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lunedì 31 agosto 2015

elaborazione del DUVRI

elaborazione del DUVRI

DUVRI
L’art. 26 del Testo Unico prescrive per il Datore di Lavoro Committente “l’obbligo di elaborare il Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze, in breve denominato DUVRI, indicando le misure da adottare per eliminare o, ove ciò non risulti possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze, e i relativi costi della sicurezza, in caso di affidamento di lavori, servizi e forniture all’Impresa appaltatrice, o a lavoratori autonomi, all’interno della propria Azienda”.

Riguardo al DUVRI, l’autore ricorda la definizione di “interferenza lavorativa” come indicata nella Determinazione dell’ A.V.C.P. del 5 Marzo 2008: ‘contatto rischioso tra il personale del Committente e quello dell'Appaltatore o tra il personale di Imprese diverse che operano nella stessa sede aziendale con contratti differenti’.
E per individuare e valutare i rischi da interferenza “occorre mettere in relazione i rischi presenti nei luoghi in cui sarà espletato il lavoro/servizio/fornitura con i rischi derivanti dall'esecuzione del contratto”. In particolare si possono “considerare interferenti i seguenti rischi:
- rischi in entrata: immessi nel luogo di lavoro del Committente dalle lavorazioni dell'Appaltatore;
- rischi da contiguità fisica e di spazio: derivanti da sovrapposizioni di più attività svolte da operatori di Appaltatori diversi;
- rischi in uscita: esistenti nel luogo di lavoro del Committente, ove è previsto che debba operare l'Appaltatore, ulteriori rispetto a quelli specifici dell'attività propria dell'Appaltatore;
- rischi da commissione: derivanti da modalità di esecuzione particolari, richieste esplicitamente dal Committente (che comportino pericoli aggiuntivi rispetto a quelli specifici dell'attività appaltata)”.
E cosa non costituisce interferenza?
- “mera fornitura;
- servizi che non si svolgono all’interno dei luoghi di lavoro (della stazione appaltante)
- servizi di natura intellettuale”.
L’interferenza avviene dunque “quando vi è una sovrapposizione di attività lavorativa tra lavoratori che rispondono a Datori di Lavoro diversi, sia in termini di contiguità fisica e di spazio, sia in termini di condivisione di attività lavorativa (sovrapposizione temporale)”.

L’elaborazione del DUVRI - Valutazione dei rischi da interferenze” e si sofferma anche sul tema delle disponibilità giuridica dei luoghi. Nel linguaggio giuridico “per disponibilità giuridica si intende il diritto di disporre, ossia di utilizzare in senso giuridico il bene. Tale diritto si concretizza nella possibilità, per il titolare del diritto, di alienare il bene in questione, o di costituire sul bene stesso diritti reali minori (o di godimento).

Invitandovi ad una lettura integrale dell’intervento agli atti, ci soffermiamo anche sulla disciplina sanzionatoria riguardo ad alcune parti dell’articolo 26:

Art. 26
1. Il datore di lavoro, in caso di affidamento di lavori, servizi e forniture all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda, o di una singola unità produttiva della stessa, nonché nell’ambito dell’intero ciclo produttivo dell’azienda medesima, sempre che abbia la disponibilità giuridica dei luoghi in cui si svolge l’appalto o la prestazione di lavoro autonomo:
a) verifica, con le modalità previste dal Decreto di cui all’articolo 6, comma 8, lettera g), l’idoneità tecnico professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi in relazione ai lavori, ai servizi e alle forniture da affidare in appalto o mediante contratto d’opera o di somministrazione. Fino alla data di entrata in vigore del Decreto di cui al periodo che precede, la verifica è eseguita attraverso le seguenti modalità:
1) acquisizione del certificato di iscrizione alla CCIAA;
2) acquisizione dell’autocertificazione dell’impresa appaltatrice o dei lavoratori autonomi del possesso dei requisiti di idoneità tecnico professionale, ai sensi dell’articolo 47 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al DPR del 28 dicembre 2000, n. 445;
(...)

In questo caso la sanzione in caso di non rispetto dell’Art. 26, co. 1, lett.  a) prevede l’arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.096,00 a 5.260,80 euro.

(...)
b) fornisce agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività.
(...)

Per l’Art. 26, co. 1, lett. b) è previsto l’arresto da due a quattro mesi o ammenda da 822,00 a 4.384,00 euro.

Veniamo al comma 2 e 3 che comprende, il comma 3, la novità dell’incaricato (manca ancora il decreto che individuerà i settori di attività a basso rischio di infortuni e malattie professionali).

(...)
2. Nell’ipotesi di cui al comma 1, i datori di lavoro, ivi compresi i subappaltatori: a) cooperano all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto; b) coordinano gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva.
3. Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione e il coordinamento di cui al comma 2, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o, ove ciò non è possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze ovvero individuando, limitatamente ai settori di attività a basso rischio di infortuni e malattie professionali di cui all’art. 29 co. 6-ter, con riferimento sia all’attività del datore di lavoro committente sia alle attività dell’impresa appaltatrice e dei lavoratori autonomi, un proprio incaricato, in possesso di formazione, esperienza e competenza professionali, adeguate e specifiche in relazione all’incarico conferito, nonché di periodico aggiornamento e di conoscenza diretta dell’ambiente di lavoro, per sovrintendere a tali cooperazione e coordinamento.
(...)

Per l’Art. 26, co. 2 e 3, primo periodo è previsto l’arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.644,00 a 6.576,00 euro.

Con riferimento al documento INAIL “ L’elaborazione del DUVRI - Valutazione dei rischi da interferenze”, il relatore indica che […] ‘i poteri dell’incaricato consistono essenzialmente in:
a) verificare, con opportune azioni di coordinamento e controllo, l’applicazione da parte delle Imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni normative e aziendali di sicurezza del lavoro, dei verbali di coordinamento e la corretta applicazione delle relative procedure;
b) organizzare tra i Datori di Lavoro presenti, ivi compresi i lavoratori autonomi, la cooperazione ed il coordinamento delle attività e la reciproca informazione;
c) segnalare al DLC o al Dirigente, ove allo scopo delegato, previa contestazione scritta alle Imprese e ai lavoratori autonomi interessati, le inosservanze alle disposizioni di legge, e aziendali, di sicurezza del lavoro, di eventuali verbali di coordinamento e delle relative procedure adottate;
d) proporre la sospensione dei lavori, l’allontanamento delle Imprese o dei lavoratori autonomi dai luoghi di lavoro, o la risoluzione del contratto;
e) sospendere, in caso di pericolo grave e imminente, direttamente riscontrato, singole lavorazioni fino alla verifica degli avvenuti adeguamenti effettuati dalle Imprese interessate’.

Concludiamo ricordando che il relatore si sofferma anche sulle sanzioni per le altre parti sanzionale dell’articolo 26 e presenta, in conclusione, una breve proposta di strumento operativo per la redazione e aggiornamento del DUVRI.

La fabbricazione di parti in gomma per calzature

calzature
La fabbricazione di parti in gomma per calzature: la tranciatura della para e la cardatura, fresatura e spazzolatura delle suole in para.

Fabbricazione di suole di gomma e altre parti in gomma per calzature - Tranciatura para
La scheda indica che in questa attività un addetto, nell’ambito di un suolificio, “opera il taglio della para (gomma elastica) a partire da pannelli, per la realizzazione di suole per calzature”.
L’operatore “fa uso di macchina tranciatrice composta da un piano di lavorazione, su cui viene appoggiato il pannello di para (gomma elastica) con sopra la fustella e da un piano che esercita la pressione, il quale preme sulla fustella, garantendo il taglio netto della para”.
In particolare l’operatore è responsabile del:
- “prelevamento di un singolo pannello di para da un pallet collocato lateralmente alla postazione di taglio;
- posizionamento del pannello sul piano di lavoro della macchina tranciatrice;
- posizionamento di fustella metallica sul pannello di para (fustelle disponibili in dimensioni e forme differenti in base alle esigenze lavorative);
- azionamento della trancia con successivo taglio della para;
- recupero del taglio ottenuto al fine di riporlo in un contenitore adiacente;
- riposizionamento della fustella, con nuovo azionamento della trancia per operare un ulteriore taglio (tale azione viene effettuata fino all’esaurimento del foglio di para);
- terminato il taglio, eliminazione dei residui di para rimasti sul piano di lavorazione (aiutandosi con la fustella)”.

In questa attività, anche con riferimento agli impatti ripetuti con l’arto dx, che usa la fustella come martello per tagliare ed eliminare i residui di para, si ha un rischio elevato per l’arto dx da 8h di lavoro in poi (e medio da 4h di lavoro) e un rischio medio per l’arto sin da 6h di lavoro.

Riguardo alla prevenzione “è opportuno garantire una idonea progettazione della postazione di lavoro, con spazi sufficientemente ampi ed il corretto posizionamento delle attrezzature adoperate (banchi, pallet, tranciatrice, ecc.). Utile in tal senso, ridurre l’altezza del piano di taglio”. E dal momento che “difficilmente possono essere ipotizzate modifiche significative dei valori di produttività (ad esempio riducendo le velocità di lavoro) e delle modalità operative (incremento del personale adibito al compito), è indispensabile programmare:
- idonei tempi di pausa e recupero;
- la rotazione giornaliera del personale adibito alla tranciatura, su postazioni di lavoro meno inficianti per il sovraccarico biomeccanico degli arti superiori”.

Fabbricazione di suole di gomma e altre parti in gomma per calzature - Cardatura suole in para
Nell’ambito di un suolificio l’operatore addetto alla cardatura delle suole in para per calzature (la cardatura consiste nell’abrasione della superficie al fine di favorire l’incollaggio), è “responsabile dell’inserimento delle suole nell’apposito macchinario” (con funzionamento paragonabile ad una smerigliatrice) e “del successivo recupero delle stesse”.

In questa attività l’arto sx porta a termine un numero molto limitato di movimenti ed infatti per l’arto sin si ha un rischio  accettabile, mentre si ha un rischio medio per l’arto dx dalle 6h di lavoro in poi.

Riguardo alla prevenzione è bene garantire una idonea progettazione della postazione di lavoro e programmare idonei tempi di pausa e recupero e la rotazione giornaliera del personale adibito alla cardatura, su postazioni di lavoro meno inficianti per il sovraccarico biomeccanico degli arti superiori. Con un’adibizione giornaliera inferiore a 4 ore, “il rischio a carico dell’arto dx potrebbe essere anche di entità molto lieve”.

Fabbricazione di suole di gomma e altre parti in gomma per calzature - Fresatura suole in para
In questo caso, attraverso l’uso di macchina fresatrice,  l’operatore addetto alla fresatura laterale delle suole in para per calzature, “procede al fissaggio di ciascuna suola nella fresatrice, aziona il macchinario e successivamente recupera le suole lavorate”.
In particolare la fresatura delle suole in para prevede:
- “il prelevamento di ciascuna suola in para da un contenitore collocato lateralmente alla postazione di fresatura;
- il fissaggio della suola sulla fresatrice;
- la fresatura della suola;
- il recupero della suola lavorata al fine di riporla in un contenitore adiacente”.

Nel ciclo di lavorazione osservato il braccio dx è mantenuto senza appoggio ad altezza spalle per oltre la metà del tempo di ciclo e si ha un rischio elevato per l’arto dx già da 6h di lavoro in poi (medio da 4h) e un rischio accettabile per l’arto sin.

Per la prevenzione valgono i suggerimenti già presentati per le altre lavorazioni. In questo caso con un’adibizione giornaliera alla attività di fresatura delle suole inferiore a 4 ore, il rischio a carico dell’arto dx potrebbe essere anche di entità molto lieve.

Fabbricazione di suole di gomma e altre parti in gomma per calzature - Spazzolatura suole in para
Infine ci soffermiamo all’attività di spazzolatura delle suole in para per calzature, che, come vedremo, riserva rischi di sovraccarico maggiori rispetto alle altre attività considerate.
Nell’attività di spazzolatura delle suole in para, in cui si utilizza una macchina spazzolatrice, è previsto:
- “il prelevamento di ciascuna suola in para da un contenitore collocato lateralmente alla postazione di spazzolatura;
- la spazzolatura e successivo sbattimento della suola;
- il deposito della suola lavorata in un contenitore adiacente”.

In questa attività si effettuano con entrambi gli arti movimenti molto rapidi e costanti, inoltre i polsi dx e sx sono spesso in postura incongrua e l’arto dx opera impatti ripetuti al termine della spazzolatura. Il risultato è che si ha un rischio elevato per l’arto dx da 6h di lavoro in poi (e medio da 4h di lavoro) e unrischio medio per l’arto sin da 4h di lavoro.

Anche in questo caso valgono i suggerimenti già presentati per la prevenzione. E con “un’adibizione giornaliera alla suddetta attività inferiore a 4 ore, il rischio a carico di entrambi gli arti potrebbe essere anche di entità lieve/molto lieve”.

venerdì 28 agosto 2015

Nave Urania morto lavoratore

Il sorriso accennato di un lavoratore nel pieno dei suoi anni. Guarda l'obbiettivo dai suoi occhiali Gabriele Petrone, nella foto diffusa ai giornali. E' lui il 39enne della provincia di Napoli morto di lavoro, morto a Livorno in porto mentre la nave in cui lavorava si è sbilanciata. Materiali vari gli sono caduti addosso, così come è accaduto a altri colleghi che erano con lui e se la sono cavata. Per Gabriele non c'è stato niente da fare, sembra che sia stato un grosso fusto a cadergli addosso. "E' come se fosse stato travolto da un Tir", dicono gli investigatori. L'incidente della nave Urania sconvolge Livorno. Nello scalo labronico c'è stato uno sciopero, con la protesta di 700 lavoratori per chiedere più sicurezza. Intanto va avanti l'inchiesta. Potrebbero esserci uno o più indagati, si procede per omicidio colposo. Il sostituto procuratore Antonella Tenerani segue la vicenda e ha già sentito molti consulenti. La procura ha acquisito anche i documenti dei lavori svolti sulla nave, che negli scorsi mesi era stata allungata, arrivando a misurare 67 metri. Lavora anche la medicina del lavoro, per capire se tutti gli accorgimenti di sicurezza sono stati rispettati. Tanti tasselli che adesso andranno messi insieme per capire come e perché Gabriele è morto. 
fonte la nazione

ATTREZZATURE SPECIALI

ATTREZZATURE SPECIALI

ATTREZZATURE SPECIALI

Quali sono gli adempimenti per un carrello elevatore dotato di attrezzatura per sollevamento persone (ceste)?

Deve essere chiaro che le attrezzature per il sollevamento delle persone devono avere requisiti di sicurezza di livello superiore a quelle per il sollevamento cose; quindi, dobbiamo distinguere fra attrezzature per il sollevamento di sole cose, e quelle per il sollevamento di persone (e eventualmente cose).
Queste ultime devono rispondere a requisiti superiori, di conseguenza si trattano alla stregua di piattaforme PLE; quindi il carrello oggetto del quesito deve rispondere a tutti i requisiti delle macchine per il sollevamento persone, oltre a quelli per il sollevamento di cose.

Quali sono gli adempimenti per un escavatore, dotato di gancio per sollevamento oggetti?

Su questo importante e delicato argomento è necessario un approfondimento tecnico; la norma di riferimento è la UNI EN 474-5, la quale prevede che vi sia un dispositivo di segnalazione del carico, un punto di aggancio identificato e calcolato per lo scopo, la tabella con i carichi massimi sollevabili calcolati secondo UNI EN ISO 10567.
La peculiarità dell’escavatore, rispetto ad altre macchine più specifiche per il sollevamento oggetti come, ad esempio, le gru da cantiere è che non è prescritto che il sistema impedisca all’operatore di effettuare movimenti al di fuori della curva delle portate; questo perché l’escavatore è una macchina molto veloce e, quindi, potrebbe essere pericoloso bloccarne il funzionamento.
Come noto anche il carrello elevatore non ha obbligo di cella di carico, per lo stesso motivo che un brusco arresto provoca rischi forse superiori al beneficio dovuto all’introduzione del dispositivo di sicurezza.
Il problema più diffuso che si riscontra è che il dispositivo di segnalazione del carico non tiene conto del limite di stabilità globale della macchina (che cambia a seconda della posizione della torretta), ma solo del limite idraulico di funzionamento degli organi in moto; infatti molti sistemi si affidano solamente ad un pressostato montato sui cilindri di sollevamento, che però non tiene in alcun conto la posizione della torretta.
Alla luce di ciò si può ritenere, quindi, che tali sistemi semplificati non siano idonei allo scopo, poiché se vengono tarati sul caso peggiore (come deve essere) l’operatore spesso è costretto a disattivarli per poter sfruttare tutto il campo di lavoro della macchina, mentre se viene fatta una taratura con torretta in posizione frontale, ci si scontra con la pratica che impone che alcuni tipi di sollevamenti debbano essere fatti in posizione laterale e che quindi risulterebbero pericolosi.
Essendo quindi tale macchina, utilizzata per il sollevamento di cose, è senz’altro assoggettata al regime delle verifiche periodiche di cui all’allegato VII del D.Lgs. n.81/2008; ne segue che l’incertezza applicativa di cui sopra determina valutazioni diverse e spesso contradditorie fra diversi tecnici verificatori.
Sarebbe, quindi, auspicabile che venissero redatte delle guide tecniche che risolvessero le incertezze applicative di cui sopra, in modo tale che i giudizi e le relative prescrizioni divenissero uniformi.

Quali sono gli adempimenti per macchine per perforazione, micropali, etc, dotate di sistema per sollevamento materiali?

Un argomento particolarmente rilevante affrontato dalla nuova normativa europea EN 16228:2014 relativa alle macchine perforatrici è l’esclusione dai controlli periodici di cui al D.Lgs. 81/08, articolo 71 e Allegato 7, delle macchine da perforazione dotate di elementi e accessori di sollevamento quali gli argani di servizio.
Al fine di eliminare il dubbio che l’utilizzo degli argani rappresenti un sollevamento, nella norma EN 16228:2014 è stato ampliato l’elenco di riferimento delle applicazioni consentite che non sono da considerare sollevamento generico ma sono finalizzate al ciclo di lavoro della macchina.
In particolare, sono state aggiunte le movimentazioni di vibratori, pali, palancole, elementi di rinforzo, gabbie etc. che in alcuni casi sono attualmente oggetto di contestazione da parte degli enti di controllo italiani che considerano queste movimentazioni come operazioni di sollevamento generico, quindi rientranti nei relativi obblighi previsti.
Più precisamente, la norma EN 16228 non dice espressamente che le macchine da perforazione dotate di argano di servizio non sono gru, indica però che nell’uso previsto propedeutico alla perforazione, e solo per una lista di accessori, si può parlare di movimentazione (“handling”) e quindi discriminarlo dal sollevamento vero e proprio (“lifting”).
La norma EN 16228 dovrà essere recepita da ciascun paese membro nei prossimi mesi.

giovedì 27 agosto 2015

Regione Sicilia Linee guida lavori rischio amianto

La Regione Sicilia ha pubblicato nel proprio bollettino ufficiale linee guida riguardanti gli adempimenti e le pratiche delle imprese che si occupano o che si trovano a occuparsi di smaltimento e trattamento amianto.

Regione Sicilia Linee guida lavori rischio amianto

Regione Sicilia
“Linee guida sulle misure di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori esposti al rischio amianto durante i lavori di manutenzione, rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché di bonifica delle aree interessate” è il titolo del documento apparso nella Gazzetta Ufficiale siciliana il 17 febbraio 2012 e che suddivide le mansioni suddette in tre categorie. Lavori non soggetti a notifica, lavori soggetti a notifica e lavori soggetti a piano di lavoro. Gli obblighi per ognuno dei tre casi citati richiamano il “titolo IX – capo III del D.Lgs. n. 81/08 – Protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto”. Ricordiamo che sono obblighi riguardanti la sorveglianza sanitaria, la valutazione dei rischi, l’uso di DPI, il calcolo dell’esposizione, la formazione dei lavoratori adibiti a mansioni che possono incontrare l’amianto e i rischi a esso correlati. Gli obblighi previsti dalle tre possibilità elencate sono: Lavori non soggetti a notifica: obbligo di impiego di massimo tre dipendenti contemporaneamente, dichiarazione nella valutazione dei rischi del livello di esposizione; non è prevista appunto notifica preliminare, sorveglianza sanitaria e iscrizione dei dipendenti nel registro degli esposti. lavori soggetti a notifica: obbligo di invio notifica allo S.Pre.S.A.L dell’ASP territoriale, per notifica si intende la ex art. 250 del D.Lgs.n. 81/08 e contiente anagrafica del committente e dell’esecutore, ubicazione cantiere, tipi e quantitativi di amianto manipolati, procedimenti, numero lavoratori coinvolti, date, misure preventive, dichiarazioni dimostranti regolarità e totale rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro. lavori soggetti a piano di lavoro: invio allo S.Pre.S.A.L. almeno entra trenta giorni prima dell’inizio delle attività del piano ex. Art 256 del D.Lgs 81/08. Entro 10 giorni dall’invio il servizio territoriale rilascerà autorizzazione per l’eventuale procedimento. Il piano dovrà contenere: anagrafica, indicazioni sul luogo, date e natura dei lavori, numero dei lavoratori, modalità di rimozione, DPI, verifica dei rischi, misure per la decontaminazione e per la protezione terzi, tecniche lavorative, dettagli attrezzature, misure sicurezza sul lavoro. Dovrà inoltre essere allegato al piano giudizio di idoneità dei lavoratori, dichiarazioni di avvenuta formazione, abilitazioni del personale, iscrizione dell’impresa all’albo nazionale dei gestori di rifiuti di 10° categoria, copia del registro degli esposti. Per ognuno dei casi, l’esposizione massima non dovrà comunque superare lo 0,1 fibra per centimetro cubo. Se tale valore dovesse essere superato il datore di lavoro deve approntare DPI per le vie respiratorie, affiggere cartelli, evitare la dispersione della polvere, consultare RLS. In tali casi come nel caso di incidenti il datore di lavoro deve iscrivere i lavoratori nel registro degli esposti. Ancora e infine. I lavoratori devono essere formati e ottenere attestato di formazioneprofessionale adeguato. È obbligatoria ovviamente sorveglianza sanitaria, che nel caso in cui si sia superata la quota dello, 0,1 fibra per centimetro cubo la sorveglianza non deve superare la scadenza di un anno. 

indagato il capo della sicurezza sul lavoro in CINA

indagato il capo della sicurezza sul lavoro dopo disastro di Tianjin

CINA
Le autorità cinesi si sforzano di rimuovere le centinaia di tonnellate di cianuro di sodio dalla città portuale cinese di Tianjin, dove mercoledì scorso hanno avuto luogo due fortissime esplosioni, che hanno provocato 114 vittime, di cui 21 vigili del fuoco, intervenuti per sedare le fiamme.
Secondo i media locali, i magazzini di proprietà della Rui Hai International Logistics, avrebbero potuto accogliere per legge solo 24 tonnellate di cianuro di sodio, in luogo delle 700 ritrovate nella struttura che poi è esplosa.
Al momento, a ripulire la zona, c’è una squadra di oltre 200 militari, specializzati in armi nucleari, batteriologiche e chimiche, che ha per missione quella di sgomberare l’area da tutte le scorie prima che arrivi la pioggia: la reazione tra l’acqua e alcuni prodotti chimici rischia infatti di sprigionare gas tossici.
l capo dell'agenzia per la sicurezza sul lavoro in Cina è sotto inchiesta a seguito del gravissimo incidente avvenuto la scorsa settimana a Tianjin, dove le esplosioni in un deposito chimico ha provocato almeno 114 morti, con decine di persone ancora disperse e 700 feriti. L'uomo è sospettato di "gravi violazioni di regolamenti e leggi" dal comitato disciplinare del partito comunista. Intanto oggi al porto si è tenuta una cerimonia tradizionale in onore delle vittime alla quale hanno partecipato circa 300 persone, tra cui alti funzionari locali e molti vigili del fuoco, uno dei gruppi più colpiti dall'incidente.

La sicurezza delle macchine nella manipolazione degli alimenti

Una macchina che consiste “di una base, una lama, un coprilama, un anello paralama, un affilatoio, un piano spessimetro, un piatto porta merce, un carrello a movimento alternato, un pressa-merce e componenti elettrici di comando”. Sono macchine “utilizzate nei negozi, nei ristoranti, nei supermercati e nelle mense, quelle industriali sono invece usate nelle industrie per la lavorazione della carne e nei salumifici”. E si distinguono in due tipologie, l’affettatrice verticale (il prodotto viene spinto orizzontalmente verso la lama) e l’affettatrice a gravità (il prodotto da tagliare si muove verso la lama per gravità).

La sicurezza delle macchine nella manipolazione degli alimenti

alimenti
Dopo aver ricordato che è la norma EN 1974:2009 a specificare i requisiti di sicurezza e di igiene  - per la progettazione e la costruzione di macchine affettatrici, trasportabili, con lama tagliente circolare, azionate da motore e con carrello a movimento alternato – sono riportati nel documento i pericoli principali e, di seguito, le possibili misure di sicurezza:
- “contatto con la lama che può provocare tagli o recisioni: piatto spessimetro/piastra paralama; anello paralama; piatto porta merce; dispositivo di affilatura;
- imprigionamento tra piano di appoggio e lama: piastra di protezione. La protezione non deve coprire la zona di taglio della lama e deve essere regolabile;
- intrappolamento e perforazione causata dagli arpioni della pinza: protezioni per ridurre i rischi associati agli arpioni del meccanismo di trasporto;
- imprigionamento della mano nel meccanismo per deporre le fette (dispositivo automatico di manipolazione): protezione interbloccata adeguata per la trappola, formata tra l’impilatore che toglie il prodotto affettato dagli arpioni sul meccanismo di trasporto e il telaio del meccanismo di trasporto;
- imprigionamento tra cinghia nel trasportatore e rulli terminali o di tensione: protezione che impedisca che un dito possa rimanere intrappolato tra la cinghia del trasportatore e qualsiasi puleggia finale o puleggia di pensionamento”.
In questo caso idonei dispositivi di protezione individuali possono essere: guanto antitaglio durante la pulizia della lama; guanti, occhiali e grembiule impermeabile durante la pulizia; scarpe antinfortunistiche.

Parliamo ora della macchina tritacarne, costituita “da una base, un involucro della coclea, una coclea, un piatto o una tramoggia di alimentazione, un convogliatore a vite” oppure un miscelatore a vite, “un gruppo di taglio, un dispositivo di bloccaggio, un dispositivo di carico, una trasmissione e, secondo i tipi di macchina, componenti elettrici, idraulici e pneumatici”.
Nel documento si accenna anche aibiriduttori, macchine che oltre ad avere funzione di tritacarne hanno anche quella di grattugia.
Chiaramente il tritacarne è utilizzato “per ridurre le dimensioni della carne fresca o congelata, dei prodotti a base di carne e pesce mediante una serie di utensili da taglio” (norma EN 12331:2010 specifica i requisiti per la progettazione e la fabbricazione delle macchine tritacarne utilizzate in una posizione fissa).

Veniamo ai pericoli e alle correlate misure di sicurezza:
- “intrappolamento, cesoiamento o taglio dita o mano: protezione dell’accesso alla coclea attraverso il collo di alimentazione;
- intrappolamento, cesoiamento o taglio delle dita, della mano o dell’avambraccio: l’accesso alle zone di pericolo del convogliatore a vite nella tramoggia di alimentazione deve essere impedito o reso sicuro; l’accesso è impedito mediante: tramogge della bocca di alimentazione di tipo chiuso; utilizzando ripari (copertura); utilizzando ripari fissi e rispettando le distanze di sicurezza;
- cesoiamento delle dita: si deve impedire o proteggere l’accesso alla zona di pericolo del coltello dietro l’ultima piastra forata dal lato dell’apertura di scarico. Questo si può ottenere mediante le seguenti misure: una piastra adeguata; l’utilizzo di un riparo (per esempio un cappuccio di protezione);
- schiacciamento delle mani e dei piedi durante l’installazione e la rimozione della coclea e della serie di coltelli: cappuccio di protezione; Interblocco alimentazione piastra terminale con azionamento coltelli; interblocco meccanico piastra forata terminale con azionamento coltelli; tutte le macchine tritacarne devono essere attrezzate con mezzi di allentamento/estrazione della coclea e del set di coltelli;
- schiacciamento, intrappolamento, cesoiamento dita o mano: deve essere impedito l’accesso alla zona di pericolo sul meccanismo di trasmissione con impiego di ripari fissi/interbloccati;
- perdite di gas o vapore di acqua diretto possono causare: pericoli di asfissia; pericoli di ustioni da caldo o freddo: le macchine tritacarne progettate per essere utilizzate a gas o vapore diretto devono essere dotate di copertura a tenuta, che può essere utilizzata anche co-me riparo. L’alimentazione dei gas deve essere dotata di valvola di ingresso interbloccata in modo tale che non sia possibile fornire gas o vapore diretto quando la copertura è aperta”.

Concludiamo questa breve presentazione con un accenno ai pericoli della cosiddetta “mescolatrice planetaria”, il cui utilizzo previsto riguarda “l’operazione di carico dei diversi ingredienti, il loro trattamento in una vasca fissa per mezzo di appositi sbattitori, lo scarico e la pulizia”.

Con riferimento anche alla norma EN 452:2009 - specifica i requisiti di sicurezza e di igiene per la progettazione e la fabbricazione delle macchine mescolatrici planetarie con vasca fissa divisi in tre categorie – vediamo in conclusione anche i pericoli e le misure di sicurezza idonee per le mescolatrici planetarie:
- intrappolamento in base al tipo di mescolatrice: “l’accesso alla vasca non deve essere impedito ma essere almeno ristretto” (Classe 1); “deve essere dotata di una protezione mobile di interblocco o di una o più barre sensibili” (Classe 2); “una mescolatrice planetaria di classe 2 priva di barra sensibile o una mescolatrice planetaria di classe 3 devono essere dotate di protezione mobile di interblocco che impedisca l’accesso al volume interno della vasca” (Classe 2 e 3);
- “intrappolamento, quando la macchina viene utilizzata con vasche di grandezze differenti: per quelle fornite con più vasche, per la vasca più grande devono essere soddisfatti i requisiti delle mescolatrici di classe 1, 2 e 3. Nella posizione di funzionamento tutte le vasche fornite con un mescolatore devono avere i bordi superiori non più di 15 mm al di sotto del riparo;
- intrappolamento: i dispositivi di arresto azionati dal riparo devono arrestare lo sbattitore (con vasca vuota) in un tempo breve (massimo 4 s). Quando si utilizza una barra sensibile i dispositivi di arresto devono bloccare lo sbattitore con la vasca vuota in un tempo massimo di 2 s;
- cesoiamento e intrappolamento: l’albero di trasmissione su cui sono montati gli accessori non deve sporgere dalla struttura della macchina e deve essere dotato di coperchio che non può essere rimosso dalla macchina;
- intrappolamento e schiacciamento: il meccanismo di guida e controllo del movimento verticale della vasca deve essere protetto utilizzando un riparo fisso”. La distanza minima tra vasca/struttura e la leva per il sollevamento/abbassamento “deve essere di 50 mm, al fine di evitare lesioni durante l’azionamento della leva”;
- esposizione ripetuta alle polveri: l’emissione di polvere di farina deve essere ridotta al minimo. In particolare per le mescolatrici di classe 3 la riduzione dell’emissione può essere ottenuta con uno dei metodi dati di seguito come esempio: utilizzo di un coperchio pieno; utilizzo di un temporizzatore; utilizzo di un dispositivo di estrazione della polvere”.

manipolazione degli alimenti

Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi

prevenzione
Dopo le diverse anticipazioni di questa sorta di Testo Unico, il 20 agosto è stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Ministero dell’Interno del 3 agosto 2015 recante “Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell'articolo 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139”. Codice di prevenzione che entrerà in vigore ‘il novantesimo giorno successivo alla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana’, cioè il 18 novembre 2015 (nel decreto notificato all’Unione Europea a fine 2014 era invece indicato non il novantesimo, ma il centottantesimo giorno).

Come abbiamo più volte ricordato il nuovo Testo Unico nasce dalla necessità di semplificare e razionalizzare l'attuale corpo normativo relativo alla prevenzione degli incendi ‘attraverso l'introduzione di un unico testo organico e sistematico di disposizioni di prevenzione incendi applicabili ad attività soggette ai controlli di prevenzione incendi e mediante l'utilizzo di un nuovo approccio metodologico più aderente al progresso tecnologico e agli standard internazionali’, approccio metodologico su cui il nostro giornale si è soffermato più volte in questi mesi.
E se, come ribadito ai nostri microfoni anche dal Comandante dei Vigili del Fuoco di Milano, l’ Ing. Silvano Barberi, al di là delle varie modifiche che hanno contrassegnato le varie bozze, è rimasta salda l’impostazione generale di partenza, possiamo riprendere i principi sui cui le Norme tecniche si basano, come dichiarati nella presentazione ufficiale di una bozza del Codice nell’aprile del 2014:
- generalità: “le medesime metodologie di progettazione della sicurezza antincendio descritte possono essere applicate a tutte le attività;
- semplicità: laddove esistano diverse possibilità per raggiungere il medesimo risultato si prediligono soluzioni più semplici, realizzabili, comprensibili, per le quali è più facile operare la revisione;
- modularità: l’intera materia è strutturata in moduli di agevole accessibilità, che guidano il progettista antincendio alla individuazione di soluzioni progettuali appropriate per la specifica attività;
- flessibilità: per ogni livello di prestazione di sicurezza antincendio richiesto all'attività sono indicate diverse soluzioni progettuali prescrittive o prestazionali. Sono, inoltre, definiti metodi riconosciuti che valorizzano l'ingegneria antincendio, che consentono al progettista antincendio di individuare, autonomamente, specifiche soluzioni progettuali alternative e dimostrarne la validità, nel rispetto degli obiettivi di sicurezza antincendio;
- standardizzazione ed integrazione: il linguaggio in materia di prevenzione incendi è conforme agli standard internazionali e sono unificate le diverse disposizioni previste nei documenti esistenti della prevenzione incendi in ambito nazionale;
- inclusione: le persone che frequentano le attività sono considerate un fattore sensibile nella progettazione della sicurezza antincendio, in relazione anche alle diverse abilità (es. motorie, sensoriali, cognitive, ecc.), temporanee o permanenti;
- contenuti basati sull'evidenza: il presente documento è basato su ricerca, valutazione ed uso sistematico dei risultati della ricerca scientifica nazionale ed internazionale nel campo della sicurezza antincendio;
- aggiornabilità: il documento è redatto in modo da poter essere facilmente aggiornato al continuo avanzamento tecnologico e delle conoscenze”.

Torniamo tuttavia al testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale che è costituito da cinque articoli ed un allegato.

Il primo articolo (Approvazione e modalità applicative delle norme tecniche di prevenzione incendi) indica che le norme tecniche di prevenzione incendi approvate ‘si possono applicare alle attività di cui all’articolo 2 in alternativa alle specifiche disposizioni di prevenzione incendi di cui ai decreti del Ministro dell’interno di seguito indicati, ovvero ai vigenti criteri tecnici di prevenzione incendi di cui all’articolo 15, comma 3, del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139’:
- decreto del 30 novembre 1983 «Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incendi e successive modificazioni»;
- decreto del 31 marzo 2003 «Requisiti di reazione al fuoco dei materiali costituenti le condotte di distribuzione e ripresa dell’aria degli impianti di condizionamento e ventilazione»;
- decreto del 3 novembre 2004 «Disposizioni relative all’installazione ed alla manutenzione dei dispositivi per l’apertura delle porte installate lungo le vie di esodo, relativamente alla sicurezza in caso di incendio»;
- decreto del 15 marzo 2005 «Requisiti di reazione al fuoco dei prodotti da costruzione installati in attività disciplinate da specifiche disposizioni tecniche di prevenzione incendi in base al sistema di classificazione europeo»;
- decreto del 15 settembre 2005 «Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per i vani degli impianti di sollevamento ubicati nelle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi»;
- decreto del 16 febbraio 2007, recante «Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di opere da costruzione»;
- decreto del 9 marzo 2007 «Prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni nelle attività soggette al controllo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco»;
- decreto del 20 dicembre 2012 «Regola tecnica di prevenzione incendi per gli impianti di protezione attiva contro l’incendio installati nelle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi».

Veniamo all’articolo 2 e al campo di applicazione.
Il comma 1 indica che le norme tecniche citate all’articolo 1 ‘si possono applicare alla progettazione, alla realizzazione e all’esercizio delle attività di cui all’allegato I del decreto del Presidente della Repubblica 1 agosto 2011, n. 151, individuate con i numeri: 9; 14; da 27 a 40; da 42 a 47; da 50 a 54; 56; 57; 63; 64; 70; 75, limitatamente ai depositi di mezzi rotabili e ai locali adibiti al ricovero di natanti e aeromobili; 76’.
E tali norme tecniche si possono applicare ‘alle attività di cui al comma 1 di nuova realizzazione ovvero a quelle esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. In caso di interventi di ristrutturazione parziale ovvero di ampliamento ad attività esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, le medesime norme tecniche si possono applicare a condizione che le misure di sicurezza antincendio esistenti nella restante parte di attività, non interessata dall’intervento, siano compatibili con gli interventi di ristrutturazione parziale o di ampliamento da realizzare’. Inoltre per gli interventi di ristrutturazione parziale ovvero di ampliamento su parti di attività esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto non rientranti nei casi di cui al comma 2, le norme tecniche di cui all’articolo 1 si applicano all’intera attività.
Senza dimenticare che comunque le norme tecniche possono essere di riferimento anche per la progettazione, la realizzazione e l’esercizio delle attività indicate al comma 1 che non rientrano nei limiti di assoggettabilità previsti nell’allegato I del decreto del Presidente della Repubblica 1 agosto 2011, n. 151.

L’articolo 3 si sofferma invece sull’impiego dei prodotti per uso antincendio.
 In particolare i prodotti per uso antincendio, impiegati nel campo di applicazione del decreto, devono essere:
a) identificati univocamente sotto la responsabilità del produttore, secondo le procedure applicabili;
b) qualificati in relazione alle prestazioni richieste e all’uso previsto;
c) accettati dal responsabile dell’attività, ovvero dal responsabile dell’esecuzione dei lavori mediante acquisizione e verifica della documentazione di identificazione e qualificazione.
E l’impiego dei prodotti per uso antincendio è consentito se gli stessi sono utilizzati conformemente all’uso previsto, sono rispondenti alle prestazioni richieste dal presente decreto e se:
a) sono conformi alle disposizioni comunitarie applicabili;
b) sono conformi, qualora non ricadenti nel campo di applicazione di disposizioni comunitarie, alle apposite disposizioni nazionali applicabili, già sottoposte con esito positivo alla procedura di informazione di cui alla direttiva 98/34/CE e successive modifiche, che prevedono apposita omologazione per la commercializzazione sul territorio italiano e a tal fine il mutuo riconoscimento;
c) qualora non contemplati nelle lettere a) e b) , sono legittimamente commercializzati in uno degli Stati della Unione europea o in Turchia in virtù di specifici accordi internazionali stipulati con l’Unione europea, ovvero legalmente fabbricati in uno degli Stati firmatari dell’Associazione europea di libero scambio (EFTA), parte contraente dell’accordo sullo spazio economico europeo (SEE), per l’impiego nelle stesse condizioni che permettono di garantire un livello di protezione, ai fini della sicurezza dall’incendio, equivalente a quello previsto nelle norme tecniche allegate al presente decreto.

Dopo l’articolo 4, relativo al monitoraggio, le disposizioni finali, contenute nell’articolo 5, ricordano che ai fini dell’applicazione delle norme tecniche di cui all’articolo 1, restano valide:
a) le disposizioni di cui al decreto del Ministro dell’interno 7 agosto 2012 relativamente alla documentazione tecnica da allegare alle istanze di cui decreto del Presidente della Repubblica 1 agosto 2011, n. 151. La medesima documentazione tecnica deve includere le informazioni indicate nelle norme tecniche di cui al presente decreto;
b) le disposizioni di cui all’articolo 11, comma 3, del decreto del Ministro dell’interno 7 agosto 2012 e quelle degli articoli 3, comma 3, 4, comma 2, e 6, comma 4, del decreto del Ministro dell’interno 9 maggio 2007, relative alla determinazione degli importi dei corrispettivi dovuti per i servizi resi dai Comandi provinciali dei vigili del fuoco.
E si indica che per le attività di cui all’articolo 2 in possesso del certificato di prevenzione incendi ovvero in regola con gli obblighi previsti agli articoli 3, 4 e 7 del decreto del Presidente della Repubblica 1 agosto 2011, n. 151, il presente decreto non comporta adempimenti.

Concludiamo riportando la struttura dell’allegato, relativo alle ‘Norme tecniche di prevenzione incendi’, segnalando che è leggermente variata rispetto a quella presentata nell’aprile del 2014 (ad esempio per il momento nelle regole tecniche verticali sono scomparsi alcuni capitoli relativi a: edifici di civile abitazione, edilizia scolastica, attività ricettive turistico-alberghiere, strutture sanitarie, edifici adibiti ad uffici, attività commerciali, ...).

Questa è dunque la struttura definitiva:

Sezione G - Generalità (contiene i principi fondamentali per la progettazione della sicurezza antincendio, applicabili indistintamente alle diverse attività):
    G.1 Termini, definizioni e simboli grafici
    G.2 Progettazione per la sicurezza antincendio
    G.3 Determinazione dei profili di rischio delle attività

Sezione S - Strategia antincendio (contiene le misure antincendio di prevenzione, protezione e gestionali applicabili alle diverse attività, per comporre la strategia antincendio al fine di ridurre il rischio di incendio):
    S.1 Reazione al fuoco
    S.2 Resistenza al fuoco
    S.3 Compartimentazione
    S.4 Esodo
    S.5 Gestione della sicurezza antincendio
    S.6 Controllo dell'incendio
    S.7 Rivelazione ed allarme
    S.8 Controllo di fumi e calore
    S.9 Operatività antincendio

Sezione V - Regole tecniche verticali (contiene le regole tecniche di prevenzione incendi, applicabili a specifiche attività o ad ambiti di esse, che saranno implementate nel tempo):
    V.1 Aree a rischio specifico
    V.2 Aree a rischio per atmosfere esplosive
    V.3 Vani degli ascensori

Sezione M - Metodi (descrizione delle metodologie progettuali):
    M.1 Metodologia per l'ingegneria della sicurezza antincendio
    M.2 Scenari di incendio per la progettazione prestazionale
    M.3 Salvaguardia della vita con la progettazione prestazionale

mercoledì 26 agosto 2015

MASTER universitario Rischio chimico

CONTRIBUTI ECONOMICI PER LA REALIZZAZIONE DI MASTER UNIVERSITARI DI II° LIVELLO IN TEMA DI REGISTRAZIONE, VALUTAZIONE, AUTORIZZAZIONE E RESTRIZIONE DELLE SOSTANZE CHIMICHE (REACH)

Le risorse messe a disposizione ammontano complessivamente a € 30.000 gravanti sui fondi di cui al capitolo 4145 “Spese per le attività concernenti la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH)” dello stato di previsione della spesa del Ministero della Salute per l’anno 2015.
Tale importo potrà essere ridotto ove nel corso di validità del presente avviso pubblico si verifichino delle riduzioni di cassa a seguito di specifici accantonamenti.
L’importo del contributo, per ogni singolo Master, non potrà essere maggiore ad € 15.000

martedì 25 agosto 2015

fotocopiatrici nei luoghi di lavoro

L’utilizzo di macchine fotocopiatrici nei luoghi di lavoro può costituire una sorgente di rischio per la salute. 

fotocopiatrici nei luoghi di lavoro

fotocopiatrici
Si tratta di apparecchiature in grado di emettere diversi agenti chimici, come l'ozono, composti organici volatili,  polveri di toner, selenio, cadmio, prodotti sia per rilascio dai materiali impiegati per il loro funzionamento (toner, inchiostri, carta) sia in seguito alla particolare tecnologia di stampa utilizzata. In particolare, la produzione di ozono è dovuta al processo di carica e scarica generato dal campo elettrico, prodotto intorno ai fili corona, durante il loro funzionamento. La presenza di ozono in prossimità delle macchine fotocopiatrici viene normalmente avvertita già a basse concentrazioni (0.01-0.02 ppm) a causa del tipico odore pungente. A concentrazioni superiori (0.25 ppm) l’ozono è irritante per occhi e mucose, fino a portare irritazioni delle vie respiratorie, tosse e dispnea a livelli alti.
Inoltre, a causa degli alti tassi di emissione dei composti organici volatili e del contributo significativo al livello totale di VOC presenti nel determinato ambiente, le macchine fotocopiatrici sono ritenute responsabili di molti casi di sintomi associati alle sindromi correlate all’edificio.
Le macchine fotocopiatrici, infine, costituiscono una fonte di particelle inalabili a causa dell’emissione di polvere di toner contenente il nero carbone come pigmento e una resina che consente al nero carbone di aderire sul foglio.
Accorgimenti
  • Preferire apparecchiature a bassa emissione O3 (alcune case produttrici lo indicano nelle specifiche tecniche).
  • Impiegare macchine fotocopiatrici equipaggiate di filtri per l’ozono.
  • Collocare le apparecchiature in ambienti separati e dotati di sistemi di ventilazione muniti di scarico delle emissioni verso l’esterno.
  • Effettuare un’adeguata manutenzione delle apparecchiature.
Fonte: ISPRA

lunedì 24 agosto 2015

Decreto Palchi Campo di Applicazione

Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana dell'8 agosto 2014.

Decreto Palchi

d lgs 81
Il Decreto interministeriale del 22 luglio 2014 Decreto interministeriale sulla sicurezza dei palchi e degli allestimenti fieristici previsto dall’art. 88, comma 2-bis del D. Lgs. n. 81/2008 - introdotto dal cosiddetto Decreto del Fare convertito con legge n. 98/2013 - secondo il quale le disposizioni di cui al Titolo IV del D. Lgs. n. 81/2008 sui cantieri temporanei o mobilisi applicano agli spettacoli musicali, cinematografici e teatrali e alle manifestazioni fieristiche tenendo conto delle particolari esigenze connesse allo svolgimento delle relative attività, individuate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro della salute, sentita la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro”.

Decreto Palchi: Campo di Applicazione

Con riferimento al Capo I del provvedimento (“Spettacoli musicali, cinematografici, teatrali”), il decreto si applica (articolo 1, comma 2), ai fini della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, alle “attività di montaggio e smontaggio di opere temporanee, compreso il loro allestimento e disallestimento con impianti audio, luci e scenotecnici, realizzate per spettacoli musicali, cinematografici, teatrali e di intrattenimento”.
Le disposizioni di cui al Capo I del decreto interministeriale e quelle di cui al Capo I del Titolo IV del d.lgs. 81/2008, fatte salve le altre disposizioni dello stesso d.lgs. 81/2008, non operano invece per le attività:
a) “che si svolgono al di fuori delle fasi di montaggio e smontaggio di opere temporanee” di cui al comma 2;
b) “di montaggio e smontaggio di pedane di altezza fino ai 2 m rispetto a un piano stabile, non connesse ad altre strutture o supportanti altre strutture;
c) di montaggio e smontaggio di travi, sistemi di travi o graticci sospesi a stativi o a torri con sollevamento manuale o motorizzato, il cui montaggio avviene al suolo o sul piano del palco e la cui altezza finale rispetto a un piano stabile, misurata all'estradosso, non superi 6 m nel caso di stativi e 8 m nel caso di torri;
d) di montaggio e smontaggio delle opere temporanee prefabbricate, realizzate con elementi prodotti da un unico fabbricante, montate secondo le indicazioni, le configurazioni e i carichi massimi, previsti dallo stesso, la cui altezza complessiva rispetto a un piano stabile, compresi gli elementi di copertura direttamente collegati alla struttura di appoggio, non superi 7 m”.

domenica 23 agosto 2015

eco-incentivi per la rimozione e lo smaltimento dell’amianto

smaltimento dell’amianto
9 milioni di euro alle imprese in eco-incentivi per la rimozione e lo smaltimento dell’amianto.
A partire dal prossimo settembre la Regione Emilia Romagna metterà a disposizione delle aziende delle risorse destinate alla bonifica dell’amianto e alla qualificazione ambientale degli ambienti di lavoro.
Click day
Le risorse saranno messe a disposizione attraverso un bando che verrà attivato il prossimo 23 settembre e che si articolerà attraverso in un Click day durante il quale le imprese potranno prenotarsi online per la domanda di contributo.
I contributi verranno “concessi secondo l’ordine cronologico di arrivo, verificando prima la documentazione progettuale completa che sarà richiesta unicamente a quelle imprese che si collocheranno in posizione utile in graduatoria”.
Incentivi
Il bando erogherà un incentivo massimo pari a 200mila euro per ciascuna impresa del territorio.
Le risorse provengono dal Piano di azione ambientale della Regione, in un finanziamento stabilito “sfruttando anche le recenti semplificazioni in materia di aiuti di Stato emanate dall’Unione europea, con particolare riferimento al nuovo regolamento di esenzione in materia di tutela ambientale”.

sabato 22 agosto 2015

Responsabilità sociale APP Portale Consulenti

 FORMAZIONE DEGLI OPERATORINuova APP Portale Consulenti per i dispositivi Android e APPLE
Scarica Gratis APP PortaleConsulenti
FORMAZIONE DEGLI OPERATORIDiffusione della responsabilità sociale delle organizzazioni nelle MPMI Lombarde
D.g.r. 14 luglio 2015 - n. X/3821
FORMAZIONE DEGLI OPERATORIFormazione E-learning prospettive di mercato
Top 15 Notizie LMS e dati per il 2015
FORMAZIONE DEGLI OPERATORIShopping online, la guida della Polizia di Stato
la nuova campagna di sensibilizzazione contro i rischi per i consumatori che si nascondono nelle att ...
FORMAZIONE DEGLI OPERATORINEUTRALIZZAZIONE DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE SULLE MACCHINE UN PROBLEMA A MOLTE DIMENSIONI
traduzione di un articolo apparso sulla rivista dell’INRS Cahiers de notes documentaires
FORMAZIONE DEGLI OPERATORIPREVENIRE LE COLLISIONI MACCHINE – PEDONI
dispositivi d’aiuto alla conduzione dei mezzi
FORMAZIONE DEGLI OPERATORIPrime osservazioni a proposito di revisione delle forme contrattuali e sicurezza sul lavoro
I WORKING PAPERS DI OLYMPUS – 41/2015 Chiara Lazzari

Formazione E-learning, Responsabilità sociale

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venerdì 21 agosto 2015

Autorizzazione unica ambientale

COS'È L'AUA. L'Autorizzazione unica ambientale è il provvedimento istituito dal Dpr 13 marzo 2013, n. 59 e rilasciato su istanza di parte che incorpora in un unico titolo diverse autorizzazioni ambientali previste dalla normativa di settore (come il Dlgs 152/2006). Il Dpr individua un nucleo base di sette autorizzazioni che possono essere assorbite dall'Aua, alle quali si aggiungono gli altri permessi eventualmente individuati da fonti normative di Regioni e Province autonome.
CHI LA PUÒ CHIEDERE. Possono richiedere l'AUA le piccole e medie imprese come definite dal Dm 18 aprile 2005 e gli impianti non soggetti alla disciplina dell'AIA (Autorizzazione integrata ambientale).
A CHI SI CHIEDE. La domanda deve essere presentata allo Sportello unico per le attività produttive (Suap) che la inoltra per via telematica all'Autorità competente per la procedura. Trascorsi 30 giorni senza richiesta di integrazioni, la domanda si intende regolarmente presentata.
 
Le regioni, entro il 30 giugno 2015, adeguano i contenuti del modello adottato con il presente decreto, in relazione alle normative regionali di settore. Le regioni e gli enti locali ne garantiscono la massima diffusione.
Il presente decreto è inviato ai competenti organi
Autorizzazione unica ambientale è il provvedimento istituito dal Dpr 13 marzo 2013, n. 59 e rilasciato su istanza di parte che incorpora in un unico titolo diverse autorizzazioni ambientali previste dalla normativa di settore (come il Dlgs 152/2006). Il Dpr individua un nucleo base di sette autorizzazioni che possono essere assorbite dall'Aua, alle quali si aggiungono gli altri permessi eventualmente individuati da fonti normative di Regioni e Province autonome.

giovedì 20 agosto 2015

responsabilità amministrativa

responsabilità amministrativa
C’è responsabilità amministrativa nel caso di interesse e/o il vantaggio nella prospettiva patrimoniale dell’azienda, come risparmio di risorse economiche conseguente alla mancata predisposizione dello strumentario di sicurezza, oppure all’ incremento economico conseguente all’aumento della produttività “non ostacolata dal pedissequo rispetto della normativa sulla prevenzione”.

Lo ribadisce la sentenza 31003 della Cassazione Penale, Sez. 4 del 16 luglio 2015. In altri termini, nei reati colposi l’interesse/vantaggio di un’azienda si ricollega al risparmio nelle spese che l’azienda stessa dovrebbe sostenere per l’adozione delle misure … o nell’aumento di produttività che può derivare dallo sveltimento dell’attività lavorativa “favorita dalla mancata osservanza della normativa (di prevenzione) il cui rispetto, invece, tale attività avrebbe rallentato quantomeno nei tempi”.
La vicenda processuale aveva per oggetto le lesioni gravi subite dal lavoratore di una ditta, intento a effettuare un’operazione di scarico di una grande e pesante bobina di carta. Alla denuncia dell’interessato il Giudicante aveva apprezzato un profilo di colpa del datore di lavoro per aveva consentito l’operazione del lavoratore… senza installare sul macchinario un dispositivo di sicurezza**.
Da qui la condanna, in considerazione che l’addebito colposo si basò anche e soprattutto nel non aver predisposto quel dispositivo di sicurezza.
Ed è proprio per l’aspetto della causa esposta sopra che la Cassazione ha rigettato il ricorso della ditta, che fu anche condannata al pagamento delle spese processuali.

martedì 18 agosto 2015

salute e sicurezza sul lavoro Trento

sicurezza sul lavoro
Non abbassare la guardia specialmente nelle attività di prevenzione. Lo ha ricordato ieri il Comitato provinciale di coordinamento in materia di salute e sicurezza sul lavoro riunito in seduta straordinaria all'indomani di una serie di drammatici infortuni sul lavoro occorsi recentemente. Tutti (datori di lavoro, lavoratori, parti sociali, cittadini) sono chiamati mantenere alto il livello di attenzione rispetto alla corretta e puntuale applicazione delle misure di prevenzione degli infortuni sul lavoro. In questo senso il Comitato lavorerà nei prossimi mesi, per definire le modalità pratiche attraverso cui incentivare una cultura della sicurezza in tutte le parti coinvolte, una cultura che ponga il lavoratore al centro di tutte quelle azioni che possono tutelarne la salute e l'incolumità.

Il Comitato si è confrontato sui dati, benché non ancora strutturati, a disposizione dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari e dell'Inail – Sezione di Trento dai quali è emerso che non vi sono elementi indicativi di un cambiamento di tendenza degli infortuni sul lavoro nel lungo periodo. Nei primi sei mesi del 2015 infatti non si sono rilevati né numericamente né tipologicamente elementi di preoccupazione particolare. Certo è che le ultime settimane hanno invece visto un concentrarsi di infortuni che devono necessariamente essere valutati attentamente, soprattutto se si considera che in periodi storici come quello attuale, di difficoltà economica,
la tutela della sicurezza sul lavoro può subire delle riduzioni, anche ma non solo di tipo culturale. Di qui l'importanza di insistere sulla cultura appunto della prevenzione, considerata lo strumento più indicato per evitare eventi dannosi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

lunedì 17 agosto 2015

sicurezza sul lavoro ENEL

lavoro
Da oggi Pistoia può considerarsi a tutti gli effetti capitale della sicurezza sul lavoro: questa mattina, infatti, presso la “Zona di Pistoia Enel Distribuzione”, in via Pratese 39, è stato inaugurato il nuovo TOU Training Center, il centro di addestramento per la sicurezza sul lavoro di Enel per la Toscana e l’Umbria, uno dei più importanti dell’Italia centrale. Al taglio del nastro sono intervenuti l’Amministratore Delegato di Enel Distribuzione Gianluigi Fioriti, il Sindaco di Pistoia Samuele Bertinelli, il responsabile di settore del sistema regionale di protezione civile Antonino Melara, il Vice Prefetto di Pistoia Giuseppina Cassone, il vice Questore di Pistoia Andrea Salmeri, il Responsabile Centro Italia di Enel Distribuzione Eugenio Di Marino, la Responsabile Toscana e Umbria di Enel Distribuzione Debora Stefani, rappresentanti dei Comuni di Montale, Larciano, Pieve a Nievole, Pescia, Marliana, Massa e Cozzile e altre autorità. Si tratta di un grande intervento che fa di Pistoia un punto di riferimento in tutta l’area metropolitana, nonché a livello regionale e interregionale, per la formazione sia teorica che pratica con tre aule di formazione, tre laboratori ad alta specializzazione, due sale multifunzione attrezzate per addestramento “indoor”, aree esterne con due campi scuola per l’addestramento sul campo e zone dedicate a specifiche attività attinenti agli interventi elettrici. Complessivamente nel Training Center, che si estende su un’area di oltre 4.000 mq, vi sono 23 tralicci, quattro sezionatori aerei, due posti di trasformazione a palo, due cabine di trasformazione, 15 sportelli di sezionamento, cinque quadri centralizzati, 38 prese per gruppi di misura, spazio interrato per esercitazioni su cavi di media e bassa tensione, insomma una vera e propria riproduzione di rete elettrica su cui si eserciteranno gli oltre 700 operai Enel Distribuzione della Toscana e dell’Umbria, ma anche il personale tecnico, gli operativi delle imprese appaltatrici, i nuovi assunti e gli studenti del progetto alternanza scuola-lavoro. Mediamente, in un anno sono circa 1.000 le persone che partecipano a sessioni formative per un totale di 60 corsi e 30.000 ore di formazione. Numeri importanti per una materia, quella della sicurezza, che costituisce una priorità assoluta per Enel: a Pistoia si svolgeranno le attività di addestramento per la gestione di circa 35.000 km di rete di media tensione, oltre 78.000 km di rete di bassa tensione, 173 cabine primarie e circa 47.000 cabine secondarie, un sistema complesso e articolato che assicura il servizio elettrico a quasi tre milioni di clienti in Toscana e Umbria. “Questo Training Center – ha detto Gianluigi Fioriti per Enel – costituisce un’eccellenza per la formazione sul lavoro: abbiamo scelto la Zona Enel di Pistoia perché presentava spazi ampi e adatti alla realizzazione di un centro di questo tipo, con possibilità di lezioni teoriche e sessioni di addestramento sul campo, ma anche perché dal punto di vista logistico costituisce un’area baricentrica, facilmente raggiungibile da più parti, ben servita in termini di infrastrutture stradali e di trasporti, con un tessuto istituzionale e sociale attento e collaborativo, tutti aspetti che danno la possibilità di operare con efficacia in ogni periodo dell’anno”. Anche il Sindaco di Pistoia Samuele Bertinelli ha sottolineato l’importanza di avere sul territorio comunale un centro di formazione di altissimo livello, che rappresenterà un punto di riferimento per Enel ma anche per tutti i soggetti che svolgono attività di cantiere sul territorio o che si occupano di sicurezza e di protezione civile nel contesto di una collaborazione che vuole mettere al centro la sicurezza sui luoghi di lavoro per creare città moderne, attrezzate e sicure in cui l’elettricità costituisce uno degli elementi fondamentali per uno sviluppo fondato sull’innovazione tecnologica e sulla sostenibilità.

Asseverazione

Asseverazione, sicurezza lavoro,
Coopservice, uno dei principali operatori nazionali nella fornitura di servizi alle imprese e alle comunità con oltre 12.500 addetti diretti e oltre 17 mila occupati a livello di gruppo, è una delle realtà al vertice in Italia, per il modello di organizzazione e gestione della salute e della sicurezza sul lavoro adottato.
La cooperativa reggiana ha ottenuto, dopo le verifiche condotte dalla società KHC, la cosiddetta “Asseverazione”: una sorta di ‘certificazione’ che viene rilasciata quando un ente terzo terminata l’attività di verifica, esprime un giudizio sulla conformità  alle norme   e l’efficacia del modello organizzativo adottato per la gestione della salute e sicurezza sul lavoro.
Sono pochissime (meno di venti secondo alcune stime) le aziende italiane che hanno ottenuto l’Asseverazione, una certificazione che da oltre un anno è inserita all’interno dei capitolati di appalto, sia pubblici sia privati, econsente, alle società che l’hanno ottenuta,  di ottenere punteggi aggiuntivi.
L’Asseverazione, dopo le verifiche della società incaricata, viene formalmente rilasciata da un Ente Bilaterale, al cui interno sono presenti rappresentanti delle imprese e dei lavoratori, al quale per legge spetta il compito di vigilare sulla salute e sicurezza sul lavoro.

“Sono diversi i motivi di orgoglio per l’ottenimento di questa certificazione – commenta il presidente di Coopservice Roberto Olivi – Intanto bisogna dire che l’abbiamo chiesta noi e che volontariamente ci siamo sottoposti all’esame di un ente terzo su materie così importanti. Quando diciamo che per noi il lavoro è al centro – aggiunge Olivi – non pensiamo solo al numero di occupati ma anche alla qualità e alla sicurezza del lavoro. Se poi l’avere un modello efficiente e di qualità, si trasforma anche in un vantaggio competitivo attraverso meccanismi di premialità nei bandi – conclude il presidente di Coopservice – vuol dire che forse siamo sulla via giusta, quella di dare i giusti riconoscimenti a chi fa buona occupazione e rispetta regole e contratti di lavoro”.

domenica 16 agosto 2015

Sicurezza lavoro Pmi

Pmi
La salute e la sicurezza sul lavoro nelle piccole e micro imprese europee. Dati, difficoltà, consigli per la prevenzione quotidiana negli ambienti di lavoro.
Sicurezza lavoro Pmi
Il 28 luglio Eu-Osha ha pubblicato sul proprio sito un lungo approfondimento dedicato alle piccole imprese e alla propria gestione della sicurezza sul lavoro. Quante sono le piccole aziende in Europa, quali sono le maggiori difficoltà che riscontrano quotidianamente, come può l’Agenzia europea supportare tali necessità.
L’approfondimento elenca e riassume le recenti pubblicazioni e iniziative Eu-Osha per alcune delle cosiddette SMEs, per aziende che rientrano in un insieme come le Pmi, che da solo rappresenta il 99,8% di tutte le imprese non finanziarie presenti in Europa.
Cos’è una Pmi, la raccomandazione 2003
Innanzitutto sono queste le caratteristiche basilari che secondo la raccomandazione 2003/361/EC della Commissione del 6 maggio 2003 definiscono tutte le Pmi, la media, piccola e micro impresa:
“Una media impresa ha meno di 250 dipendenti e un fatturato annuo che non supera i 50 milioni di EUR e/o il totale del bilancio annuo non supera i 43 milioni di EUR.
Una piccola impresa ha meno di 50 dipendenti ed un fatturato annuo o un totale del bilancio annuo non superiori a 10 milioni di EUR.
Una microimpresa ha meno di 10 dipendenti ed un fatturato annuo o un totale del bilancio annuo non superiori a 2 milioni di EUR”.

Rischi
I rischi per i dipendenti di questa tipologia di imprese e in particolare per le piccole e le micro sono molti, spesso maggiori rispetto a quelli dei dipendenti delle grandi imprese e spesso ancora, in un grado di difficoltà nella gestione del rischio che cresce parallelamente al ridursi delle dimensioni d’azienda.
Eu-Osha riassumendo le osservazioni raccolte con indagini come Esener, elenca alcuni dei motivi per i quali i rischi per la sicurezza nelle piccole e micro realtà tendono a crescere. Sono:

“Difficoltà di regolamentazione, considerato che sono tipicamente eterogenei, geograficamente sparsi, e privi di rappresentazione coesa.
I limiti di bilancio comportano spesso una mancanza di risorse per porre in essere iniziative ed interventi per la sicurezza e la salute come ad esempio consulenze per la salute e la sicurezza, informazioni, strumenti e controlli a pagamento.
Meno risorse ostacolano l’attuazione delle attività di prevenzione.
Sono disponibili meno tempo ed energie per attività non fondamentali, e la gestione della sicurezza e della salute vengono spesso percepite come tali.
Condizioni ottimali di SSL non sono considerate una priorità.
La valutazione dei rischi può essere costosa e difficile da completare, in particolare modo se l’impresa non dispone del know-how in materia di SSL per effettuarla efficacemente.
Raggiungere le micro e le piccole imprese direttamente può essere difficoltoso per le organizzazioni che promuovono o attuano una corretta sicurezza e salute nel luogo di lavoro”.

Supporto
L’Agenzia ha lanciato nel 2014 il progetto quadriennale 2014-2017 Miglioramento della salute e della sicurezza sul lavoro (SSL) nelle micro e piccole imprese in Europa. Si tratta di un progetto organico e su larga scala che andrà a ossevare sul campo metodi abitudini delle aziende europee per comprenderne politiche, strategie, strumenti utilizzati e quindi in ultimo per cercare rimedi e supporti.

sabato 15 agosto 2015

La sicurezza in ufficio

sicurezza in ufficio
La sicurezza sul lavoro è l'obiettivo di un'attività lavorativa senza l'esposizione per i lavoratori al rischio di infortuni/incidenti e senza il rischio di contrarre una malattia professionale.
Si verifica quando il luogo di lavoro è dotato degli accorgimenti, degli strumenti e dell'attività di prevenzione che forniscono un ragionevole grado di protezione contro la possibilità del verificarsi di un evento pericoloso per la salute di chi lo svolge.
La sicurezza in ufficio deve essere obbligatoriamente accertata in primis dal datore di lavoro e poi tramite l’ausilio di figure come RLS ed RSPP. L'ufficio deve essere un ambiente idoneo che rispetta tutti gli obblighi relativi alla normativa per la tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Per sicurezza sul lavoro si intende di controllare tutti quei rischi che possono minacciare la salute dei lavoratori e dei videoterminalisti.
Tutte le condizioni di sicurezza che devono essere presente negli uffici sono decretate dalla legge 81/08 e riguarda le vie di fuga e di circolazione, e componenti, arredi e porte sicuri.
Inoltre per i videoterminalisti deve essere fatta particolare attenzione sulla postazione di lavoro, di seduta e sul computer.
Parlare di sicurezza sul lavoro mette a disagio
Lo schermo del computer deve essere a norma, inoltre deve avere la possibilità di essere inclinato, ooi deve essere posto ad una distanza non inferiore ai 50-70cm infine deve essere posizionato leggermente più basso dell’orizzonte visivo del dipendente. Per quanto riguarda la scrivania e la seduta, anche in questo caso devono essere a norma, date le ore che ne usufruiscono i videterminalisti.

venerdì 14 agosto 2015

Lista di controllo, Manuale per i formatori professionali

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Dall'indagine ESENER 2, sono state consultate quasi 50 000 imprese in tutta Europa
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