveglianza sanitaria effettuata dai medici competenti. Una quota del recupero è anche legata a programmi di ricerca attiva delle malattie professionali (in particolare neoplasie) svolta dalle ASL in collaborazione con i registri tumori,alla maggiore informazione della popolazione, all'effettuazione di sorveglianza sanitaria ad ex esposti a cancerogeni da parte dei servizi pubblici di prevenzione.
Con riferimento alla tipologia di malattia professionale denunciata, si osserva la progressiva riduzione delle ipoacusie da rumore(avvenuta in modo rilevante prima del 2006) e l'aumento delle patologie muscolo-scheletriche,praticamente raddoppiate nel 2010 rispetto al 2008. 
Anche se in numero esiguo, sono presenti i disturbi psichici lavoro correlati che sono stati inclusi tra i rischi oggetto di valutazione da parte del datore di lavoro con il DLgs 81/2008. C'è da osservare che la relazione temporale tra esposizione e malattia differisce molto da caso a caso. 
Per le malattie cutanee il lasso di tempo tra esposizione e malattia è verosimilmente breve mentre è notevolmente più lungo per i tumori; 
nel caso dell'asbesto, il cui uso è vietato dal 1992, le attuali esposizioni lavorative sono residuali e soprattutto connesse con la bonifica di manufatti preesistenti. 
E' tuttavia importante rilevare questi dati poiché la lunga latenza tra esposizione e malattia (anche 40 anni nel caso dell'amianto) fa presupporre che anche nei prossimi anni insorgeranno nuovi casi con ricadute sia per l'attività assistenziale ai soggetti ammalati, sia
per l'erogazione delle prestazioni di sorveglianza sanitaria ai soggetti a maggior rischio di sviluppare queste patologie, sia per la dovuta assistenza di tipo assicurativo.

GLI INFORTUNI SUL LAVORO

Le informazioni principali sui danni subiti dai lavoratori per infortuni o malattie professionali a livello nazionale sono di fonte INAIL. 
L'istituto raccoglie informazioni relative alla stragrande maggioranza delle attività con lavoratori dipendenti, compresi gli agricoltori e i dipendenti dello Stato.
Da molti anni si registra un trend in diminuzione del numero di infortuni; nell'ultimo periodo la riduzione si è ulteriormente accentuata per effetto della crisi economica. 
I dati possono essere considerati consolidati fino al 2008; 
quelli del 2009 potrebbero essere ancora oggetto di variazioni in funzione della definizione dei casi oggetto di contenzioso o con prognosi temporanea molto lunga o con postumi permanenti non ancora valutati all'epoca dell'estrazione.
Alcuni settori produttivi si caratterizzano per la loro pericolosità; 
l'edilizia e l'agricoltura presentano una percentuale maggiore di infortuni mortali, invalidanti o con prognosi superiore a 40 giorni sul totale di infortuni e ciò giustifica il rilievo loro attribuito dagli specifici piani nazionali di prevenzione. 
In si osserva che la diminuzione ha riguardato in misura maggiore gli infortuni lievi poiché la percentuale di infortuni con esito mortale o invalidante o con assenza dal lavoro superiore a 40 giorni è in leggero aumento in tutti i settori.
La distribuzione per regione del numero assoluto di infortuni è sovrapponibile a quella del numero di addetti; 
infatti, il maggior numero di eventi avviene in Lombardia e nelle regioni industrializzate del centro nord. 
Il numero di infortuni rappresenta un carico di lavoro non soltanto per il servizi di prevenzione delleASLma anche per i servizi del SSN che prestano soccorso e cure ai lavoratori. Al contrario, il tasso di incidenza degli infortuni tiene conto del numero di lavoratori e rappresenta il rischio individuale di infortunarsi. 
Il tasso di incidenza può essere calcolato utilizzando i dati INAIL limitatamente al settore industria e servizi; 
questo indicatore, pur con tutte le riserve e le cautele legate ad alcune disomogeneità del contesto produttivo presenti nel territorio nazionale, al fenomeno dell'accentramento contributivo e alla sottonotifica degli infortuni, può rappresentare un primo approccio per valutare la necessità di esercitare interventi maggiormente incisivi per lo sviluppo della sicurezza sul lavoro. 
In questa sede non è possibile sviluppare in modo approfondito il tema che è estremamente complesso; 
tuttavia nelle figure seguenti vengono proposti, oltre al tasso grezzo di incidenza per luogo evento, altri strumenti di analisi quali il tasso standardizzato per sede azienda e la percentuale di eventi gravi in industria e servizi, nelle costruzioni e in agricoltura.

La programmazione delle attività di prevenzione negli ambienti di lavoro

La programmazione delle attività di prevenzione negli ambienti di lavoro effettuata dalle regioni tiene conto di tutte le informazioni disponibili che riguardano i diversi aspetti del contesto italiano,con particolare riferimento al quadro produttivo occupazionale, al quadro dei rischi, al quadro di salute dei lavoratori e al quadro degli interventi di prevenzione e di vigilanza negli ambienti di lavoro. 
Anche la normativa di riferimento per la recente programmazione del triennio 2010-2012,
costituita in particolare da:
D.P.C.M. 17.12.07: “Il Patto per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro“ in esecuzione all'
accordo del 1° agosto 2007, che impegna Regioni, Province Autonome e Ministeri nella realizzazione di azioni dirette alla salvaguardia della salute e della sicurezza del “cittadino che lavora”;
Piano Nazionale della Prevenzione 2010-2012 (Intesa Stato-Regioni 29 aprile 2010);
Art. 7 del DLgs. 81/2008, relativo all' attivazione dei Comitati Regionali di Coordinamento tra Pubbliche Amministrazioni deputate al controllo negli ambienti di lavoro;
prevede la conoscenza preliminare delle suddette informazioni di contesto che, non a caso, sono i contenuti qualificanti dei flussi informativi previsti nell'ambito del Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP) così come delineato dall'art. 8 del DLgs. 81/2008.
Quelle che vengono illustrate nel seguito sono soltanto alcune delle informazioni disponibili,inserite in questa relazione allo scopo di rendere più facilmente comprensibili i dati sulle attività svolte dalle regioni.
Le peculiarità strutturali delle aziende agricole rendono complessa la definizione dei soggetti esposti a rischio lavorativo, considerando che le ore annue lavorate per addetto sono molto poche per un grande numero di lavoratori del settore.
Recentemente sono stati diffusi da ISTAT i dati preliminari del 6° Censimento Generale dell’Agricoltura del 2010 che mostrano una riduzione del numero di aziende agricole nelle
varie regioni compresa tra il -13% di Bolzano e il -49% del Lazio, con media nazionale -32%
rispetto all'analogo censimento del 2000.
Contestualmente è diminuita la superficie agricola utilizzata. 
Le regioni del sud, Puglia e Sicilia in particolare, sono quelle che hanno il maggior numero di aziende agricole e di superficie agricola utilizzata in rapporto alla superficie regionale; 
su quest'ultimo parametro influiscono evidentemente anche le caratteristiche morfologiche del territorio in quanto questo rapporto è più alto nelle regioni pianeggianti.
Per la conoscenza delle aziende, la fonte INAIL,tra quelle disponibili al momento, è quella
maggiormente utilizzata poiché copre in modo omogeneo tutto il territorio nazionale, è aggiornata annualmente e comprende la stragrande maggioranza delle attività in cui è presente lavoro dipendente. 
Le informazioni sul numero di dipendenti e di artigiani per ciascuna posizione assicurativa INAIL (PAT) consente di definire per ogni anno l'obiettivo minimo di vigilanza previsto dal D.P.C.M. 17.12.07 (5% delle attività con almeno un dipendente o equiparato), anche se l'archivio INAIL non contiene informazioni sugli addetti dell'agricoltura e del cosiddetto Conto Stato. 
L'indicatore così ottenuto rappresenta un primo passo verso la definizione di obiettivi condivisi al fine di omogeneizzare l'attività di controllo svolta dalle regioni.
Ancora più interessante è osservare la distribuzione degli addetti stimati INAIL nel settore industria e servizi; 
infatti, come vedremo nel seguito, il numero assoluto di infortuni presenta una distribuzione coerente con quella degli addetti. 
Il dato del 2008 è quello che può essere considerato ben stabilizzato al momento in cui è stato redatto questo documento. 
La concentrazione di addetti nelle regioni Lombardia e Lazio è in parte dovuta all'accentramento contributivo di tutti i dipendenti in Italia presso un'unica sede; nel Lazio, in particolare, sono accentrate alcune grandi aziende di trasporto e di servizi che in realtà
hanno gli operatori distribuiti su tutto il territorio nazionale.
All'interno del settore Industria e Servizi si colloca anche il comparto costruzioni delle che richiede,per le sue peculiarità, alcune considerazioni specifiche. 
L'indice di produzione del settore(fonte ISTAT) è in progressiva riduzione tra il 2008 e il 2011 per effetto della recente crisi economica;
questo andamento non coincide con quanto rilevato fino ad ora mediante le notifiche preliminari di apertura cantiere presentate dai committenti alle ASL: 
complessivamente esse diminuiscono nel 2009 per poi risalire nel 2010 ma si deve tenere conto del fatto che il dato nazionale è fortemente influenzato dalla Lombardia, che ha recentemente adottato un sistema telematico per l'invio delle notifiche che ,ha reso più cogente l'atto stesso. 
Occorre infine ricordare che le notifiche preliminari non rappresentano tutti i cantieri attivi ma solo quelli rispondenti ai requisiti definiti dall'art. 99 del DLgs 81/2008.
A livello delle singole regioni l'andamento è variabile, in alcune si registra una costante diminuzione, in altre un costante aumento.

Patto per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

Quello che appare è il quadro di un sistema di prevenzione orientato secondo il “Patto per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro” del 1° agosto 2007 che si è concretizzato con l'emanazione del D.P.C.M. 17/12/2007.
Fin dal 2007, il volume delle attività erogate ha consentito alle regioni, nel loro complesso, di garantire a livello nazionale la copertura dei livelli essenziali di assistenza (LEA – controllo del 5% delle aziende con almeno un dipendente o assimilato).
La strategia sviluppata ha puntato non solo all'aspetto quantitativo ma anche a quello qualitativo degli interventi in termini di appropriatezza e di priorità di intervento. 
Lo sviluppo dei flussi informativi regionali, condivisi tra enti, a partire dai flussi in tema di infortuni e malattie professionali, ha permesso di supportare con solide basi conoscitive la pianificazione delle attività di vigilanza e formazione nell'ambito dei Comitati Regionali di Coordinamento previsti dall'art. 7 del DLgs 81/2008, ora istituiti in tutte le regioni italiane. Anche i Piani regionali di Prevenzione 2010 - 2012, seguendo gli indirizzi del Piano Nazionale di Prevenzione, fanno ampio riferimento ai dati di contesto e allo sviluppo di sistemi di monitoraggio degli interventi preventivi che devono essere prioritariamente rivolti alle situazioni di maggior rischio e secondo logiche di efficacia.
L'omogeneità, non solo quantitativa, delle prestazioni preventive è stata perseguita attraverso iniziative di formazione degli operatori elle ASL su temi particolarmente rilevanti quali sono i sistemi di sorveglianza degli infortuni mortali e delle malattie professionali, il Piano Nazionale Agricoltura e il Piano Nazionale Edilizia.
Come si è detto, la rilevazione effettuata dalle regioni non copre la totalità delle azioni svolte dai servizi di prevenzione, in particolare per quanto riguarda l'informazione e l'assistenza e la produzione di materiali informativi per la promozione della salute e della sicurezza sul lavoro.
Per il futuro si dovrà ulteriormente ampliare il monitoraggio dei prodotti erogati dal sistema di prevenzione nei luoghi di lavoro anche nell'ottica del Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione (SINP di cui all'art 8 del DLgs 81/2008), proprio per il ruolo rilevante che da sempre le regioni hanno svolto sul piano dell'assistenza, della formazione e della promozione delle salute.
In un periodo di crisi economica come quello che caratterizza questi anni e quelli a venire, con possibilità limitate di incrementare le risorse disponibili per la prevenzione, la sfida è quella di un ulteriore sforzo di razionalizzazione sulle risorse, sul target (aziende o situazioni a maggior rischio) e sulle metodiche di intervento (abbandono delle pratiche di intervento poco efficaci o che agiscono su un target limitato). 
In questo contesto le Regioni compiono un continuo sforzo organizzativo nella realizzazione di un coordinamento tra gli Enti del Sistema Regionale della Prevenzione afferenti al Comitato di Coordinamento art. 7 DLgs 81/08 – finalizzato a garantire sinergie e integrazione dei programmi di vigilanza e di promozione della salute nelle aziende del territorio.

lunedì 30 luglio 2012

IL SISTEMA DI SORVEGLIANZA SULLE MALATTIE PROFESSIONALI

Il Sistema di sorveglianza delle malattie professionali, avviato in fase sperimentale in Lombardia e in Toscana ed esteso ad altre regioni negli anni successivi, dal 2007 è stato sostenuto dal Ministero della Salute al fine di attivare un sistema di sorveglianza esteso su scala nazionale. 
Anche in questo caso, le informazioni archiviate derivano dagli approfondimenti effettuati dal personale delle ASL che effettua le indagini per malattia professionale.
Il Sistema MAL.PROF costituisce un Sistema di sorveglianza “attivo” e “sensibile” in quanto la banca dati è alimentata, oltre che dalle denunce segnalazioni e dai referti pervenuti ai Servizi di prevenzione delle ASL di ciascuna Regione,anche dalla notifica di casi di patologia professionale acquisiti tramite la ricerca attiva condotta presso i reparti ospedalieri,sensibilizzando medici specialisti o d'azienda o con altre modalità programmate da ASL e Regioni.
Concentrando l'attenzione sul 2008, ultimo anno disponibile con dati controllati di tutte le regioni partecipanti (anche se il sistema è già stato alimentato da alcune regioni con i dati relativi al 2010), sono state registrate nell'archivio 17.021 segnalazioni di malattia professionale. 
Si ricorda che la copertura nazionale non è ancora completa. 
Il dato più interessante che emerge è la percentuale di casi con probabile nesso di causa tra malattia segnalata ed attività lavorativa, pari al 72%. Se si considera la tipologia delle malattie di origine professionale, si osserva che le ipoacusie e le malattie muscolo scheletriche sono quelle più frequenti, con percentuali rispetto al totale dei casi
rispettivamente pari al 39% ed al 34%, seguite dal gruppo dei tumori con percentuale pari
all'11%.
Si nota la notevole crescita negli ultimi anni delle malattia scheletriche, la cui quota rispetto al totale è più che triplicata tra il 2000 ed il 2008, in particolare per quanto riguarda le patologie del rachide e la sindrome del tunnel carpale. 
Tra i tumori di origine professionale, dal 2000 al 2008 è quasi triplicato il peso dei tumori della pleura e del peritoneo. 
Le patologie tumorali, che spesso determinano la morte del lavoratore, sono poco note all'opinione pubblica anche se i casi mortali,in alcune aree del paese, superano quelli degli
infortuni sul lavoro. 
Questo riscontro oggettivo determina la crescente attenzione delle regioni sia alle attività preventive per i lavoratori attualmente esposti, sia alle attività di supporto dovute ai lavoratori che lo sono stati in passato (diagnosi precoce con sistemi di sorveglianza sanitaria, etc).
Con riferimento alle differenze di genere, le malattie con più alta percentuale di casi tra le donne sono la sindrome del tunnel carpale e le malattie psichiche, entrambe con valori superiori al 61%, seguite dalle malattie della pelle e delle vie respiratorie superiori (43,2%); per contro, le malattie polmonari cronico ostruttive ed i tumori dell'apparato respiratorio sono presenti per la quasi totalità tra gli uomini (97,3%).
Ai fini della diffusione dei dati raccolti ed analizzati, è stata predisposta sul web un'area
dedicata al SistemaMAL.PROF.

ATTIVITÀ DI INFORMAZIONE, FORMAZIONE, ASSISTENZA E PROMOZIONE DELLA SALUTE

Quest'area di attività è estremamente articolata e variegata poiché è quella che storicamente è stata programmata e gestita in funzione delle particolari necessità del territorio nell'ottica delle autonomie locali prevista dalla legge 833/78. 
Il coordinamento tecnico interregionale sta effettuando un'attività di monitoraggio che sarà ulteriormente sviluppata nel prossimo futuro per rendere pienamente conto dei molteplici servizi resi ai cittadini in generale ma anche ai lavoratori e alle aziende.
I servizi di prevenzione delleASL effettuano visite mediche a richiesta per il rilascio di certificazioni di idoneità, ivi incluse le visite di assunzione nei casi previsti dalla legge e le visite per le procedure di ricorso avverso il giudizio di idoneità formulato dal medico competente. 
Quest'ultimo tipo di attività è in aumento mentre sono in riduzione le visite ai minori.
Quest'area è orientata alle attività di comunicazione, informazione e formazione ai cittadini lavoratori o datori di lavoro e loro associazioni, oltre che alla promozione di stili di vita salubri (contrasto ad alcool, droga e fumo),allo sviluppo del benessere organizzativo negli ambienti di lavoro ed alla formazione. 
Tali obiettivi sono perseguiti attraverso una strategia “flessibile” sviluppata sulla base del contesto regionale di riferimento.
Per quanto riguarda le attività di formazione, le competenze, attribuite alle Regioni dagli art. 10 e 11 del D.Lgs 81/08 nell'ambito della sicurezza e salute negli ambienti di lavoro, hanno comportato l'attivazione delle seguenti linee di lavoro:
Avvio dei bandi per corsi di formazione straordinaria finanziata ex art. 11, co. 7 D.Lgs. 81/08 per lavoratori, datori di lavoro di comparti a rischio, insegnanti e studenti.
Attività di formazione erogata direttamente da parte delle ASL, in collaborazione con le parti sociali ed organismi paritetici, secondo piani e progetti regionali. Importa rilevare il monte ore complessivamente erogato ed il numero delle persone coinvolte nei diversi percorsi di formazione, fattori indicativi del radicamento territoriale del SSN.
I Servizi PSAL svolgono anche azioni di controllo sull'idoneità e qualità della formazione erogata da altri soggetti formatori garantendo l'appropriatezza dei programmi rispetto alle
disposizioni legislative in materia di formazione dei lavoratori.
Il sistema di sorveglianza degli infortuni mortali sul lavoro è stato avviato nel 2002 congiuntamente dall'Ispesl, dalle Regioni e dall'Inail, anche con il sostegno del Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM - Ministero della Salute), con lo scopo di aumentare le conoscenze su questi eventi che, sebbene siano in diminuzione, sono particolarmente gravi per le loro ricadute personali, familiari, economiche e sociali. 
Una delle caratteristiche qualificanti del sistema risiede nel fatto che le informazioni sulle modalità di accadimento derivano dalle indagini effettuate direttamente sul luogo dell'evento dai tecnici della prevenzione delle ASL. 
Ciò rende l'analisi delle cause che hanno determinato questi eventi molto più ricca di contenuti utilizzabili per stabilire le necessarie azioni preventive.
Inoltre, sono stati sviluppati modelli comunicativi per la diffusione dei dati raccolti, quali il sito internet dedicato al sistema di sorveglianza e lo strumento web Informo per la ricerca e lettura di tutti gli infortuni contenuti nell'archivio.
Il Sistema di sorveglianza nazionale, oggetto di continuo miglioramento metodologico, dispone ad oggi di una banca dati pubblica composta da circa 2000 casi di infortunio mortale e grave per il quadriennio 2005-2008 (di cui 1388 mortali) con una copertura totale su scala nazionale dal 2007,nel periodo 2005-2006 erano presenti i dati di 12 regioni. 
Per il biennio 2009-2010 sono in corso i controlli di qualità sui 735 nuovi casi di infortunio caricati attualmente in archivio, inoltre sono in corso ulteriori inserimenti da parte degli operatori ASL a seguito delle inchieste condotte, al fine di diffondere pubblicamente anche questi nuovi dati.
In merito alle modalità di accadimento degli infortuni mortali presenti in archivio, le tre più ricorrenti sono:
caduta dall'alto del lavoratore (33%), caduta di gravi (27%), la variazione di marcia del veicolo/mezzo di trasporto (13%).
La caduta dall'alto accade maggiormente nel settore delle costruzioni (67%), seguito a forte distanza dall'agricoltura (10%).
Tra le cadute dall'alto emergono gli sfondamenti di coperture (26%), causati nella gran parte dei casi da assenza di protezioni o di percorsi predefiniti, seguono le cadute da ponteggi o impalcature fisse (15%), molto spesso dovute a cattivi allestimenti o al mancato utilizzo delle cinture di ancoraggio, e l'impiego improprio di scale portatili (10%).
La caduta di gravi sui lavoratori, che vede il settore delle costruzioni (49%) al primo posto e la fabbricazione di prodotti in metallo al secondo (18%), evidenzia che il problema principale per questo tipo di infortuni è legato all'errata movimentazione dei carichi(45%),
prevalentemente per errori di manovra e utilizzo di elementi non idonei (imbragature logore,macchinari adibiti ad altro uso, etc.).
La variazione di marcia del veicolo/mezzo di trasporto(ribaltamento, fuoriuscita dal percorso prestabilito, etc.) vede al primo posto l’agricoltura (54%). 
Quasi sempre si tratta di ribaltamento del trattore (61%), con conseguente schiacciamento
del lavoratore (spesso per mancato uso delle cinture di sicurezza o per l'assenza di adeguati dispositivi antiribaltamento) e di investimento per fuoriuscita dei veicoli dal loro percorso stabilito (16%). 
Se a quest'ultimi si aggiungono anche quelli avvenuti all'interno di un percorso adibito al
passaggio dei mezzi (distinzione prevista dal modello di analisi infortunistica ) ,complessivamente gli investimenti costituiscono la terza modalità specifica degli infortuni mortali.
I fattori procedurali di vario tipo(complessivamente 51%) sono quelli più coinvolti negli infortuni.
Tra i fattori di rischio di tipo tecnico, ovvero 'Utensili-Macchine-Impianti' (22%), le tipologie più diffuse sono le attrezzature (impalcature, scale portatili, etc.) ed i mezzi di sollevamento e trasposto (carriponte, gru, carrelli elevatori,mezzi movimento terra, etc.). 
Queste due categorie coprono da sole quasi il 70% del totale degli 'Utensili-Macchine Impianti', ponendo l'attenzione sulle protezioni, spesso risultate mancanti, inadeguate o manomesse.

ATTIVITÀ DI CONTRASTO AGLI INFORTUNI SUL LAVORO E ALLE MALATTIE PROFESSIONALI

Nell'ambito della vigilanza svolta dalle ASL rientrano anche le indagini di polizia giudiziaria in seguito a infortuni gravi e malattie professionali.
L'indagine di polizia giudiziaria d'ufficio è prevista quando si verifica una lesione personale colposa grave o gravissima oppure la morte del lavoratore per un infortunio o una malattia professionale.
Nel caso delle malattie professionali, soprattutto quelle con lunga latenza tra esposizione professionale e malattia, le violazioni possono essere riscontrate o ipotizzate ma, non essendo rilevabili al presente, sovente sono prescritte come violazioni autonome ed attiene al magistrato la valutazione del nesso di causalità tra l'inosservanza e la lesione personale o morte del lavoratore. 
Naturalmente, data la elevata numerosità di eventi da indagare, sia per gli infortuni che per le malattie professionali, vi è la possibilità che il risultato dell'indagine risenta di carenza di selezione sui casi da indagare, spesso perché le informazioni iniziali sono incomplete e frammentarie e non consentono di individuare i casi prettamente accidentali da quelli che potrebbero essere stati determinati da violazioni alle norme di sicurezza sul lavoro.
La presenza di personale medico consente di svolgere, oltre alle indagini per malattia professionale, varie attività di controllo sulla sorveglianza sanitaria effettuata dai medici competenti delle aziende, sia durante le ordinarie ispezioni sia mediante azioni mirate. 
La riduzione del 2010 , è verosimilmente da collegare alla sospensione dell'invio delle relazioni annuali da parte dei medici competenti stabilita dal DLgs 106/2009 in attesa dell'emanazione del decreto ministeriale previsto dall'art. 40 del DLgs 81/2008.

LA STRATEGIA DEGLI INTERVENTI

La strategia impostata permette di indirizzare gli interventi di prevenzione e contrasto degli infortuni invalidanti e mortali e delle malattie professionali verso i comparti a maggior rischio evidenziati dai sistemi di monitoraggio degli infortuni e delle malattie professionali.
Nello specifico, si tratta di sviluppare il controllo del territorio, anche in maniera congiunta con altri enti di vigilanza, al fine di agire sulle principali cause di infortuni in edilizia (cadute dall'alto,regolarità del lavoro e degli appalti) ed in agricoltura (ribaltamento dei trattori) e di effettuare interventi mirati in aziende a rischio elevato di malattie professionali e infortuni.
La necessità di garantire l'uniformità delle prestazioni sul territorio nazionale, sia dal punto
di vista qualitativo sia dal punto di vista quantitativo, ha comportato lo sviluppo di piani condivisi a livello nazionale con la definizione di standard e indicatori ed ha contribuito ad omogeneizzare alcune delle pratiche di lavoro dei servizi di prevenzione delleASL. Questo obiettivo è stato perseguito, sempre nell'ambito di piani nazionali, anche attraverso corsi di formazione per gli operatori addetti alle attività di vigilanza in edilizia ed agricoltura e per gli addetti allo svolgimento delle indagini per malattia, anche di altri comparti professionale e per infortunio; grazie ad un progetto finanziato dal CCM è stato implementato un sistema per la formazione a distanza, tuttora in corso, sia su INFOR.MO sia su MAL.PROF.
Altro risultato di ordine strategico raggiunto è l'attivazione, in tutte le Regioni, dei Comitati Regionali di Coordinamento ex art. 7, D.Lgs. 9 aprile 2008, n.81, finalizzatialla programmazione coordinata degli interventi. 
Lo stato di realizzazione di tale complesso sistema di promozione della salute e della sicurezza, così come definito all'art. 7 del DLgs 81/2008, è avanzato e nel complesso il sistema risulta implementato e funzionantei.
L’attività di vigilanza dei servizi di prevenzione delle ASL comprende un insieme articolato di funzioni di controllo; 
tra queste si colloca l'obiettivo del raggiungimento del livello minimo di copertura, costituito dal numero di controlli sulla salute e sicurezza degli ambienti di lavoro.

domenica 29 luglio 2012

Accordi Stato Regioni formazione ex art. 34 e art. 37 TU, linee applicative

Accordi Stato Regioni formazione ex art. 34 e art. 37 TU



Approvate nella Confenza Stato Regioni del 25 luglio e pubblicate dal ministero del Lavoro l’ “Adeguamento e linee applicative degli accordi ex articolo 34, comma 2, e 37, comma 2, del Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni e integrazioni”.

Si tratta di linee “concernenti le attività di formazione in materia di salute e sicurezza per datori di lavoro (ove, quando consentito per legge, decidano di svolgere direttamente i compiti del servizio di prevenzione e protezione), lavoratori, dirigenti e preposti”. Riguardano quindi quanto introdotto dagli Accordi Stato Regioni del 21 dicembre 2011, accordi che nelle linee stesse vengono definitivamente dichiarati in vigore dalla data scelta dell’11 gennaio 2012.

Il documento fornisce chiarimenti applicativi su tutti gli aspetti trattati dagli accordi. Contiene quindi la chiave di lettura corretta attraverso la quale aziende e datori di lavoro devono osservarne gli adempimenti previsti.

Affronta il ruolo degli enti pariteciti, l’e-learning, l’aggiornamento della formazione, disciplina della formazione pregressa riguardante datori di lavoro – RSPP, lavoratori dirigenti e preposti.

Chiarisce inoltre gli obblighi dei lavoratori autonomi e ancora l’integrazione e gli obblighi di aggiornamento per RSPP e ASPP in merito alla scadenza del 14 febbraio 2012 prevista per gli esonerati con l’accordo del 26 gennaio 2006.

L’ultima seduta della Conferenza Stato Regioni ha approvato inoltre i due provvedimenti relativi al rischio rumore per i lavoratori nella musica e nei settori ricreativi e ai valori limiti di esposizione professionale ad agenti chimici, in recepimento della direttiva 2009/161/CE  della Commissione del 17 dicembre 2009.

giovedì 26 luglio 2012

Adeguamento e linee applicative degli accordi ex articolo 34, comma 2, e 37, comma 2, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni e integrazioni



L’articolo 34, comma 2, del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro prevede che il datore  di  lavoro  che  intenda  svolgere  personalmente  i  compiti  del  servizio  di prevenzione e protezione, nei casi in cui ciò è consentito (individuati dall’allegato II del d.lgs. n. 81/2008), debba frequentare corsi di formazione di durata minima di 16 ore e massima di 48 ore, adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative, nel rispetto dei contenuti e della articolazioni definiti mediante accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni. Il successivo comma 3 dell’articolo 34, citato, dispone altresì che il datore di lavoro che intenda svolgere i compiti del servizio di prevenzione e protezione debba frequentare corsi di aggiornamento, anch’essi individuati nell’accordo in Conferenza Stato-Regioni di cui al comma 2 dell’articolo 34. L’articolo 37, comma 2, del d.lgs. n. 81/2008 dispone invece che la durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione e dell’aggiornamento dei lavoratori sono disciplinati con accordo in Conferenza Stato-Regioni.Pertanto, in relazione ai datori di lavoro e ai lavoratori, in base alle previsioni appena riportate, gli accordi integrano le rispettive disposizioni di legge individuando le caratteristiche essenziali e le modalità di svolgimento delle attività formative i cui principi sono contenuti agli articoli 34 e 37 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro.L’articolo 21 del d.lgs. n. 81/2008 dispone che i componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile, i lavoratori autonomi che compiono imprese e servizi ai sensi dell’art. 2222 del codice civile, i coltivatori diretti del fondo, i soci delle società semplici operanti nel settore agricolo, gli artigiani e i piccoli commercianti, abbiano la facoltà di sottoporsi a formazione. Ne deriva che le previsioni di cui all’accordo ex articolo 37 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro – dirette a fornire ai soggetti di cui all’articolo 21 utile parametro di riferimento per la formazione – non hanno nei confronti dei destinatari efficacia obbligatoria. Resta ferma, come espressamente previsto dall’articolo 21, secondo comma, lettera b), del d.lgs. n. 81/2008 (ove si legge che sono fatti salvi gli “obblighi previsti da norme speciali”), la obbligatorietà di altra formazione rispetto a quelle oggetto di regolamentazione da parte dell’accordo ex articolo 37 del “testo unico”, nei soli casi in cui essa sia imposta ai sensi di altre disposizioni di legge, da considerarsi speciali rispetto alla previsione generale di cui all’articolo 21, comma 2, citata, e che, si ripete, attribuisce ai soggetti in parola la facoltà e non anche l’obbligo di sottoporsi a formazione. A titolo meramente esemplificativo e senza che la indicazione che segue esaurisca il novero delle situazioni alle quali la norma appena citata si riferisce, si ricorda che il decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 177, relativo alla regolamentazione dei lavori nei c.d. “ambienti confinati”, prevede, all’articolo 2, comma 1, lettera b), l’”integrale e vincolante applicazione anche del comma 2 dell’articolo 21, del decreto legislativo 9 aprile  2008,  n.  81,  nel  caso  di  imprese  familiari  e  lavoratori  autonomi”.  Di conseguenza, nel campo di applicazione del d.P.R. n. 177/2011 la formazione dei lavoratori  familiari  e  dei  lavoratori  autonomi  che  compiono  opere  e  servizi  è obbligatoria e non facoltativa. Analoghe conclusioni valgono nei riguardi della formazione dei dirigenti e dei preposti, i quali – come previsto dall’articolo 37, comma 7, del d.lgs. n. 81/2008 – devono ricevere una formazione “adeguata e specifica” rispetto all’importante ruolo rivestito in azienda (e delineato sin dalle “definizioni” contenute all’articolo 2 del “testo unico” di salute  e  sicurezza  sul  lavoro),  con  obblighi  di  ampia  portata,  individuati, rispettivamente, agli articoli 18 e 19 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro. Rispetto ai dirigenti e ai preposti, come rimarcato alla “Premessa” dell’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008, la applicazione dei contenuti dell’accordo è facoltativa
costituendo, tuttavia, principio di prova in ordine al rispetto delle previsioni, citate, la circostanza che la formazione dei dirigenti e dei preposti sia stata progettata e realizzata in  modo  coerente  rispetto  alle  previsioni  dell’accordo  ex  articolo  37  del  d.lgs.  n. 81/2008. Resta inteso che il datore di lavoro potrà ottemperare all’obbligo di garantire una “adeguata e specifica” (in questi termini l’articolo 37, comma 7, del “testo unico”) formazione dei dirigenti e dei preposti anche per mezzo di attività formativa progettata e/o realizzata in modo difforme rispetto ai precetti di cui all’accordo ex articolo 37 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro non potendosi, in tale ipotesi, avvalere della presunzione (ovviamente semplice) del rispetto delle disposizioni di legge per mezzo di corsi conformi a quelli descritti nell’accordo stesso. Il terzo periodo della “Premessa” dell’accordo ex articolo 37 del d.lgs. n. 81/2008 puntualizza che la formazione in parola: “è distinta da quella prevista dai Titoli successivi al I del D.Lgs. n. 81/08 o da altre norme, relative a mansioni o attrezzature particolari”. In tal modo si esprime un principio, di ordine generale, in forza del quale la formazione regolamentata esaurisce l’obbligo formativo a carico del datore di lavoro, a meno che il medesimo non sia tenuto – in base a una normativa differente rispetto a quella di cui all’articolo 37 del “testo unico” di salute e sicurezza sul lavoro – a corsi regolamentati da disposizioni aventi le caratteristiche delle norme speciali (sempre rispetto a quelle di cui all’articolo 37, citato), contenute nei Titoli del d.lgs. n. 81/2008 successivi al Titolo I o in altre norme di legge, e che oltre a prevedere una formazione integrativa in merito a rischi specifici individuino in modo dettagliato percorsi formativi con  molteplici contenuti, diretti a esigenze ben definite e particolari di tutela, che richiedono corsi ad hoc. Sono da considerare norme speciali, nel senso appena citato, sempre senza che l’elencazione che segue possa dirsi esaustiva in ordine al novero delle norme speciali in materia di formazione: la formazione individuata, ai sensi dell’articolo 73, comma 5, del “testo unico”, in ordine a determinate attrezzature di lavoro, in base all’accordo in Conferenza Stato-Regioni approvato in data 22 febbraio 2012 e la formazione di cui all’articolo 136, comma 6, e allegato XXI del d.lgs. n. 81/2008 (formazione montatori ponteggi).  Si reputa che sia espressamente da considerare come speciale, e quindi oggetto di formazione “aggiuntiva” rispetto a quella di cui all’accordo ex art. 37 del “testo unico”, la formazione di cui all’articolo 258 del “testo unico”, in relazione ai lavoratori esposti o potenzialmente esposti a polveri di amianto.

Scarica linee guida formazione accordi  ex articolo  34,  comma 2,  e  37, comma 2, del decretolegislativo 9 aprile2008, n. 81, e successive modificazioni eintegrazioni

approvato le Linee interpretative degli Accordi 21.11.2012 Stato-Regioni sulla Formazione di Dirigenti, Preposti e Lavoratori

La Conferenza Stato Regioni, presieduta dal Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, ha esaminato e discusso i seguenti punti all’ordine del giorno, con gli esiti indicati:

Approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 25/7/2012 il documento proposto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali recante le linee applicative degli Accordi del 21/12/2011 sulla formazione dei datori di lavoro RSPP ex art. 34 del D. Lgs. n. 81/2008 e s.m.i. e sulla formazione dei lavoratori, dirigenti e preposti ex art. 37


Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sul documento proposto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali recante: “Linee guida per il settore della musica e delle attività ricreative, ai sensi dell’articolo 198 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81”. SANCITO ACCORDO

 Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sul documento proposto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali recante “Adeguamento e linee applicative degli accordi ex articolo 34, comma 2 e 37, comma 2 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni e integrazioni. SANCITO ACCORDO..............


Scarica Documento
Formazione accordo stato regioni
Scarica Linee applicative in Conferenza Stato-Regioni 2012


Vedi anche :

Linee guida per il settore della musica e delle attività ricreative convocata conferenza Stato Regioni

martedì 24 luglio 2012

LE ATTIVITÀ DI PREVENZIONE

IL PIANO NAZIONALE DELLA PREVENZIONE

Il Piano Nazionale della Prevenzione 2010-2012, emanato a seguito dell'intesa sancita il 29 aprile 2010 in sede di Conferenza Permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano, individua per il triennio una serie di linee di intervento ed obiettivi da perseguire in vari ambiti della prevenzione.
Per quanto riguarda gli ambienti di lavoro, i Piani Regionali di Prevenzione (PRP) del triennio 2010-2012, sono finalizzati all'incremento dei livelli di efficacia e di efficienza dei sistemi regionali di prevenzione e sono indirizzati verso i comparti a maggior rischio, perseguendo gli obiettivi generali delPNPdi:
riduzione degli infortuni gravi e mortali e delle malattie professionali,sviluppo di sistemi di monitoraggio e di contrasto ai fattori di rischio di patologie professionali con particolare riferimento a quelle tumorali.
Le Regioni, con i loro PRP, hanno programmato gli interventi di prevenzione dai rischi e dalle patologie correlate al lavoro a partire dalla conoscenza del territorio, dall'analisi degli eventi più frequenti e più gravi nella popolazione lavorativa regionale, tenendo conto, altresì, della disponibilità di strumenti efficaci a contenerli.
Oltre che in edilizia e agricoltura, le Regioni hanno previsto interventi in altri comparti secondo una pianificazione strategica che si basa su criteri di graduazione del rischio; 
la“qualità” della pianificazione, ovvero la capacità delle Regioni e delle ASL di programmare e scegliere interventi prioritari e improntati all'efficacia dell'azione preventiva è stata ricercata attraverso una dettagliata analisi del contesto operata, a livello locale, secondo parametri quali: 
gravità e frequenza dei danni (analizzata anche attingendo a fonti informative nazionali, ad esempio Flussi Informativi INAIL – Regioni ) , prevenibilità  dei  danni ,rappresentatività sul territorio del settore (ad esempio comparti tipici con aziende numerose localmente), dimensione delle aziende, esiti dei controlli già effettuati, settori scarsamente indagati (ad esempio imprese di pulizia, mense,alberghi, trasporti, logistica ed altri), presenza di rischi emergenti, bisogni emersi direttamente dai luoghi di lavoro e dal territorio, rappresentati dai RLS/RLST e dai lavoratori. 
Tutto questo è stato reso possibile anche dallo sviluppo di sistemi informativi regionali che, integrati con quelli nazionali, hanno consentito di sviluppare le analisi di contesto di ciascuna regione. 
In questa sede non è possibile dare conto dettagliatamente di questa complessa attività, pertanto si rimanda alla lettura dei PRP disponibili nel sito del Ministero della Salute (Sitografia).
La totalità delle Regioni ha programmato azioni di prevenzione in edilizia ed in agricoltura che,come evidenziato in appendice, sono settori di attività caratterizzati da una maggior proporzione di infortuni gravi o mortali e che rappresentano una priorità di intervento già da tempo condivisa.
L'omogeneità sul territorio nazionale delle azioni in questi due settori è stata ricercata attraverso la condivisione degli obiettivi qualitativi e quantitativi definiti nel Piano Nazionale Agricoltura e nel Piano Nazionale Edilizia. 
Entrambi i Piani sono stati approvati dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni, dal Comitato per l'indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, art. 5, D.Lgs. 81/08, e dalla Commissione art. 6, D.Lgs. 81/08.
Nello specifico, il Piano Nazionale di Prevenzione in Edilizia impegna Regioni e Province Autonome ad incrementare il volume e la qualità dell'attività già svolta nel comparto edile: 50.000 cantieri,suddivisi in maniera proporzionale tra le Regioni.
Il Piano prevede altresì che il 20% dei cantieri sia controllato in maniera coordinata tra Amministrazioni in modo da coniugare la sicurezza sul lavoro con la regolarità dei rapporti
di lavoro e della catena degli appalti.
Il Piano Nazionale di Prevenzione in Agricoltura impegna, infine, Regioni e ProvinceAutonome ad incrementare il controllo in agricoltura per il contrasto dei rischi mortali.
Per le finalità del Piano Nazionale Edilizia, è stato predisposto un sito internet (Sitografia).
La strategia sviluppata nei Piani Regionali di Prevenzione, si articola nei seguenti punti:
a. Pianificazione delle attività di prevenzione in coordinamento tra Enti e parti sociali in ambito di Comitato Regionale di Coordinamento, art. 7 del Dlgs. 81/08, al fine di sviluppare interventi orientati all'incremento dei livelli di sicurezza e protezione della salute attraverso la vigilanza mirata alle priorità di rischio per la salute e la sicurezza.

b. Piena copertura dei Livelli Essenziali di Assistenza (controllo del 5% delle unità locali con almeno un dipendente o equiparato, orientando le attività dei servizi delle A.S.L. verso le priorità di salute ed il contrasto dei rischi più gravi,abbandonando pratiche di non documentata efficacia.

c. Sviluppo dei flussi informativi regionali di prevenzione, condivisi tra Enti, partendo dal
programma ex Ispesl di registrazione delle attività dei servizi e dai flussi informativi INAIL su infortuni e malattie professionali.

d. Sviluppo di sistemi di sorveglianza sugli infortuni invalidanti e mortali, sulle malattie
professionali (partendo dai sistemi già in uso Infor.mo e Mal.Prof.) e sui lavoratori esposti o ex esposti a cancerogeni.
La Tabella 1 contiene il dettaglio delle principali azioni previste dai piani regionali di prevenzione.

Le attivita di prevenzioneLe attivita di prevenzione 


Le attività di prevenzione
Le attività di prevenzione