Infotel

domenica 27 settembre 2015

D lgs 81 settembre 2015

Novità in questa versione:
D lgs 81 settembre 2015 
D lgs 81
La norma, in attuazione dell'articolo 1 della legge delega 3 agosto 2007 n. 123, ha riformato, riunito ed armonizzato abrogandole, le disposizioni dettate da numerose precedenti normative in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro succedutesi nell'arco di quasi sessant'anni, al fine di adeguare il corpus normativo all'evolversi della tecnica e del sistema di organizzazione del lavoro. La norma è stata poi modificata dal d.lgs. 3 agosto 2009 n. 106 e da successivi ulteriori decreti.
• Corretto l’importo massimo previsto per l’ammenda all’art. 284 comma 1;
• Inseriti gli interpelli dal n. 26 al n. 28 del 31/12/2014, le precisazioni all’interpello n. 20/2014 del 31/12/2014, e gli interpelli dal n. 1 al n. 5 del 23 e 24/06/2015;
• Inserite le circolari n. 34 del 23/12/2014, n. 35 del 24/12/2014, n. 3 del 13/02/2015, n. 5 del 3/03/2015 e n. 22 del 29/07/2015;
• Inserito il decreto interministeriale n. 201 del 18 novembre 2014, recante norme per l'applicazione, nell'ambito dell'amministrazione della giustizia, delle disposizioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro (avviso pubblicato nella G.U. n. 15 del 20 gennaio 2015);
• Abrogazione del comma 5 dell’art. 3, ai sensi dell’art. 55, comma 1, lettera e), del D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81 (SO n.34 alla G.U. 24/06/2015, n.144, in vigore dal 25/06/2015);
• Modifica dell’art. 88, comma 2, lettera g-bis), ai sensi dell'art. 16, comma 1, della legge 29 luglio 2015, n. 115 (G.U. 03/08/2015, n.178, in vigore dal 18/08/2015);
• Inserite le modifiche agli artt. 3, 5, 6, 12, 14, 28, 29, 34, 53, 55, 69, 73-bis (nuovo articolo), 87, 98 e 190, introdotte dal d.lgs. 14 settembre 2015, n. 151 recante “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n.183” (G.U. n. 221 del 23/09/2015 - S.O. n. 53, in vigore dal 24/09/2015).

venerdì 18 settembre 2015

Documenti montaggio di eventi temporanei

cantieri palco
Elenco di documentazione che può essere considerato utile al fine di dimostrare l’adempimento agli obblighi previsti dalla normativa vigente

- Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze redatto dal Datore di Lavoro Committente delle attività e condiviso dai datori di lavoro e lavoratori autonomi operanti in cantiere;
-Documentazione di cui all’articolo 26 comma 1 lettera a) del D.Lgs. 81/2008, per ogni impresa operante in cantiere;
-Dichiarazione di conformità degli impianti elettrici temporanei qualora utilizzati durante le fasi di allestimento o disallestimento;
-Attestati di formazione, ad opera dei datori di lavoro, specifici per mansione, di tutti lavoratori presenti in cantiere, alla luce dell’entrata in vigore degli accordi Stato-Regioni circa la formazione generale e specifica dei Lavoratori, Preposti, Dirigenti (art. 37 D.Lgs. 81/2008) e la specifica formazione del personale addetto alla conduzione di particolari attrezzature di lavoro (art. 73 comma 4 D.Lgs. 81/2008);
-Attestati di formazione/abilitazione redatti ai sensi all’allegato XXI del D.Lgs. 81/2008, degli addetti al montaggio/smontaggio delle opere temporanee e per coloro i quali operano su funi.
-Attestati di formazione ai corsi integrativi previsti dall’articolo del D.I. 22 luglio 2014 previsti per gli addetti al montaggio/smontaggio delle opere temporanee e per coloro i quali operano su funi;
-Attestati di formazione, ad opera dei datori di lavoro del personale incaricato della gestione delle emergenze, antincendio e primo soccorso corredati da relative nomine e attestati di formazione ed aggiornamento specifici così come previsto dal D.M. 388/03 e dalla circolare del Ministero dell’Interno – Dipartimento dei Vigili del Fuoco – DCFORM n. 0005987 del 23/02/11
-elenco dei preposti di ciascuna impresa operante, corredato da relativa nomina ai sensi dell’art. 16 del D.Lgs. 81/08 e attestazione dell’avvenuta formazione con specifico riferimento alle modalità e contenuti previsti dall’Accordo Stato Regione;

Con riferimento alle attrezzature presenti in fase di allestimento/evento:
-copia dei manuali di istruzioni delle attrezzature di lavoro e di sollevamento impiegate in cantiere,
-dichiarazione di conformità CE di ogni attrezzatura di lavoro, (riportante i numeri di fabbrica/di serie delle attrezzature di lavoro se immesse sul mercato conformemente al D.Lgs. 17/2010);
-Per macchine, apparecchi o utensili immessi sul mercato precedentemente al 1996:
-attestazione di rispondenza ai requisiti di cui all’allegato V del D.Lgs. 81/2008;

Con riferimento agli apparecchi di sollevamento, oltre ai punti precedenti:
-Elenco apparecchi di sollevamento che verranno impiegati, riportante almeno le seguenti informazioni: marca, modello, matricola, portata.
-Registro di controllo previsto dal costruttore, compilato ed aggiornato in ogni sua parte ai sensi dell’articolo 71 comma 4 lettera b) del D.Lgs. 81/2008;
-documentazione attestante l’esecuzione dell’ultimo controllo con esito positivo ai sensi dell’articolo 71 comma 10 del D.Lgs. 81/2008
-denuncia di prima installazione all’INAIL (ad esclusione degli apparecchi di sollevamento denominati “macchine speciali composte da tiri elettrici ad una o più funi” e non rientranti nella definizione di cui alla norma UNI ISO 4306 -1, secondo quanto stabilito dalla circolare Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 23 del 13/08/2012);
-documentazione tecnica circa i sistemi di controllo e comando degli apparecchi di sollevamento (motor controller).

Con riferimento agli accessori di sollevamento, catene, funi e cinghie:
- Elenco accessori di sollevamento, catene, funi e cinghie che verranno impiegati, riportante almeno le seguenti informazioni: marca, modello, matricola, portata;
- dati identificativi del proprietario di tali accessori di sollevamento e dell’azienda/e installatrice/i o utilizzatrice/i;
- Ultimo controllo trimestrale delle funi/catene ai sensi del punto 3.1.2. dell’allegato VI del D.Lgs. 81/2008;
- Accessori di sollevamento immessi sul mercato a far data dal 1996:
.Dichiarazione di conformità CE:
.redatta ai sensi dell’articolo 2 comma 2 lettera a) del DPR 459/96 per accessori di sollevamento immesse sul mercato a partire dal 1996 e sino al 2010 riportante le informazioni di cui all’allegato II del DPR 459/96.
.redatta ai sensi dell’art. 3 comma 3 lettera e) del D.Lgs. 17/2010 per macchine immesse sul mercato a partire dal 2010 riportante le informazioni di cui all’allegato II del D.Lgs. 17/2010;
-Catene, funi e cinghie immesse sul mercato a far data dal 2010:
.Dichiarazione di conformità CE:
.Manuale d’uso e manutenzione in lingua italiana

Progetto Lavoro Sicuro

Regione Toscana
progetto
Un alto numero di irregolarità è stato riscontrato a seguito dei controlli fatti dalla Asl di Prato nell'ambito del progetto Lavoro Sicuro: sono state registrate, infatti, nel 68,8 % dei casi. Da sottolineare anche l'altrettanto notevole numero di prescrizioni notificate alle aziende (1.978), di informative di reato (1.870) la cui gravità si è dimostrata notevole "soltanto" in 186 casi che hanno comportato sequestri o chiusure.
Confermato il dato che vede le principali irregolarità (827) concentrate nei macchinari utilizzati per le lavorazioni, poi negli impianti elettrici non a norma (774), nei problemi di igiene (649), nella presenza dei dormitori (340) e di cucine (152) con bombole di gas (76). "Quello che emerge - commenta il presidente Rossi – è un quadro che continueremo a tenere sotto controllo con l'obiettivo primario di accrescere la sicurezza di chi lavora per scongiurare tragedie come quella di Teresa mode, di garantire tutela, legalità e presenza dello Stato in tutte le sue articolazioni. È per questo che ringrazio la Procura per aver coordinato il blitz di stamani e per il contributo che insieme alle forze di pubblica sicurezza e alle istituzioni locali dà a questa grande opera di legalità che stiamo tutti insieme portando avanti ".
Renzo Berti, coordinatore del progetto, ha ricordato come nei prossimi mesi il programma di attività preveda il completamento dei controlli in tutte le circa 7.700 aziende presenti nell'area che va da Firenze a Pistoia è comprende anche l'empolese, il rilancio del patto per il lavoro sicuro al quale per il momento hanno aderito 155 aziende, l'impegno per l'emersione fiscale ed infine il passaggio dalla fase straordinaria all'attività ordinaria di controllo.
"I nostri programmi - ha concluso Berti - prevedono di sottoporre a controlli altre 1.100 imprese da qui al 31 dicembre 2015. E stimiamo che entro fine anno riusciremo ad incassare un totale generale di 4,5 milioni di euro di sanzioni".

mercoledì 16 settembre 2015

intervento di manutenzione sulla macchina

macchina
la nuova direttiva macchine (punto 1.2.5) indica che “se per alcune operazioni la macchina deve poter funzionare con un riparo spostato o rimosso e/o con il dispositivo di protezione neutralizzato, il selettore del modo di comando o di funzionamento deve simultaneamente:
- escludere tutti gli altri modi di comando o di funzionamento,
- autorizzare l'attivazione delle funzioni pericolose soltanto mediante dispositivi di comando che necessitano di un'azione continuata,
- autorizzare l'attivazione delle funzioni pericolose soltanto in condizioni di minor rischio, evitando i pericoli derivanti dal succedersi delle sequenze,
- impedire qualsiasi attivazione delle funzioni pericolose mediante un'azione volontaria o involontaria sui sensori della macchina”.
E se queste quattro condizioni non possono essere soddisfatte simultaneamente, “il selettore del modo di comando o di funzionamento deve attivare altre misure di protezione progettate e costruite per garantire una zona di intervento sicura”. Inoltre – continua la direttiva – “al posto di manovra l'operatore deve avere la padronanza del funzionamento degli elementi sui quali agisce”.
Riguardo poi alla disabilitazione dei dispositivi di protezione, l’intervento riporta indicazioni tratte dalla norma tecnica UNI EN ISO 11161:2010, norma che specifica i requisiti di sicurezza per i sistemi di fabbricazione integrati, che incorporano due o più macchine interconnesse. Fornisce requisiti e raccomandazioni per la progettazione sicura, la protezione e le informazioni per l’uso dei sistemi di fabbricazione integrati.
Nell’intervento si indica che nel caso in cui sia necessario accedere alle zone pericolose della macchina con la macchina in funzione, “è necessario prevedere dei modi di comando appropriati. La selezione manuale del modo di comando deve essere bloccabile (ad esempio selettore a chiave, codice di accesso, ecc.). Quando i dispositivi di protezione sono disabilitati, occorre prevedere ulteriori misure di protezione che garantiscano un livello di sicurezza equivalente. Tali misure di protezione possono includere: comandi ad azione mantenuta (comando a due mani o comando di abilitazione); velocità e/o forza ridotta; individuazione di una posizione sicura e di un accesso sicuro per l’esecuzione dell’intervento”. Il documento riporta ulteriori indicazioni sul comando di abilitazione e sui casi di velocità ridotta senza comando ad azione mantenuta.
Riportiamo poi qualche breve indicazione sull’isolamento dalle fonti di alimentazione di energia (punto 1.6.3 della Direttiva).
Si ricorda che la macchina “deve essere munita di dispositivi che consentono di isolarla da ciascuna delle sue fonti di alimentazione di energia. Tali dispositivi devono essere identificati chiaramente. Devono poter essere bloccati, qualora la riconnessione rischi di presentare un pericolo per le persone. I dispositivi devono inoltre poter essere bloccati nel caso in cui l'operatore non possa verificare l'effettivo costante isolamento da tutte le posizioni cui ha accesso”.
In particolare nel caso di macchine che possono essere alimentate ad energia elettrica mediante una spina ad innesto, “è sufficiente la separazione della spina, a patto che l'operatore possa verificare da tutte le posizioni cui ha accesso, che la spina resti disinserita”. E l’eventuale energia residua o immagazzinata dopo l'isolamento della macchina “deve poter essere dissipata senza rischio per le persone”.
Si indica tuttavia che in deroga a quanto indicato “taluni circuiti possono non essere separati dalla loro fonte di energia onde consentire, ad esempio, il supporto di pezzi, la tutela di informazioni, l'illuminazione delle parti interne, ecc. In questo caso devono essere prese disposizioni particolari per garantire la sicurezza degli operatori”.
 Non si deve effettuare nessun intervento di manutenzione sulla macchina in movimento: “prima di ogni intervento bloccare in posizione di aperto mediante lucchetto i sezionatori delle alimentazioni presenti (alimentazione elettrica, pneumatica, ecc.)  Tutti i dispositivi di sezionamento devono poter essere bloccati in posizione di ‘circuito isolato’, per esempio mediante lucchetti, in modo che gli operatori che intervengono sulla macchina possano accertarsi che nessun elemento della stessa possa essere avviato finché è in corso l'intervento”.
Viene presentato un esempio di procedura:
- “prima di intervenire sulla macchina ogni operatore blocca tutti i sezionatori delle fonti di alimentazione esterne con mezzi di bloccaggio — per esempio lucchetti — personali e porta con sé le chiavi di apertura;
- ogni operatore rimuove i mezzi di bloccaggio personali dei sezionatori solamente una volta terminato l'intervento sulla macchina;
- in questo modo il blocco dei sezionatori può essere rimosso solo dopo che tutti gli operatori hanno rimosso i mezzi di bloccaggio personali, ovvero solo dopo che tutti gli operatori hanno terminato gli interventi sulla macchina”. 
E dunque una procedura di questo tipo “evita che un operatore possa avviare la macchina senza accorgersi della presenza di altri operatori all'interno delle zone pericolose della macchina; perché sia efficace è essenziale che tutti gli operatori che intervengono sulla macchina blocchino i sezionatori con lucchetti personali”. Nell’intervento, che vi invitiamo a visionare integralmente, sono riportati anche altri esempi e immagini esplicative. Concludiamo questo breve excursus sulla sicurezza nella manutenzione delle macchine ricordando che (punto 1.7.4 della Direttiva) ogni macchina “deve essere accompagnata da istruzioni per l'uso nella o nelle lingue comunitarie ufficiali dello Stato membro in cui la macchina è immessa sul mercato e/o messa in servizio. Le istruzioni che accompagnano la macchina devono essere ‘istruzioni originali’ o una ‘traduzione delle istruzioni originali’; in tal caso alla traduzione deve essere allegata una copia delle istruzioni originali”. Tuttavia in deroga a quanto indicato, “le istruzioni per la manutenzione destinate ad essere usate da un personale specializzato incaricato dal fabbricante o dal suo mandatario possono essere fornite in una sola lingua comunitaria compresa da detto personale”. Gli interventi di manutenzione ordinaria “le istruzioni per l'uso devono contenere informazioni sufficientemente dettagliate a consentire agli operatori di effettuarle in condizioni di sicurezza senza trovarsi in condizioni pericolose. Il fabbricante, nella redazione delle istruzioni per l'uso, può assumere che gli operatori addetti alla manutenzione abbiano una formazione di base adeguata a questo ruolo; tale formazione è normalmente superiore a quella degli operatori addetti alla produzione e può essere indicata come requisito minimo di addestramento dal fabbricante della macchina nelle istruzioni per l'uso”. In definitiva devono comunque essere fornite “tutte le informazioni specifiche delle operazioni da effettuare che consentano all'operatore di agire in condizioni di sicurezza senza ‘improvvisare’”.

CEI EN 50110-1 e CEI 11-27

CEI 11-27
confronto tra CEI EN 50110-1 e CEI 11-27
In particolare sull’argomento prove e ricerca guasti, “le due norme dicono sostanzialmente le stesse cose, con qualche specificazione in più nella 11-27 (in particolare il piano di prova). Da tener presente che la 11-27 non riguarda i lavori sotto tensione per tensioni superiori a 1 kV (che in Italia sono regolati dalla CEI 11-15), mentre la 50110 sì”.
E riguardo alle attività di prove e ricerca guasti in MT (media tensione) e AT (alta tensione), il relatore ricorda che la norma CEI 11-15 all’art.2 recita: ‘non costituisce altresì lavoro sotto tensione l'uso di apparecchi ed attrezzi durante le operazioni attinenti a prove, ricerca guasti, ecc., tecnicamente eseguibili soltanto in assenza di messa a terra e in cortocircuito di parti attive messe fuori tensione, a condizione che vengano adottate, a seguito di un’attenta analisi del rischio, adeguate precauzioni per prevenire che le predette parti attive siano rimesse in tensione da ogni possibile sorgente di alimentazione’.
Alcune considerazioni sui testi normativi, segnalando come le norme non aggiungano prescrizioni o deroghe (“salvo la liceità della rimozione di sicurezze”) a tutto il complesso del rimanente articolato. E “nella sostanza le due norme continuano a raccomandare di applicare i principi generali di sicurezza e le procedure di lavoro (fuori tensione, sotto tensione, prossimità) definite e illustrate. Inoltre, la scelta della norma italiana di un’aderenza sinottica alla norma europea ha portato a collocare le attività di prova e di ricerca guasti in contesti distinti anche nella 11-27, mentre in tutti i testi normativi italiani precedenti erano trattate congiuntamente. Si è tuttavia mantenuto il piano di prova, ma si è perso il responsabile delle prove previsto dall’edizione precedente”.
Veniamo allora alle criticità delle attività di misura e di prova.
L’intervento indica che sono attività che si eseguono:
- “sistematicamente (a intervalli di tempo prefissati);
- sotto condizione (al verificarsi di un evento)”.
E la criticità maggiore “consiste nel fatto che per eseguirle, di solito, si alterano le normali condizioni di funzionamento di un impianto. Inoltre, quasi sempre, gli eventuali errori non si evidenziano se non quando è tardi. I guai si manifestano sia durante l’attività, sia alla ripresa del servizio”. Si sottolinea che in ogni caso “trattandosi di attività pianificabili, la norma italiana prescrive (per i casi complessi) la predisposizione del piano di prova”. Le conseguenze generalmente “riguardano danni agli impianti e più raramente alle persone”.

Riguardo invece alle criticità dell’attività di ricerca guasti, si indica che le criticità dipendono da due fattori:
- “l’imprevedibilità del quando e del cosa;
- la fretta”.
In particolare per i guasti più ricorrenti “si possono predisporre procedure, ma per gli altri è necessario:
- presupporre le possibili cause;
- decidere che cosa fare per individuare la causa del guasto;
- decidere come farlo”.
E purtroppo “spesso si adottano sistemi sbrigativi con rischi (calcolati?) per cose e persone. L’imprevedibilità e l’urgenza fanno sì che spesso attrezzi, strumenti e persone più adatti non siano disponibili”.

E a proposito di criticità il relatore sottolinea che spesso nella progettazione e costruzione di impianti e macchinari “ci si concentra sul funzionamento (quindi l’esercizio normale) trascurando le esigenze delle attività ‘fuori linea’ come le verifiche, le ispezioni, i controlli, le misure, le prove e, dulcis in fundo, la ricerca guasti”.

Breve elenco di misure di prevenzione.
Per le prove e misure:
- “predisporre procedure dettagliate per ogni singola attività;
- preparare il piano di prova per i casi complessi e comunque tutte le volte in cui si altera l’assetto dell’impianto;
- formazione continua, teorica e per affiancamento; corsi e seminari di aggiornamento”.
Per la ricerca guasti:
- “predisporre procedure per i casi ricorrenti;
- formazione sul modo di procedere (e al non farsi condizionare dalla fretta);
- raccolta dati sull’evento (cause, processo di soluzione, errori, criticità, ecc.)”.

Vi sono due strumenti che riducono le criticità delle prove e dei guasti:
- piano di controlli sistematici: “permette di organizzare la formazione adeguata; permette di privilegiare le attività a minore impatto economico ed organizzativo; costringe ad approfondire la conoscenza dell’impianto;
- manutenzione ordinaria: favorisce la conoscenza tecnica dell’impianto; riduce i guasti;  costa globalmente meno di un disservizio”.

lunedì 14 settembre 2015

manutenzione presidi antincendio, manutenzione macchine

macchine

A fronte del pagamento di un canone unico, hai a tua disposizione il prodotto software per il  periodo di tempo ed esigenze, calcolati sulle tue reali necessità.

Modulo avanzato per la manutenzione, collaudo e revisione dei presidi antincendio
Gestione avanzata estintori con scadenzario ricarica bombola, registro di consegna, dismissione.
PRINCIPALI FUNZIONALITA’
Importazione guidata presidi antincendio da fogli excel:
Monitoraggio completo dei presidi antincendio (verifiche, controlli, manutenzione) con relativo storico e scadenzario.
Gestione degli interventi: .
Registro Cronologico degli interventi:
Scadenzario:
Stampa schede.
Stampa Registro Antincendio 

Modulo avanzato per il monitoraggio completo del registro manutenzione
Con storico manutenzioni preventive e correttive e relativo scadenzario.
PRINCIPALI FUNZIONALITA’
Gestione parco macchine, attrezzature e impianti, con dettagli tecnici, foto e procedure di utilizzo. E' possibile importare i dati da foglio excel.
Scadenzario riportante tutti gli interventi periodici di manutenzione preventiva e correttiva ancora aperti.
Notifica giornaliera via mail o con preavviso di tot giorni.
Storico di tutte le manutenzioni preventive e correttive effettuate con relativi costi.
Magazzino ricambi: gestione delle occorrenze e delle rimanenze con la possibilità di creare pezzi di ricambio condivisi o per singolo elemento.
Filtri avanzati di ricerca per tipologia risorsa, tipo di manutenzione, costi, scadenze, ditta di manutenzione, ecc.
Stampa scheda macchina con DPI e Segnaletica di sicurezza
Stampa scheda interventi effettuati
Stampa registro di manutenzione annuale con utti i controlli/interventi effettuati e da effettuare

manutenzione macchine, antincendio

gestione della sicurezza, ROA, Sicurezza a scuola

portaleconsulentiIndicazioni operative dell’Inail per la gestione della sicurezza e della qualità in Risonanza Magnetica
INAIL 2015 Dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro ed Ambientale
portaleconsulentiValutazione rischio esposizione ROA derivante dall’impiego di Riscaldatori ad Infrarossi
A cura di: Iole Pinto, Andrea Bogi, Francesco Picciolo, Nicola Stacchini Usl 7 Sena – Laboratorio Sanità Pubblica – Agenti Fisici
portaleconsulentiCabine di proiezione con sistemi digitalizzati
Una cabina di proiezione in cui sia presente solo un sistema esclusivamente digitalizzato non comporta l’applicazione delle disposizioni del DM 16.08.1996
portaleconsulentiLa sicurezza a scuola
Ultimo numero del periodico statistico Dati Inail
portaleconsulentiJobs act, gli ultimi quattro decreti delegati
Ecco tutte le misure del Jobs act
Sicurezza a scuola
In Italia, l’installazione e l’uso delle apparecchiature diagnostiche a Risonanza Magnetica (RM) sono regolati da un quadro normativo ormai vetusto, nel quale l’atto più recente è rappresentato dal D.P.R. 542/1994 con il quale sono stati codificati gli standard di sicurezza ancora vigenti. Il profondo mutamento dovuto all’evoluzione scientifica e tecnologica che ha caratterizzato negli ultimi vent’anni la diagnostica per immagini a scopo medico con tomografia RM (in particolare, utilizzando campi statici di induzione magnetica sempre più elevati, a cui si associano radiofrequenze e gradienti sempre più spinti che danno vita ogni giorno ad apparecchiature via via più sofisticate e performanti) 
 
Scopo dell’indagine è stata la valutazione del rischio da radiazioni ottiche emesse da lampade ad infrarossi di comune utilizzo presso uffici, attività industriali e luoghi di ritrovo. Il riscaldamento ad infrarossi in particolare è in crescente e diffuso impiego su tutto il territorio nazionale, risultando molto efficace per riscaldare gli spazi esterni di bar, ristoranti e altri luoghi di ritrovo. Il calore localizzato, infatti, crea un microclima caldo anche durante l'inverno, permettendo di sfruttare gli spazi esterni durante tutto l'anno e non solo nelle stagioni più calde

 Lo ha chiarito in una circolare del 16 aprile 2015 il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, Direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica del Ministero dell’Interno, nella quale si fa esplicito riferimento al secondo e terzo capoverso del Titolo VI del DM citato. La Circolare prot. n. 8907 del 27/07/2015 riporta precisazioni alla nota DCPREV Prot. 4471 del 16 aprile 2015

Nel 2014 gli infortuni denunciati per gli studenti delle scuole pubbliche statali sono stati 82.118 (-6,9% rispetto al 2013), con una prevalenza di infortunati di sesso maschile (56,7%). Tra gli stranieri, la maggioranza dei casi ha riguardato alunni di nazionalità rumena (17%). A scriverlo è il periodico statistico Dati Inail, che in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico ha dedicato il suo numero di agosto a un approfondimento sulla sicurezza tra i banchi.

Si completa la riforma del lavoro, con gli ultimi quattro decreti delegati licenziati dal governo. Un “ritocco”, minimo, c’è stato. Ma alla fine le concessioni ai più garantisti sono solo “parziali” e la sostanza è una rivoluzione che interesserà tutti i lavoratori: d’ora in poi saranno possibili i controlli a distanza dei dipendenti attraverso tablet, smartphone o altre dotazioni tecnologiche senza dover fare prima accordi sindacali o avere autorizzazioni ministeriali. Unica accortezza: non si dovrà entrare in contrasto con la legge sulla privacy.
 
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e-learning comunità virtuali di apprendimento

venerdì 11 settembre 2015

SAFETY LAVORO HA UN ARCHIVIO DI OLTRE 150 ATTIVITA' PROTOTIPO

infotelRILASCIATA NUOVA VERSIONE DI SAFETY ALL 81 LAVORO FULL
PRINCIPALI FUNZIONALITA'
• Gestione figure aziendali da archivio: inserimento nello status navigator dei nominativi
• Gestione allegati integrativi: aggiunti file con estensione .docx
• Gestione allegati integrativi: controllo sulle dimensioni dei singoli allegati
• Stampa DVR completo: nuova copertina con tabella figure aziendali
• Programma di miglioramento: somma dei costi previsti per le misure di prevenzione da attuare
• Bug fix
• Tutor consultabili online
• Nuovo layout grafico Status Navigator
DVR STANDARD
• Importazione/esportazione tabella pericoli da un ciclo lavorativo all’altro.
 
SAFETY LAVORO HA UN ARCHIVIO DI OLTRE 150 ATTIVITA' PROTOTIPO PER LA VALUTAZIONE DEI RISCHI

giovedì 10 settembre 2015

Allevamento in stabulazione libera di bovini da carne o da latte

Allevamento in stabulazione libera di bovini da carne o da latte

bovini da carne o da latte
Lavorazione e rischi
•Controllo bestiame e gestione stalla
I rischi cui sono soggetti gli operatori sono riconducibili ad urti e schiacciamenti, scivolamenti su pavimentazioni coperte da deiezioni, rischio biologico da contatto con fluidi organici e deiezioni, più grave nel caso di contatti con animali malati.
•Movimentazione animali
prevede gli spostamenti di animali, e sono caratterizzate dal rischio di traumi (urti, schiacciamenti, calci, cariche)
•Alimentazione degli animali
essa, oltre che essere l’operazione di stalla più ripetuta è anche quella che coinvolge il maggior numero di settori del centro aziendale le varie fasi lavorative ed i relativi rischi ricomprendono le seguenti due macroattività:
-stoccaggio e conservazione
-preparazione e distribuzione in cui e maggiormente previsto l’utilizzo di macchine (trattori, carri desilatori, distrubutori unifeed, ruspette, spazzolatrici).
•Gestione tori

Caratteristiche degli ambienti di lavoro
- Aeroilluminazione: rapporto tra superficie del pavimento dei locali chiusi e finestrature apribili deve essere pari almeno ad 1/10
- Illuminazione artificiale: almeno 50 lux e almeno 200 lux in caso di operazioni che richiedono discreta precisione. Rif. UNI EN 12464-1
- Pavimenti antiscivolo: Possono essere ottenuti anche mediante rigatura, garantendo un’adeguata e frequente pulizia
- Altezza consigliata: almeno m 4,5 per garantire il passaggio dei mezzi
- Viabilità interna alla stalla: garantire vie di circolazione per veicoli e passaggi pedonali
- Servizi igienico assistenziali: WC, docce, spogliatoi con armadietto a doppio scomparto
- Microclima: i locali igienico assistenziali e con permanenza di personale (es. sala mungitura) devono essere dotati di impianti di riscaldamento e adeguata ventilazione.
- Utile prevedere locali dedicati a infermeria, sala parto, ecc.

Principali misure strutturali di prevenzione

•Luoghi protetti o vie di fuga con varchi 30-35 cm ad intervalli opportuni (25-30 metri) per le stalle aperte o un varco in ogni box.
•Uso di rastrelliere auto-catturanti per qualunque intervento sugli animali
•Percorsi protetti per la movimentazione del bestiame per evitare pericolosi contatti

Principali misure procedurali di prevenzione
- Avvicinare le bovine frontalmente, con calma e tranquillità, preavvertendo l’animale con la voce, meglio in compresenza
- Utilizzare la cavezza per spostare i tori, in compresenza
- Rimuovere spesso le deiezioni animali e i residui alimentari
- Riservare l’uso dell’arla a personale formato alla mascalcia
- Effettuare regolare disinfestazione e derattizzazione
- Evitare l’avvio delle ruspette in presenza dell’operatore
- Garantire regolare manutenzione di impianti e strutture
- Garantire la formazione del personale

DPI
Calzature con suole antisdrucciolo e puntale rinforzato, tute da lavoro, guanti.
Quando necessario: mascherine antipolvere, visiere od occhiali
protettivi, tute impermeabili, indumenti per microclimi sfavorevoli

Gestione tori
Le strutture di stabulazione devono essere robuste, con recinzione alta 1,80 m, dotate di vie di fuga e/o aree protette e dispositivi di cattura annessi alla mangiatoia; è necessario poter separare/segregare l’animale con cancelli separatori per evitare il contatto. Il dispositivo autocatturante va utilizzato giornalmente, al momento dell’alimentazione, in modo da abituare l’animale.
Aspetti procedurali: Dotare i tori di anello al naso, per guidare l’animale con un bastone uncinato restando all’esterno del recinto. L’addetto non deve entrare nei recinti in presenza di toro libero all’interno di un gruppo di bovine. Il personale addetto deve essere formato, addestrato e in buone condizioni fisiche.

mercoledì 9 settembre 2015

La segnaletica di sicurezza sul luogo di lavoro

segnaletica di sicurezza
segnaletica di sicurezza sul luogo di lavoro
SEGNALETICA DI SICUREZZA
La segnaletica di sicurezza sul luogo di lavoro, riferita ad una macchina/attrezzatura, ad una attività o ad una determinata situazione, fornisce una indicazione o una prescrizione concernente la sicurezza e/o la salute sul luogo di lavoro ed utilizza, a seconda dei casi, un cartello, un colore, un segnale luminoso o acustico, una comunicazione verbale o un segnale gestuale. Scopo della segnaletica di sicurezza è quello di attirare in modo rapido e facilmente comprensibile l’attenzione su oggetti e situazioni che possono provocare determinati pericoli, ed in particolare:
o Vietare comportamenti pericolosi;
o Avvertire di un rischio o di un pericolo le persone esposte;
o Fornire indicazioni relativi alle uscite di sicurezza e ai mezzi di soccorso o di salvataggio;
o Prescrivere comportamenti sicuri ai fini della sicurezza;
o Indicare ulteriore elementi di prevenzione e sicurezza.
Le modalità di utilizzo dei segnali, la propria intercambiabilità, la loro contestualizzazione sono disciplinate dal Testo Unico in due allegati appositi: Allegato XXIV  “Prescrizioni generali per la segnaletica di sicurezza” e Allegato XXVPrescrizioni generali per i cartelli segnaletici”  del D.Lgs 81/08 come modificato dal D.Lgs.106/09
SEGNALAZIONE PERMANENTE
o quando si riferisce a un divieto, un avvertimento o un obbligo, o serve ad indicare l’ubicazione e ad identificare i mezzi di salvataggio o di pronto soccorso deve essere costituita da cartelli o quando è destinata ad indicare l’ubicazione, ad identificare i materiali e le attrezzature antincendio o quando si riferisce a rischi di urto contro ostacoli e di caduta delle persone deve essere costituita da cartelli o da un colore di sicurezza o quando  destinata ad indicare le vie di circolazione deve essere costituita da cartelli o da un colore di sicurezza o quando  destinata ad indicare le vie di circolazione deve essere costituita da un colore di sicurezza o quando è apposta su contenitori e tubazioni deve essere del tipo previsto dalla legge
SEGNALAZIONE OCCASIONALE
o la segnaletica di pericolo, la chiamata di persone per un’azione specifica e lo sgombero urgente devono essere fatti tenendo conto del principio di intercambiabilità per mezzo di segnali luminosi, acustici o attraverso la comunicazione verbale o la guida delle persone che effettuano manovre implicanti un rischio o un pericolo deve essere fatta per mezzo di segnali gestuali o comunicazioni verbali. La segnaletica per essere efficace deve dare un messaggio rapido e facilmente interpretabile e per questo motivo deve osservare oltre la normativa, anche alcune regole specifiche, quali:
o evitare la disposizione ravvicinata di un numero di cartelli eccessivo, al fine di favorire l’individuazione e la comprensione del messaggio
o non utilizzare contemporaneamente segnali che possono generare confusione tra di loro
o rendere visibile la segnaletica da tutte le posizioni ritenute critiche rispetto al messaggio che si vuole fornire
o effettuare la corretta manutenzione dei segnali e la regolare pulizia
o nel caso di segnalazioni che richiedono fonti di energia, assicurarsi che questa sia mantenuta anche in caso di guasto all’impianto elettrico
o in caso di cattiva illuminazione naturale utilizzare colori fosforescenti, materiali riflettenti o illuminazione artificiale
o rimuovere il cartello quando non sussiste più la situazione che ne giustificava la presenza.
SEGNALETICA GESTUALE
Il segnale gestuale è una particolare forma di comunicazione che usa braccia e mani per impartire istruzioni a distanza a persone che effettuano manovre. Il D.Lgs n. 81/08 (Testo Unico Sicurezza) ha codificato alcuni segnali gestuali di uso comune in una serie di istruzioni ben precise. Questi segnali possono essere impiegati in ambito edile, industriale, agricolo e nei contesti più diversi perché rappresentano istruzioni di tipo generale (avanza, ferma, alza, abbassa, pericolo, ecc.).
La segnaletica gestuale è disciplinata dalle prescrizioni dell’ Allegato XXXII del D.Lgs 81/08.
Proprietà intrinseche
o Un segnale gestuale deve essere preciso, semplice, ampio, facile da eseguire e da comprendere e nettamente distinto da un altro segnale gestuale
o L’impiego contemporaneo delle due braccia deve farsi in modo simmetrico e per un singolo segnale gestuale
o I gesti impiegati, nel rispetto delle caratteristiche sopra indicate, potranno variare leggermente o essere più particolareggiati rispetto alle figurazioni prestabile, purché il significato e la comprensione siano per lo meno equivalenti.
Regole particolari d'impiego
o la persona che emette i segnali, detta "segnalatore", impartisce, per mezzo di segnali gestuali, le istruzioni di manovra al destinatario dei segnali, detto "operatore"
o il segnalatore deve essere in condizioni di seguire con gli occhi la totalità delle manovre, senza essere esposto a rischi a causa di esse
o il segnalatore deve rivolgere la propria attenzione esclusivamente al comando delle manovre e alla sicurezza dei lavoratori che si trovano nelle vicinanze
o se non sono soddisfatte le condizioni suddette, occorrerà prevedere uno o più segnalatori ausiliari
o quando l’operatore non può eseguire con le dovute garanzie di sicurezza gli ordini ricevuti, deve sospendere la manovra in corso e chiedere nuove istruzioni
Accessori della segnalazione gestuale:
- il segnalatore deve essere individuato agevolmente dall’operatore
- il segnalatore deve indossare o impugnare uno o più elementi di riconoscimento adatti, come giubbotto, casco, manicotti, bracciali, palette
- gli elementi di riconoscimento sono di colore vivo, preferibilmente unico, e riservato esclusivamente al segnalatore
L’ Allegato XXXII del D.Lgs 81/08 illustra graficamente una serie dei gesti convenzionali relativi a:
gesti generali (inizio, alt, fine)
movimenti verticali (sollevare, abbassare, distanza verticale)
movimenti orizzontali (avanzare, retrocedere, a destra, a sinistra, distanza orizzontale)
pericolo (pericolo, movimento rapido, movimento lento).
Gli addetti ai lavori devono essere adeguatamente formati e informati sul corretto utilizzo e sul significato dei segnali gestuali, in quanto le comunicazioni tramite segnali gestuali risultano efficaci se il segnalatore - ovvero colui che emette il segnale - e l’operatore - cioè chi riceve le istruzioni - conoscono perfettamente il significato operativo di ogni singolo comando.
DEFINIZIONI
Segnaletica di sicurezza e di salute sul luogo di lavoro:
una segnaletica che, riferita ad un oggetto, ad una attività o ad una situazione determinata, fornisce una
indicazione o una prescrizione concernente la sicurezza o la salute sul luogo di lavoro, e che utilizza, a
seconda dei casi, un cartello, un colore, un segnale luminoso o acustico, una comunicazione verbale o un
segnale gestuale;
segnale di divieto: un segnale che vieta un comportamento che potrebbe far correre o causare un pericolo;
segnale di avvertimento: un segnale che avverte di un rischio o pericolo;
segnale di prescrizione: un segnale che prescrive un determinato comportamento;
segnale di salvataggio o di soccorso: un segnale che fornisce indicazioni relative alle uscite di sicurezza o
ai mezzi di soccorso o di salvataggio.
Obblighi del datore di lavoro
1. Quando, anche a seguito della valutazione effettuata in conformità all’articolo 28, risultano rischi che non
possono essere evitati o sufficientemente limitati con misure, metodi, ovvero sistemi di organizzazione del lavoro, o con mezzi tecnici di protezione collettiva, il datore di lavoro fa ricorso alla segnaletica di sicurezza, conformemente alle prescrizioni di cui agli allegati da ALLEGATO XXIV a ALLEGATO XXXII.
Qualora sia necessario fornire mediante la segnaletica di sicurezza indicazioni relative a situazioni di rischio non considerate negli allegati da ALLEGATO XXIV a ALLEGATO XXXII, il datore di lavoro, anche in riferimento alle
norme di buona tecnica, adotta le misure necessarie, secondo le particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica.
Il datore di lavoro, per regolare il traffico all’interno dell’impresa o dell’unità produttiva, fa ricorso, se del caso, alla segnaletica prevista dalla legislazione vigente relativa al traffico stradale, ferroviario, fluviale, marittimo o aereo, fatto salvo quanto previsto nell’ALLEGATO XXVIII.
Segnalazione di ostacoli e di punti di pericolo
Per segnalare i rischi di urto contro ostacoli, di cadute di oggetti e di caduta da parte delle persone entro il perimetro delle aree edificate dell’impresa cui i lavoratori hanno accesso nel corso del lavoro, si usa il giallo alternato al nero ovvero il rosso alternato al bianco.
Le dimensioni della segnalazione andranno commisurate alle dimensioni dell’ostacolo o del punto pericoloso che s’intende segnalare.
Le sbarre gialle e nere ovvero rosse e bianche dovranno avere un’inclinazione di circa 45° e dimensioni più o meno uguali fra loro.
Segnalazione delle vie di circolazione
Qualora l’uso e l’attrezzatura dei locali lo rendano necessario per la tutela dei lavoratori, le vie di circolazione dei veicoli devono essere chiaramente segnalate con strisce continue di colore ben visibile, preferibilmente bianco o giallo, in rapporto al colore del pavimento.
L’ubicazione delle strisce dovrà tenere conto delle distanze di sicurezza necessarie tra i veicoli che possono circolare e tutto ciò che può trovarsi nelle loro vicinanze nonché tra i pedoni e i veicoli. Le vie permanenti situate all’esterno nelle zone edificate vanno parimenti segnalate, nella misura in cui ciò si renda necessario, a meno che non siano provviste di barriere o di una pavimentazione appropriate.
I cartelli vanno sistemati:
• Tenendo conto di eventuali ostacoli
• Ad un’altezza ed in una posizione appropriata rispetto all’angolo di visuale
• All’ingresso della zona interessata in caso di rischio generico
• nelle immediate vicinanze di un rischio specifico o dell’oggetto che si intende segnalare
• in un posto bene illuminato e facilmente accessibile e visibile.
Le attrezzature antincendio devono essere identificate mediante apposita colorazione ed un cartello indicante la loro ubicazione o mediante colorazione delle posizioni in cui sono sistemate o degli accessi a tali postazioni
Il colore di identificazione è ROSSO la cui superficie dovrà avere un’ampiezza sufficiente per consentire un’agevole identificazione.
I mezzi e i dispositivi segnaletici devono, a seconda dei casi, essere regolarmente puliti, sottoposti a manutenzione, controllati riparati, e, se necessario, sostituiti, affinché conservino le loro proprietà intrinseche o di funzionamento.
Qualora i lavoratori interessati presentino limitazioni delle capacità uditive o visive, eventualmente a causa dell’uso di mezzi di protezione personale, devono essere adottate adeguate misure supplementari o sostitutive.
I pittogrammi devono essere il più semplici possibili e il materiale dei cartelli deve essere il più possibile resistente agli urti ed alle intemperie. Le dimensioni e le proprietà colorimetriche e fotometriche devono essere tali da garantire una buona visibilità. Per le caratteristiche cromatiche e fotometriche dei materiali si devono consultare le norme di buona tecnica dell’UNI. In caso di cattiva illuminazione naturale è opportuno utilizzare cartelli con colori fosforescenti, materiali riflettenti o ricorrere all’illuminazione artificiale (di emergenza). Inoltre il cartello va rimosso quando non sussiste più la situazione che ne giustificava la presenza.

MMC sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare

carichi
MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI
Le operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, che, per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche sfavorevoli, comportano rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari (Art. 167 D. Lgs. 81/08 e s.m.i.).
La prevenzione del rischio di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari, connesse alle attività lavorative di movimentazione manuale dei carichi dovrà considerare, in modo integrato, il complesso degli elementi di riferimento e dei fattori individuali di rischio riportati nel presente allegato.
ELEMENTI DI RIFERIMENTO
1. CARATTERISTICHE DEL CARICO
La movimentazione manuale di un carico può costituire un rischio di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari nei seguenti casi:
- il carico è troppo pesante;
- è ingombrante o difficile da afferrare;
- è in equilibrio instabile o il suo contenuto rischia di spostarsi;
- è collocato in una posizione tale per cui deve essere tenuto o maneggiato a una certa distanza dal tronco o con una torsione o inclinazione del tronco;
- può, a motivo della struttura esterna e/o della consistenza, comportare lesioni per il lavoratore, in particolare in caso di urto.
2. SFORZO FISICO RICHIESTO
Lo sforzo fisico può presentare rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari nei seguenti casi:
- è eccessivo;
- può essere effettuato soltanto con un movimento di torsione del tronco;
- può comportare un movimento brusco del carico;
- è compiuto col corpo in posizione instabile.
3. CARATTERISTICHE DELL’AMBIENTE DI LAVORO
Le caratteristiche dell'ambiente di lavoro possono aumentare le possibilità di rischio di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari nei seguenti casi:
- lo spazio libero, in particolare verticale, è insufficiente per lo svolgimento dell'attività richiesta;
- il pavimento è ineguale, quindi presenta rischi di inciampo o è scivoloso il posto o l'ambiente di lavoro non consentono al lavoratore la movimentazione manuale di carichi a un'altezza di sicurezza o in buona posizione;
- il pavimento o il piano di lavoro presenta dislivelli che implicano la manipolazione del carico a livelli diversi;
- il pavimento o il punto di appoggio sono instabili;
- la temperatura, l'umidità o la ventilazione sono inadeguate.
4. ESIGENZE CONNESSE ALL’ATTIVITA’
L'attività può comportare un rischio di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari se comporta una o più delle seguenti esigenze:
- sforzi fisici che sollecitano in particolare la colonna vertebrale, troppo frequenti o troppo prolungati;
- pause e periodi di recupero fisiologico insufficienti;
- distanze troppo grandi di sollevamento, di abbassamento o di trasporto;
- un ritmo imposto da un processo che non può essere modulato dal lavoratore.
5. FATTORI INDIVIDUALI DI RISCHIO
Fatto salvo quanto previsto dalla normativa vigente in tema di tutela e sostegno della maternità e di protezione dei giovani sul lavoro, il lavoratore può correre un rischio nei seguenti casi:
- inidoneità fisica a svolgere il compito in questione tenuto altresì conto delle differenze di genere e di età;
- indumenti, calzature o altri effetti personali inadeguati portati dal lavoratore;
- insufficienza o inadeguatezza delle conoscenze o della formazione o dell’addestramento.
La funzione fondamentale della colonna vertebrale è quella di sostenere il nostro organismo.
Il rachide è una struttura scheletrica lunga, articolata e flessibile, che percorre il tronco dal bacino fino al capo di cui ha funzione di sostegno.
Ci permette di mantenere la posizione eretta e di mantenere l’equilibrio.
La possibilità di orientare la testa nello spazio, di piegare il corpo in avanti, di estenderlo all'indietro, di fletterlo lateralmente e infine di ruotarlo, permettendo alla testa di completare quasi il giro dell'orizzonte, è legata all'articolarità del rachide.
La seconda funzione del rachide è quella di proteggere le strutture nervose         contenute nel canale vertebrale
Il rachide è il punto sul quale si scaricano tutti i pesi applicati alle leve degli arti ed è quindi costantemente interessato dagli effetti negativi di sollevamenti ripetuti nel tempo.
Le forze che agiscono sul rachide sono tanto più elevate quanto più ci si avvicina all’osso sacro.
Quando la colonna è in posizione perfettamente verticale, le forze di compressione sono distribuite sull’intera superficie del disco; quando invece la colonna è flessa, la distribuzione delle forze di compressione cambia, accentuandosi sul lato interno della flessione dove si opera uno schiacciamento della porzione di disco.
Le forze che si esercitano a livello muscolare e soprattutto discale, al momento di sollevare un carico, variano in funzione della postura e dalla forma e dal peso del carico stesso.
Un peso di 10 Kg sollevato in maniera corretta grava sui dischi intervertebrali lombari con un carico di 227 Kg.
Quando il carico discale è pari a 350 kg, il disco è a rischio di frattura.
Per questo motivo una diversa postura della schiena comporta differenze notevoli nelle forze che agiscono sul disco intervertebrale che possono arrivare, nel sollevamento di carichi pesanti in postura sbagliata, fino agli 800 Kg.
Durante le operazioni di movimentazione, l'organismo umano è soggetto a forze che agiscono sulla struttura muscolo-scheletrica e, nello stesso tempo, risponde allo sforzo muscolare con adattamenti metabolici.
Gli effetti della movimentazione sono legati due aspetti:
- lo sforzo (indotto dall'esterno);
- la risposta metabolica reattiva (generata dall'interno).
Lo sforzo impegna muscoli, legamenti, articolazioni, vertebre e provoca compressioni dei dischi intervertebrali ed aumento della pressione intra-addominale.
La risposta metabolica comprende l'aumento della frequenza cardiaca e di quella respiratoria, per compensare l'aumentato consumo di ossigeno da parte dei muscoli in azione.
Le patologie da sovraccarico biomeccanico sono definite come patologie delle strutture osteoarticolari, muscolotendinee e nervovascolari.
Lombalgie
Cervicalgie, discopatie, sindrome del tunnel carpale
Microfissurazioni dell’anulus fibroso con migrazione di materiale del nucleo polposo
Protrusioni discali
Ernie discali
Fenomeni degenerativi
L’allegato XXXIII del D. Lgs. 81/08 e s.m.i. indica le norme tecniche della serie ISO 11228 (parti 1-2-3) come riferimento per la valutazione del rischio. Accanto a queste si richiama la norma tecnica UNI EN 1005-2, estensione del metodo NIOSH ‘93.
Il metodo NIOSH (National Institute of Occupational Safety and Health) è volto alla valutazione delle azioni di sollevamento manuale di carichi.
Per ogni azione di sollevamento si determina il cosiddetto peso limite raccomandato attraverso una equazione che, a partire da un massimo peso sollevabile in condizioni ideali considera la presenza di elementi sfavorevoli a cui vanno applicati  fattori correttivi.
Il Metodo NIOSH è applicabile quando ricorrono le seguenti condizioni:
- carichi di peso superiore a 3 Kg;
- azioni di movimentazione che vengono svolte in via non occasionale (frequenze medie di 1 volta ogni ora nella giornata lavorativa tipo);
- azioni di tipo occasionale ma con valori vicini ai valori di peso massimi consigliati, specie se comportanti posture incongrue del rachide;
- sollevamento di carichi svolto in posizione in piedi (non seduta o inginocchiata) in spazi non ristretti;
- sollevamento di carichi eseguito con due mani.
I valori raccomandati della forza esercitata per azioni di spinta, di tiro e di trasporto in piano sono stati tabellati nelle cosiddette “TAVOLE DI SNOOK E CIRIELLO” in modo tale da proteggere il 90% delle popolazioni adulte sane, maschili e femminili.
La quantificazione delle forze effettivamente applicate richiede il ricorso ad appositi dinamometri da applicare alle reali condizioni operative.
Si tratta di individuare la situazione che meglio rispecchia il reale scenario lavorativo esaminato, decidere se si tratta di proteggere una popolazione solo maschile o anche femminile.
PRINCIPI GENERALI DI PREVENZIONE
In determinati ambiti lavorativi, non è possibile evitare la movimentazione manuale dei carichi per cui occorre adottare sistemi ed accorgimenti nel corso delle operazioni di trasporto e di sollevamento.
Dovendo sollevare un carico, maggiore è l’inclinazione del tronco e maggiore risulta il carico dei muscoli dorsali e dei dischi intervertebrali, per cui anche pesi leggeri possono risultare pericolosi se sollevati con il tronco inclinato in avanti.
In generale, si dovranno tenere in considerazione le seguenti indicazioni:
- essere in posizione stabile;
- afferrare il carico con sicurezza e possibilmente sempre con entrambe le mani;
- tenere il carico il più vicino possibile al corpo;
- non depositare o prelevare materiali al di sopra dell’altezza delle spalle o direttamente sul pavimento;
- evitare la torsione del busto girando tutto il corpo e muovendo i piedi;
- tenere la schiena ben eretta e distesa, mai piegare la schiena; in caso di sollevamento di oggetti posti in basso - è necessario piegare le ginocchia;
- sia in piedi che seduti la schiena non deve mai essere curva;
- il piano di lavoro deve essere ad un altezza tale da poter tenere i gomiti ad angolo retto
per lavorare seduti il tavolo deve lasciare sufficiente spazio alle gambe, i piedi devono essere appoggiati sul pavimento o su di un poggiapiedi;
- è sempre bene cambiare con una certa frequenza la posizione del corpo.
Sarà necessario gestire l’organizzazione del lavoro ad esempio, prima di iniziare a spostare un oggetto è indispensabile valutare:
- il percorso da compiere (la lunghezza del tragitto, la presenza di spazi ristretti, di scale, di pavimenti sconnessi o scivolosi, la temperatura ambiente ecc.);
- la necessità di altri operatori (meglio trasportare il carico in due) o di ausili meccanici;
- le caratteristiche del contenitore (forma, dimensioni, baricentro, afferrabilità e stabilità) e del contenuto (sostanze infiammabili, corrosive, ecc.);
- evitare che i periodi in cui si sollevano i carichi siano concentrati nella giornata, alternarli con altri lavori meno gravosi;
- evitare di spostare oggetti troppo ingombranti tali da impedire la visibilità;
- suddividere i carichi eccessivi in più carichi di peso minore. Se non si può dividere il carico è bene utilizzare un mezzo di trasporto. La regola di suddividere il carico vale anche in caso di pesi leggeri e di percorso lungo, infatti, se il tragitto da percorrere è lungo anche il trasporto di un peso leggero può diventare faticoso.
Anche le modalità di immagazzinamento sono importanti:
- le scaffalature e gli armadi devono essere solidamente ancorati per evitarne il ribaltamento;
- i ripiani non devono essere caricati oltre misura;
- è vietato arrampicarsi sugli scaffali o armadi per prelevare o deporre materiali, è obbligatorio servirsi di scale a norma;
- non lanciare gli oggetti da riporre in alto;
- il materiale deve essere disposto in modo da non presentare sporgenze pericolose e da non intralciare il passaggio e le uscite;
- evitare lo stoccaggio di materiali pesanti al di sopra dell’altezza delle spalle o sul pavimento;
- mettere i materiali più pesanti a 60-80 cm da terra;
- evitare di formare cataste o pile soprattutto su scaffali alti.
SORVEGLIANZA SANITARIA
L’articolo 41 del D. Lgs. 81/08 prevede che il datore di lavoro sottoponga a sorveglianza sanitaria gli addetti ad attività di movimentazione manuale di carichi.
La sorveglianza sanitaria è effettuata dal medico competente e comprende:
- accertamenti preventivi per valutare l’eventuale presenza di controindicazioni al lavoro specifico;
- accertamenti periodici per controllare lo stato di salute del lavoratore.
Tali accertamenti comportano l’espressione di giudizi di idoneità e comprendono esami clinici, biologici ed indagini diagnostiche mirate allo specifico rischio, ossia, lesioni del rachide dorso-lombare.
Le finalità generali della sorveglianza sanitaria sono di tipo preventivo e destinate a verificare, prima dell’avvio al lavoro e poi nel tempo l’adeguatezza del rapporto tra specifica condizione di salute e specifica condizione di lavoro dei lavoratori.
Si possono individuare obiettivi più specifici della sorveglianza, quali:
- identificare eventuali condizioni negative di salute ad uno stadio precoce al fine di prevenirne l’ulteriore decorso;
- identificare soggetti portatori di condizioni di ipersuscettibilità per i quali vanno previste misure protettive più cautelative di quelle adottate per il resto dei lavoratori;
- contribuire all’accuratezza della valutazione del rischio collettivo ed individuale;
- verificare nel tempo l’adeguatezza delle misure di protezione e prevenzione e adottate;
- raccogliere dati clinici per operare confronti tra gruppi di lavoratori nel tempo e in contesti lavorativi differenti.
In fase di assunzione si tratta di sottoporre a screening quelle patologie del rachide anche di natura non lavorativa la cui presenza potrebbe rivelarsi incompatibile con la specifica condizione di lavoro anche per livelli di esposizione relativamente sicuri per la grande maggioranza della popolazione.
La periodicità non è specificata e pertanto vale l’indicazione generale di massima della visita annuale, salvo diversa impostazione basata sulla valutazione del rischio. Se il rischio è contenuto (0,85-2) la periodicità può essere biennale o anche triennale.
La cadenza dei controlli andrà stabilita dal medico competente in funzione della valutazione del rischio e delle conoscenze relative allo stato di salute individuale e collettivo della popolazione seguita. E’ possibile peraltro che il medico competente scelga di adottare periodicità differenziate per i singoli soggetti.

Stress al lavoro

La gestione dei rischi psicosociali che possono causare stress è un obbligo giuridico
Perché i datori di lavoro dovrebbero essere preoccupati per lo stress lavoro-correlato?
“La gestione dei rischi psicosociali che possono causare stress è un obbligo giuridico. Inoltre, i sintomi di stress possono avere un impatto negativo sulle prestazioni dei lavoratori. Esistono molte prove a dimostrazione che lo stress è la principale causa delle assenze per malattia lavoro-correlate; può rendere più difficile mantenere buoni lavoratori e i lavoratori potrebbero essere meno motivati. Ha quindi un senso per l'azienda preoccuparsene”.

Perché non si può ignorare questo problema?
“Lo stress può far ammalare i lavoratori, oppure può peggiorare l'effetto di altre malattie. Ignorare lo stress fa male alla salute. Può anche avere un effetto negativo sulle prestazioni del lavoratore. Esistono anche molte prove a dimostrazione del fatto che lo stress sia la principale causa delle assenze per malattie lavoro-correlate; può rendere più difficile mantenere buoni lavoratori e i lavoratori potrebbero essere meno motivati. Ignorare lo stress può quindi avere un effetto sulla vostra azienda”.

È possibile misurare i rischi psicosociali?
“Sì. Non allo stesso modo in cui si utilizza un fonometro, ma ci sono strumenti che vi aiuteranno a valutare l'entità dei rischi psicosociali o degli effetti (come lo stress) che questi potrebbero avere sui lavoratori. Una valutazione del rischio può aiutarvi a farlo”.

Molti datori di lavoro pensano che lo stress sia qualcosa legato alla vita del lavoratore e non al luogo di lavoro...

Come può un datore di lavoro sapere che lo stress è legato a problemi di lavoro e non alla vita personale?
“Alcune persone possono sperimentare stress a causa delle difficoltà della loro vita personale. Tuttavia, come non potete essere sicuri che la sordità indotta dal rumore non sia stata causata dalla musica in discoteca, o che il mal di schiena da giardinaggio o da spostamento di mobili, non potete essere assolutamente certi che i fattori psicosociali sul lavoro non abbiano svolto un ruolo, a meno che non vi assicuriate di avere gestito questi ultimi. Inoltre, se lo stress si ripercuote sulla capacità del lavoratore di svolgere il proprio lavoro, dovrete cercare di fare qualcosa al riguardo anche se la causa non è da ricercarsi nel lavoro. Quando i problemi esterni al lavoro sono il problema principale, forse potete aiutare la persona a trovare consigli o chiedere aiuto; oltre ad aiutare il lavoratore, ciò può essere di beneficio anche per voi poiché un lavoratore prezioso potrà tornare al lavoro rapidamente”.

Inoltre il datore di lavoro può pensare che una organizzazione non è un consultorio e un datore di lavoro non è uno psichiatra.
Sono affermazioni vere. Tuttavia “non vi viene chiesto di curare una persona che soffre di problemi di salute dovuti allo stress, (allo stesso modo in cui non ci si attende che curiate una persona con asma legata al lavoro o altre condizioni mediche). Il consiglio è che voi gestiate il vostro lavoro e i vostri lavoratori in modo da non esporre la loro salute a rischio e, se sviluppano problemi, facciate il possibile per evitare di peggiorarli. Ad esempio, se i rischi psicosociali stanno sorgendo perché i lavoratori non hanno ben presente i loro ruoli e le loro responsabilità, chiarendoli potrete ridurre il rischio (e migliorare l'efficienza dei lavoratori allo stesso tempo)”.

E i datori di lavoro possono pensare che i datori di lavoro stessi siano sottoposti a forte pressione per la sopravvivenza delle loro aziende e che l’azienda non abbia risorse per affrontare i rischi psicosociali...
Innanzitutto la guida ricorda che se molti ritengono che “agire per proteggere la salute dei propri lavoratori sia un costo per l'azienda, sia in termini di tempo che di risorse”, ci sono molte prove “che a lungo andare tali azioni costituiscano un beneficio complessivo e non un costo. Dedicare tempo a prevenire e ridurre lo stress può essere positivo per l'azienda attraverso fattori come il miglioramento delle prestazioni e la diminuzione delle assenze, con aumento della produttività e del benessere della forza lavoro”. In realtà non gestire i rischi psicosociali “può essere un costo reale per l'azienda. Le cause più comuni di stress lavoro-correlato sono dovute a cattive prassi e procedure gestionali; migliorandole si può sia ridurre i rischi che migliorare la gestione dell'azienda. Spesso non sono necessarie risorse particolari: basta comprendere la natura del problema e le possibili cause”.

Concludiamo con un altro “mito” relativo allo stress: “abbiamo tutti bisogno di stress per tenerci sulle spine. I lavoratori hanno bisogno di un po' di stress per lavorare in modo efficace”.
In realtà “non abbiamo bisogno di stress: abbiamo bisogno di richieste o pressioni. I lavoratori hanno bisogno di un po' di richieste per lavorare in modo efficace, per mantenersi attenti e motivati a svolgere bene il loro lavoro (e alcuni ne hanno bisogno di più di altri). Troppo può ridurre le prestazioni complessive e se il lavoratore non è in grado di far fronte alle sfide che deve affrontare, questo può portare a problemi di salute legati allo stress o ad ulteriori cali di livello nelle prestazioni”.

I sistemi di gestione

Con il termine sistema di gestione si intende un insieme di procedure, di sistemi informativi e di sistemi informatici dedicati al governo di un processo tipicamente operativo, produttivo o amministrativo

sgsl
I sistemi di gestione: modelli e certificazioni, alcune definizioni che permettono di comprendere meglio il significato e il ruolo dei sistemi di gestione:
- sistema: ‘… è un insieme di elementi o sottosistemi interconnessi tra di loro o con l'ambiente esterno tramite reciproche relazioni, ma che si comporta come un tutt'uno, secondo proprie regole generali’; 
- gestione: ‘… direzione logistica di qualcosa, controllo, guida’;
- sistema di gestione: ‘... modello collaudato per gestire e migliorare continuamente le politiche, le procedure e i processi di un'organizzazione’, ‘l'insieme del personale, delle responsabilità, delle risorse e delle procedure impiegati dall'organizzazione per raggiungere e mantenere gli obiettivi di miglioramento …’.

Tuttavia i sistemi di gestione, che utilizzano una logica per processi  sono efficaci, sono efficaci “solo ed esclusivamente se sono condivisi e implementati congiuntamente dal personale e dall’alta direzione”.
Dopo averne ricordato il funzionamento (un ciclo è formato da esame iniziale, politica, pianificazione e organizzazione, sensibilizzazione e azione, monitoraggio, riesame e miglioramento), sono presentati alcuni differenti schemi: 
- UNI EN ISO 9001 (qualità); 
- UNI EN ISO 14001 (ambiente); 
- BS OHSAS 18001 (sicurezza e salute nei luoghi di lavoro); 
- UNI CEI EN ISO 50001 (energia); 
- SA 8000 (responsabilità sociale d'impresa ed etica).
 
Dove i primi tre sono sicuramente gli schemi più diffusi (“in Italia oltre 160.000 certificazioni a fine 2014”).

Queste le caratteristiche principali: 
- i sistemi di gestione (SdG) sono “volontari ovvero non obbligatori per legge”; 
- i sistemi di gestione (SdG) sono “certificabili da un Organismo di certificazione noto come Organismo di valutazione della conformità”. E la certificazione è dunque “l’attestazione da parte di un organismo di terza parte della conformità del proprio SdG ai requisiti definiti dagli standard di riferimento (può riguardare prodotti, processi, sistemi le persone - Norma UNI CEI EM ISO/IEC 17000)”.

Riguardo al tema della volontarietà, la differenza tra norme e regole tecniche:
- regole tecniche: “obbligatorie in quanto soddisfano i bisogni primari della popolazione, sono emanate da organismi specifici a livello nazionale e sovranazionale (Parlamento, Presidente della Repubblica, Commissione Europea, etc.)”. Ad es. il D. Lgs. 81/2008 e s.m.i.;
- norme tecniche: “volontarie in quanto soddisfano i bisogni evoluti della popolazione. Fra queste rientrano le norme legate alla certificazione dei sistemi di gestione”. Ad es. la norma BS OHSAS 18001. 

Si ricorda poi che l’emissione delle norme volontarie può avvenire:
- a livello internazionale, dall’ISO (International Organization for Standardization), dall’IEC (International Electrotechnical Commission) per il settore elettrotecnico e dal ITU (International Telecommunications Union) per il settore delle telecomunicazioni; 
- a livello europeo, dal CEN (Comitato Europeo di Normazione), dal CENELEC (Comitato Europeo di Normazione Elettrotecnica) e dall’ETSI (Istituto Europeo per le Norme di Telecomunicazione); 
- a livello nazionale, dall’UNI (Ente Italiano di Normazione) e dal CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano)”.

E si sottolinea che gli Organismi di accreditamento oltre ad accreditare hanno “il mandato di mantenere i rapporti con gli Organismi di accreditamento degli altri Paesi, a livello sovranazionale e internazionale, garantendo accordi di mutuo riconoscimento”.

martedì 8 settembre 2015

ALLEGATO 3B salute dei lavoratori

ALLEGATO 3B
articolo a cura del Prof. A. Ossicini, pubblicato sulla rivista prevention&research, che esamina gli ultimi documenti emessi in merito alle risultanze desunte dall’allegato 3 B circa la raccolta dei dati sanitari dei lavoratori.
ALLEGATO 3B: CON QUESTO “FORMAT” NON SI AVRANNO MAI ELEMENTI UTILI PER VALUTARE LO STATO DI SALUTE DEI LAVORATORI. ORA È CERTIFICATO!
Torniamo ad occuparci dell’allegato 3 B previsto dall’art.40 del D.Lgs 81/2008 e s.m.i.; in questi anni non abbiamo mai discusso sulla valenza della mappatura dei rischi asseritamente desumibile da detto allegato, lasciamo il compito ad altri, ma ci siamo espressi, senza infingimenti, in più riprese con diversi contributi, sulla validità dei fini dichiarati - valore sanitario-epidemiologico di detti dati, per conoscere lo stato di salute dei lavoratori, negandone la validità.
Una prima volta nel 2010 all’indomani del primo invio obbligatorio nel 2009, a seguito anche di una pubblicazione Ispesl in cui venivano espresse le prime considerazioni e delle risultanze della Commissione in merito a delle ipotesi di modifica, poi sospese, in attesa di una riscrittura più organica; una seconda volta nel 2011 durante la fase di riscrittura a seguito delle indicazioni della specifica Commissione e successivamente un terza volta  nella primavera del 2012 quando il D.M. applicativo sembrava in dirittura di arrivo, venne poi emanato solo nell’estate, con successive precisazioni anche nell’estate seguente del 2013 - chissà perché la stragrande maggioranza della normativa in materia ha visto la luce nel periodo estivo - e con convinzione abbiamo sostenuto, spiegando con diverse motivazioni, il NON valore dal punto di vista sanitario/epidemiologico dei suddetti dati.
Rimandiamo a detti contributi facilmente reperibili in rete, in bibliografia la titolazione per aiutare la ricerca, senza dovere riportare qui tutti i diversi motivi che ci portarono a quella dure affermazioni, qui ci limitiamo a riportare un passaggio significativo alla base del nostro dissenso, laddove si era costretti a registrare l’affermazione che lo “stato di salute” del lavoratore, secondo quanto annotato nella relazione di accompagnamento, si sarebbe potuto ricavare attraverso le informazioni sulla tipologia dei giudizi di idoneità, anzi più precisamente veniva asserito che: “..si è ritenuto di includere nell’allegato 3 B quelle informazioni che, una volta elaborate, consentano di conoscere periodicamente, e in un ottica di genere…...lo stato di salute dei lavoratori in relazione ai rischi lavorativi, della popolazione lavorativa sorvegliata, attraverso le informazioni sulla tipologia dei giudizi di idoneità”.
Affermazione da subito etichettata come temeraria ed assolutamente non valida come in quel contributo, ma anche successivamente, esaustivamente illustrato.
Concludevamo offrendo anche possibili scuse per le nostre critiche in quanto scrivevamo che non si riusciva a capire assolutamente come potere intersecare queste informazioni, per poter comprendere lo stato di salute dei lavoratori e aggiungevamo che se qualcuno ce lo spiegava, e ci chiariva come ciò poteva essere possibile, non avremmo avuto difficoltà a fare pubblicamente ammenda di queste nostre critiche considerazioni.

Obiettivi
Abbiamo seguito attentamente in rete negli ultimi tre anni, gli sviluppi della situazione e gli esiti degli incontri, plurimi, per le modifiche con gli annunci dati dalle diverse associazioni che rappresentavano i Medici Competenti, e di strutture pubbliche, e pazientemente aspettato di prendere visione delle risultanze dell’invio del 2014, relative al 2013, il primo formalmente valido dopo il nuovo decreto.
Gli esiti del 2013 per il 2012 - ulteriore periodo di transizione definito dal D.M. del luglio 2012 - non è dato da sapere che cosa abbia evidenziato, sappiamo solo che i dati erano non validi anche solo dal punto di vista quantitativo, quindi non meritevoli di commenti, e non sono, per quanto di nostra conoscenza, mai stati resi noti!
Prima amara considerazione sono passati quasi cinque anni per dare attuazione, e che attuazione, alla modifiche previste dalla Legge n.106/2009 e forse la prossima modifica si limiterà, stando alla lettura dei vari documenti, ai “codici ATECO” al fine di un migliore riscontro; non sembrano previste al momento ulteriore modifiche, a meno che dall’incontro previsto per metà settembre c.a. non ne sortiscano diverse e significative, ma temiamo non sia così!
Le risultanze dei dati inviati entro il 31marzo 2014, hanno avuto la necessità di elaborazione, oltre dodici mesi, e sono comparse solo nel luglio c.a , ben tre mesi dopo la nuova scadenze del 2015 (31/3) per l’invio dei dati del 2014, che pertanto avranno gli stessi identici pregi/difetti di quella che andremo a commentare, non essendo intervenuta nelle more alcuna nuova modifica/integrazione/suggerimento per una diversa qualificazione degli stessi, detti dati avranno, per il 2014, solo, probabilmente, un aumento quantitativo.
Ci auguriamo, come detto, che prima della fine di quest’anno, per l’inserimento 2016 per il 2015, qualche nuova disposizione venga data, visto gli auspici con cui si chiude la relazione, ma siamo un po’ scettici.

Materiali e Metodi
La lettura dei vari documenti, comparsi negli ultimi mesi, relativi all’allegato 3 B, ci riferiamo sia a quelli di alcune regioni comparsi nel frattempo, o presentati in maniera sparsa in qualche convegno, sia alla relazione specifica del patronato INCA CGIL, tutte basate sui dati ufficiali poi presentati ufficialmente online, questa estate, sia sul sito del Ministero della Salute che sul sito Inail, confermano, a nostro avviso, la non validità di detti dati ai fini sanitari/epidemiologici.
Il corposo documento, a tre firme, Ministero della Salute, Coordinamento Interregionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro e Inail, intitolato “ Allegato 3B del D.lgs 81/2008 – Prime analisi dei dati inviati dai medici competenti ai sensi dell’art.40” conferma le nostre previsioni e impressioni; dai dati dell’allegato 3 B non si avranno elementi validi per valutare lo stato di salute dei lavoratori e non vi sarà alcun rientro positivo per i medici competenti in termini concreti.
Anche ad una non attenta lettura si evincono tutti i limiti della validità di detto allegato ai fini a suo tempo dichiarati, almeno per la parte qui in discussione, sia in via informale che formale – addirittura nel D.M. che ha modificato l’art.40 si legge nelle note che “La principale utilità dei flussi informativi generati dall’art. 40 sta nel loro contributo all’orientamento delle attività di prevenzione in termini di mappatura degli esposti a rischi professionali (da noi non commentata!) sottoposti a sorveglianza sanitaria e di lettura del loro stato di salute, informazioni queste finora non disponibili a livello nazionale.” ed all’art.3, comma 2 del D.M. 9.7.2012 che recita “..la trasmissione dei dati utilizzabili ai fini epidemiologici…”.
Infatti la lettura di queste “Prime analisi dei dati inviati dai medici competenti ai sensi dell’art.40” datata 2015, relativa alla raccolta dati 2014 per 2013, nulla aggiunge a quanto già letto nel 2010 in“I dati sanitari aggregati e di rischio dei lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria. Risultati preliminari dello studio pilota nazionale sulle comunicazioni ex. art40 D.Lgs 81/2008” comparso sulla rivista “La Medicina del Lavoro” 2010- Vol.101, n.4 252-261.
Sia nelle tre introduzioni, sia nei diversi paragrafi si è molto attenti nel sottolineare le difficoltà di utilizzo di detti dati per i fini che erano stati annunciati e previsti, e lo si fa asserendo che tale precauzione sarebbe legata, soprattutto, al fatto che i dati non sono “numerosi” e non sono in concreto “rappresentativi”; in realtà, duole dirlo, anche se tutti i MMCC avessero trasmesso tali dati nulla sarebbe cambiato in quanto questi dati, lo ribadiamo, non possono avere la valenza che si vorrebbe loro attribuire in quanto ne mancano tutti i presupposti.
Non vi è un dato sanitario da poter utilizzare!
Abbiamo letto, a suo tempo, che dal giudizio di idoneità si potevano trarre dati sullo stato di salute del lavoratore, e speravamo di essere smentiti, ma come già fatto presente lo stato di salute non dipende dal "giudizio", ma è il giudizio, come è ovvio, che dipende dallo stato di salute del lavoratore e quindi è impensabile trarre dei dati utilizzabili dal giudizio di idoneità/non idoneità per valutare lo stato di salute dei lavoratori, tanto più che non si rileva, in nessun caso, il motivo clinico - visto il giudizio tecnico - per cui è stata espressa la idoneità/non idoneità e confermiamo le perplessità che dall’analisi ed elaborazione di detti dati (anche se completi!) si “…potranno ottenere informazioni più raffinate su cui operare valutazioni più precise, anche con lo scopo di restituirle ai medici competenti”; come ciò poi sia possibile non è dato, al momento, di sapere.
Senza, quindi ripetere cose già dette, per chi è interessato può rileggere i precedenti contributi online, qui ci limitiamo, ora, a riportare alcuni passaggi del “rapporto” a nostro avviso indicativi che la situazione, purtroppo, non ha fatto alcun passo avanti, e la conferma che l’allegato B non può essere interpretato come “Rapporti tra MC e SSN” in quanto questi dati, non sanitari, sono già nella disponibilità totale o del datore di lavoro, o già pubblici ed il contributo del medico competente è semplicemente quello di un soggetto con attività di “data enter” per altri, con nessun valore aggiunto.
Singolare che il Datore di Lavoro, che ha tutti i dati, debba fornirne alcuni al Medico Competente, di cui non è in possesso per poi inserirli; come è singolare che si forzi in qualche modo l’art.15 comma 1 della Legge 183/2011, obbligando i MMCC a declinare dati già in possesso della Pubblica Amministrazione, ci riferiamo alle segnalazione di M.P. ex art.139 del T.U. n.1124/1965, su cui, peraltro, vi è già una banca dati attiva da anni!
Ci domandiamo, poi, ma il SINP – sistema informativo nazionale della prevenzione - previsto dall’art. 8 del D.Lgs 81/2008 che potrebbe sicuramente essere di aiuto ai fini epidemiologici, se ben fatto, che fine ha fatto?
Se poi si prende atto che addirittura la modifica dell’allegato 3B fu inserita nel Piano nazionale della prevenzione 2010-2012, tra le azioni di sostegno dello sviluppo del Sinp, la nostra perplessità sul tutto aumenta.
E si sorvola sul fatto che tuttora non è stato riscritto l’articolo 9 del citato decreto che recita che “Ispesl, Inail ed Ipsema” sono enti pubblici nazionali con competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro, declinandone anche le specifiche attività, allorché è noto che con D.L. 78/2010, convertito con Legge 122/2010, tutte le funzioni sono state attribuite all’Inail, e sono passati cinque anni!
Forse riscriverlo costa troppo impegno parlamentare?

Conclusioni
Nella pubblicazione dopo diverse precisazioni e puntualizzazioni si conclude con “Quanto appena detto implica che non si possano utilizzare i risultati presentati in questo lavoro per inferire caratteristiche sanitarie/epidemiologiche della popolazione dei lavoratori italiani. Le elaborazioni presentate possono però essere lecitamente e utilmente impiegate per tratteggiare un quadro di riferimento generale della popolazione effettivamente sorvegliata. Pertanto, le elaborazioni hanno natura essenzialmente descrittiva”
Francamente tutto questo grande lavoro per avere un quadro “essenzialmente descrittivo” non ci sembra un buon risultato.
Successivamente dopo aver confrontato i diversi dati sui “lavoratori da sottoporre a sorveglianza sanitaria” si fa presente che “In prima ipotesi, le motivazioni delle notevoli divergenze tra il dato globale (Istat – INAIL) e quello delle comunicazioni potrebbe essere riconducibile a:
‐ Assenza di rischi lavorativi che rendano obbligatoria la sorveglianza sanitaria;
‐ Omissione di nomina del medico competente per sorveglianza in casi che la richiederebbero;
‐ Sorveglianza sanitaria effettuata ma invio dell’allegato 3B per via diversa da quella costituita dal portale INAIL;
‐ Omissione completa dell’obbligo di invio dell’ allegato 3B.

Considerazioni stupefacenti per la loro acutezza, ma sicuramente esaustive per spiegare le “notevoli” divergenze dei dati, per poi concludere, amaramente, che allo stato attuale, con i dati disponibili, non è possibile formulare stime quantitative sulle varie ipotesi a livello nazionale.
Apprendiamo che sono oggetto di studio e di verifica anche indicatori per le malattie professionali, tralasciamo il rischio infortunio (indicatori) che meriterebbe un capitolo a parte, e per questi si dice, “..occorre valutare, per alcune patologie, anche i tempi di latenza e di esposizione (si pensi ai tumori), per cui il confronto necessita di ulteriori approfondimenti e distinguo soprattutto per quanto riguarda gli esposti al rischio da considerare…”, e quindi aspettiamo fiduciosi di questo sviluppo ma in quale maniera ci si perverrà non è dato da sapere!
Potremmo andare avanti con ulteriori considerazioni ma crediamo che tutto ciò sia già sufficiente, ed invitiamo i medici competenti a leggere con attenzione detto documento e valutarne le ricadute sulla loro attività lavorativa.

Considerazioni
Concludiamo queste nostre osservazioni mutuando una frase di un famoso regista allorché dopo aver udito alcuni interventi dal palco affermò: “E’ stata una inutile serata. Con questa dirigenza non vinceremo mai!”, noi sommessamente ci permettiamo di dire “E’ stata una inutile fatica. Con questo ‘format’ non potremo mai avere dati utili per valutare lo stato di salute dei lavoratori!”.

Adriano Ossicini
Docente in Medicina Legale Corso Laurea in TPAL (Tecnico della Prevenzione e negli Ambienti di Lavoro)
Università degli Studi di Roma “La Sapienza” , già Sovrintendente Medico Generale Inail