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mercoledì 27 febbraio 2013

Decreto 28 dicembre G.U. 22 febbraio 2013






Pubblicato il 22 febbraio 2013 in G.U. il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 dicembre 2012 Riparto dei finanziamenti tra le regioni interessate e criteri generali per il loro utilizzo ai fini degli interventi di messa in sicurezza, anche attraverso la loro ricostruzione, dei capannoni e degli impianti industriali a seguito degli eventi sismici che hanno colpito le regioni Emilia Romagna, la Lombardia e il Veneto.

Il decreto dispone il finanziamento di 78,75 milioni di euro, come stabilito dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 luglio 2012 Attuazione dell’art. 2 comma  2,  del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, recante Interventi  urgenti infavore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che hanno interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo il 20 e 29 Maggio 2012

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

 Visto l'art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n.  225  e  successive modifiche ed integrazioni;
  Visto il decreto-legge 7 settembre 2001, n.  343,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001, n. 401;
  Vista la deliberazione del Consiglio dei  Ministri  del  22  maggio 2012 con la quale e' stato dichiarato fino al 21 luglio 2012 lo stato d'emergenza in ordine  agli  eventi  sismici  che  hanno  colpito  il territorio delle Province di Bologna, Modena, Ferrara  e  Mantova  il giorno 20 maggio 2012;
  Vista la delibera del Consiglio dei Ministri del 30 maggio 2012 con la quale e'  stato  dichiarato  fino  al  29  luglio  2012  lo  stato
d'emergenza in ordine ai ripetuti eventi sismici di forte  intensita' verificatisi nel mese di maggio 2012, e in particolare  al  terremoto del 29 maggio 2012, che hanno colpito il territorio delle Province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova e Rovigo;
  Visto il decreto-legge del 6 giugno 2012,  n.  74,  convertito  con modificazioni  dalla  legge,  1°  agosto  2012,   n.   122,   recante
"Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli  eventi sismici  che  hanno  interessato  il  territorio  delle  province  di
Bologna, Modena, Ferrara, Mantova e Rovigo" ed in particolare  l'art. 1, comma 3, che ha prorogato fino al  31  maggio  2013  lo  stato  di emergenza, e l'articolo 11 che  prevede  il  sostegno  delle  imprese danneggiate  dagli  eventi  sismici  del   maggio   2012   attraverso interventi di  agevolazione  nella  forma  del  contributo  in  conto interessi;

  Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei  Ministri  del  4 luglio  2012  recante  "Attuazione  dell'art.   2,   cpmma   2,   del
decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, recante  "Interventi  urgenti  in favore delle popolazioni  colpite  dagli  eventi  sismici  che  hanno interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo il 20 e 29 Maggio 2012";
  Visto il decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 - "Misure urgenti  per la crescita del Paese", convertito con modificazioni  dalla  legge  7 agosto 2012, n. 134, ed in particolare l'art.  10  "Ulteriori  misure per la ricostruzione e la ripresa  economica  nei  territori  colpiti dagli eventi sismici del maggio 2012";
  Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei  Ministri  del  4 luglio  2012  recante  "Attuazione  dell'art.   2,   comma   2,   del
decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, recante  «Interventi  urgenti  in favore delle popolazioni  colpite  dagli  eventi  sismici  che  hanno
interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo il 20 e 29 Maggio 2012»";
  Vista la proposta delle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, formulata ai sensi e per gli effetti del comma 13, art. 10 del citato decreto-legge 22 giugno 2012, n.  83,  contenuta  nel  Verbale  della riunione svoltasi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri  in data 9 agosto 2012;
  Considerato che il succitato comma 13 dell'art.  10,  prevede  "Per consentire l'espletamento da parte dei lavoratori delle attivita'  in condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, il 35 per  cento  delle risorse destinate nell'esercizio 2012 dall'INAIL al finanziamento dei progetti  di  investimento  e  formazione  in  materia  di  salute  e sicurezza del lavoro - bando ISI 2012 - ai  sensi  dell'articolo  11, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81,  e  successive modificazioni, viene trasferito alle  contabilita'  speciali  di  cui all'articolo 2, comma 6, del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74,  per finanziare interventi di messa in sicurezza, anche attraverso la loro ricostruzione, dei capannoni e degli impianti industriali  a  seguito degli eventi sismici che hanno colpito l'Emilia, la  Lombardia  e  il Veneto. La ripartizione fra le regioni interessate delle somme di cui al precedente  periodo,  nonche'  i  criteri  generali  per  il  loro utilizzo sono definite, su  proposta  dei  presidenti  delle  regioni interessate, con decreto del Presidente del Consiglio  dei  Ministri, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. Si applicano, in  quanto  compatibili,  le previsioni di cui all'articolo 2, comma 2, del  decreto-legge  n.  74 del 2012";
  Considerato, altresi', che il comma 1, art. 67-septies, del  citatodecreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, individua l'ambito  territoriale di applicazione delle agevolazioni di cui al  citato  comma  13,  del citato art. 10 del medesimo decreto-legge e che l'articolo 11,  commi 1-quater, 3-ter e 6-bis del decreto-legge 10 ottobre  2012,  n.  174, convertito con modificazioni dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213,  ha ulteriormente precisato tale ambito applicativo;
  Vista la nota del  17  dicembre  2012,  con  la  quale  l'INAIL  ha comunicato l'ammontare delle risorse da ripartire ai sensi del citato articolo 10, comma 13 del decreto-legge n. 83 del 2012;
  Il Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri,  di  concerto  con  i Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali;

Decreta:

 Art. 1

  In considerazione di quanto esposto in premessa, le risorse di  cui all'articolo 10, comma 13, del decreto-legge 22 giugno 2012,  n.  83, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134,  pari ad euro 78.750.000, sulla base dei livelli dei danneggiamenti e delle modalita' di riparto di cui al decreto del Presidente  del  Consiglio dei Ministri del 4 luglio 2012 "Attuazione dell'art. 2 comma  2,  del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, recante  "Interventi  urgenti  in favore delle popolazioni  colpite  dagli  eventi  sismici  che  hanno interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo il 20 e 29 Maggio  2012"  sono  cosi' ripartite: 


    1. 92,5% in favore della Regione Emilia-Romagna;
    2. 7,1% in favore della Regione Lombardia;
    3. 0,4% in favore della Regione Veneto.

OT 24 e Bandi INAIL prodotto multimediale


contenuti del prodotto sono suddivisi in due parti:
  • Parte I: Principali concetti del decreto legislativo 81/2008 e s.m.i., ruoli e responsabilità dei soggetti della sicurezza aziendale, vantaggi della prevenzione per le imprese;
  • Parte II: Agevolazioni economiche destinate a imprese che intendono realizzare interventi di miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza: oscillazione del tasso per prevenzione (OT 24) e Incentivi di Sostegno alle Imprese (ISI).
Per alcuni argomenti trattati, è possibile accedere a informazioni più dettagliate (Approfondimenti), tramite collegamenti ipertestuali.

Tutti i contenuti del prodotto sono fruibili in modalità di navigazione, ma è prevista anche la possibilità di stamparli in formato .pdf.

martedì 26 febbraio 2013

sei nuovi progetti di norma UNI vengono sottoposti alla fase di inchiesta pubblica finale

UNI
Dal 22 febbraio scorso sino al 23 aprile 2013, sei nuovi progetti di norma UNI vengono sottoposti alla fase di inchiesta pubblica finale, fase fondamentale del processo di elaborazione delle norme con il quale il documento viene messo a disposizione di tutti gli operatori al fine di raccogliere eventuali commenti e ottenere così il consenso più allargato possibile.

Tutti i documenti sono consultabili online. I commenti devono essere inviati utilizzando l'apposito form a disposizione sul sito internet, nella sezione NORMAZIONE – UNI: inchiesta pubblica finale.

Il progetto E1319D060 di competenza di UNIPLAST – Ente federato UNI per il settore delle materie plastiche – si applica ai film prodotti con polimeri termoplastici biodegradabili trasformati in film additivati con concentrato di colore (neri o bianco/neri), destinati all'utilizzo come film di pacciamatura in agricoltura e orticoltura.

Il CIG-Comitato Italiano Gas ha elaborato il progetto E01169210 applicabile a tutti i contatori per la misura del gas della seconda e della terza famiglia, che effettuano la misurazione a una pressione non maggiore, rispettivamente di 0,04 bar (0,4 kPa) per gas naturale, e 0,07 bar (0,7 kPa) per miscele di GPL. Il documento definisce: i requisiti per effettuare la verifica metrologica del contatore sia in laboratorio sia presso il cliente finale; la procedura tecnica operativa per effettuare la verifica e le modalità di calcolo dell'errore di misura; le caratteristiche degli strumenti di misura; la procedura di rimozione e trasporto al laboratorio; i requisiti dei laboratorio presso i quali effettuare la verifica metrologica del contatore.

La commissione tecnica Legno ha elaborato due progetti che riguardano i cofani funebri: il primo U40005940 definisce una sequenza di metodi di prova che le casse di legno per cofani funebri di tipo non-CSP devono superare ai fini della verifica della loro idoneità all'impiego (i cofani non-CSP sono tutti quelli destinati al trasporto nonché alla inumazione, tumulazione o cremazione di cadaveri e salme, che presentino differenze rispetto ai modelli CSP -Conformi Senza Prove- realizzati in conformità al progetto U40005950). Il documento U40005950 definisce invece la nomenclatura delle parti principali, le modalità di costruzione, i requisiti prestazionali e l'etichettatura di casse di legno per cofani funebri destinati al trasporto, sepoltura o cremazione di cadaveri e salme.

Di interesse della commissione Costruzioni stradali ed opere civili delle infrastrutture, il progetto U71002010 stabilisce le proprietà caratteristiche, i metodi di prova, i limiti di accettazione e il relativo grado di significatività per geosintetici polimerici con funzione barriera a base di poliolefine (TPO - FPO), in particolare sia geomembrane con entrambe le facce lisce, sia geocompositi formati dall'accoppiamento di geomembrane con geotessili nontessuti o altri tipi di geosintetici.

fonte UNI

Stabilimenti balneari Requisiti per la sicurezza, qualità, fruibilità e sostenibilità dei servizi


Le prassi di riferimento UNI sono documenti che introducono prescrizioni tecniche, elaborati sulla base di un rapido processo di condivisione ristretta ai soli autori, sotto la conduzione operativa di UNI.

Le prassi di riferimento sono disponibili per un periodo non superiore a 5 anni, tempo massimo dalla loro pubblicazione entro il quale possono essere trasformate in un documento normativo (UNI, UNI/TS, UNI/TR) oppure devono essere ritirate.

servizio di asseverazione erogato dai Comitati Paritetici Territoriali

’asseverazioneScopri - La prassi di riferimento sull’asseverazione costruzioni edili e ingegneria civile 

La presente prassi di riferimento fornisce indirizzi operativi per il rilascio della asseverazione prevista dall’art. 51 del D.Lgs 81/08 e s.m.i. in materia di sicurezza sul lavoro nel settore delle costruzioni edili e di ingegneria civile.

Si applica al servizio di asseverazione erogato dai Comitati Paritetici Territoriali (CPT), così come definiti dall’art. 2, comma 1, lettera ee) del D.Lgs 81/08 e s.m.i.

 

lunedì 25 febbraio 2013

Camera di Commercio di Imperia attività di formazione e di informazione

bandoCamera di Commercio di Imperia attività di formazione e di informazione


La Camera di Commercio di Imperia, nell'ambito del proprio programma promozionale, ha previsto uno stanziamento di €10.000,00 per sostenere, in ambito provinciale, l'organizzazione di attività di formazione e di informazione, aperta a tutti gli operatori interessati ed eventualmente ad aspiranti imprenditori, con particolare riguardo alle seguenti tematiche:

• studio delle lingue straniere quale elemento di crescita in particolare nello sviluppo della qualità dell'offerta e nel rapporto con la clientela per titolari ed addetti delle imprese della provinda di Imperia;
• novità normative di particolare interesse per le imprese; 

Terre e rocce da scavo dal Ministero alcuni chiarimenti sul DM 161/2012

DM 161/2012
Terre e rocce da scavo dal Ministero alcuni chiarimenti sul DM 161/2012 - Portale Consulenti

Dal Ministero dell’Ambiente arrivano alcuni chiarimenti sul d.m. 161/2012 che disciplina la gestione delle terre e rocce provenienti da attività di costruzione o dalla lavorazione di materiali lapidei e in vigore dal 6 ottobre scorso.

In risposta a un quesito posto dall’Ordine dei geologi dell’Umbria, la Segreteria tecnica del Ministero chiarisce con una nota che il decreto n. 161/2012 non si applica al materiale da scavo riutilizzato nello stesso sito in cui è prodotto .


martedì 12 febbraio 2013

regolamento per la professione del geometra

geometraIl geometra è il professionista che identifica, definisce, misura e valuta la proprietà fondiaria ed edilizia pubblica o privata, costruita o no, la superficie e il sottosuolo, ed il lavoro che svolge e organizza concerne il diritto reale. 

La sua competenza comprende materie tecniche, giuridiche, fiscali, economiche, beni agricoli e sociali .

È stato diffusa la bozza del nuovo regolamento per la professione del geometra che sarà discussa in occasione del prossimo congresso nazionale, che si terrà ad aprile nella città di Rimini. Il documento proposto dal Consiglio Nazionale dei Geometri e dei Geometri Laureati, di oltre 50 pagine, si pone l’obiettivo di ridisegnare il quadro della professione di geometra, rinnovando il vecchio testo risalente al 1929 .

Per quanto riguarda le attività professionali del geometra nell’edilizia e nelle costruzioni, la bozza del regolamento tiene conto del fatto che in questo particolare settore (come negli altri mercati) nessun addetto opera in completa autonomia, ma necessita l’intervento e la collaborazione di più professionisti e specialisti.

12 febbraio 2013 Sportello Unico Edilizia

Sportello Unico EdiliziaIl decreto legge 83/2012, con l’articolo n.13, ha introdotto molte semplificazioni per le imprese edili. In particolare è stato munito di nuovi poteri lo sportello unico per l’edilizia con molte funzioni interessanti. 

Questa struttura, in vigore dal 2003, ha il compito di gestire gli atti, gli interventi e i rapporti con imprese e cittadini per conto dell’amministrazione comunale. 

Con le nuove regole potrà farlo direttamente o tramite una conferenza di servizi, che si attiverà in casi specifici. Uno dei dati interessanti è la possibilità di indire una conferenza di servizi nel caso in cui, entro 60 giorni, non sia ancora giunto il permesso di costruzione: in questo modo le amministrazioni potranno facilitare il lavoro delle imprese, tutelando il loro operato e sveltendo il procedimento di azione. 

 Per dare il tempo necessario alle amministrazioni comunali ad adeguarsi alla nuova norma, è stato indetto un termine: il 12 febbraio 2013

Entro tale data tutte le amministrazioni dovranno essere concretamente operative e fornire ai cittadini un servizio puntuale ed efficiente.

Terre e rocce da scavo dal Ministero alcuni chiarimenti sul DM 161/2012


Decreto del Ministero dell'Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare 10 agosto 2012, n. 161
Regolamento recante la disciplina dell'utilizzazione delle terre e rocce da scavo
(G.U. n. 221 del 21 settembre 2012)

Art. 1. Definizioni

1. Ai fini del presente regolamento si applicano le definizioni di cui all'articolo 183, comma 1, del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni, nonché le seguenti:

a. «opera»: il risultato di un insieme di lavori di costruzione, demolizione, recupero, ristrutturazione, restauro, manutenzione, che di per sé esplichi una funzione economica o tecnica ai sensi dell'articolo 3, comma 8, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni;

venerdì 8 febbraio 2013

Piano per la messa in sicurezza delle strutture destinate ad attività sportive

messa in sicurezza delle strutture destinate ad attività sportive
La Regione Piemonte ha approvato un piano per la messa in sicurezza delle strutture destinate ad attività sportive.

Nello specifico si prevedono 15,5 milioni di euro per 289 impianti sportivi, tra cui 31 palestre scolastiche. Beneficiari dei finanziamenti sono enti pubblici, federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva, enti morali, società ed associazioni sportive senza fine di lucro.

Disposizioni in materia di professioni non organizzate

professioni non organizzateSulla Gazzetta Ufficiale n. 22 del 26 gennaio 2013 è stata pubblicata la Legge 14 gennaio 2013, n. 3 recante "Disposizioni in materia di professioni non organizzate" che entra in vigore dal 10 febbraio 2013 con lo scopo, in attuazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione e nel rispetto dei principi dell'Unione europea in materia di concorrenza e di libertà di circolazione, di disciplinare le professioni non organizzate in ordini o collegi.

In particolare, oggetto di questa legge sono le professioni non organizzate in ordini o collegi intese come attività economiche, anche organizzate, volte alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitate abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell'art. 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative.

I Consigli nazionali delle professioni tecniche hanno sollecitato lo sblocco della bozza di decreto sulle STP.  Il raggruppamento, che comprende i Consigli Nazionali dei Geometri, Architetti, Chimici, Dottori Agronomi e Dottori Forestali, Geologi, Ingegneri, Periti agrari, Periti industriali e Tecnologi alimentari ha chiesto che la regolamentazione avvenga prima della consultazione elettorale in modo da poter completare il processo di riforma delle professioni che, partito con l’abolizione delle tariffe, mira ad una riorganizzazione dell’attività del professionista.

Nuova versione 10.5.1 di Pregeo

PregeoSoftware per il trattamento automatizzato degli atti di aggiornamento del Catasto terreni.
PREGEO (PREtrattamento atti GEOmetrici) è una procedura ad uso dei tecnici professionisti (Geometri, Architetti, Ingegneri, ecc) per la predisposizione su supporto informatico, e la presentazione agli uffici dell'Agenzia del Territorio degli Atti geometrici d’aggiornamento del Catasto. Questa procedura. limitatamente alla funzioni di calcolo e controllo formale dei dati, è identica alla versione utilizzata dagli Uffici per il trattamento e l'approvazione degli atti presentati.

Gli Atti di aggiornamento catastali sono costituiti da:
  • tipo frazionamento
  • tipo mappale
  • tipo frazionamento + tipo mappale
  • tipo particellare.
E’ disponibile sul sito dell’Agenzia del Territorio la nuova versione 10.5.1 di Pregeo, il software a uso dei professionisti tecnici in materia di catasto dei terreni.

Il nuovo applicativo consentirà ai professionisti abilitati (geometri, architetti, ingegneri, etc.) di operare direttamente sulle banche dati del Catasto terreni attraverso una procedura automatica e più semplificata.

Pregeo 10.5.1 APAG è una procedura scaricabile gratuitamente, pensata e messa a punto per la predisposizione su supporto informatico e la presentazione agli uffici dell'Agenzia del Territorio degli Atti geometrici d’aggiornamento del Catasto.

La nuova versione Pregeo 10.5.1 – APAG è scaricabile dal link: http://www.agenziaterritorio.it/site.php?id=13262#SP_pregeo

giovedì 7 febbraio 2013

Definiti gli standard formativi per gli installatori di impianti a fonti rinnovabili

installatore e manutentore straordinario di impianti energetici alimentati da fonti rinnovabili
A partire dal 1° agosto 2013, i requisiti tecnico-professionali per esercitare la professione di installatore e manutentore straordinario di impianti energetici alimentati da fonti rinnovabili mediante titolo o attestato conseguito ai sensi della legislazione vigente in materia di formazione professionale (vedi art. 4, comma 1, lettera c), del D.M. 22 gennaio 2008, n. 37, allegato alla presente nota ANCE), si intendono rispettati a seguito dello svolgimento di un idoneo percorso formativo.
 
Tale previsione, contenuta nel D. Lgs. n. 28/2011 all’art. 15, comma 2, trova ora una prima attuazione con il documento approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, che disciplina gli elementi minimi dei corsi di formazione finalizzati al conseguimento dell’attestato di qualificazione professionale per la stessa categoria di soggetti. 
Gli elementi minimi stabiliti a livello nazionale costituiranno poi la base per la programmazione dei singoli corsi a livello regionale, poiché la formazione è erogata dalle Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano o da soggetti accreditati in base al modello definito dall’Accordo Stato-Regioni del 20 marzo 2008 o specificamente autorizzati in base a disposizioni regionali.
 
Di seguito vengono sintetizzati i contenuti dell’accordo siglato in Conferenza.
Sono individuate quattro macrotipologie di impianti:
 
-        impianti alimentati da biomasse;
-     pompe di calore per riscaldamento, refrigerazione e produzione di acqua calda sanitaria;
-        sistemi solari termici;
-        sistemi solari fotovoltaici e fototermoelettrici.
 
Il corso si articola in due moduli: il primo consiste in un modulo unico comune a tutte le tipologie di impianti; il secondo è un modulo specifico riferito a ciascuna delle quattro tipologie sopra individuate.
Il modulo unico è di carattere solo teorico e concerne l’inquadramento generale delle problematiche legate allo sfruttamento delle fonti rinnovabili, con richiami di normativa generale, tecnica e di sicurezza.
Il modulo specifico prevede una parte teorica e una parte pratica. La fase pratica si sostanzia nelle attività inerenti l’installazione fisica degli impianti e della loro manutenzione straordinaria.
Ogni parte teorica è erogabile anche in modalità formazione a distanza, mentre la parte pratica deve essere svolta presso strutture che rispettino i requisiti specificati all’Allegato 1 dell’accordo.
Il percorso ha una durata minima di 80 ore, suddivise in:
 
-        20 ore per il modulo comune;
-        60 ore per i moduli specifici, di cui almeno 20 di pratica.
 
Alla fine del percorso è previsto un esame, per accedere al quale è obbligatoria la frequenza ad almeno l’80% delle ore complessive del corso. L’esame è costituito da una prova teorica e una prova pratica.
 
Al superamento dell’esame viene rilasciato l’attestato di qualificazione professionale di “Installatore e manutentore straordinario di impianti energetici alimentati da fonti rinnovabili”, ai sensi dell’articolo 15, comma 2 del D. Lgs. n. 28/2011.
 
Per quanto riguarda l’aggiornamento, esso è obbligatorio ogni 3 anni, che decorrono dal 1° agosto 2013. Si sottolinea che l’aggiornamento è obbligatorio non solo per i soggetti che hanno svolto il percorso di formazione di cui sopra (ovvero i soggetti di cui all’art. 4, comma 1, lettera c) del D.M. 22 gennaio 2008, n. 37), ma per tutti i soggetti dotati di qualifica per esercitare l'attività di installazione e di manutenzione straordinaria di impianti energetici alimentati da fonti rinnovabili, cioè anche quelli in possesso dei requisiti di cui all’art. 4, comma 1, lettere a) e b) del D.M. 22 gennaio 2008, n. 37.
 
La durata minima dell’aggiornamento è pari a 16 ore e può essere realizzato anche mediante formazione a distanza. La frequenza è obbligatoria al 100% e al termine viene rilasciato un attestato di frequenza.
 
I formatori devono essere in possessosia di un’esperienza documentata, almeno quinquennale, nella progettazione e/o gestione e/o manutenzione di impianti a fonti rinnovabili, sia di una conoscenza adeguata della legislazione e della normativa, nell’ambito della specifica tematica oggetto della docenza. Possono svolgere l’attività di formatore anche i tecnici che operano presso i produttori di tecnologie con almeno 5 anni di esperienza lavorativa nel settore.
 
Nell’Allegato 1 dell’accordo sono riportati gli standard formativi su cui dovranno basarsi le Regioni e le Province autonome per la progettazione dei percorsi.
 
In allegato alla presente nota ANCE si riportano il testo dell’accordo e l’estratto dell’art. 4 del D.M. 22 gennaio 2008, n. 37.
 
Accordo formazione pdf 129,4 Kb
Estratto DM 37 2008 pdf 30,6 Kb
Fonte: ANCE

UNI CEI EN ISO 50001:2011

UNI CEI EN ISO 50001:2011
La norma UNI CEI EN ISO 50001:2011 (che sostituisce la preesistente norma  UNI CEI EN 16001 ritirata) offre alle organizzazioni, sia pubbliche che private, le modalità per implementare strategie di gestione che abbiano la finalità di migliorare l’efficienza energetica e conseguentemente una riduzione dei costi.
Approfondimento

In sintesi gli obiettivi della norma sono:
  • aiutare le imprese ad utilizzare più attentamente le risorse che consumano energia
  • stabilire le condizioni  di trasparenza e facilitare la comunicazione sulla gestione delle risorse energetiche sia al proprio interno che verso il mondo esterno dei clienti e dei fornitori
  • promuovere le migliori pratiche di gestione dell’energia e consolidare i comportamenti virtuosi in questo campo
  • fornire assistenza nella valutazione e nella realizzazione di nuove tecnologie ad alto rendimento energetico
  • favorire l’efficienza energetica lungo tutta la catena di approvvigionamento
  • permettere l’integrazione con altri sistemi di gestione quali quello ambientale della salute e della sicurezza
A livello internazionale proseguono i lavori per accompagnare la ISO 50001 (di recente è stata fatta la traduzione in lingua italiana) con una serie di documenti che ne aiutino l’applicazione. Sono in elaborazione linee guida per l’implementazione, il mantenimento,  ed il miglioramento di un sistema di gestione dell’energia, nonché quelle per definire i requisiti degli audit di sistema  e le competenze degli auditor.
Implicazioni per le imprese
Per le Aziende certificate con la EN 16001 il passaggio alla EN 50001 non è complesso. Infatti le due norme hanno un approccio simile per quanto concerne lo schema generale di implementazione del Sistema di Gestione dell’Energia. Le principali differenze si riferiscono al diverso approccio che l’organizzazione deve avere nei confronti del proprio sistema di uso e consumo dell’energia.
Cosa fa Confindustria Firenze
Questo comunicato si inserisce  nelle attività informative/divulgative relative al Progetto “GreenEconomy”. Incontri sul campo con le imprese interessate (per individuare possibili sinergie e servizi) si sono dimostrati positivi, in termini di approfondimento delle opportunità connesse alle attività di audit energetico.

Contatto

Area Ambiente Sicurezza Energia Qualità

Aurelia Leoni tel. 0552707206 e-mail aurelia.leoni@confindustriafirenze.it 

mercoledì 6 febbraio 2013

D.P.R. n. 43 del 27 gennaio 2012

D.P.R. n. 43 del 27 gennaio 2012 - 27/1/2012
Il presente decreto disciplina le modalità di attuazione del regolamento (CE) n. 842/2006 e dei regolamenti della Commissione europea di esecuzione dello stesso con riferimento a: a) l'individuazione delle autorità competenti di cui agli articoli 3, paragrafo 6, e 6, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 842/2006; b) le procedure per la designazione degli organismi di certificazione e valutazione delle persone e delle imprese di cui agli articoli 10 e 11 del regolamento (CE) n. 303/2008, agli articoli 10 e 11 del regolamento (CE) n. 304/2008, agli articoli 5 e 6 del regolamento (CE) n. 305/2008 e agli articoli 4 e 5 del regolamento (CE) n. 306/2008; c) le procedure per la designazione degli organismi di attestazione delle persone di cui all'articolo 3 del regolamento (CE) n. 307/2008; d) il rilascio dei certificati provvisori alle persone e alle imprese di cui agli articoli 6 e 9 del regolamento (CE) n. 303/2008 e agli articoli 6 e 9 del regolamento (CE) n. 304/2008; e) l'acquisizione dei dati sulle emissioni di cui all'articolo 6, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 842/2006; f) i registri di cui all'articolo 10, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 303/2008, all'articolo 10, comma 3, del regolamento (CE) n. 304/2008, all'articolo 5, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 305/2008 e all'articolo 4, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 306/2008; g) l'etichettatura delle apparecchiature di cui all'articolo 7 del regolamento (CE) n. 842/2006.

Regolamento recante attuazione del regolamento CE n. 842/2006 su taluni gas fluorurati ad effetto serra

fonte confindustriabergamo

venerdì 1 febbraio 2013

Dvr standardizzato 31 maggio 2013

nota ministero
Oggetto: Decreto interministeriale sulle procedure standardizzate - chiarimenti inerenti al tennine finale dell'esercizio della facoltà di autocertificare la valutazione dei rischi (articolo 29, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modifiche e integrazioni.

Sono pervenute numerose richieste di chiarimento in merito alla proroga del tennine per I"autocertificazione della valutazione dei rischi ai sensi dell'articolo 29, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i. (di seguito d.lgs. n. 81/ 2008) avvenuta con la legge 24 dicembre 2012, n. 228 (di seguito anche "legge di stabilità" 2013), pubblicata sul Supplemento Ordinario n. 212 della Gazzetta Ufficiale n. 302 de129 dicembre 2012.

Al riguardo, si fa presente quanto segue.
L'articolo 29, comma 5, del d.lgs. n. 81/2008 prevedeva quanto segue: "l datori di lavoro che occupano fìno a 10 lavoratori effettuano la valutazione dei rischi di cui al presente articolo sulla base delle procedure standardizzate di cui all'articolo 6, comma 8, lettera f). Fino alla scadenza del diciottesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale di cui ali 'articolo 6, comma 8, letto f), e, comunque, non oltre il 30 giugno 2012, gli stessi datori di lavoro possono auto certificare l'effettuazione della valutazione dei rischi. Quanto previsto nel precedente articolo non si applica alle attività di cui all'articolo 31, comma 6, lettere a), b), c), d) nonché g). ".

Il termine (30 giugno 2012) previsto in tale disposizione è stato, una prima volta, prorogato con il decreto legge 12 maggio 2012, n. 57, convertito dalla legge 12 luglio 2012, n. 101 , e, a seguito di tale modifica, l'articolo in esame risultava essere il seguente: " l datori di lavoro che occupano fino a 10  lavoratori effettuano la valutazione dei rischi di cui al presente articolo sulla base delle procedure standardizzate di cui all'articolo 6, comma 8, lellera f). Fino alla scadenza del terzo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale di cui all'articolo 6, comma 8, lettera f), e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2012, gli stessi datori di lavoro possono autocertificare l'effettuazione della valutazione dei rischi. Quanto previsto nel precedente periodo non si applica alle attività di cui all'articolo 31, comma 6, lellere a), b), c), d) nonché g)."

AI fine di consentire ai datori di lavoro di effettuare la valutazione dei rischi sulla base delle procedure standardizzate (il decreto interministeriale sulle procedure standardizzate del 30 novembre 2012 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 6 dicembre 2012, n. 285) è stata prevista una ulteriore proroga inserita nella citata "legge di stabilità" 2013.

L' articolo, quindi, attualmente, risulta essere il seguente: " I datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori effettuano la valutazione dei rischi di cui al presente articolo sulla base delle procedure standardizzate di cui all'articolo 6, comma 8, lettera f). Fino alla scadenza del terzo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto intem1inisteriale di cui all'articolo 6, comma 8, lettera D, e, comunque, non oltre il 30 giugno 2013, gli stessi datori di lavoro possono autocertificare l'effettuazione della valutazione dei rischi. Quanto previsto nel precedente periodo non si applica alle attività di cui all'articolo 31 , comma 6, lettere a), b), c), d) nonché g)."

Per tale ragione, considerato che il decreto interministeriale entra in vigore il 6 febbraio 2013 e stante la proroga "Fino alla scadenza del terzo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale", si precisa che la possibilità per i datori di lavoro di effettuare la valutazione dei rischi con autocertificazione termina in data 31 maggio 2013.

DECRETO 3 Novembre 2004 manutenzione dei dispositivi per l'apertura delle porte

(tratto dalla Gazzetta Ufficiale n. 271 del 18-11-2004)
MINISTERO DELL'INTERNO
DECRETO 3 Novembre 2004

Disposizioni relative all'installazione ed alla manutenzione dei dispositivi per l'apertura delle porte installate lungo le vie di esodo, relativamente alla sicurezza in caso d'incendio.

IL MINISTRO DELL'INTERNO

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, recante «Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, recante «Approvazione del regolamento concernente l'espletamento dei servizi di prevenzione e vigilanza antincendio»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 21 aprile 1993, n. 246, recante «Regolamento di attuazione della direttiva 89/106/CEE relativa ai prodotti da costruzione»;
Visto il decreto legislativo del 19 settembre 1994, n. 626, recante «Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro»;
Visto il decreto legislativo del 19 marzo 1996, n. 242, recante «Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, recante attuazione di direttive comunitarie riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro»;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37, recante «Regolamento per la disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi, a norma dell'art. 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59»;
Visto il decreto interministeriale 10 marzo 1998, recante «Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell'emergenza nei luoghi di lavoro»;
Visto il proprio decreto 4 maggio 1998, recante «Disposizioni relative alle modalità di presentazione ed al contenuto delle domande per l'avvio dei procedimenti di prevenzione incendi, nonché all'uniformità dei connessi servizi resi dai Comandi provinciali dei Vigili del fuoco»;
Visto il parere favorevole espresso dal Comitato centrale tecnico scientifico per la prevenzione incendi di cui all'art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, nella riunione n. 261 del 9 aprile 2003;
Considerato che i dispositivi di apertura manuale posti sulle porte installate lungo le vie di esodo delle opere soggette al rispetto del requisito essenziale n. 2 «Sicurezza in caso di incendio» devono essere conformi a quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 21 aprile 1993, n. 246;
Ritenuta la necessità di provvedere all'emanazione di norme e criteri per l'installazione e la manutenzione dei dispositivi antipanico e dei dispositivi per le uscite di emergenza; 
Espletata, con notifica 2003/186/I la procedura di informazione di cui alla direttiva 98/34/CE, modificata dalla direttiva 98/48/CE;

Decreta:

Art. 1.
Oggetto - Campo di applicazione
Il presente decreto stabilisce i criteri da seguire per la scelta dei dispositivi di apertura manuale, di seguito denominati «dispositivi», delle porte installate lungo le vie di esodo nelle attività soggette al controllo dei Vigili del fuoco ai fini del rilascio del certificato di prevenzione incendi, quando ne sia prevista l'installazione.
I dispositivi di cui al comma precedente devono essere conformi alle norme UNI EN 179 o UNI EN 1125 o ad altre a queste equivalenti, secondo quanto disposto nel successivo art. 3.

Art. 2.
Definizioni
Ai fini del presente decreto, si riportano le definizioni di cui ai riferimenti in premessa, come segue:
a) via di emergenza (o via di esodo, o di uscita, o di fuga): percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che occupano un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro; 
b) uscita di emergenza: passaggio che immette in un luogo sicuro;
c) uscita di piano: uscita che consente alle persone di non essere ulteriormente esposte al rischio
diretto degli effetti di un incendio e che può configurarsi come segue:
c.1) uscita che immette direttamente in un luogo sicuro;
c.2) uscita che immette in un percorso protetto attraverso il quale può essere raggiunta l'uscita che
immette in un luogo sicuro;
c.3) uscita che immette su di una scala esterna;
d) luogo sicuro: luogo dove le persone possono ritenersi al sicuro dagli effetti di un incendio;
e) percorso protetto: percorso caratterizzato da una adeguata protezione contro gli effetti di un incendio che può svilupparsi nella restante parte dell'edificio. Esso può essere costituito da un corridoio protetto, da una scala protetta o da una scala esterna.

Art. 3.
Criteri di installazione
Ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 21 aprile 1993, n. 246, i dispositivi di cui all'art. 1 devono essere muniti di marcatura CE.
In particolare, fatti salvi gli adempimenti previsti da specifiche regole tecniche di prevenzione incendi, l'installazione dei dispositivi di cui all'art. 1 é prevista nei seguenti casi:
a) sulle porte delle vie di esodo, qualora sia prevista l'installazione di dispositivi e fatto salvo il disposto di cui all'art. 5, devono essere installati dispositivi almeno conformi alla norma UNI EN
179 o ad altra a questa equivalente, qualora si verifichi una delle seguenti condizioni:
a.1) l'attività é aperta al pubblico e la porta é utilizzabile da meno di 10 persone;
a.2) l'attività non é aperta al pubblico e la porta è utilizzabile da un numero di persone superiore a 9 ed inferiore a 26;
b) sulle porte delle vie di esodo, qualora sia prevista l'installazione di dispositivi e fatto salvo il disposto di cui all'art. 5, devono essere installati dispositivi conformi alla norma UNI EN 1125 o ad altra a questa equivalente, qualora si verifichi almeno una delle seguenti condizioni:
b.1) l'attività é aperta al pubblico e la porta é utilizzabile da più di 9 persone;
b.2) l'attività non é aperta al pubblico e la porta é utilizzabile da più di 25 persone;
b.3) i locali con lavorazioni e materiali che comportino pericoli di esplosione e specifici rischi d'incendio con più di 5 lavoratori addetti.

Art. 4.
Commercializzazione, installazione e manutenzione dei dispositivi
La commercializzazione, l'installazione e la manutenzione dei dispositivi deve essere realizzata attraverso l'osservanza dei seguenti adempimenti:
a) per il produttore:
a.1) fornire le istruzioni per la scelta in relazione all'impiego per l'installazione e la manutenzione;
b) per l'installatore:
b.1) eseguire l'installazione osservando tutte le indicazioni per il montaggio fornite dal produttore del dispositivo;
b.2) redigere, sottoscrivere e consegnare all'utilizzatore una dichiarazione di corretta installazione con esplicito riferimento alle indicazioni di cui al precedente punto b.1);
c) per il titolare dell'attività:
c.1) conservare la dichiarazione di corretta installazione;
c.2) effettuare la corretta manutenzione del dispositivo osservando tutte le istruzioni per la manutenzione fornite dal produttore del dispositivo stesso;
c.3) annotare le operazioni di manutenzione e controllo sul registro di cui all'art. 5, comma 2, del
decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37.

Art. 5.
Termini attuativi e disposizioni transitorie

I dispositivi non muniti di marcatura CE, già installati nelle attività di cui all'art. 3 del presente decreto, sono sostituiti a cura del titolare in caso di rottura del dispositivo o sostituzione della porta o modifiche dell'attività che comportino un'alterazione peggiorativa delle vie di esodo o entro sei anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
La manutenzione dei dispositivi di cui al comma precedente dovrà comunque garantire il mantenimento della loro funzionalità originaria e dovrà essere effettuato quanto prescritto al punto c.3) dell'art. 4.

Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana ed entrerà in
vigore novanta giorni dopo la pubblicazione