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giovedì 30 luglio 2015

Sicurezza PMI

Sicurezza PMI
Le piccole e medie imprese (PMI) sono considerate elementi chiave per la crescita economica, l’innovazione, l’occupazione e l’integrazione sociale e costituiscono la spina dorsale dell’economia dell’UE.

Nel 2013 le PMI rappresentavano il 99,8% di tutte le imprese non finanziarie dell’UE.  Ciò equivale a 21,6 milioni di imprese dell’UE.

Alle PMI appartengono tre categorie - micro, piccole e medie imprese.  Nella raccomandazione 2003/361/EC della Commissione del 6 maggio 2003 sono definite come segue:

·         Una media impresa ha meno di 250 dipendenti ed un fatturato annuo che non supera i 50 milioni di EUR e/o il totale del bilancio annuo non supera i 43 milioni di EUR.
·         Una piccola impresa ha meno di 50 dipendenti ed un fatturato annuo o un totale del bilancio annuo non superiori a 10 milioni di EUR.
·         Una microimpresa ha meno di 10 dipendenti ed un fatturato annuo o un totale del bilancio annuo non superiori a 2 milioni di EUR.

In media, le PMI in Europa hanno assunto 4,22 persone, pertanto la stragrande maggioranza (92,4%) delle imprese dell’Unione europea sono classificate come microimprese.  Le suddette microimprese rappresentano il 67,4% di tutti i posti di lavoro in Europa, di conseguenza la loro importanza per l’economia europea è immensa.

Quali difficoltà incontrano le micro e le piccole imprese?

Dai dati emerge che i dipendenti delle imprese più piccole sono soggetti a maggiori rischi rispetto ai dipendenti delle imprese più grandi, e che le imprese più piccole hanno più difficoltà a controllare i rischi.  Diversi studi, inclusa l’indagine europea di EU-OSHA sulle imprese e i nuovi ed emergenti rischi ( ESENER), mostrano che le difficoltà nella gestione della SSL sono particolarmente rilevanti quanto più è ridotta la dimensione dell’impresa.
La gestione relativamente carente della SSL può essere attribuita a specifiche caratteristiche tipiche delle piccole imprese quali: caratteristiche strutturali ed organizzative del lavoro e delle assunzioni, posizione economica e relazioni commerciali, diversità commerciale e flessibilità, lontananza dalla portata delle misure di regolamentazione, comportamenti e competenze di proprietari e lavoratori nei suddetti piccoli stabilimenti o breve ciclo di vita. Queste caratteristiche rendono molto più difficile per le micro e piccole imprese creare e mantenere un ambiente di lavoro sicuro e salutare.
Diversi altri fattori che hanno un impatto nella gestione della SSL in tali stabilimenti, se comparati con i più grandi, includono:

Difficoltà di regolamentazione, considerato che sono tipicamente eterogenei, geograficamente sparsi, e privi di rappresentazione coesa. I limiti di bilancio comportano spesso una mancanza di risorse per porre in essere iniziative ed interventi per la sicurezza e la salute come ad esempio consulenze per la salute e la sicurezza, informazioni, strumenti e controlli a pagamento.
Meno risorse ostacolano l’attuazione delle attività di prevenzione.
Sono disponibili meno tempo ed energie per attività non fondamentali, e la gestione della sicurezza e della salute vengono spesso percepite come tali. Condizioni ottimali di SSL non sono considerate una priorità.
La valutazione dei rischi può essere costosa e difficile da completare, in particolare modo se l’impresa non dispone del know-how in materia di SSL per effettuarla efficacemente.
Raggiungere le micro e le piccole imprese direttamente può essere difficoltoso per le organizzazioni che promuovono o attuano una corretta sicurezza e salute nel luogo di lavoro.

Per conoscere i fattori che inducono gli stabilimenti più piccoli ad investire sulla SSL si consiglia la lettura del seguente articolo OSHWiki . 

Corrette condizioni di sicurezza e salute sono un beneficio per le micro e piccole imprese
Meno della metà delle micro e piccole nuove imprese sopravvive per più di 5 anni, e solo una frazione di queste entra a far parte del gruppo di aziende ad alte prestazioni che costituiscono il motore dell’innovazione e della performance industriale. Uno studio ha rivelato che tra le nuove micro e piccole imprese statunitensi, quelle che fallivano entro uno o due anni avevano un tasso medio di infortuni sul lavoro superiore più del doppio a quelle sopravvissute per più di cinque anni.
I costi degli incidenti costituiscono un motivo di particolare preoccupazione per le piccole imprese in quanto rappresentano l’ 82% di tutti gli infortuni sul lavoro ed il 90% di tutti gli incidenti mortali.
L’impatto di un grave incidente nell’ambito della SSL potrebbe rivelarsi catastrofico per una piccola impresa:

    è molto più difficile per le micro e piccole imprese riprendersi da un incidente legato alla SSL;
    l’impatto relativo è maggiore rispetto a quello delle aziende più grandi;
    i lavoratori indispensabili non possono essere facilmente o velocemente sostituiti;
    brevi interruzioni dell’attività possono causare la perdita di clienti e di contratti importanti;
    un grave incidente può portare alla chiusura dell’attività a causa dei costi diretti legati all’incidente o alla perdita dei contratti e/o dei clienti;
    anche piccoli incidenti e casi di malattia possono raddoppiare le assenze per motivi di salute.

Statistiche come queste dimostrano che buone pratiche di SSL sono fondamentali per il successo e la sopravvivenza a lungo termine di tali micro e piccole imprese. L’indagine EU-OSHA ESENER ha dimostrato che anche imprese molto piccole possono ottenere risultati di alto livello per quanto riguarda le pratiche di gestione della SSL in alcuni paesi e settori dell’Unione europea. Ciò suggerisce che creando un ambiente che incoraggia la SSL è possibile migliorare notevolmente la gestione nelle micro e piccole imprese.
Una gestione efficace della SSL non solo è essenziale per migliorare il benessere dei lavoratori, ma garantisce inoltre la prosperità delle aziende e delle economie in una prospettiva a lungo termine riducendo le perdite di produzione derivanti da infortuni o malattie.
Si legga la relazione EU-OSHA sulla sicurezza e salute sul luogo di lavoro e l’andamento economico nelle piccole e medie imprese (Occupational Safety and Health and economic performance in small and medium enterprises: a review)

EU-OSHA aiuta le micro e le piccole imprese a valutare i rischi del luogo di lavoro
Una adeguata valutazione del rischio è la chiave per un luogo di lavoro salutare. Tuttavia, il processo di valutazione del rischio può rivelarsi piuttosto impegnativo specialmente per le micro e le piccole imprese che spesso non possiedono le risorse o il know-how in materia di sicurezza e salute sul lavoro necessari per svolgere tale valutazione in modo efficace.
Lo strumento interattivo online EU-OSHA per la valutazione dei rischi (OiRA) ha lo scopo di superare questi ostacoli, quale prima iniziativa a livello dell’Unione europea che incoraggia le micro e le piccole imprese europee alla valutazione dei rischi (principalmente attraverso gli Stati membri e le parti sociali a livello di UE e degli Stati membri).

La piattaforma OiRA permette di elaborare strumenti online facili da usare e gratuiti in grado di aiutare le micro e le piccole organizzazioni a istituire procedure di valutazione del rischio per tappe che iniziano con l’identificazione e la valutazione dei rischi sul luogo di lavoro, seguite dal processo decisionale e l’attuazione di azioni preventive, e si conclude con il monitoraggio e le relazioni.  Questo strumento viene utilizzato dai partner sociali settoriali (organizzazioni di datori di lavoro e di lavoratori) nonché da autorità nazionali (ministeri, ispettorati del lavoro, istituti di SSL, ecc.) per elaborare strumenti di valutazione del rischio per settori specifici destinati alle piccole imprese.
Per maggiori informazioni su OiRA visitare il sito del progetto  e il relativo articolo OSHWiki .

Acquisire una conoscenza più approfondita
Data l’importanza della SSL nelle piccole e medie imprese, l’EU-OSHA ha avviato un progetto su larga scala (dal 2014 al 2017) sul “Miglioramento della salute e della sicurezza sul lavoro (SSL) nelle micro e piccole imprese in Europa”.
Lo scopo di tale panoramica SSL sulle micro e piccole imprese è raccogliere, analizzare e diffondere una conoscenza approfondita, aggiornata e nuova nonché maggiore comprensione circa: politiche e strategie, strumenti e risorse, opinioni e prassi nel posto di lavoro con riferimento alla gestione della SSL nelle micro e piccole imprese. Ciò includerà una ricerca empirica, basata sulla teoria e orientata allo sviluppo di politiche, che andrà ad integrare l’analisi preventiva e sul campo attraverso l’uso di metodologie di ricerca, strumenti e tecniche analitiche qualitativi e quantitativi.

Questo progetto EU-OSHA cercherà di individuare come si comportano al momento le micro e piccole imprese per quanto riguarda la gestione della SSL dei loro lavoratori, che cosa gli impedisce di prendere in considerazione la SSL, e cosa potrebbe incoraggiarle a migliorare le condizioni di SSL all’interno dell’ambiente lavorativo.  Una revisione della letteratura combinata con l’analisi dei dati quantitativi da parte di EU-OSHA ESENER-2 aiuterà a comprendere l’attuale stato della SSL nelle suddette imprese più piccole. L’attività si baserà dunque sul lavoro esistente, e con il contributo di seminari, interviste e questionari delle parti interessate, affiancherà l’attuazione delle raccomandazioni, lo scambio delle migliori pratiche e le ulteriori indagini sui modi per migliorare la SSL in queste imprese - in particolare per comprendere come le micro e piccole imprese possano essere motivate e incoraggiate a migliorare le condizioni lavorative, riducendo così gli incidenti legati al lavoro e le malattie professionali.
Attraverso un’analisi comparativa tra i paesi, i settori, le classi di grandezza, ecc., questo progetto assisterà i legislatori europei e nazionali aiutandoli a capire “cosa funziona” e “perché funziona” nello sviluppo e nell’impiego di strategie e risorse per migliorare i risultati circa la SSL in queste imprese.

Fonte: EU-Osha

Esposizione a vibrazioni trasmesse al Corpo Intero

Esposizione a vibrazioni trasmesse al Corpo Intero
 Le vibrazioni possono essere :
-  al corpo intero (Whole Body Vibrations)
-  al sistema mano-braccio (Hand Arm Vibr.)
Le vibrazioni trasmesse comprendono componenti di frequenza diversa Il  rischio  connesso  ad  esposizione  di  vibrazioni dipende  dalle  caratteristiche  e  dalle  condizioni in cui vengono trasmesse:
- estensione della zona di contatto con l’oggetto che vibra
- la frequenza della vibrazione
- la direzione di propagazione
- il tempo di esposizione
Si definiscono vibrazioni vibrazioni i processi dinamici  indotti  in  corpi  elastici  da  sollecitazioni aventi carattere ripetitivo nel tempo.  I  parametri  caratteristici  di    una  vibrazione  sono   la  frequenza frequenza, la lunghezza d’onda, l’ ampiezza ampiezza, e  l’ accelerazione trasmessa ad una  accelerazione trasmessa ad una massa.
 
Nell’intervento “Valutazione del rischio da esposizione a vibrazioni trasmesse al Corpo Intero (WBV) nell’impiego professionale di motocicli”, pubblicato nel portale “ PAF – Portale Agenti Fisici” e a cura di Nicola Stacchini, Iole Pinto, Andrea Bogi (Azienda USL 7 di Siena — Laboratorio di Sanità Pubblica — Agenti Fisici — Siena), viene presentato un lavoro di ricerca in cui è stato affrontato il problema della valutazione del rischio di esposizione professionale alle vibrazioni meccaniche trasmesse al corpo intero (WBV), a cui sono sottoposti gli operatori che, come abbiamo indicato nell’introduzione all’articolo, svolgono la loro abituale attività lavorativa con utilizzo di motocicli.

Nel lavoro svolto è stata eseguita una “valutazione dell’entità del rischio WBV in condizioni standardizzate ed opportunamente monitorate, idonee a caratterizzare le condizioni lavorative differenti, riscontrabili in ambito urbano ed extraurbano, a bordo dei motocicli e ciclomotori utilizzati sul territorio della Regione Toscana”. E i risultati dello studio – che “possono essere estesi a condizioni occupazionali analoghe riscontrabili sul territorio nazionale per differenti condizioni espositive” – saranno disponibili  attraverso la banca Dati Nazionale Vibrazioni – Portale Agenti Fisici per poter essere “fruibili nella valutazione del rischio nelle differenti attività lavorative”.

L’intervento ricorda poi che le metodiche valutative del rischio da esposizione a vibrazioni WBV adottate “sono conformi a quanto prescritto dal D.Lgvo n.81/2008 (Titolo VIII - Capo III – Allegato XXXV parte B) (1), che prevede metodiche conformi allo standard internazionale UNI EN ISO 2631”. La Norma ISO 2631-1 (2010) "Mechanical vibration and shock - Evaluation of human exposure to whole-body vibration. Parte 1: General requirements" permette in particolare di stimare l’entità del rischio nei casi in cui vi è una “forte componente delle vibrazioni impulsive”.

Le rilevazioni sono state condotte su “una tipologia di motociclo ampiamente diffusa per le consegne postali nei comuni di Livorno ed Arezzo, in condizioni di impiego opportunamente monitorate, al fine di poter caratterizzare l’entità dell’ esposizione a vibrazioni per ogni tipologia di percorso effettivamente effettuato dall’addetto. Il criterio adottato nella scelta è stato quello di valutare l’esposizione a vibrazioni nei diversi tipi di percorso abitualmente riscontrabili nelle operazioni di recapito postale, nelle abituali condizioni di guida. Per ciascun tragitto sono stati monitorati, unitamente alle vibrazioni, la velocità di avanzamento e la tipologia di fondo stradale, in quanto questi rappresentano i principali parametri che influiscono sull’esposizione a vibrazioni trasmesse al corpo del conducente”.

Rimandando ad una lettura integrale dell’intervento, che presenta le metodiche di misura e valutazione e la valutazione dei “fattori di incertezza”, passiamo direttamente ai risultati dello studio.
Risultati che evidenziano come i motocicli presentino esposizione a vibrazioni impulsive di rilevante entità e come sia importante che le aziende valutino anche l’aspetto delle vibrazioni in fase di acquisto e scelta dei mezzi di trasporto.
E sarebbe utile introdurre in futuro, tra i parametri prestazionali indicati dai produttori, “anche i valori delle vibrazioni meccaniche prodotte dal mezzo, in considerazione del fatto che tali mezzi non rientrano tra le categorie soggette alla certificazione secondo la direttiva macchine e quindi per questi non sussiste al momento alcun obbligo di dichiarazione del rischio legato alle vibrazioni meccaniche”.

I risultati mostrano innanzitutto che “le condizioni e le modalità espositive possono essere notevolmente diverse, in relazione alle differenti tipologie di percorsi effettuati, ai tempi di esposizione ed agli stili di guida adottati nell’impiego del motociclo”, ad esempio in relazione alla velocità.
Ad esempio le particolarità di un fondo stradale lastricato “portano quasi sempre al raggiungimento del livello massimo di esposizione per tempi brevi di 1,5 m/s2 nei tragitti urbani dei centri storici caratterizzati da pavimentazione lastricata e con buche”.

Tuttavia se le condizioni del fondo stradale “sono considerate generalmente un fattore sul quale il datore di lavoro non può prendere alcuna misura mirata al miglioramento, fatta eccezione per i lavoratori dipendenti delle amministrazioni comunali”, il fattore della velocità “deve essere preso in esame dal datore di lavoro, in quanto di estrema rilevanza ai fini dell’esposizione a vibrazioni”.

Dai risultati dell’indagine, ai sensi della vigente normativa, emerge infine l’opportunità di mettere in atto alcune misure di riduzione e controllo del rischio, per tutti gli operatori addetti alla guida di motocicli.

Alcune indicazioni:
- “effettuare regolare manutenzione del parco mezzi, soprattutto delle parti meccaniche rilevanti ai fini della trasmissione delle vibrazioni al posto di guida, quali ammortizzatori e sedili;
- formazione dei lavoratori, in relazione a: potenziali lesioni a carico del rachide derivanti dall’attività svolta e metodi per la loro prevenzione; metodi per l'individuazione e segnalazione di sintomi e lesioni; procedure di lavoro sicure per ridurre al minimo il rischio di lesioni e patologie del rachide”.

Riguardo alle procedure di lavoro idonee a ridurre al minimo il rischio di esposizione a vibrazioni, è importante:
- “moderare il più possibile la velocità, laddove i percorsi risultino dissestati e con asperità: in particolare non superare la velocità di 15 Km/h se il fondo stradale è fortemente dissestato;
- segnalare tempestivamente problemi manutentivi sul mezzo che comportino un peggioramento delle vibrazioni percepite al posto di guida”.

Misure di riduzione e di controllo del rischio:
- acquisto di nuovi mezzi: “nell'acquisto di nuovi mezzi la scelta andrà orientata verso quelli che producono il minore livello di vibrazioni, a parità di prestazioni offerte.  È importante a tal fine richiedere ai produttori - in sede di istruttoria delle pratiche di acquisto - il valore di emissione delle vibrazioni al posto di guida;
- controlli sanitari periodici in relazione a esposizione a vibrazioni WBV: tali controlli risultano obbligatori ai sensi della vigente normativa qualora si superino valori di A(8) pari a 0,5 m/s2. È compito e cura del medico competente individuare situazioni in cui la sorveglianza sanitaria sia da richiedere anche per valori di esposizione a vibrazioni A(8) inferiori ai valori d’azione, soprattutto in presenza dei co-fattori di rischio”;
- co-fattori di rischio: “condizioni di lavoro particolari, come le basse temperature, il bagnato, l’elevata umidità, la presenza di vibrazioni impulsive ed urti ripetuti, il sovraccarico biomeccanico degli arti superiori e del rachide rappresentano importanti cofattori di rischio per la colonna vertebrale, da prendere in esame obbligatoriamente nell’ambito della valutazione dei rischi ai sensi del D.Lgvo 81/2008”.

mercoledì 29 luglio 2015

NOLEGGIO E COMODATO D’USO

NOLEGGIO E COMODATO D’USO
In caso di noleggio o di concessione in comodato d’uso di attrezzature di lavoro ricadenti nell’allegato VII del D.Lgs. n.81/2008, chi deve richiedere la verifica?
Per le attrezzature cedute a titolo di noleggio senza operatore o concesse in uso, la richiesta di verifica periodica può essere inoltrata anche dal noleggiatore o dal concedente in uso (C.M. Lavoro e P.S. n.23/2012).

In caso di noleggio qualora nel contratto le parti prevedano che la verifica è a carico del noleggiatore che, tuttavia, è poi inadempiente quali sono le responsabilità del datore di lavoro?

L’art. 71, c.11, del D.Lgs. n.81/2008, pone a carico del datore di lavoro l’obbligo di sottoporre le attrezzature di lavoro riportate nell’allegato VII a verifiche periodiche volte a valutarne l’effettivo stato di conservazione e di efficienza ai fini di sicurezza, con la frequenza indicata nel medesimo allegato; pertanto, qualora il noleggiatore non provveda a far eseguire le verifiche si ritiene che il datore di lavoro, in quanto titolare di una posizione di garanzia primaria, sia passibile della sanzione amministrativa pecuniaria da 548,00 a 1.972,80 euro (Art. 87, c. 4, lett. b, D.Lgs. n.81/2008), oltre che, in caso d’infortunio, di quelle penali (art. 589, 590 c.p.).
In sede civile potrà, poi, agire nei confronti del noleggiatore per il risarcimento dei danni subiti.

Quali responsabilità ha il noleggiatore?
Secondo la Cassazione in caso di noleggio di attrezzature di lavoro – la vicenda affrontata riguardava un apparecchio di sollevamento – trovano applicazione gli artt. 23 e 57 del D.Lgs. n.81/2001, e il fornitore è responsabile dell’omologazione e della verifica periodica; tale principio trova applicazione anche nelle altre fattispecie di concessione in uso e l'art. 57 sanziona, con la pena alternativa dell'arresto o dell'ammenda, i fabbricanti e i fornitori che violano il disposto dell'articolo 23 del medesimo decreto, il quale, individuando gli obblighi dei fabbricanti e dei fornitori, stabilisce, che sono vietati la fabbricazione, la vendita, il noleggio e la concessione in uso di attrezzature di lavoro, dispositivi di protezione individuali ed impianti non rispondenti alle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, precisando, al secondo comma, che in caso di locazione finanziaria di beni assoggettati a procedure di attestazione alla conformità, gli stessi debbono essere accompagnati, a cura del concedente, dalla relativa documentazione (Cass. pen. 15 marzo 2013, n. 12293).
Quindi, chi concede in uso attrezzature a noleggio deve fornire la documentazione completa e aggiornata; una volta stipulato il contratto di noleggio e consegnata la macchina, l’utilizzatore diviene responsabile dell’utilizzo e delle verifiche periodiche.

Fonte: CPT Padova - Indicazioni interpretative sulla disciplina delle verifiche obbligatorie delle attrezzature di lavoro - Documento n. 2 dell’11 marzo 2015.

sicurezza lavoro, la giusta formazione, All.3B del D.Lgs. 81 2008

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Interpelli sicurezza lavoro, Allegato 3B, Banca Dati Rumore

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La sicurezza è un concetto multidimensionale, riferito a tutte le situazioni e a tutti gli ambienti di vita delle persone, compresi i luoghi di lavoro, che comprende due accezioni strettamente correlate: quella valoriale e quella tecnica. Una delle novità di maggior peso sotto il profilo sostanziale, introdotte dal D.Lgs 81/08, rispetto al D.Lgs 626/94, ha riguardato l’evoluzione del concetto di “sorveglianza sanitaria” che, come sintetizzato nella definizione dell’articolo 2, interessa ormai l’intero ambito di tutela dello stato di salute e sicurezza dei lavoratori, nei confronti dei rischi professionali, ambientali ed organizzativi, presenti nel luogo di lavoro. interpelli sicurezza sul lavoro 24 giugno 2015 segnaletica stradale, docente formatore, imprese familiari, formazione e valutazione dei rischi, locali interrati e seminterrati 26 giugno 2015. Pubblicati dal Ministero del Lavoro una sequenza di interpelli riguardanti la salute e la sicurezza sul lavoro datati 24 giugno 2015. Qualche tempo fa, ho frequentato l'Assemblea generale di un museo locale dove andai spontaneamente. Prima di poter godere di una deliziosa gamma di snack e una conversazione amichevole, c'era dell’ottimo cibo per la mente che ci permetteva di andare oltre la semplice conoscenza dell'arte e di poter  penetrare in profondità nel mondo degli affari. Dopo ulteriori riflessioni, ho osservato che un buon programma di formazione ,così  come una buona collezione d'arte, è un aggregato di concetti e idee che creano una vista ben più ampia, più completa del mondo e di noi stessi e ci permettono di interagire attraverso i nostri lavori. Presso la nostra azienda, forniamo sessioni di training ogni martedi. Il 1° giugno 2007 è entrato in vigore il Regolamento REACH (CE) n.1907/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio che, attraverso un unico testo normativo, sostituisce buona parte della legislazione comunitaria fino allora in vigore in materia di sostanze chimiche e introduce un sistema integrato per la loro registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione.  

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Promuovere, sostenere e diffondere lo sviluppo ed il consolidamento della responsabilità sociale delle organizzazioni nelle micro, piccole e medie imprese lombarde favorendo la realizzazione di pratiche aziendali che generino ricadute positive di lungo periodo di natura economica, sociale e ambientale sul territorio lombardo.

Ci sono molte ricerche, studi, sondaggi e rapporti che offrono preziose informazioni e previsioni su i Learning Management Systems. Sono riportate di seguito le statistiche LMS per l’anno 2015 che daranno uno sguardo nuovo e interessante verso il futuro del Learning Management Systems. Se siete alla ricerca di una soluzione per un nuovo LMS, questi dati potranno aiutarvi a indirizzare le vostre scelte per scoprire le caratteristiche e le funzioni necessarie per il buon funzionamento di un LMS.

Questo lo slogan con cui la Polizia di Stato sta pubblicizzando, nelle ultime settimane, la nuova campagna di sensibilizzazione contro i rischi per i consumatori che si nascondono nelle attività di shopping online.

Questo piccolo manuale è la traduzione del documento “PREVENIRE LE COLLISIONI MACCHINE - PEDONI”, prodotto dal INRS (Istituto Nazionale di Ricerca e di Sicurezza francese). Anche se i dispositivi per rilevare le persone sono ancora in una fase sperimentale (e per questo, come detto nel documento è fondamentale innanzitutto mettere in atto delle misure di sicurezza di tipo organizzativo).

Il saggio mira a verificare come la revisione delle forme contrattuali, realizzata dal decreto legislativo n. 81/2015 emanato in attuazione della legge n. 183/2014, incida sulle questioni relative alla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, soffermando in particolare l’attenzione sulle criticità prodotte dal recente intervento legislativo e sulla sua conformità rispetto all’ordinamento comunitario.

HAZID, HAZOP

HAZID, HAZOP
L'identificazione del pericolo (HAZID) “deve essere eseguita per il sistema EUC e il suo sistema di controllo associato” e l'obiettivo della fase HAZID è quello di identificare il potenziale pericolo intrinseco nella EUC, senza l'implementazione delle funzione legate alla sicurezza. Il risultato ottenuto dalla HAZID deve essere sufficientemente dettagliato in modo da consentire l'identificazione di potenziali deviazioni dai requisiti relativi al minimo SIL” (Safety Integrity Level) richiesto”.
Tali operazioni di identificazioni del pericolo (HAZID) devono essere effettuate “con tutte le opportune considerazioni e approfondimenti riguardanti temi e casi di funzionamento e operatività come: le proprietà e lo stato fisico delle parti operate dalla macchina o dal processo; le procedure operative e di manutenzione; le varie e diverse operazioni e modalità operative concernenti l'EUC come avvio, arresto, marcia, manutenzione ordinaria, straordinaria; tutti i rischi derivanti dall' intervento umano; la novità e la complessità dell'impianto in esame; la presenza o la necessità di presenza di funzioni di protezione speciali funzionali ai pericoli individuati”. E per ridurre la possibilità di omettere l'identificazione di eventuali pericoli durante l'esame della EUC, “l'identificazione del pericolo deve essere eseguita da un team multidisciplinare che copra tutte le pertinenti discipline ingegneristiche, nonché sia dotato di adeguata autonomia operativa ed esperienza nei settori di installazione, funzionamento di macchina, manutenzione, dismissione”.

Riguardo al tema delle metodologie per l'identificazione dei pericoli e l'analisi dei rischi, gli autori consigliano di consultare:
- la norma ISO 17776 "Orientamenti in materia di strumenti e tecniche per l'identificazione e valutazione degli eventi pericolosi": riguardo all’ambito petrolchimico affronta temi come i rischi e concetti di valutazione dei rischi, i metodi per l'identificazione dei pericoli e la valutazione dei rischi, la scelta dei metodi, ...;
- la norma ISO 12100 "Sicurezza del macchinario - Principi generali di progettazione - Valutazione del rischio e riduzione del rischio" che include argomenti in ambito sicurezza macchine. Nella norma “sono indicate procedure per identificare i pericoli e stimare e valutare i rischi durante le fasi pertinenti del ciclo di vita della macchina e per eliminare i pericoli o arrivare a ridurre sufficientemente i rischi. Sono fornite linee di orientamento sulla documentazione e la verifica del processo di valutazione del rischio e di riduzione del rischio”.

Veniamo ora alla Hazard Analysis & Operability (HAZOP), una tecnica strutturata e sistematica per l'analisi di sistema e la gestione dei rischi.
La tecnica HAZOP viene spesso utilizzata “come tecnica per identificare potenziali pericoli in un sistema e identificare i problemi di operabilità che possono portare a condizioni di funzionamento non conformi e pericolose”.

Come ricordato anche nella pubblicazione Inail “ Gestire la sicurezza negli stabilimenti industriali”, curata dall’ingegner Paolo Pittiglio e dal dott. Paolo Bragatto, il metodo HAZOP è in realtà uno dei metodi più adottati per identificare i rischi in un impianto. È un metodo che consente di “rivedere in modo sistematico il processo e le operazioni al fine di identificare le potenziali deviazioni rispetto all’intento progettuale, esaminando le loro possibili cause e valutando le conseguenze”. E l’analisi HAZOP – “condotta da un gruppo di specialisti nelle diverse discipline” - prevede in particolare una “suddivisione logica dell’impianto che sia caratterizzata da un intento progettuale, per esempio una linea di processo”. Le potenziali deviazioni “sono individuate considerando i parametri caratteristici del componente che si sta esaminando, per esempio temperatura, pressione, livello, combinati con le parole  guida, cioè termini predefiniti”.

Il metodo HAZOP è basato su una teoria che “presuppone che gli eventi di rischio sono causati da deviazioni dalla progettazione o dalle normali condizioni operative”. E l'identificazione di queste deviazioni è “facilitata utilizzando insiemi di ‘parole guida’ che identificano un elenco sistematico di probabili deviazioni”.
E in relazione al sistema EUC, anche in questo caso per ridurre la possibilità di omettere l'identificazione di eventuali pericoli durante l'esame della EUC, “l'identificazione delle deviazioni deve essere eseguita da un team multidisciplinare che copra tutte le pertinenti discipline ingegneristiche, nonché sia dotato di adeguata autonomia operativa ed esperienza nei settori di installazione, funzionamento di macchina, manutenzione, dismissione”.

Modello di analisi descritto nella norma IEC 61882 "Hazard e Operability (HAZOP Study) - guida all'applicazione".
Nella norma, che ha lo scopo di descrivere i principi e le procedure di Hazard e Operability, HAZOP è descritto come una “tecnica strutturata e sistematica per l'esame di un sistema definito, con l'obiettivo di identificare potenziali rischi nel sistema. I pericoli in esame possono includere sia quelli rilevanti solo per l'area adiacente al sistema sia quelli con una più ampia sfera di influenza, ad esempio alcuni rischi ambientali”.
La norma delinea inoltre le “procedure di esecuzione HAZOP individuando i potenziali problemi di interoperabilità con il sistema e, in particolare, individuando le cause dei malfunzionamenti operativi e le deviazioni di produzione che possono portare a prodotti non conformi”.

Nella introduzione della norma IEC 61882 si indica inoltre che un importante vantaggio degli studi HAZOP è che la conoscenza che essi apportano all’identificazione dei rischi, si rivela molto utile per determinare le misure da prendere.
Si indica poi che ci sono diversi strumenti e tecniche correlate al metodo HAZOP, ad esempio l’utilizzo di checklist o tecniche come l’analisi per simulazione (What-If), un’analisi preliminare di problemi già noti, per trovarne di nuovi.  Strumenti che possono essere utilizzati nelle prime fasi del ciclo di vita di un sistema o in una fase successiva se è richiesta un'analisi meno dettagliata. I veri e propri studi HAZOP richiedono invece maggiori dettagli sul sistema considerato, ma forniscono comunque informazioni più complete sui pericoli e gli errori nella progettazione del sistema.

Concludiamo sottolineando che le analisi di rischio ed operatività sono dunque studi di gruppo che consentono un esame  sistematico e critico di un sistema/impianto e permettono l'individuazione e la valutazione di possibili rischi e malfunzionamenti di singole parti dell'impianto e le conseguenze per l'intero sistema.

martedì 28 luglio 2015

L’organizzazione e la gestione di un cantiere

gestione di un cantiere
L’organizzazione e la gestione di un cantiere per la costruzione di un’opera di ingegneria civile è “l’epilogo di un lungo e complesso processo”, bisogna tener conto che l’edilizia “è uno dei comparti dell’economia tra i più complessi e articolati, dove l’aspetto organizzativo e il fattore umano giocano un ruolo decisivo. E “le caratteristiche tecniche più rilevanti dell’attività edilizia, elevato impiego di lavoro, modesto impiego di attrezzature e capacità di mettere in moto altri settori dell’economia, spiegano il rilievo assunto dall’intervento pubblico nel settore”.
Qualità che è la “misura del grado di rispondenza delle prestazioni dell’opera realizzata ai requisiti che ne hanno guidato la concezione, la progettazione, la costruzione e la gestione”.
E il processo edilizio è la “lunga e complessa vicenda che va dal riconoscimento dei bisogni dell’uomo, di gruppi sociali, di collettività fino al loro soddisfacimento con la costruzione e l’uso di opere edili, che si concretizza in una successione coordinata di fasi svolte da più soggetti secondo procedure ben stabilite”. Questo processo produttivo si presenta come una “sequenza di attività complesse da gestire a causa della:
- molteplicità ed eterogeneità degli attori che agiscono;
- contemporaneità ed indipendenza delle fasi e dei sub-processi;
- unicità del prodotto finale;
- condizioni produttive e contestuali specifiche”.

L'etica professionale “non è solo il corretto svolgimento di una attività nei limiti della legge, ma lo svolgimento dell’attività con l’obiettivo di perseguire l’interesse della comunità”. E l’architettura “è tipicamente costruttiva e la sua attività consiste nell'erigere qualcosa di sempre più complesso. Oggi si parla di risparmio energetico che ottimizza lo sfruttamento delle risorse naturali e riduce l’inquinamento ambientale, contribuendo a creare una sintonia tra la natura e l'essere umano. Inoltre si aumenta il comfort abitativo, adottando soluzioni che minimizzano eventuali evaporazioni di sostanze tossiche all'interno degli ambienti, così che il cerchio della nuova etica nel mondo delle costruzioni si chiude”.

Le caratteristiche dei puntelli, dei trabattelli o ponti su ruote a torre e dei ponteggi, Si ricorda che i ponteggi, “sono opere provvisionali, cioè strutture di servizio di tipo temporaneo non facenti parte integrante della costruzione, ma allestite o impiegate per la realizzazione, la manutenzione o il recupero di opere edilizie. Sono assolutamente necessari per evitare i pericoli di caduta di uomini o cose ed è obbligatorio impiegarli nel caso di lavori in quota ad altezze superiori a 2,00 m rispetto ad un piano stabile”. E “sono state tra le prime attrezzature ad essere normate per l’elevato rischio che presentano per i lavoratori durante le operazioni di montaggio, uso e smontaggio”.
Ad esempio si possono avere:
- “ponteggi in legname;
- ponteggi metallici a tubi e giunti;
- ponteggi metallici a telai prefabbricati;
- puntelli e strutture di puntellazione;
- trabattelli (ponti su ruote);
- ponti sospesi fissi e motorizzati”.

Per il rischio di caduta dall’alto è necessaria una protezione costante attraverso dispositivi di protezione collettiva (DPC), dispositivi di protezione individuale (DPI), formazione e informazione.
Senza dimenticare che in caso di caduta con imbracatura anche il “rischio da sospensione inerte” può indurre la cosiddetta patologia causata dall’imbracatura, per cui il Piano di Montaggio, Uso e Smontaggio (PiMUS) e il Piano Operativo di Sicurezza (POS) “dovranno contenere le modalità di intervento di emergenza”.
Nell’attività di montaggio e smontaggio sono presenti inoltre:
- rischi ambientali: caduta di materiale dall’alto; urto del capo contro parti sporgenti dell’attrezzatura e manufatti; scivolosità dei supporti; peso degli elementi da montare;
- rischio movimentazione manuale dei carichi;
- rischi concorrenti quali: scarsa aderenza delle calzature; presenza di vento e pioggia; presenza di ghiaccio ed umidità; riduzione di visibilità o del campo visivo”.

Alcuni dispositivi di protezione individuale per montatori di ponteggi segnalati dal documento:
- “indumenti di segnalazione;
- scarpe di sicurezza;
- casco;
- occhiali di protezione;
- guanti;
- giubbotto salvagente;
- imbracatura anticaduta”.
Chiaramente il giubbotto salvagente “va indossato quando vi è il rischio di caduta nell’acqua, mentre gli indumenti di segnalazione vanno indossati quando si lavora in prossimità di strade”.

Salute e sicurezza sul lavoro, ADR, ATMOSFERE ESPLOSIVE

Salute e sicurezza sul lavoro, ADR, ATMOSFERE ESPLOSIVE
salute e sicurezza sul lavoro, ADR, ATMOSFERE ESPLOSIVE Indagine nazionale sulla salute e sicurezza sul lavoro
Il progetto INSuLa costituisce un’esperienza metodologica di verifica d’efficacia e di ricerca.La nascita dei Servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro Contesto normativo e ruolo dei Servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro Analisi della letteratura: situazione europea ed internazionale
salute e sicurezza sul lavoro, ADR, ATMOSFERE ESPLOSIVE ADR trasporto di merci pericolose, Dal 1 luglio 2015 aggiornamento 2015
GU Serie Generale n.78 del 3-4-2015
salute e sicurezza sul lavoro, ADR, ATMOSFERE ESPLOSIVE Linee guida per il monitoraggio finanziario delle grandi opere
GU Serie Generale n.155 del 7-7-2015
FORMAZIONE DEGLI OPERATORIQualificazione della figura del formatore per la salute e sicurezza sul lavoro
Parere sulla identificazione dei requisiti che debbono essere posseduti dai docenti dei corsi di for ...
salute e sicurezza sul lavoro, ADR, ATMOSFERE ESPLOSIVE Relazione annuale Inail nel 2014 437mila infortuni e 662 casi mortali
Prosegue il trend decrescente degli infortuni sul lavoro in Italia

Progetto INSuLa, ADR, Qualificazione figura del formatore


Aggiornamento Banca Dati
»Articolo 19 - Numero 3 - Anno 2015
»Indagine nazionale sulla salute e sicurezza sul lavoro
»percorso formativo sulla prevenzione dei fattori di rischio tipici del settore metalmeccanico
»IL RISCHIO DI COLPO DA CALORE
»PROTEZIONE DA ATMOSFERE ESPLOSIVE
»GESTIONE DEI RISCHI DI PROCESSO
»Carrelli elevatori, vibrazioni, esposizione dei conducenti, interventi di riduzione del rischio
»Osservare ed interpretare la realtà di lavoro attraverso l'esperienza dei lavoratori
»La prevenzione dei rischi da stress lavoro-correlato
»Direttive comunitarie con ricaduta sulla prevenzione incendi
»Pala gommata
»Responsabilità del committente nella sicurezza del cantiere
»Decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 80
»Impianti Elettrici di Cantiere
»RICHIAMI DI ELETTROTECNICA

Formatori Imbracatura

Imbracatura di caricFormatorihi

■ Obiettivo didattico
I collaboratori sono in grado di imbracare a regola d’arte i carichi da trasportare con la gru.
■ Formatori
Datori di lavoro, quadri, istruttori, gruisti con patente.
■ Persone da istruire
Collaboratori addetti all’imbracatura di carichi.
■ Pericoli principali
– Schiacciamento di persone o parti del corpo durante il sollevamento e l’abbassamento del carico.
– Ferimento di persone dalla caduta del materiale trasportato.

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lunedì 27 luglio 2015

Regole vitali per il montaggio di elementi in calcestruzzo

montaggio di elementi in calcestruzzo
Regole vitali per il montaggio di elementi in calcestruzzo
Prima regola - Ci atteniamo al piano di montaggio:
- Lavoratore: “inizio il lavoro solo dopo aver discusso il piano di montaggio con il mio superiore;
- Superiore: faccio in modo che il piano di montaggio sia disponibile per tempo e ne discuto con i dipendenti prima di iniziare i lavori. Chiarisco eventuali dubbi con il responsabile del progetto”.

Seconda regola - Utilizziamo i punti di ancoraggio per imbracare e montare i componenti in tutta sicurezza:
- “Lavoratore: so con precisione dove sono ubicati i punti di ancoraggio. Nel dubbio chiedo sempre al mio superiore;
- Superiore: mi adopero affinché i progettisti provvedano a munire i componenti di adeguati punti di ancoraggio”;

Terza regola - Imbrachiamo i carichi in maniera sicura:
- “Lavoratore: imbraco i carichi solo se sono stato istruito a dovere;
- Superiore: mi accerto che i carichi vengano imbracati solo da lavoratori istruiti. Mi assicuro che vengano impiegati esclusivamente accessori di imbracatura omologati e contrassegnati”.

Quarta regola - Operiamo in modo sicuro nella zona di scarico e deposito:
- “Lavoratore: durante le operazioni di parcheggio dell’autocarro, di scarico e stoccaggio faccio attenzione a non rimanere schiacciato o a non cadere;
- Superiore: preparo i siti di stoccaggio e organizzo appoggi corretti e i mezzi di stabilizzazione più adeguati. Adotto tutte le misure per evitare che i componenti possano cadere o scivolare”.

Quinta regola - Utilizziamo i dispositivi di protezione individuale:
- “Lavoratore: sul lavoro utilizzo sempre i dispositivi di protezione individuale;
- Superiore: mi assicuro che tutti i lavoratori utilizzino i dispositivi di protezione individuale prescritti. Ovviamente, questo vale anche per me”.

Sesta regola - Impieghiamo solo attrezzature di lavoro adatte allo scopo e le utilizziamo correttamente:
- “Lavoratore: sono in grado di utilizzare correttamente i macchinari e gli utensili e conosco le istruzioni di sicurezza. In caso contrario pretendo di essere istruito;
- Superiore: provvedo a procurare le attrezzature di lavoro e verifico che i lavoratori siano in grado di utilizzarle correttamente.”.

Settima regola - Durante il montaggio mettiamo in sicurezza contro il ribaltamento i componenti già posizionati:
- “Lavoratore: non stacco mai un componente dal gancio della gru fino a quando non è stabilizzato e fissato in maniera sicura;
- Superiore: istruisco i lavoratori e faccio in modo che il piano di montaggio venga attuato in condizioni di sicurezza”.

Ottava regola - Ci proteggiamo dalle cadute con i sistemi di protezione collettiva:
- “Lavoratore: inizio i lavori solo dopo che sono stati montati i ponteggi, le reti e le protezioni laterali;
- Superiore: prima di iniziare mi accerto che la protezione collettiva sia adeguata allo stato di avanzamento dei lavori”.

Nona regola - Lavoriamo solo in luoghi sicuri con accessi sicuri:
- “Lavoratore: utilizzo esclusivamente accessi e luoghi di lavoro sicuri. Evito tutte le volte che è possibile le scale a pioli;
Superiore: provvedo a creare accessi e luoghi di lavoro sicuri. Verifico regolarmente che questi siano in perfetto stato”.

Riguardo al dimensionamento e costruzione, il documento chiede di verificare:
- “nei componenti asimmetrici si è tenuto conto del loro baricentro?
- Sono state considerate le forze supplementari che si producono a causa dell’angolo formato dai tiranti con il punto di ancoraggio?
- È stato approntato un apparecchio di sollevamento (gru) di portata sufficiente con altezza gancio idonea per il montaggio”?
- “I punti di ancoraggio sono stati adattati agli accessori d’imbracatura previsti”?
- E in caso di più di due punti di ancoraggio per componente “sono state considerate le diverse casistiche di carico sia per il componente che per i tiranti”?
Inoltre gli accessori di imbracatura “sono stati correttamente dimensionati al componente e alle forze supplementari risultanti dall’angolo dei tiranti”? E quali mezzi ausiliari “possono essere impiegati per ridurre i rischi”?

Concludiamo con un breve cenno alla quarta regola, relativa alla necessità di operare in modo sicuro nella zona di scarico e deposito.

Infatti “troppo spesso gli addetti ai lavori vengono investiti, schiacciati, colpiti dalla caduta di componenti oppure cadono da piattaforme di carico o mentre agganciano o sganciano componenti”. E dunque i carichi “devono essere stoccati in maniera tale da poter essere agganciati in tutta sicurezza”.

tratto da 
Suva, “ Nove regole vitali per il montaggio di elementi in calcestruzzo”  edizione ottobre 2014
Suva, “ Nove regole vitali per il montaggio di elementi in calcestruzzo. Vademecum”  edizione ottobre 2014

campi elettromagnetici e radiazioni ottiche nelle strutture sanitarie

campi elettromagnetici e radiazioni ottiche
Elenco delle principali apparecchiature presenti in ambito sanitario che utilizzano “sorgenti di radiazioni ottiche artificiali non coerenti di interesse protezionistico, con l'indicazione delle componenti spettrali rilevanti” :
- Fototerapia neonatale (Blu/UVA): attrezzatura usata in neonatologia;
- Fototerapia (Blu/UV) : attrezzatura usata in dermatologia;
- Foto polimerizzatori (Blu/UVA) : attrezzatura usata in odontoiatria;
- Transilluminatori (UV): attrezzatura usata nei Laboratori di Analisi;
- Cappe Germicida (UVC): attrezzatura usata nei Laboratori di Analisi;
- Lampade Scialitiche (Blu/UVA): attrezzatura usata nelle sale operatorie.

- “gli apparecchi di fototerapia pediatrica che impiegano sorgenti LED presentano emissioni spettrali nel blu che possono indurre il superamento dei valori limite prescritti dalla vigente normativa per tempi di esposizione dell'operatore dell'ordine dei minuti. Per tali apparati l'impiego di dispositivi oculari di protezione risulta necessario per gli operatori addetti all'assistenza al neonato quando questi operino in prossimità della sorgente, in genere a distanze dalle lampade inferiori o uguali a 1 metro;
- per alcune apparecchiature che impiegano tubi fluorescenti si sono riscontrate emissioni spettrali rilevanti nella regione UVA. È da rilevare in merito che l'esposizione ad UVA prodotta da tali apparati è da considerarsi indebita, alla luce della classificazione della radiazione UVA da parte dello IARC tra i cancerogeni certi per l'uomo, essendo peraltro non funzionale ai fini del miglioramento dell'efficacia del trattamento terapeutico;
- l'indagine ha evidenziato una grande variabilità sia nel tipo che nella potenza delle radiazioni ottiche emesse dai macchinari esaminati. Il conseguimento di emissioni radianti ottimizzate per le lampade usate in fototerapia, attraverso procedure standardizzate di acquisto, collaudo, manutenzione e controlli periodici di qualità di tali macchinari, consentirebbe di rendere più efficace la terapia neonatale, evitare esposizioni indebite ai raggi UVA sia del neonato che degli operatori, e ridurre alla fonte il rischio per gli operatori, secondo quanto prescritto dal D.Lgs. 81/2008;
- i dati forniti dai produttori nei manuali d'uso delle apparecchiature risultano in genere carenti ai fini della valutazione del rischio per gli operatori e della formazione ed informazione degli stessi. I produttori dovrebbero essere sollecitati, in sede di capitolato d'acquisto, a fornire le informazioni richieste dal D.Lgs. 81/2008 Titolo V, ai fini di consentire la valutazione e riduzione del rischio da esposizione a radiazioni ottiche artificiali già in fase di acquisto di nuove apparecchiature;
- risulta indispensabile che gli operatori siano formati in merito ai rischi di esposizione alle radiazioni ottiche artificiali emesse da tali apparati e sulle modalità di lavoro più efficaci ed appropriate ai fini della prevenzione del rischio”.

Esposizione a campi elettromagnetici: “un argomento complesso, ancora poco conosciuto per quanto riguarda i reali effetti sulla salute e i meccanismi di esplicazione di tali effetti”.
Le sorgenti considerate in questo lavoro, individuate a seguito di un censimento del parco macchine in uso presso le strutture sanitarie pubbliche presenti sul territorio regionale, sono:
- Apparati per magnetoterapia;
- Apparati per diatermia;
- Elettrobisturi;
- Defibrillatori;
- Stimolatori magnetici transcranici;
- Tomografi RMN.

Per gli operatori che utilizzano i defibrillatori e per tutti coloro che si trovano ad operare in prossimità di tali apparati in condizioni di macchinario acceso devono essere predisposte ed attuate le misure di tutela prescritte dalla vigente normativa ed in particolare le seguenti:
- “tutti i lavoratori, anche se non direttamente addetti all' impiego del defibrillatore, che abbiano necessità di accedere all'area in prossimità dell'apparato ove si riscontra il superamento dei livelli di riferimento per la popolazione dovranno essere sottoposti ad una valutazione dell'idoneità di esposizione a campi elettromagnetici da parte del medico competente;
- al fine di prevenire l'esposizione ai campi elettromagnetici di soggetti con controindicazioni, ed in applicazione di quanto prescritto dalla vigente normativa, dovrà essere affissa idonea segnaletica all'ingresso della sala di installazione;
- le dimensioni del locale dove si effettua il trattamento e la collocazione del macchinario devono essere tali da garantire che l'area di superamento dei livelli di riferimento della popolazione sia ben contenuta all'interno del locale stesso;
- qualora l'apparato sia utilizzato in ambiente esterno, o comunque al di fuori delle aree ad accesso regolamentato, gli operatori dovranno provvedere a mantenere gli altri lavoratori e le persone del pubblico ad idonea distanza (almeno 1 metro) dall'apparecchio, al fine di prevenire l'esposizione di soggetti con possibili controindicazioni all'esposizione a CEM;
- i test di funzionalità dell'apparecchiatura in fase di verifica periodica o manutenzione dovranno essere condotti in un locale ad accesso regolamentato, tale da garantire che l'area di superamento dei livelli di riferimento della popolazione sia ben contenuta all'interno del locale stesso e vi sia apposta la cartellonistica di sicurezza;
- per gli operatori che utilizzano il defibrillatore o che si trovano a operare nelle vicinanze degli stessi dovranno essere messe in atto le misure di tutela specifiche prescritte dalla vigente normativa ed in particolare: valutazione di idoneità all'esposizione a campi elettromagnetici da parte del medico competente e controlli sanitari periodici; formazione degli operatori sul rischio da esposizione a CEM e addestramento sulle idonee procedure di lavoro da adottare al fine di ridurre l'esposizione durate l'impiego del macchinario ed in particolare evitare di portare i cavi a diretto contatto con il corpo durante il trattamento;
- la presenza di oggetti metallici in zone di campo intenso nei pressi dell'apparato deve essere trattata con cautela, tenendo presenti le eventuali avvertenze riportate nella documentazione e se necessario contattando il costruttore o il distributore;
- tutti i lavoratori che hanno accesso alla sala di installazione degli apparati dovranno essere formati sugli effetti dell'esposizione e sulle controindicazioni all'esposizione”.
Il documento ricorda che alcuni soggetti devono poter accedere alle aree ad accesso limitato “solo previa autorizzazione rilasciata dal responsabile dell'apparecchiatura” (ad esempio i portatori di pace-maker o altre protesi e dispositivi impiantati dotati di circuiti elettronici).

- “i manuali di istruzioni degli apparati emettitori di ROA e CEM generalmente non riportano informazioni di sicurezza complete per la prevenzione del rischio da esposizione a campi elettromagnetici e ROA;
- spesso gli operatori non sono consapevoli del rischio di esposizione a CEM/ROA emessi dagli apparati ed impiegano metodiche operative non ottimali ai fini della riduzione dell'esposizione: ad esempio nel caso delle tecar terapie (terapie che utilizzano correnti ad alta frequenza, ndr) mantenendo a contatto con il corpo i cavi di collegamento degli elettrodi o tenendo la piastra a diretto contatto con la mano invece di utilizzare il manipolo porta elettrodo, oppure nel caso delle terapie neonatali sono spesso utilizzate lampade che espongono a radiazioni W o blu di elevata intensità e non necessarie ai fini terapeutici;
- spesso gli operatori non sono consapevoli che i CEM emessi dall'apparato possono avere effetti nocivi gravi per soggetti con controindicazioni all'esposizione e delle distanze di rispetto da adottare per evitarne l'esposizione (cfr. stimolatori transcranici, defibrillatori, apparecchiature per tecar terapia)
- la misurazione strumentale dei livelli di campo elettromagnetico emessi da alcuni apparati (es. defibrillatori, elettrobisturi, tecar terapia) può essere difficoltosa a causa della scarsità di strumenti di misura adatti, con particolare riferimento alla protezione dagli effetti di stimolazione, ed alla necessità di determinare i valori di picco istantaneo dei campi”.

MISURE DI PREVENZIONE colpo di calore

colpo di calore
MISURE DI PREVENZIONE colpo di calore
Organizzare innanzitutto il lavoro in modo da minimizzare il rischio:
- variare l’orario di lavoro per sfruttare le ore meno calde, programmando i lavori più pesanti
nelle ore più fresche;
- effettuare una rotazione nel turno fra i lavoratori esposti;
- programmare in modo che si lavori sempre nelle zone meno esposte al sole;
- evitare lavori isolati permettendo un reciproco controllo.

Il vestiario deve prevedere abiti leggeri traspiranti, di cotone, di colore chiaro; è sbagliato lavorare a pelle nuda perché il sole può determinare ustioni e perché la pelle nuda assorbe più calore. E’ importante anche un leggero copricapo che permetta una sufficiente ombreggiatura.

Le pause in un luogo fresco sono assolutamente necessarie per permettere all’organismo di
riprendersi. In alcune situazioni può essere necessario predisporre un luogo adeguatamente attrezzato. La frequenza e durata di queste pause deve esser valutata in rapporto al clima ma anche alla pesantezza del lavoro che si sta svolgendo e all’utilizzo del vestiario tra cui devono essere considerati anche i dispositivi di protezione individuale. Occorre sottolineare che tali pause devono essere previste come misure di prevenzione da chi organizza il lavoro ed i lavoratori devono essere invitati a rispettarle; esse non devono essere lasciate alla libera decisione del lavoratore (per es.: quando ti senti stanco ti puoi fermare). Infatti il corpo umano, mentre avverte la temperatura esterna elevata e la fatica fisica, non è in grado di avvertire l’accumulo interno di calore; questo può portare a situazioni di estrema gravità (colpo di calore) senza che l’individuo se ne renda conto.

Rinfrescarsi bagnandosi con acqua fresca: è importante per disperdere il calore.

L’idratazione è un fattore è molto importante. E’ necessario bere per introdurre i liquidi e i sali dispersi con la sudorazione: in condizioni di calore molto elevato il nostro organismo può eliminare anche più di 1 litro di sudore ogni ora che quindi deve essere reintegrato. Bere poco è pericoloso, perché il calore viene eliminato attraverso il sudore e la mancata reintroduzione di liquidi e sali può portare all’esaurimento della sudorazione e favorire quindi il colpo di calore. È consigliabile quindi bere bevande che contengono Sali minerali (integratori).
Non si devono assolutamente bere alcolici per due motivi:
1) perché si aggiungono calorie;
2) perché l’alcol disidrata, cioè sottrae acqua dai tessuti. E’ consigliato inoltre evitare il fumo di
tabacco.

L’alimentazione deve essere povera di grassi, ricca di zuccheri e sali minerali: Preferire pasti leggeri, facili da digerire, privilegiando la pasta, la frutta e la verdura e limitando carni e insaccati.

L’informazione dei lavoratori sui possibili problemi di salute causati dal calore è fondamentale perché possano riconoscerli e difendersi, senza sottovalutare il rischio. La patologia da calore può infatti evolvere rapidamente e i segni iniziali possono non essere facilmente riconosciuti dal soggetto e dai compagni di lavoro.

La sorveglianza sanitaria è infine è molto importante perché il medico del lavoro aziendale, valutando lo stato di salute dei lavoratori, può fornire indicazioni indispensabili per prevenire il rischio da colpo di calore in relazione alle caratteristiche individuali di ciascun lavoratore. La presenza di alcune malattie come le cardiopatie, malattie renali, diabete, obesità possono ridurre anche drasticamente la resistenza dell’individuo all’esposizione a calore; l’esposizione a calore inoltre aumenta il rischio di aggravamento della malattia di cui si soffre. Il medico competente dell’azienda con il giudizio di idoneità al lavoro dà indicazioni al lavoratore e al datore di lavoro sulle possibilità di poter sostenere l’esposizione a calore; di conseguenza i lavoratori con specifiche indicazioni nel giudizio di idoneità dovranno essere impiegati in attività più leggere e con maggiori pause.

LA SINTOMATOLOGIA DA CALORE E IL SOCCORSO
La "patologia da calore" può evolvere rapidamente, i primi segnali di pericolo di colpo di calore possono essere poco evidenti e insidiosi: riconoscerli ed effettuare una diagnosi precoce può salvare la vita. Pensare che l'idratazione prevenga il colpo di calore è un errore. La verità è che idratarsi è importante ma non è sufficiente per prevenire il malore. I segni premonitori di un iniziale colpo di calore possono includere: irritabilità, confusione, aggressività, instabilità emotiva, irrazionalità e un compagno potrebbe notare perdita di lucidità. Vertigini, affaticamento eccessivo e vomito possono essere ulteriori sintomi. Tremori e pelle d'oca segnalano una riduzione della circolazione cutanea, predisponendo ad un veloce aumento della temperatura. Spesso il soggetto comincia a iperventilare (come fanno i cani) per ridurre il calore; questo può causare formicolio alle dita come preludio del collasso. Incoordinazione e mancanza d'equilibrio sono segni successivi, seguiti dal collasso con perdita di conoscenza e/o coma. In fase di collasso la temperatura corporea può raggiungere o superare i 42,2°C.

COSA FARE:
  • Chiamare subito un incaricato di Primo Soccorso e Chiamare il 118;
  • Posizionare il lavoratore all'ombra e al fresco, sdraiato in caso di vertigini, sul fianco in caso di nausea, mantenendo la persona in assoluto riposo; slacciare o togliere gli abiti;
  • Raffreddare la cute con spugnature di acqua fresca in particolare su fronte, nuca ed estremità.

domenica 26 luglio 2015

Decapaggio dei pezzi di acciaio

addetto al decapaggio
I fattori di rischio connessi alla professione e le possibili conseguenze:
- “traumi, lacerazioni, contusioni, ferite, bruciature e ustioni provocati dalla manipolazione dei metalli, cadute e scivolamenti;
- elettrocuzione o ustioni causate dal contatto con parti in tensione delle macchine;
- malattie respiratorie e dermatologiche dovute ad inalazione e contatto di prodotti chimici”;
E le macchine/impianti e sostanze, utilizzate o sviluppate nel processo, sono:
- “ apparecchi di sollevamento (carrello elevatore, carroponte, ecc.): movimentazione dei pezzi in lavorazione;
- vasca di pulitura: pulitura delle superfici dei pezzi metallici;
- vasca di risciacquo: immersione dei pezzi nei bagni contenenti acqua per il relativo lavaggio;
- acidi: solforico, cloridrico, nitrico: immersione nella vasca di pulitura contenente apposita soluzione;
- soluzioni alcaline: immersione nella vasca di pulitura contenente apposita soluzione”.

Le misure di prevenzione e protezione correlate a: rischi infortunistici, movimentazione manuale dei carichi (MMC), rischio chimico, rischio biologico, fattori ergonomici, psicosociali ed organizzativi.
 
addetti al decapaggio
Riguardo al rischio chimico la scheda indica che se sono presenti e/o utilizzati e/o si generano agenti chimici pericolosi, oltre a oltre ad una “corretta valutazione dei rischi da esposizione e da incidente (metodi semiquantitativi e/o quantitativi)”, è necessario provvedere ad applicare, quando appropriate, misure generali di prevenzione e misure specifiche di prevenzione.

Queste sono le misure generali di prevenzione proposte:
- “riduzione al minimo del n° di lavoratori esposti (limitazione dell’accesso a determinate zone; separazione fisica delle zone per l’effettuazione di determinate operazioni);
- riduzione al minimo della durata e intensità dell’esposizione (prevedere una ventilazione sufficiente dei locali; adeguare le variabili di processo senza ridurre il rendimento);
- riduzione della quantità di agenti chimici (disporre della quantità di agenti chimici, indispensabili per il lavoro, sul luogo di lavoro);
- fornitura di attrezzature idonee, oltre a procedure di manutenzione sicure (stabilire i requisiti che devono possedere le attrezzature di lavoro prima di procedere al loro acquisto; programmare e protocollare gli interventi di manutenzione);
- concezione e organizzazione dei sistemi di lavoro sul luogo di lavoro (eliminazione o adeguamento delle operazioni in cui, pur non essendo necessario, può esservi contatto con agenti chimici pericolosi);
- procedure di lavoro idonee (istruzioni scritte per lo svolgimento della mansione, descrivendo passo a passo i requisiti di sicurezza di cui tenere conto)”.
Le misure specifiche di prevenzione (da attuare in base ai risultati della valutazione dei rischi) consistono invece nell’eliminazione del rischio (sostituzione totale dell’agente chimico pericoloso; modifica del processo/utilizzo di attrezzature intrinsecamente sicure/automazione) e nella riduzione/controllo del rischio:
- “sostituzione parziale dell’agente chimico pericoloso;
- cambiamento di forma o di stato fisico;
- processo chiuso;
- estrazione localizzata (LEV: local exhaust ventilation);
- segregazione reparti ‘sporchi’;
- stoccaggio sicuro;
- metodi di lavoro corretti (manipolazione sicura; trasporto interno sicuro);
- protezione del lavoratore;
- unità lavaocchi e docce;
- prevenzione e protezione da esplosione/incendio”.
Senza dimenticare l’importanza di proteggere il lavoratore “mediante dispositivi di protezioni individuali (maschere, respiratori, guanti, scarpe,tute, ecc.)”.

Gli elementi da controllare/verificare in merito alla sicurezza correlata all’uso della vasca di decapaggio e dellavasca di lavaggio:
- “sono state effettuate le verifiche messa in servizio?
- Sono state effettuate le manutenzioni previste dal costruttore secondo quanto indicato dal manuale d’uso?
- Sono dotati di accessori di sicurezza?
- Sono dotati di un sistema localizzato di aspirazione?
- È presente il libretto d’uso e manutenzione?
- Questa attrezzatura è inserita in un programma di manutenzione programmata dei dispositivi di sicurezza?
- Gli operatori sono stati addestrati all’uso di questa attrezzatura ed informati degli eventuali ‘rischi residui’?
- Le sostanze chimiche sono stoccate e movimentate correttamente”?